Non mi riconosco
una cipolla.
Ogni giorno togli uno strato.
Non mi conosco.
Ogni giorno sono una scoperta.
Mi sento una matrioska.
Bambole dentro di me.
Ma quante ce ne sono.
Sono quella allegra.
Sono quella triste.
Sono quella arrabbiata.
Sì, molto arrabbiata con me stessa.
Non so volare.
Non so aprire le mie ali.
Allora ritorno dentro la mia scatola di cartone.
E poi.
Arrivi tu.
Una parola che mi spiazza.
E via un altro strato.
Ma quanti ancora con amore e pazienza.
Non sono facile.
Mi dispiace.
Non sono facile neanche per me.
Devo ancora guardarmi dentro lo specchio dell’anima.
Non mi conosco.
Tu sì.
Riconosci perfino i colori della mia voce.
Quando credo di nasconderli bene.
Ma tu no.
Tu li vedi tutti.
Sono nuda davanti a te.
Non lo sono stata mai.
Ho sempe portato bene le mie maschere.
Con te non ci riesco.
Sei troppo uguale a me.
Mi scopri sempre più.
Veli su veli.
Ho tentato di coprirmi bene.
Ma tu no.
Testardo.
Continui.
E non molli mai.
Nonostante me.
Uomini che lottano, si offendono
e si uccidono fra loro.
Uomini che con alti stivali camminano nel fango:
fra sterpaglie, carogne e avvoltoi.
Uomini che ostentano "vile coraggio"
quando armando le mani dei loro simili
mercanteggiano morte.
Uomini che lanciano missili per produrre macerie.
Uomini che depredano e si impossessano
delle altrui terre.
Uomini che hanno posto limiti
perfino agli occhi...privandoli delle lacrime.
Uomini virtuosi e valorosi,
che per ogni morto ucciso ricevono una medaglia.
Uomini dai cuori freddi come il metallo dei
loro fucili.
Uomini che uccidono le madri dei loro figli.
Uomini che violano e picchiano le donne.
Uomini che non si inteneriscono...
perchè la tenerezza limita e indebolisce. Indeprecabili uomini senza un credo...senza un Dio.
Io che quando metto un seme nella terra
aspetto con ansia di vederlo fiorire.
Io che quando mi guardo attorno
vedo terreni aridi, polvere di detriti,
corpi sepolti sotto le macerie...
io ti domando: "se sei privo di umanità...
come puoi definirti uomo?"
Questa distanza
una tortura,
non poter assaporare le tue labbra,
non poter sentire sulla pelle il tocco,
gentile e forte delle tue mani.
Non poter udire la tua voce,
soffiata piano mentre dice il mio nome.
Arriverà quel momento,
tanto agognato
Per ora posso solo sognarti.
Desiderarti fino all’inverosimile.
Ci amiamo anche così è vero.
Sentendosi nella brezza del vento.
Il cuore scalpita.
La carne freme.
La voglia dilaga come un fiume in piena.
Mentre muoio
di
TE
con il rumore della pioggia
che picchia sui vetri.
Volevo volare
sulle ali di un sogno
ma i tuoni
e la paura
mi hanno tenuta sveglia.
Quella voce
che mi tranquillizza
come fosse un sogno.
Apro gli occhi
e tu sei li con me.
Ti guardo...
Bello e affascinante
più che mai.
Mi fai cenno
di farti spazio nel letto.
Sento quasi il tuo calore
sulla mia pelle.
Il tuo dolce odore.
Un tuono
mi riporta alla realtà.
Ero a navigare
sulle ali di un sogno.
affinché i miei rumorosi pensieri
vengano attutiti
dal suono delle onde marine.
Costruisco castelli di sabbia
perchè noto che i miei graffi
interiori si rimarginano in fretta
con l'acqua salata.
Costruisco castelli di sabbia
affinchè il vento sgretoli i muri
che ho eretto per difendermi
dall'altrui indifferenza e
perchè spero che
tutte le lacrime versate
si tuffino nel cielo per
diventare mare.
Costruisco castelli in aria
perchè per tinteggiarne le pareti,
devo alzare la testa verso il sole.
Costruisco castelli in aria
perchè nei fazzoletti di nuvole
posso nasconderci i miei ricordi
più belli.
Costruisco castelli in aria
perchè con le penne
rubate agli angeli
scrivo lettere d'amore.
Costruisco castelli in aria
perchè quando tocco il cielo...
mi pare di accarezzare
il volto dei miei cari...
ed è allora che io illuminata
dalla luce della luna
e da un cielo pieno
di luccicanti stelle...
chiudo gli occhi e sogno...
ad incollarmi tutto il mare addosso,
a fare in modo ch’onda io diventi,
potrei rispondere al quesito antico:
qual è per me il “suo” significato?
