Tu che mi vesti
col cielo dei tuoi sì,
che colori i miei crepuscoli,
che m’assaggi di silenzi,
appuntami nei tuoi sguardi
come pianto di una rosa,
aspettami sul tuo petto
a rileggere i tuoi baci.
Il tempo umilia i miei respiri,
scrive il nostro eterno oblio
col fuoco dell’immenso
ed allora dimenticami sul cuore
come un soldato senz’armi,
come bozzetto del tuo vivere
caduto in un crepuscolo d’anima.
Non c'è vezzo nei tuoi gesti,
una semplicità d'odor antico
nella frescura delle mani,
un amore mai dismesso
nell'abito che evoca la festa,
una cornice dei sorrisi
che aleggiano sornioni.
E'' una storia nata per caso,
sul davanzale che ruba alla via
il richiamo delle voci passeggere
e mai dimentiche del mio amore.
Passi ripetuti e mai stanchi
a solcare il silenzio prolungato,
era una storia senza fretta
che stondava le asperità
dei sassi aguzzi dei pensieri,
semmai avessi rivolto al cielo
parole che volassero alte
per legarsi ai miei desideri.
E'' una storia nella storia
degli incontri irrealizzati,
nella costanza della memoria.
Ho amato con te
i fiori dell’inverno,
scuole di luce
soffocate sul mio petto,
la distanza dei tuoi sguardi
ad accendermi in silenzio,
l’infinito dei tuoi baci.
Ed il rosario dei nostri giorni
invecchia sul cuore,
t’annoda ai suoi sensi
come rosa ad un crepuscolo
e non sei questo addio,
e non sei il mio oblio,
sei abaco delle mie primavere
inchiodato ai riflessi del dolore.
nel palcoscenico della filosofia;
l'arte di ragionare
tra postulati e corollari;
relativi capziosi
e ingannevoli discorsi.
Teoria da convalidare e dimostrare,
negando che la luna brilla
e il sole riscalda.
Sconfitto dalla semplicità
degli ignoranti,
vaghi nel deserto
in cerca di una cattedrale
ove trovar riparo la coscienza.

Non ricordavi più quei momenti
che se pure tutto andava male
c’era l’amore a curare le ferite.
Avevi dimenticato come era dolce
l’odore della terra
che stava vicino al mare
e quando si cantava
qualche vecchia canzone.
Eri a volte come smarrito,
un bambino ferito,
ma c’era il tuo cuore
che pensava per te
e ti diceva dell’amore.
Non lo ricordavi veramente più
quando tutte le notti la cercavi
e lei non c’era, era lontano,
troppe erano le stelle da contare
per poterla avere accanto
almeno solo un momento.
Hai avuto tanto tempo per pensare
senza dimenticare e fare finta di niente.
Quelli erano i vostri giorni
i giorni dell’amore
rimasti dentro qualche vecchia fotografia
e negli occhi di un pianto
di chi ha capito
che non doveva dimenticare.
Noi dai mass-media siamo condizionati
ci rendono malati
dalla tv siamo drogati
da questo governo siamo schiavizzati
che ci ha imprigionati
e ci ha di più impoveriti
lasciandoci sempre di più disoccupati.
E per giunta siamo anche ingannati.
Non dobbiamo più essere condizionati
non dobbiamo più essere schiavizzati
e neppure ingannati.
Dobbiamo diventare liberi
perché gli uomini liberi sono nati.
Notti insonne, notti in bianco, notti maledette,
insonnia che si prolunga senza mai una tregua,
debito di sonno pericoloso che si accumula,
ma perché? Per cosa? Cos’è che mi tormenta?
Non siamo in medioevo, non sono un cavaliere,
non devo attendere in bianco la mia investitura,
la mia coscienza è già pura, senza macchie,
non serbo mai rancore e odio all’altrui genti.
Non mi manca niente eppure non dormo,
neanche quando la stanchezza mi vince,
mi giro e mi rigiro, stanco dentro al letto,
mi agito e mi scopro anche se fa freddo.
E meno male che ho smesso di fumare,
chissà quante sigarette avrei consumate,
ora ne va di mezzo il frigo, fame nervosa,
mi alzo, cerco e mangio tutto quel che trovo.
