Una volta penetrato
si accende
il tuo corpo.
Spirito di fuoco
teatro di giochi urlanti
sangue di leone.
Come vulcano incandescente
disteso sul letto della terra
erutta la sua lava di passione.
Il tuo corpo, ora
ha sete rossa
il tuo corpo arde.
Le notti d’estate
mia mamma bambina
distesa sul letto
di fronte al soffitto
faceva la conta
di tutte le stelle
ma non per dormire
o sognare da sveglia
soltanto per dare
ad ognuna il suo nome
e la prima ogni volta
era una Filomena
sua madre sparita
quando aveva sei anni
però di nascosto
sempre lì accanto
con la sempre seconda
chiamata Maria
che il primo amore
aveva accesa per lei
e cosi' continuando
fra padre e fratelli
metteva il suo mondo
nel mio firmamento
Ho scritto una canzone che parla di rivoluzione
tutti hanno ascoltato, persino applaudito
una marcia trionfale, con un bel finale
poi sono tornati a casa
con in mano la spesa
armiamoci e partite
tutti zitti compagni che ci ho l'artrite.
Ma l'artrite non è un'arma?
quella che usavamo l'estate in campagna
per sbandierare davanti alla caserma
quella canzonetta quasi materna
mi faceva tenerezza tutta quella giovinezza
quasi quasi ci credevo pure io
alla storia della purezza
ma adesso ce la fai a camminare
o devi continuare a zompettare?
Nella banda c'è la tromba
e tutti ballano come se ci fosse il mamba
io ti guardo tu continua a cantare
la canzone che parla di rivoluzione.
Prestami i sodi per la sedia a rotelle
o fai un appello su facebook, tutte stelle
dici che ho una corda al collo
o un nipote bidello, o che hai perso l'asinello
poi ti risarcisco con un fiore
e un disco sull'amore
uno di quelli che vanno di moda a San Valentino
vino e birra, qualche spinellino
tipo la canzone di Stefano Rosso, la ricordi?
Tre amici una chitarra e lo spinello
qualche euro pure per la visita al bordello
sai sono ridotto male su quel fronte
magari trova un amico, un compagno conte
che sostenga il tutto
uno che voglia fare la rivoluzione
per rifilarci sempre la stessa canzone.
La canzone non la voglio cantare
mi piacerebbe continuare a marciare
al massimo possiamo sederci e questionare
sul risarcimento da chiedere alle finanziarie
ah no dimenticavo siamo un popolo rivoluzionario
ci prendono i soldi ci fanno le rate
ci fanno pagare le televisioni
il canone è sacro altrimenti diventano barboni
e noi applaudiamo a Sanremo
certo parlano di karma e di occidentali
e noi dobbiamo sempre stare attenti ai nuovi segnali.
Che dici mai e i fasci siciliani?
le quattro giornate di Milano tra gli indiani
i mussulmani di Mussomeli
la danza dei sette veli
delle donne con i baffi
i graffi e poi gli sberleffi,
al duce da morto
perché da vivo era tutto un concerto
d'applausi e peana
i poeti, gli artisti di fama
tutti al guinzaglio
ma qualcuno col bavaglio
ci stava nelle prigioni del regime
e scriveva saggi e rime
poi quando è stato il momento
sono arrivati i fucili e il vento
della resistenza ha iniziato a volare.
E qualcuno è tornato a cantare.
Hai dimenticato i giornalisti d'assalto
ora hanno le troupe e lo smalto
lo sapevi che tutti vogliono dire la loro
come se fosse davvero un gran lavoro
ora ci sono seggi e rime
ma ci prendono proprio per ...le risme
io ti ascolto tu sei intonato
hai quasi da sempre cantato?
Ho visto anch'io sai rivoluzioni!
Ho visto donne con mutande attorcigliate
soubrettine molto serie e aggrovigliate
svestite da stilisti di fame nazionale
cantavano anche loro motivetti
nazional_insurrezionali
ballavano con l'artrite da rivoluzione
la tua stessa malattia
nata dopo la nostra generazione.
