Spesse volte, per svagarsi, gli uomini di mare
imprigionano dei diomedeidi, grandi volatili pelagici
che accompagnano, svogliati compagni nel navigare,
l’imbarcazione col suo sciabordio sugli abissi tragici.
Subito dopo averli deposti sul ponte di coperta,
codesti regnatori dei cieli, sgraziati e vituperevoli,
posano poveramente vicino accanto a resa certa
le imponenti, lattescenti ali, come remi arrendevoli.
Quanto è tarpato e legnoso tale essere aligero!
Costui, dianzi notevole, è così disarmonico e risibile.
Qualcheduno gli tormenta con la pipa il rostro altero
qualche altro, claudicante, deride il malfermo flebile.
Somiglia al ricognitore delle nebule il Verseggiatore,
che dimora nelle buriane e irride i plumbei nembi
ma proscritto nel routinario, in balia del dileggiatore
per via delle sue ali smisurate muove passi sghembi.
sarà una notte come tante altre.
Mi avvolgeranno gli antichi dubbi
mentre il mio letto io strapazzerò
alla ricerca di quella posizione
che mi consenta di dormire al meglio.
Al meglio, intendo, solo per sognare
o, perlomeno, perché chiuda gli occhi
per districarmi tra cento nebulose
e in pieno nero scorgere una luce.
La vita va ed è impossibile fermarla
anche in quest’ora della finta pace.
Intanto, fuori, quanti cuori pulsano?
Quante e quali note staran porgendo
le belle musiche dal senso eterno?
Della felicità, intendo io quel senso.
Poveri cuori, anch'essi immersi
in fondi di cielo che terso appare
per poi, al primo tic d’una nube stramba,
aggrovigliarsi nel più ostinato grigio!
guardo una foto e devo scrivere:
"sei bellissima".
Non resisto...
ad ogni immagine digito:
"ti amo"
Non resisto...
entro in ogni dettaglio e invio:
"ti voglio"
Non resisto...
Ma perchè dovrei? Sono qui e mi godo questo immenso amore

Immagine dal web.
Sul finire del mio cammino,
tu mi mostrasti nuove strade.
Conobbi il modo e lo strumento
per vivere l'inconsueto.
Mi vestirò di nuova conoscènza,
cerchero dell'Uomo, la natura celata.
Scoprirò i segreti del creato.
Chiederò,
per la luce fioca della mia coscienza,
una stilla di sole, per la vita nuova.
Correrò i labili confini dell'esistenza,
consapevole di essere, oltre la materia.
un giorno qualunque,
In un foglio bianco
l'inizio di un sogno.
Due mani intrecciate
una lunga passeggiata.
Un bacio sulla bocca
stampato per sempre.
Rotola il tempo
senza allontanarci mai.
Cieli bui e minacciosi,
cieli limpidi e leggeri.
Non distolgono
dall'abbraccio più forte.
Insieme si costruisce,
insieme si crea.
Tempo prepotente
continua a pedalare.
Questo non scalfisce
il nostro amore,
ci fa stringere
più forte,
ci fa ancora sognare.
Come sempre,
con le mani intrecciate
continuiamo a camminare.
stringono pulsanti il filo spinato.
Rilasci l'afflato sospiro
giu' verso questa valle,
in cerca di risposta
alla solitudine inclemente.
inclemente come prati secchi
inclemente come viti scarne
di cavi metallici.
Quante volte ancora salirai
questa seviziente collina?
Forse guarirai il lacero cuore
con il succo del limone
acido e pungente,
mentre sbiadito invecchia
il tuo nero velo.
"Ho paura amore mio"
E l'ebbi anche io.
Mai stato così vicino senza poterti abbracciare.
Vivemmo insieme quel momento,
attimo dopo attimo.
Apprensione attesa trepidazione frustrazione e poi....
Gioia!
"Sono felice amore mio"
E fui felice anche io.
L'amore cosa può? Lo capii quel giorno
Oggi la poesia è sbalorditiva quanto ingestibile
con le sue esaltazioni ed orrori, e nell’ultimo
quadragenario stiamo facendo esperienza
di una poesia senza prospetto: si legge poesia
senza fare poesia o essere poeti e la mancanza di progetto
è l’unico progetto di cui oggi i poeti hanno licenza.
Quando viene ospitata sul proscenio, non ci vuole
molto prima che il suo tempo si esaurisca e venga
messa alla porta; da un lato la poesia senza prospetto
ha germinato il poeta senza la poesia: blandito e
incuorato come effigie di una poesia che vuol stare a galla.
Dall’altro ha figliato la poesia senza il poeta anzidetto
che se la passa bene è ha perduto immaginativa.
Anche una sola poesia perfetta, capace di aprire un mondo
nel quale anche qualcun altro voleva venire,
è bastante a giustificare una vita: necessita pertanto
una conversione all’immaginativa senza ritorno.
Se la poesia non vorrà vivere la morte di chi non vuole perire.
Era - quello - l’autentico respiro
Il tavolo lucido, verde,
riflette i tuoi occhi inquieti.
Alza le carte....
Imperatore.
È lui, della tua vita
è lui che ruberà
i tuoi giorni e le gemme.
Avrai giorni neri e,
albe opalescenti.
Alza le carte.
Nel tuo futuro dorme
un piccolo destino
sveglialo piano, piangerà.
Alza le carte.
Ma torna domani
per oggi mi basta
la tua pena.
divertirsi, giocare, invece di stare lì
seduti con la certezza di viaggiare
e muovere gli occhi ingannando l'attesa
pigiando con le dita frasi
per allietare il cuore, ma è mera illusione !
Mancanze che mancano ,
assenze che non colmano
l'ipocrito atteggiarsi .
L'arte del tempo libero una volta era singolare !
Si respirava l'aria aperta e si godeva il mare
si sporcavano le mani raccogliendo ciottoli al fiume ,
si sfogliavano le margherite osannando l'amore !
Allora, allora bisognerebbe ritornare un'ora al giorno ,
forse due a guardare di nuovo il cielo ,
a raccogliere fiori , a sentire i profumi , a respirare gli odori ,
a camminare scalzi stringendosi forte le mani.
Per non rischiare di rimanere soli
impigliati in una rete
come numeri tra le pareti .

Dal Web