Ad occhi socchiusi ma, mai addormentati,
rimugino pensieri di ogni origine e tempo,
pensieri importanti ed anche insignificanti,
pensieri che la mia mente mai dimentica.
Pensieri belli, gioiosi e brutti del passato,
dove il soggetto è sempre il divino amore,
amore familiare, di amicizia e materiale,
ma lei già dorme, non la posso disturbare.
Certo mi farebbe bene, quando ho bisogno,
con una carezza, un bacio esser confortato,
scaricherei la rabbia di questa disavventura
ma lei non è, il secchio della mia spazzatura.
allora essendo qualsiasi cosa io sono ma non sarò
se ti guardo mi compiaccio
sono solo un famoso pagliaccio di ghiaccio
reso famoso da un misfatto
che lo so non ti piaccio
sono solo in ritardo
per il tuo sguardo
attonito
scoppiato
il riflesso
pompato di un altro
che non sei te ne io
ma lo spettro malvagio di noi
che ci osserva e persevera...
dagli occhi cristallo.
Sempre fuori luogo,
la melodia ti ha salvato.
Giusto il giro di un disco,
appena il tempo di un ballo,
di un amore fiorito e poi
abbandonato.
Angelo pallido
sguardo di ghiaccio
e colletto sudato.
Le avevi nascoste le ali
dentro gesti sconnessi,
nelle mani grandi e gentili,
dentro la tasca della giacca,
in fondo alla voce.
Angelo solitario
l'amore ti ha forse distrutto.
Il corpo, tradito.
E un giorno qualsiasi
il soffitto della cucina
ti ha preso con sé.
Come un cielo
ti ha liberato.
Le grucce vuote e lisa la carezza
in realtà dita colme di tesori
magri che ballano sulla mia testa.
Il polso steso, un sogno immobile
di vetro e dai vialetti
l’erba cresciuta, e se guardare basta
il tutto è qui ma non si va
più in là di un cerchio scomodo
e macchie di bellezza crepitanti.
In questo abbaglio del mancare
il buio ti mangerà mia ombrosa
e non avrai più gambe,
nei quadri di Chagall la luna è sola
i fili non raffigurati
e il derma che si libera di te.
Se un crescendo non fosse,
cos’altro?
Sconosciuto è il cuore dei diversi
eppure son sicura
che vive di storie giuste,
che abbraccia arcobaleni,
che lacrima sui fior
come qualunque canzone d’amor.
Sconosciuto è il battito dei diversi
eppure esiste in questo mondo,
bussa alla coscienza dell’uomo,
inganna la sua poesia a malincuore,
respira sdegno, paura, dolore.
Sconosciuto è il cuore dei diversi
eppure non è mai sbagliato
questo meritato sogno
d’una carezza d’amor.
Bene, tutto il Mondo brilla di speranza.
Tu dimmi dove è l’errore che stiamo facendo, che hanno fatto,
eppoi guidami fuori da questa stanza...
Fuori c’è la vita di chi la sta morendo, io me ne sbatto,
ma come siamo pazzi a volte!
Fuori c’è la vita di chi la sta morendo e poi contatto,
ogni filosofia va in corto,
il cuore va in pezzi e di storie ne trovo molte
ed è come essere già morto.
Viva la vita che mai la si trova!
Per chi crede di possedere il Mondo
e ricordo la vita che si prova,
mentre dentro questo vago girotondo,
tutto sembra rinnovarsi ancora
in menzogne sempre nuove,
verità senza un dove…
Già perse dentro noi,
che il Tempo non sa trovare,
nell'abisso che poi
il senso sa ben disfare,
e ci lascia ai suoi
trascorsi fra miti e dei,
a scambiarci poi Trofei.
Bene, della vita siamo noi gli attori.
Tu dimmi per cosa stiamo lottando di nuovo e cosa sei,
e poi facci pure la figlia dei fiori...
Con un’anima immobile per ciò che non smuovo e senza lei,
lascia andare via la follia,
con un’anima immobile per ciò che non smuovo e quel che crei,
fanne ancora ciò che tu vuoi,
la mente ricuce i pezzi della storia mia,
ed io non vedo più Eroi.
Inspiro aria quasi trascurata