Che emozione, mi hai fregato!
rubandomi le battute da sfigato
non le mutande che peccato
sarà per un'altra volta, sono in credito
la rivoluzione sessuale
è quella migliore, un baccanale
dietro l'altro, un mezzo disastro
se poi resti col mostro
in mano, che dire
così non può finire
ma Zuckemberg è accigliato
pensa sia porno, ma è fiato
un soffio in due sulla stessa candelina
soubrette del can can, mia stellina.
ma con una sola radice,
siamo nati insieme e insieme resteremo
ma soffi il vento tra i due tronchi
Amiamoci,
ma non facciamo dell’amore una prigione
lasciamo piuttosto che un fiume
separi le due sponde
Beviamo insieme, ma da due calici,
ognuno riempi il bicchiere dell’altro
mangiamo il pane sulla stessa tavola
ma la tavola abbia due sedie
Cantiamo, godiamo insieme
siamo note dello stesso spartito
ma ognuna con il suo suono diverso
vibrando all’unisono, diventiamo melodia
Diamoci il cuore
ognuno ascolti il battito dell’altro
ma ciò che unisce i nostri animi
non fa rumore
E restiamo uniti
come due binari paralleli
che non s’incontreranno mai
eppur inseparabili

Il nostro afflato è speciale
unisce le nostre anime
nel bene più totale.
Spensieratezza nei giochi prima
complicità poi nel nostro vivere
giocoso e primordiale.
Primavera nel cuore
e germogli a fiorire
nelle giornate di sole e di vento
nella bellezza dei variegati colori
che il tempo ci elargiva.
Trapunta di stelle le nostre risate,
brevi temporali le nostre sfuriate
ma bonaccia il nostro mare
che con dolci onde ci cullava
a mirare orizzonti infiniti
nelle rotte della vita
convergente ancora oggi
nel bene più totale.
Cuore di ghiaccio
cuore di neve
tra le mani resti immobile
senza palpiti, né spasmi di vita.
nulla può scalfire queste mani
che dovrebbero disgelarti
si raffreddano anch'esse.
nella culla dolce resti fermo
come cristallo di roccia incolore
soffia forte su di te, un'aria raggelante
che neppure il calore di un sole ormai spento
può tramutare.
cuore di neve
palpita ancora una volta per me
lo sfavillio della luna
di pura bellezza
ammaliante la notte
e nel suo amore
Il donar se stessa
in eterno gaudio
solo mio
saranno i giochi
di mille e mille anni
il sapiente costrutto
e il profumo
nella sua essenza
unica chiave
del cuore
e come l'alba
nella sfida ultima
si ergerà vittoria
prima che sorga il giorno
e dalla follia catturi
la ragione ultima
al sogno lasciando
il miracolo del fuoco
sfiniscimi le labbra
d’accenti sospesi,
mendica il mio respiro
come spicciolo lunare,
raggomitola il mio io,
struggimi d’aurore dimenticate.
Morderemo i baci del tempo,
firmeremo la luce del silenzio,
fermeremo questo inverno
fra spine di sguardi e sentimento.
non ha voce.
Il sordo non ascolta:
non ha udito.
Lo stupido annuisce sempre:
non capisce.
Il cieco:
sorride al sole,
s'innamora sotto la luna,
ascolta il fruscio degli alberi,
i suoni della notte,
le prime luci dell'alba,
le mamme che cantano alle culle,
i passi stanchi,
le voci roche delle emozioni,
lo strazio dei pianti e sa sempre:
come sorriderti,
come abbracciarti,
come guardarti.
dei sogni,
un ultima spiaggia tra
le onde.
Quel solo ricordo fa impazzire
il cuore,
un afflato, un lungo viaggio,
terminato tra i binari
del tempo,
in quella stazione ventosa.
Quando quel vento irruento
ci fece tremare,
ed io mi fermai.
Contemplavo tutto l'insieme,
i colori, gli odori, e quel forte
tremore,
che mi scuoteva tutti
quei pensieri e persi
tutti i ricordi.












