e sono lì da te fra le tue braccia
in trepidante attesa
di un appuntamento col destino.
Mi velo con i colori dell’arcobaleno
indosso ai lobi piccole gemme preziose che brillano
più dei mie occhi lucenti d’emozione
per nasconderla un po’.
Labbra vermiglie per stamparti la pelle con i miei baci ardenti.
Tacchi a spillo per giocare la passione.
Bracciali e cavigliere con monetine tintinnanti
che scandiscono i passi del nostro amore
Solo parole
… parole
… parole.
Autografi e parole
in un succedersi costante
di insuccessi
- di se mo zio ne -
Non importa se ne conio di nuove, strane… imperfette
almeno
non sono abuliche, astemie, anemiche.
Non stanno sul foglio appese al chiodo
per fare archivi privi di vita.
Vibrano, vaccinate dall’anaffettività che ottenebra la valle
e si dimenano tra questi spazi
indescrivibili…
d’avermi dato accumulo d’affanni,
la carezza del mio giorno che muore
mi consegna nelle mani del tramonto.
Sembra dirmi, mentre sfiora questa cute,
che la sera finalmente sta arrivando
tutta lesta a concedere alla notte
privilegio di vedermi tutto nudo.
La carezza del mio giorno che muore
lascia il passo a sua maestà il silenzio,
a quell'ora in cui mi libero del vento
e la seta della luna io indosso.
Gli occhi coperti da un foulard.
Al buio è la pelle la tua vista,
senti la bocca che ti cerca,
le dita ti sfiorano e brividi rendono turgidi i tuoi capezzoli.
Cosa accadrà puoi solo immaginarlo.
Ti abbandoni a me.
Cosa farò non lo sai,
nelle mie mani...completamente mia.
Quello che ci attende è poesia di sensi,
abbandonata a me senza paure la donna più bella del mondo si fa dono.
Gli occhi coperti da un foulard,
la luce la senti dentro te che pulsa.
L'amore lo si vede con il cuore
noi possiamo tutto, noi ci apparteniamo.
Adoro l’odore salmastro che impregna le narici,
e gli occhi saturi delle parole che alloggiano
nel poema Isocronismo; e adoro non aver radici.
E su di una piccola barca da diporto videro la luce
pure i canti de Inumato fuorimano, che come varici
dei fiume poi espansi e ripresi in una successiva fase.
Una sera all’ancoraggio un quartiermastro gattofìlo
m’ispirò i canti di Piazzetta Gattamelata: forse un dì
avrò il mio gozzo, anche se nella mia vita il drittofilo
per ora non fa sperare che il giornalmastro mi sorrida.
Il capimastro che portava sempre la figliola all’asilo
mi suggerì l’antologia Opificio della Poeteria, ma
un inatteso blocco mi portò in casa con vista autosilo
nei pressi del Pschorr Garage per un periodo sabbatico.
Qui il protomastro di un cantiere abile a farsi nemici
fra le maestranze con i suoi atteggiamenti scontrosi,
mi indusse a partorir una nuova antologia tra gli edifici
Affinchè la poesia non veda la morte di chi non vuole
morire: codesta chissà come arrivò fin negli uffici
del borgomastro che non riuscendo a pronunziare il
mio nome, durante una delle nostre passeggiate in bici
mi battezzò master dichter, ovvero MastroPoeta.
sono piene di ricordi,
di musica e di nuvole.
Presto partirò
breve è il viaggio
ma andrò lontano.
Andrò nella casa del vento,
nella dimensione del sogno,
sull'ali del ricordo.
Tornerò,
in altri luoghi
con altre vesti,
tornerò da te bambino.
Non mi riconoscerai.
A Te ci si rivolge da figli,
In Te ho trovato un Padre.
Tu hai messo una luce nel nostro cuore,
Tu più di noi conosci la bellezza la profondità del nostro sentimento.
Tu puoi tenerci per mano lo hai sempre fatto,
la mia donna ha sussurrato "Lui ti ascolta".
Ha ragione Tu ascolti sono io che ho smesso di parlarti.
Perdonami ora voglio esserti vicino...
io da figlio mi sento meno solo.
Noi da innamorati rifletteremo la luce che hai posto nel nostro cuore ed i passi che faremo saranno più luminosi.
Il sole è alto nel cielo.
Mi alzo dal letto e inauguro
la nuova vita da scapolo.
Faccio colazione con una
lattina di birra e una sigaretta,
anzi due se le trovo sul tavolo
tra gli avanzi e gli slip.
E inizio a far zapping sbracato.
Mi annoio, di conseguenza
uscirei se non fosse un’odissea
trovare le chiave quivi tra uno
stuoino di calzini in dispensa,
costà in uno scendiletto di braghe.
Eccole, tra un ammasso di canotte
dinanzi alla lavabiancheria.
Alla taverna desino con due bocce
di vino e tabacco a iosa, e consumo
il resto della giornata tra melanconia
e tabaccaio, osteria e rimpianti.
Rientro un po’ meno baldanzoso,
contrariato dallo spirito natalizio.
Domani a colazione avrò mestizia
e ingurgiterò accoramento,
liberato dal servaggio col divorzio.
forte e rigoglioso
necessita di luce
acqua e vento
linfa divina
ma se arriva la tempesta
l’albero scuote i suoi rami.
Alcuni saranno spezzati
e poi moriranno.
Rami che diverranno secchi.
Anche in amore
la tempesta
fa cadere i rami secchi.
Persone
che ci hanno amato
e che con un soffio di vento
sono volate via
spazzando
le nostre certezze.
Mai e poi mai
permetterò accada nuovamente.
La felicità la costruisco da me
senza attendere.
Sarò la mia luce e la mia acqua
e il respiro sarà tutto quello che mi necessita
perchè quello che mi serve è solo
essere.
(mi piace immaginarle prati d'erba azzurra)
che sequestrano questi occhi a lungo
per intimare lor di non curarsi
del buio che presto spegnerà il tramonto.
Fissando l'orizzonte mi confondo,
irritato ché la sua retta va sbiadendo.
Ma respiro, con energia respiro,
al pensiero che la notte non sarà capace
di smorzare i colori consegnatimi dal mare.
Il demone che vive in me,
oggi mi chiede di uccidere.
Non importa chi,
non importa come,
non importa perchè,
non importa se prega Dio.
Esso ha bisogno di sangue,
di sangue umano.
La guerra è lontana
quindi, scarso è il raccolto.
Uccidi la donna infedele,
uccidi per vil denaro,
uccidi per un'altra fede
Il demone che vive in me
mi chiede un ultimo gesto servile,
uccidi te stesso.
pesare zero per azionarne il volo,
salire in alto a guadagnarmi il cielo
senza di nuvole incrociare ombre
e, anzi, seguire luce luce il sole.
In festa tra le argentine piume,
sarebbe splendido quel viaggiare
a tempo lento d’inattesa melodia
scandito dal batter di due grandi ali
perché il sogno duri una canzone.
Senza i confini delle mille rive,
la prima rotta sarebbe certo il mare
da quando l’onda inizia a respirare
a quando, spenta, si confonde al centro
con altre mille d’altra destinazione.
Al mio compagno dopo chiederei
una virata nella genesi del tempo,
del mio, situato tutto a meridione,
riconoscibile da una cravatta blu
e da una giacca, sfilate a mio fratello.
Potessi lì fermarmi anni ed anni,
riprendere discorsi da ultimare,
prime speranze in vena d’affacciarsi
sul bianco e nero dei vent'anni al vento,
mani di madre nell'atto d’afferrarmi…