L’ho inseguito, da bambino amato
da quando a pesca insieme con mio padre
m’incuriosiva quella luce d’onde
nei pomeriggi regalati ai sogni.
Ed era porto, quasi ferma l’acqua
tra le intagliate ombre dei navigli,
in compagnia di odi e di bestemmie
di chi aspettava pesci in abbondanza.
Ed era porto, ore benedette
per ripararsi un poco dagli affanni,
per destreggiarsi a legar due ami
e poi gioire se fissati bene.
Di là dal molo alto, all'orizzonte,
quando sfidavo quei gradini erti
per sporgermi dall'infuocato bordo,
di là s’aprivano respiri lunghi.
Tra le nuance d’un azzurro eterno,
in mezzo ai vizi dei bagliori al giorno,
m’impossessavo d’un verdastro gozzo
e - re - andavo incontro ad un abbraccio.
portano momenti di festa,
portano attimi unici,
che allargano il cuore.
Sono vezzi morbidi come piume,
dentro ci trovi parti di te
che lasciano il segno.
Nostalgiche mosse, malinconiche livree
che ricoprono attimi passati.
Dolci languori e voci note,
sono polvere d'oro sull'anima spoglia,
la rendono preziosa.
E di lei illuminano il suo fondo a giorno.
Un canto flautato ricorda un viso...
Ed è già sera.
Cercasti farfalle
in un bozzolo vuoto.
L'ansia delle ali mai nate.
Ti perdesti in fragili rifugi
spazzati via alla prima pioggia.
Il cielo si offre nudo
solo a chi sa volare.
Per gli altri è pura utopia.
E tu non volevi guardarlo da lontano.
Volevi essere dentro di lui.
Fu la tua mente in forma di gabbia
a impedirti lo slancio salvifico.
Io vidi quelle sbarre terribili.
Pensare che avresti potuto distruggerle
con una lima fatta di coraggio.
e poi ritrarsi quasi pentita
d’aver portato danno al granchio
indaffarato a ripulir la pietra.
Il mar mi raccontò di come a volte
si mostri agli altri non perfetto.
Ma io, toccando l’acqua cheta attorno,
io gli risposi che mentiva.
Stanotte è notte,
non le altre
che la mia estate,
coprendo ogni sussulto triste,
ha fatto brillar sopra la testa.
Lo stolto buio vorrebbe ancora
lanciare qui palle d’inchiostro,
strane meteore a fare concorrenza
a certe stelle che ho visto cadere.
Un po’ indovina, seppur per errore,
e solo in questi casi confuso mi ritrovo
smarrito nell'assenza di un sorriso,
traballante in onde sconosciute.
Ed io fermo e rifermo il cielo,
come una lancia gli trafiggo i fianchi,
sbriciolo nubi al pari di biscotti
e bevo infine riflessi di luna.
e le sabbie incandescenti vestivano di beige i sassi,
io non guardavo l’onda, come accadeva all’alba,
non sbirciavo, tra i riflessi, pesci in vena di specchiarsi.
Non tastavo con i piedi l’alta roccia del fondale.
Non m’immaginavo Ulisse, come accadeva all’alba.
Me n’andavo a testa china, sugli alti zoccoli di legno,
coi pensieri dei miei anni a seguire curve d’acqua.
Poi, al primo luccichio, circoscritto era il mio il regno.
Genuflesso e speranzoso, io cercavo le pietruzze colorate.
Senza alzar granelli a iosa, sotto l’afa degli agosti bruzi,
esigevo quelle più capaci d’arricchire lontanissimi sultani.
Pretendevo le brillanti per poi accettare anche le strane
o, almeno, quelle meno opache quando l’onda le lasciava.
Messe in tasca ad una ad una, costruivo arcobaleni
da vuotare poi, a sera, sopra il marmo della mia cucina.
Quanto male mi facevo, sui ginocchi ore ed ore,
nella presa dei colori, di qualcosa che segreto più non era.
Che silenzio, colmo d’incalzanti fantasie novelle,
in quel metro quadro del sogno, dell’unico allora possibile!
accarezzo la parete
bianca nell'apparenza
inutile dire altro
s'alza un color sincero
il viso parla senza dire
il carezzar leggero
pare attraversare
il pelo d'acqua
delicato sprofondare
tutto pare dimenticare
il facile osservar la luna
nessuna vita
vale la fortuna
intorno l'incerto
anche nel fiorire
Gioco con le mani
io le posso orchestrare
senza musica
o suoni
le loro ombre
spariscono
nello sparire
senza toccare
mi han fatto sognare
Prigioniero








