tu che dentro te porti l' amore,
oggi più bella che mai,
dolce rosa
in un prato di primavera,
è il tuo compleanno.
Chiudi gli occhi
e assapora quella carezza d' affetto,
assieme all' abbraccio
della tua famiglia
che ti vuole tanto bene.
Sorridi e pensa ancora
a quando eri piccola in fasce,
con i primi vagiti
poi tenera e vulcanica adolescente
e poi donna e mamma
di tuo figlio Daniele
e fantastica moglie,
con un grande e intenso amore.
Che tu possa sempre essere
bella come il tramonto
e felice come il volo di una rondine.
Allegra come tante giornate
di sole,
con i tuoi sorrisi
di infinito tepore!

Sono tua ti appartengo, unita e appassionata mi sento amata.
Solo e sempre noi i nostri baci ed i nostri amplessi più infuocati.
Solo noi fusione di anima e cuore, audace la nostra unione.
Legami d' amore, di mente e cuore una simbiosi speciale .
Solo noi tu eros io follia, la nostra infinita magia.
che stupido sarei,
non mi crederesti,
mi diresti che è pura follia.
Oggi è una parola così tanto abusata,
la senti ripetere come un eco,
ti amo per ogni cosa.
Eppur la gente non la vedi vivere questo sentimento,
non vive d’amore,
ma d’odio e egoismo,
hanno il cuore di ghiaccio.
Corrono sempre così di gran fretta
che diventano schiavi del loro smisurato io.
Dietro la porta c’è uno scuro, albume nero, mela nera appassita
Appassisce e tossisce, lo stesso ogni sera identico cupo lupo
Si avvicina perché pieghi il ginocchio,
apra il braccio e metta i denti
Gli stessi identici che non ha guarito, esposto alla luce,
noci secche di mosto morto
Sedile vuoto sulla linea C
Qui dentro c’è l’inverno ripete, capisci l’inverno?
il gelo il fulmine bianco lo stiletto nelle meningi l’affanno sul vetro rotto
di Bari, ovvio
È l’avvento, l’asino che procede nella mente, il tram malfermo di motore
manca il linguaggio signore-ci pensavo persino sulla circonvallazione, il tir mi sorpassava e l’autista gesticolava, rinoceronte che affila il corno dico, come arrivarci senza un impianto nuovo nella bocca, un camion che ti rincorra, una luce che ti abbagli?-
s’apparecchi e diventi tavolo e si versi un cristo senza sapore di botte rotta
pura maledizione d’uomo e niente venature azzurre, scopiazzature, puzza di cestino,
fiume in piena, ma scuroscuroscuro come la mano che bussa questa notte e le altre
perché non vuole entrare
essere vino secco nella notte che non è notte e mettere una voce arida
nemmeno convincente, per niente esauriente
Manca la lingua per pronunciarlo e dove meravigliava s’è seccato
torrente vuoto che apparecchia il giorno e attraversa la dolina
Io, dov’è il mio io?
Busso da qualche parte, sono l’inverno
guado secco, nessuno che ci passa. Guardo le inferriate
I ciclamini, il geranio, l’erba di dio, quella di mia moglie,
il giglio perfetto dell’estate, nessun seme, frutto di sabbia che s’invola
Piange il vestito perché non è d’inverno che fa queste cose
ed è morto il cartello scuro e non vola al vento con la corolla nera.
Verrà a portarti quello sull’antenna, i disoccupati della luna,
il corteo esausto che rigava lo specchio, l’acrobata del pontile.
Non è stato all’altezza, ha esitato un attimo per vibrare,
vibrissa di pantera che diventa giorno e perde fiato, buco di cassonetto
torno a camminare, il mio vestito è una camicia secca, colletto vuoto
di grande magazzino pienopienopieno.
So di Lazzaro, tarme, ferro da stiro, mani di commessa anche bella, dolce il sorriso.

