linfa che scorre e cambia
ogni volta che
il mio sole è presente
Ricordo l'allegria
affascinante indovina
plagio di fotografie, vissute
Parlo d'allegria
del facile, del gradevole
di quando segnò il trovarsi
forse, di quanto segnerà
Ti cerco in ogni fiato
musa consolatrice
m'illudo che tu m'accompagnerai
soave mitigatrice
Se fossi distaccato
a guardare da lontano
assente corrimano
di un tempo trapassato,
direi di un matrimonio
con tante belle donne
che con le corte gonne
crearon pandemonio.
I tacchi a super spillo
profondi decolté
confusero per me
le papere da strillo;
mi venne il capogiro
da emerito imbecille
col cuore in corsa a mille
mancandomi il respiro:
non so se son normale
ma tanto ben di dio
lo vedo solo io
o e tutto naturale?
Non posso più dormire
non posso più guardare
mi sento sopraffare
e rischio di svenire.
Ringrazio la natura
di tanto deliziarmi
e corro addormentarmi
sognando un’avventura.
scherzosa ma non troppo.
per costruire il tuo occhio
splendido di rapace
che ghermisce le mie notti,
ho salito mille gradini
per precipitare nell'oblìo dolce
delle tue gote,
nel tuo effimero rosa di labbra
e di dita che lambiscono sospiri
e ritratti in bianco e nero.
Ti vorrei rapire quando siedi
di fronte a me
e portarti nei mondi lontani
e sconosciuti di un lieve calore,
nei sogni avvinghiati degli amanti,
nei sospiri delle nubili,
nei gorgheggi di torrenti in primavera.
Sei un punto fisso
dove appendere quadri
di rose e sudore,
dove levitano i miei
lontani mondi d'amore.
Ti amo nel sonno
perché sei un cuscino,
ti amo nella veglia
perché mi ricordi il dolce brusio
delle rondini fuori la vetrata,
ti amo nei freddi pomeriggi invernali
perchè indosso il tuo pensiero
come stivali,
non chiedermi dove, quando, come
ma vivrò nei meandri del tuo odore
di gitana in festa,
consumerò tutti i miei sguardi
per costruire la tua immagine perfetta,
per donarti le ombre e le luci
di cui hai bisogno
quando siedi di fronte a me,
come nel sogno,
nel grande sogno.
Conoscevo un prete
che dava della puttana alla puttana,
del corrotto al politico
e dell'imbecille a Dio.
Non diresse mai una funzione,
eppure ogni sera tornava con un occhio nero
perché diceva di aver fatto a cazzotti con Dio.
Non so se Dio le avesse anche prese,
di certo gliene dava secche al prete.
Diceva che ogni sera, dopo l'ennesima rissa,
si fermavano da qualche parte a bere insieme
per fare la pace.
Non era un prete in quanto pregasse, lui non pregava.
Lo era in quanto per fare a cazzotti con Dio
doveva pur crederci!
sempre inconsueti problemi aristocratici.
Tra sobrie negligenze,senza cuori impavidi.
Ombreggiature dissuadenti da effimere trasformazioni.
Slealtà tra abbracci e strette di mani appariscenti
scarni di rispetto e di stima reciproca.
Di spettri dispersi,appannati dalla pioggia incessante.
Tiepide carezze,aspettando un valico
che si estende verso confini illuminati dal colore rosa perla.
Apri le ali del cuore e sprigiona armonia,
ama,e non finire mai di amare.
La stanchezza che ti porta via
come un gabbiano che vaga
ad alta cima in piena libertà.
Finalmente una nuova luce è tornata
a splendere con tutta la sua vivacità.
Vedo lupi urbani ai margini delle vie negre, feroci, in erezione, ubriachi.
Bestie feroci, incappucciate ingabbiate dai loro stracci scintillanti,
abusando di tutto, e di sé stessi di brutto.
Vino assassino / madonna / peccato
Tutto rilegato da pellicce candide e calici trasparenti.
Strazio
percepisco la festa dell’assurdo,
e me ne compiaccio.
Altro non sono che l’ennesimo ingranaggio.
