Nel caso venissi
al mio funerale
contenta di stare
soltanto a guardare
sarebbe bello piangessi
come non hai fatto mai
dopo anni di nulla
per tirare a campare
almeno per dare
il tuo bel contributo
di lacrime ad arte
all’estremo saluto
commuovendomi amici
e sconsolando i parenti
che giusto per quelli
basta avere la fede
ma ricordati dopo
di dimenticarmi
che la vita di addii
dove siamo vissuti
l’ho proprio lasciata
per i tuoi finti saluti
Mi aggiorni sulle ultime? Oggi non sono connesso
me stesso è intento a vagare per le vie dell’occulto.
Tutto uguale, un pedofilo scrivono s’è impiccato
dopo vent’anni d’onorata carriera, una miss sfigurata
dall’acido, un figlio che fa fuori i genitori
qualche attentato qui e là, focolai di guerra
e la terra che sta scomparendo dall’orizzonte
delle galassie. E io con la testa in Aspromonte
fatico a seguire, ho visto dei fiori di serra
e radici di spose interrotte, la neve fuori
dalle rotte consuete, poi una nota stonata
nella canzone perfetta e numeri al quadrato
nel terno al lotto, persino il colore nero del lutto
e un fiotto di sangue su un tronco di cipresso.
E dimmi chi sta facendo qualcosa? I deputati
girano con gli scontrini dello zucchero filato, il cane
è ammaestrato per dire messa, l’attrice con la sottana
è rintanata nella sua tana, il sindaco in rosa
fa la cresta agli elettori, il prodotto non cambia
invertendo i fattori, i controllori e i controllati
fanno sesso nel fosso, l’ideologo della scienza
imperfetta e del tramonto dei soli è deceduto, l’astinenza
da cibo può essere interrotta nottetempo con strati
di gelato alla panna. Chi è arrivato dalla Colombia
è finito in prigione, era il presidente e la cosa
non è passata sotto silenzio. L’Oscar andrà a una puttana
e il Nobel a un cantastorie, il leader trovato nell’androne
del convento con la modella è finito nella lista dei deportati.
E dimmi che ne sarà di tutti? Dei matti e dei sani
virtuose e puttane, farabutti e sacrestani, figli dei fiori
in avanzato stato di decomposizione e capi di Stato
imbalsamati nel ghiaccio. Se non c’è un destino scritto
il primo che si sveglia può cambiare lo spartito
dell’ordito con un gesto. Dio dicono s’è trasferito
ha traslocato in un’altra nebulosa, la segretaria
è stata licenziata senza giusta causa, sarà avversaria
nel processo intentato dai difensori del diritto
all’onnipotente. Lo vedi quel comico fallito
quello degli insetti? Col suo ultimo compare e guitto
è partito per la Thailandia, in segreto ha tramato
per il colpo di Stato dei trafficanti di cocaina e dei cuori
divisi da un accento. C’è uno spettro in giro: è il domani.
Lontano dal cuore
la vita si confonde
si plasma su un ramo e
poi di colpo la pioggia la dissolve
si apre tra i petali di un fiore
e poi si avvizzisce come un nodo in gola
cammina su un raggio di sole
che con umiltà illumina il cammino
e poi si chiude dentro a una nuvola densa
un pianto di un bimbo la raccoglie
e né fa un'esplosione.
si veste a festa con l'amore
come una sposa serena
e finalmente arriva al cuore...
I miei versi,
amati e sospinti
Resteranno solo le parole
la poesia.
Di me resterà il silenzio
lieta e leggiadra ritorna
come ali di farfalla incanta,
soave eterno amor
chè gia l'esistenza ripaga
di cantar mi accingo le tue sostanze,
ardente pura vivida fiamma
speme ed essenza di ogni uomo
vita di luce.
Assorta in si dolce oblio,
dimentica di loco, pareti e porte ,
confini invisibili,
sacri e cari or paiono i testi cui mi appresto dedicar
poichè ove Eros giunge
una nuova Terra pare l'Olimpo degli Dei.
e va scambiando la verità per la bugia,

La vita a che serve la vita
se nel buio ci vivi
e sai di non poterne uscire.
Certo che l’amore
quello non t’ha mai abbandonato
anzi ha combattuto con te
fino alla fine.
Il sole, i colori
ti mancano da un po’
ora potrai finalmente accarezzarli
perché il buio s’è spento
i tuoi occhi ora vedono
e sai che la vita continua
proprio dove tu l’hai finita…
Quand’ero io
prima che i miei percorsi
fossero interrotti da vane imposizioni.
Quand’ero io
prima che il mio essere loquace
fosse spento da un tremendo silenzio.
Quand’ero io
prima che la mia spontaneità
venisse deviata da menzogne e falsità.
Quand’ero io
prima che il mio cuore
venisse infranto dai suoi sogni speranzosi.
Quand’ero io
prima che tutto intorno a me
divenisse inutile circostanza.
Quand’ero io:
bene, ci siete riusciti
ora non sono più io
sono a metà tra me e voi altri.
che avanzi leggiadra,
la natura s'inchina
e le rondini si fanno corona.
Intensi profumi irrompono
sulla terra dormiente
e gli alberi nudi
or vestiti a festa,
celebrano la Sublime Presenza.
L'animo, un tempo silente,
canta melodie al cielo turchino
e l'esplosione di colori
ravviva i pallidi volti oscurati.
Negli aridi cuori feriti
germoglia una lacrima.
concentrato in due punti
ed ogni sua sfumatura
per dar forma alla luce
circoscrivendo infiniti
di una sublime bellezza
da convivere al tempo
per provare a eternarla
in questa ridimensione
in cui ora mi hai messo
come se fosse il piu' tuo
dei miei diversi universi
che crei ad ogni sguardo
per quell'attimo e basta
Per fortuna che sei in me
Per fortuna non è un film
Piuma leggera
portata dal vento
volteggi incapace di direzione
sobbalzi e crei
danze mai viste e provate
ti fai portare come anima libera
sullo spazio infinito, e
nulla placa il tuo volo.
poi ancora un colpo più forte
e nell'acqua ti fermi
galleggi ma
ti bagni di gocce di pianto di nuvola
e diventi pesante come piombo
ma non riesci ad affondare
sei fatta di vento e spirito
sei soffio di vita
sei fatta per volare....impalpabile soffio

Erano una meraviglia...
oh, se erano una meraviglia
quei giorni
rivisti con gli occhi della mente
e col senno di poi!
Ci fecero rivalutare
il loro valore reale, la loro bellezza,
la loro genuinità
in una libertà di sole e di vento.
Anche se ogni passo
[anche allora]
doveva essere una conquista,
lo sprone della speranza correva veloce
e l'afflato d'andare avanti
metteva le ali all'anima
per il raggiungimento di un nostro paradiso.
Emozioni affrontare muri invalicabili
con coraggio e veemenza
per guadagnarci cose importanti
che vestivano i giorni di fulgido chiarore:
sensazioni che ci inviavano in orienti di luce
accarezzanti la fronte e le spalle
in un tempo che ci prospettava
orizzonti d'azzurro.











