mesà ch'ar mio je rode
cià puro du code,
la matina me frega la colazzione
m'è capitato er custode buffone,
a vorte lo farebbe scappà co' n bastone
ma dopo così lunga unione
provo pe' lui tanta affezzione,
ogni tanto me dà 'n tocco de punzone
ma lo fà solo p'attira l'attenzione.
C'è chi ce ll'ha bello zuccone
e je fà storie p'ogni quistione,
c'è chi ce ll'ha attento, chi beato
p' evità ar protetto de finì dannato,
er mio me segue da quanno sò nato,
è distratto puro un pò svojato,
je sfugge più de 'n peccato,
ma ormai me sò abbituato,
tra noi due sò io er più scaltro
però st'angelo mio
nun lo scambio co nisun artro.
piovosa, bagnata, uggiosa.
È l’estate che desideravo
fresca, trasparente, ventosa.
E’ l’estate che placa la carne
il sangue, le viscere, la mente
è l’estate che aspettavo
come la luna aspetta il coyote
come il mare aspetta il fiume
come il sole l’ombra delle dune.
Oh estate dalle nuvole nere
spegni adesso il cratere
ho cenere negli occhi
lapilli nelle pieghe
fuoco nelle vene
ustioni e preghiere
sulla lingua e sui fianchi
tra le unghie i filamenti
di inutili orgasmi.
E’ l’estate che aspettavo
l’estate senza ragione
dipinta di colori surreali
l’estate che spacca il cuore.
In questa estate agognata
m’inchino al cielo
nell'unico spiraglio d’azzurro
da dove traspare il volto
di me, di lei,
un raggio di sole che perfora l'anima
sciolta, avvolta e travolta
dal tornado di un’estate che volevo
di un’estate che aspettavo.
Mi viene da parlare dello stupido androide del caffè;
non chiedetemi il motivo:
alcune macchine non funzionano mai.
Accartocciano i bicchieri,
sputano lo zucchero a vuoto;
Sollevano la rabbia meccanica di cosmogonie
e di indecisioni.
Oggi le ho chiesto
se domani potrà evitare di fregarmi:
mi ha detto "No, ci vuole anche uno scherzo”.
Eppure chi distingue più quel che è reale?
La solita storia alla solita ora:
la snervante routine che non fa poi così male,
la solita idea che forse qualcuno sfiora.
Ci stavo cascando e mi ha salvato
dalle sabbie mobili dei pensieri ripetitivi:
il rumore di un bicchiere accartocciato
mi ha riportato nel mondo dei vivi!
dopo la notte d'incessante pioggia,
cammino.
Come sei bella...
rivivo scorci nitidi:
un giardino, una villa ottocentesca,
la panchina, ricordo di un bacio a mezzanotte,
il castello sullo sfondo....
Un percorso fatto e rifatto mille volte.
Ti ho amata,
fanciulla aperta e avida di conoscenza,
ti odio,
troppo chiusa e gretta per me ora,
ma il mio sguardo si perde ancora nella tua bellezza,
pungente nostalgia,
mai comunque indifferenza.
Se solo se io
picchietto il gomito
se con un dito lo provoco,
martelletto
che poco più che silenzio
creo una parata di formichine
che davanti alla stuoia della porta
poi si varca,
se mi inchino se a cogliere
un fioricello magenta tutto spennato
se inezia, l'inezia è sovrana di ogni mio passo.
Cosa sentivi nelle tue mani
mai nessuno l'ha saputo;
nemmeno tu.
Così ti sfuggì dal finestrino
la pagina accartocciata di un giornale:
una supplica che si dileguò come i caffè amari
dentro i negozi, il finto gioco dell'instabilità.
Mezza quotidianità
ma in realtà vagiti di nastri incompresi,
gatti indifferenti su zerbini strusciati a sproposito;
la tua fine fu la tua opera più grande:
sbuffi di accompagnatori trascinati per strada,
fangosi sospiri di sindacalisti
raschiati nel loro fondo
e bastonate date con un manico di scopa rubato in casa.
Se il più oscuro dei beni imparasse a luccicare
una calca disillusa gli affonderebbe la faccia nella sabbia
e gli infilerebbe le scarpe.
dalle croste degli antichi parassiti.