Il rifugio per un buon whisky
ogni domenica al saloon;
bottiglie ben allineate
come birilli da bowling,
la birra nel calice sembra agitarsi,
i pensieri man mano inebriarsi.
Fisso il fondo del bicchiere
come fosse un televisore,
l’audio è basso e distorto,
il video sfocato e contorto.
Dopo qualche bicchiere
inizia la fantastica avventura,
diretta e interpretata con disinvoltura;
i fumi dell’alcool annebbiano l’atmosfera
tra giochi di sguardi e frasi di complicità,
un film d’azione senza pubblicità.
è l’apoteosi che si sgretola nel nulla
sono le infinitesime parti ebbre che fucilano il sorriso nella notte
è la sconfitta che si perde dentro di te
è una falsa promessa fatta al mio io
è lo sguardo lacerato dagli spettri
il comprimere l’emozione del guardarti
l’addio marcio che celebra quando mi fa giungere al sussulto
senza suscitare di applausi.
Sei nata tra luce e stelle, fatta di anima e cuore , cerchi solo gioia e amore.
Tu donna dai la vita, diventi madre e compagna di chi sa amare.
Tu donna, ami farti corteggiare con la tua femminilità e sfoggi la tua sensualità.
Tu donna, amica forte e coraggiosa sai dare conforto e speranza.
Tu donna , ami vivi e sogni vuoi solo rispetto e gentilezza cerchi solo dolcezza .
Tu donna fonte di spiritualità, eleganza e amore sai anche sopportare il dolore.
Tu donna , cerchi solo la serenità una vita semplice e ricca di gioia .
Tu donna nata per amare e farti desiderare, da chi saprà come poterti conquistare.
Stele di sole volevo
coglierti da una sirena
puntata al petto. Dalla trottola
veloce dei miei passi, dentro
un forcipe sottile di finestra.
Vuoto campo d’inverno, spio
il tintinnare dell’albero
che non spiega la natura
di altre paure, come ci attraversa
un filo smarrito giù
nella voce.
Ma all’attico sali
tra minuzie incantate
e un nesso dove credi,
vieni anche d’ombra
-se la notte
cammina nel giorno
nel suo modo magnifico
di nascondere gli occhi
porta tutto qui
e uno stiletto acuto
da aprire il tutto
e far piovere nuvole
di lillà sui cuscini.
Una lacrima raccolta tra il filo spinato,
intrisa di morte e dolore,
voleva gridare vendetta sotto il calore del sole.
Ladri di sorti altrui,
drogati di sangue, guardavano salir il fumo da un camino,
di anime tristi volate in cielo,
in cerca tra le nuvole il volto del Dio del loro credo.
D’amore e perdono ora è fatta quella lacrima accarezzata dal sole,
di vite rubate all’innocente gioventù,
ora sono tante nel vento che non sorridono più.
Una preghiera intrisa d’incenso tre le celle vuote
di un campo di concentramento,
questo ora noi possiamo fare,
per consolare in silenzio quelle anime che volano nel cielo,
le quali vogliono ricordandoci,
mai più nessun altro Olocausto.
in un immobile esserti
nel mio sentirti oltre
ora che il tuo volto
appare rugiada
giuro più in alto
di Angeli e sensi
in queste scale offuscate
Resta nei suoni
di quest'ultimo tempio
nell 'Aprile di noi
perdonando la notte
nei voti disfatti
Resa la nebbia
di un volere incantato
nei volti lontani
qui dove le voci
non hanno parole
distratti dai giorni
dalle giovani grida
insieme

Uccelli, uccellini e uccellacci!
Serpenti, serpentini e serpentacci!
Persone, personine e personacce!
In quale nido pensi di abitare?
Prima di rispondere, bada bene!
consulta la coscienza e non imbrogliare,
perché quello che dici tu, non vale niente
se alle parole poi, non fai seguire i fatti!
A questo mondo, male ce n’è già tanto,
il pianto ormai scorre più di un fiume,
non seminare ortiche se vuoi le rose,
ognuno raccoglie solo quel che semina!

Fanciulli, giovani, uomini, donne
che guardavate con stupore
attraverso i vostri cuori nudi e disarmati
le bellezze che la terra elargiva
ed il cielo benediva
essendo inconsapevoli
che mani rozze e cuori di pietra
spargessero seme avvelenato
atto a sopraffare refoli di fiato
scatenando un'ecatombe tempestosa
coniugata col buio della morte
che polvere e fumo acre generò.
Da questa oscura cavità di ossa
[a futura memoria]
ancora oggi s'elevano respiri innocenti
di coloro che furono cenere
dispersa nel vento.
profondo sentimento,
calore di un sogno infinito.
Ti raccolgo tra le mie braccia,
scorgendo la tua purezza,
quell' essere bambino dentro.
I tuoi occhi così avvolgenti,
sono una scia di desideri,
da seguire e scoprire
dentro la notte fonda.
Mi abbandono a te,
a quella carezza
che ti cerca
come dolce gesto.
Ti guardo e ti sento dentro me.
Arrivi ed è subito emozione,
brezza d' amore che mi avvolge
e mi fa fantasticare,
mi fa perdere
nel tuo pianeta,
dentro un meraviglioso amore.
Ci culleremo sempre più,
amandoci con tutti noi stessi,
dipingendo
un magico arcobaleno
attraverso l' orizzonte,
baciandoci dall' alba al tramonto,
bagnando i nostri piedi
dalle magiche onde del mare.








