Prigioniero
farsi penetrare dall'odore del mare,
lasciare che la fantasia corra libera
fra le spighe alte nei campi di grano.
Galoppare come puledri scalpitanti
e scavalcare le staccionate.
Concedersi la gioia di spingersi oltre:
senza muri,
senza reti,
senza briglie,
senza catene.
Costruire castelli di sabbia
che nessuno potrà distruggere.
Sbrigliare i cavalli
e andare oltre e oltre.
Lasciare ibero il pensiero
e accorgersi che
anche senz'ali,
se si vuole...
volare si può...
Troppo rumore che tormenta l'anima
troppe parole che inquinano il cuore
Umanità accatastata e incattivita
difficile non accumulare inutili oggetti
Troppi pensieri per i nostri diversi colori
siamo tutti sulla stessa barca chiamata terra
Silenziosamente
ricordo il tuo sorriso e il canto della ninna nanna
Silenziosamente
ricordo il pesco e la mia manina che raccoglieva
Silenziosamente
ricordo una panchina e tu che mi dicevi ti amo
Non mi resta che rimanere in silenzio
e sperare di rinascere migliore.
Si danno il turno, vento nebbia e pioggia
Rifugio è il verso anche se muore
Cadi nel mio silenzio
io ti raccoglierò
tra le parole chiuse
dietro le mie labbra
e nel mio cuore,
e non temere urto o ferita.
Ma lasciati andare,
serra gli occhi
per vedere all'interno.
Per me, per un solo attimo
rinnega il caos fuori.
Vieni nel mio vuoto.
Il volo è grande,
fidati delle mie braccia.
È l'unico modo
per raggiungermi
nella valle che celo.
Ma nell'apparente abisso
come un sole inatteso sorge
più luminoso di mille giorni insieme.
Ha nome amore
e vince le tenebre.
Anche quelle nello specchio.
Nella mia casa ricordi consumo
a tratti percepisco il tuo profumo
Sulla mia pelle i tuoi brividi avverto
la tua lontananza ho sempre sofferto
Nel silenzio ricavo la tua melodia
quando la brezza faceva armonia
Mi manca il tuo blu immenso
in questo ricordo così intenso
Quando la luna era in te specchiata
io mi sentivo come da te amata
A tratti la tua rabbia infuriava
rispettosi la tregua si sperava
Vortice di vita lasciami stare
fai in modo che io riveda il mare
credevo fosse parte della gloria
il desiderio che pressava in me.
E pur sapendo fosse deleterio
incubavo quel batterio in boria
Perché sia piena la tua gioia,
per un grande futuro,
parlottava,
ma la mia buona vena l’osteggiava,
e smorzava in toto la mia foia.
Così il bello lo si fè figuro,
e deposi brame e bramosie
e m’arresi al duello.
Affidai al fato la mia estate
non confusi le voglie col dovere;
nell’intricate logiche di vita
distinsi le merci da volere
presi per mano la coscienza
e feci frutto della conoscenza.
in un tramonto ubriacato d’ali
quando la vita un sussulto vuole
perché si creda nell'eternità.
L’ho visto mentre di là scorgevo
l’irrequietezza di una luna a mille,
smaniosa di guadagnar la scena
per farsi bella di malinconie.
Non ho ancora imparato a non odiare
in questa vita effimera e sorprendente il dolore è solo mio
Non ho ancora imparato a sorridere sempre
la dolcezza spiazza come un improvviso arcobaleno
Non ho ancora imparato a fare a meno delle cose
gli oggetti sono muti mai potranno dirci "Ti amo"
Non ho ancora imparato a stare sola
il vento, il sole, la luna ci sono sempre
Non ho ancora imparato a dare senza ritorno
la riconoscenza giunge inaspettata e ci commuove
Eppure ci casco sempre.
La felicità è nascosta dentro di noi
e io non l'ho ancora imparato.
l’estate romana
inondava di luce la mia cucina.
Perfetti raggi,
dalle fessure della serranda a metà,
s’andavano a sdraiare sul grigio del tavolo.
Per un po’
mi piacque mettere le mani
sotto quella pioggerella di sole.
Mi incuriosiva
la repentina variazione di tono
dei nastrini di luce sulle dita
che muovevo
senza un preciso ordine
e al solo scopo di farne loro preda.
Che stupido!
A quei bagliori di vita
era da porgere il cuore.
Chissà! Forse avrebbe avuto un sussulto.
Dove, se non nell’angolo
tra il cuore e l’anima.
I ricami di pieghe fatte d’amore
e malinconie, pensieri che
innalzano il canto della vita.
Il sibilo del dolore che
se si raggomitola e tace
cede il passo a note gioiose
di un antico pianoforte.
Cosa, in quell’angolo,
se non l’eco di ciò che la vita
ruba e regala, sempre.
... Emozioni ...
Maree impazzite o laghi navigabili,
sensazioni che stordiscono.
e pazzie che svuotano. Follie
che riempiono come l’amore.
Lì, in quella parte nascosta
vibra un’arpa, una corda di me,
l’essenza … IO…
corrono sogni e rimpianti
assopiti da una nube
e rischiarati dal sole.
Quando il pipistrello dorme
e la sede di speranze infrante
nasconde il proprio pallido fuoco
pervaso mi sento da un lucente grido.
Ma il pipistrello dalle tenaci ali finisce
di sognare e gli ineffabili voleri
dei mortali tornano a mostrarsi
in un'onirica fila di lumi danzanti.
Il gentile sole trasmette segreti
di crepuscoli in sua assenza
mentre all'orizzonte diluisce
i tuoi colori.
un campo sterminato d’onde gialle
tutte rivolte con la fronte al sole
e senza un fiore che guardasse altro.
M’innamorai di quell'aria intorno
e volsi le mie mani ai forti raggi
quasi imponendo al ciel di mescolarmi
stelo tra steli aventi quel vantaggio.
Solo così potei scaldarmi meglio…
la scala dei toni
di rossi di sera
dei gialli incalliti
fra di loro invaghiti
del soave profumo
prima d'esso nessuno
un triangolo variopinto
dal contrasto distinto
Mentre fuori da qui piove
l'anima con soggezione muove
stride il suo sfregar
dietro il cuore
in un soffocato
abbraccio immaginato
fra quanto è
e quanto è stato
inneggia un nome,
tra i fiori reclini adorni d'odore.
Si diffonde nell'aria satura di caldo solare
e aspetta con orecchio trepido un sentore.
Ma muta rimane l'aria circostante,
sull'aurea strada non vi è nessuno.
Presenza immutata che crei immagini finte,
illudi un cuore e porti inquietudine.
Tendi la mano che trema d'istinto,
resterà sospesa a mezz'aria,
tra le tue speranze verdi e il tuo amore.
Aria lenta ora muove le foglie....