Vulcano esplode e bombarda
di lava nuvole serene,
appassite nella loro quiete
plastica, ormai cremata.
La neve cade a blocchi
e stupra l'amianto,
succhia il midollo a tetti arrugginiti
riparo per gli schiavi, da decenni.
Luna intrepida aizza
maree strazianti contro
le capitali del potere.
Impotenti.
Umanità in bilico.
Terra in rivolta.
a comincià dar capitan Schettino
è 'n via vai de moine e ammiccamenti
e sà tutti felici e contenti.
Fà l'inchino la nave da crociera
davanti quarche città costiera,
se 'nchina e fà 'r baciamano
er politico quann'entra ar vaticano,
se 'nchinano e abbasseno le sottane
tanti prostituti e cortiggiane
pe rimedià 'no straccio de lavoro,
'sto paese nin cià più decoro.
Se fà a gara a chi è più adulatore
pe riceve 'n cambio quarche favore.
Tutto ciò me lascia dubbioso
ce s'accapija davanti ar vip famoso,
e si tanto me dà tanto,
nun è poi così curioso
si a vorte puro er santo
se 'nchina sotto casa der mafioso.
Mesà ch'avemo toccato er fonno,
io nun capisco più 'sto monno.
Vabbè che l'omo è derelitto
che farebbe de fronte ar faraone d'Egitto?
ma 'ndo sta lo stato de diritto?
Basta co 'sta moda, regà,
ricamminamo cor collo dritto.
guarda annoiato
e taciturno il panorama
che si adorna, nei giorni chiari,
della vista lontana del mare.
Spicca da lontano
una gigantesca torre
che sovrasta il diroccato
castello feudale,
palesando l’antichità del villaggio.
Sui due campanili del borgo
e sui merli della torre
una vivida brezza pomeridiana
trascina nugoli di rondini.
all'università
un giornalaio
con ovvia barba crespa
mi mostra
questo giornale
con in titolo
COMUNISMO
e qualche altra parola
vicina
gli dico
che non sono
interessato
perchè parlare
di comunismo
nel dannato 2012
mi sembra sensato
come ciò
che ci sta
dannando
"e allora
preferisci
Berlusconi?"
"oddio
ma siete bendati?
i tempi
sono cambiati
siamo ai tempi
del Bieldemberg
disvelato da internet
siamo ai tempi
delle lobby
della bugia europea
e ancora parlate
di Berlusconi-Satana
con timore
quasi religioso
io mi trovo
con Paolo Barnard
lo conosci?"
"no
ma dovresti informarti
e poi decidere"
e mentre lo dice
mi passa in mano il giornale
"ti ho detto
che non mi
interessa!"
"sono 3 euro
prezzo che equivale
a un'offerta
per sostenere
il giornale"
così apro il
portafoglio
caccio i 3 euro
e tenendoli in mano
gli faccio
"ti ripeto
che questo genere di cose
non mi interessa
ora se vuoi
i soldi
tieniteli
ma il giornale
che parla di
comunismi del 2012
non lo voglio!"
mentre finisco
di dire
si prende i soldi
sorridendo
e per coerenza
alla sua barba crespa
mi lascia
il giornale
con la faccia
di chi ci ha saputo
fare
"grazie
facci sapere che ne pensi!"
gli do le spalle
faccio due metri
per arrivare
al secchio dei rifiuti
più vicino
così accartoccio
veloce
le pagine
e butto nel secchio
il giornale
3 euro
e la dignità
di noi
tutti
Trastullando i canguri
Muore la gente
Senza giorni futuri,
Intascano quattrini
Intanto che bambini
O grandi licenziati
Come orsi disperati
Affrontano la fame.
Seguendo queste trame
Di pianto e di miseria,
Perché la cosa è seria,
Scriviamo almeno noi
Perché i canguri poi
Non saltino più in alto.
linfa che scorre e cambia
ogni volta che
il mio sole è presente
Ricordo l'allegria
affascinante indovina
plagio di fotografie, vissute
Parlo d'allegria
del facile, del gradevole
di quando segnò il trovarsi
forse, di quanto segnerà
Ti cerco in ogni fiato
musa consolatrice
m'illudo che tu m'accompagnerai
soave mitigatrice