Diversità precompressa
nelle strade, fra le idee, sulla pelle.
A noi l’occhio critico:
Questa giungla esistenziale barbara, animale : è falsa!
Quanto disonesti i nostri sorrisi marci scialacquati ogni giorno ad ogni moltitudine –immeritati-?
Quanto erranti i nostri discorsi sul dolce caro nulla,
che guardiamo a strapiombo negli occhi ogni secondo?
E la farsa si ravviva mentre sorrido consenziente,
e sorseggio stanco, acquavite stanca d’esser mia compagna,
di morte e di piagnistei.
E non ignoro logoro, che la realtà si palpa con gli occhi.
Siam al limite di una vita di vertigine
grattugiati e maciullati dalla più nera solitudine.
a rispondere a Nicola
perché la sua parola
immensa la ritrovo,
e voglio scomodare
di Giove e di Minerva
il mondo che riserva
sorprese a tutto andare.
Lo so che le mie rime
son semplici e scontate
che sono insoddisfatte
dalle ultime alle prime;
però la mitologica
sequela di rovine
che fanno da confine
all’isola Nuragica
di misteriose pietre
sepolte dai Romani
per rendere più vani
i secoli con tetre
immagini di storie
disperse nelle mura,
riportano in natura
gironi di memorie.
Le vergini saranno
città dal volto nuovo
sbucate da quell’uovo
chiamato nuovo anno,
ma noi non ci saremo,
e chiudo questo verso
pensando a un Universo
che forse abiteremo.
non può essere un buon posto, nel pensarti
Questa stanza, nei rumori di motori accesi che scivolano sotto le finestre
non può essere un buon sottofondo, per pensarti
Questo trascinarmi, in un nuovo interrogativo viaggio
non può essere l'evento più importante di ogni altra cosa, nel pensarti
Il freddo acuto e penetrante che si muove, non può essere ciò che sento, nel pensarti
Il silenzio mi ostacola, ma non può essere una difficoltà, nel pensarti
Non può essere che tu non sei qui
Non è così, nel pensarti
Vivevi comoda nella tua bella città.
Vagavi serena fra i giardini pensili,
fra i tanti, tanti, una schiera
di lillà bianchi.
Il colosso di Rodi
non permetteva che qualcuno
violasse la tua città;
con te parlava,
s'offriva come scudo di marmo,
con te discuteva.
Potevi pregare
i tuoi avi e nessun
nemico si sarebbe inoltrato.
Mausolo, il suo spirito,
avrebbe protetto la tua città.
La tua stessa Agrotera
non difendeva i cacciatori di donne:
ella fondava il suo tempio nella tua città.
E, così come si schierò coi troiani violati,
non permetteva a nessun greco
d'invadere la tua città.
La tua città s'apriva ai mercanti,
ai mercatini, il suq.
Ma si spegneva il Faro alessandrino
quando s'avvicinavano al porto
le drakkar di pirati crapuloni.
E nessun Caligola
riusciva a portar via
la Statua di Zeus a Olimpia
che campeggiava nelle tue piazze.
Riuscivi a testimoniare
la funzione funebre delle piramidi:
a differenza di Cheope
nessuno avrebbe violato l'oro
del tuo riposo!
Ma non fu così...
Un giorno sfondò i cancelli l'ariete barbaro,
gli uomini seminudi penetrarono
e saccheggiarono
la tua bella città, la razziarono i ribaldi,
e non volesti più ascoltare il Colosso,
qualcuno deflorò i lillà bianchi dei Giardini,
dimenticasti Mausolo,
Artemide tornò a proteggere i cacciatori,
si frantumò la lampada del Faro,
Caligola l'ebbe vinta sulla Statua
e anche la tua piramide fu violata.
Quanti petali di lillà bianchi
volano nel vento ora
deflorati e illividiti.
Non sei più vergine
e come di tutte le città
non restano che delle belle rovine.
Col tempo succede sempre così.
sò solo no specchio,
sto tra 'r novo e 'r vecchio,
co' li versi drent' a 'n secchio
smucino odio e amore,
l'eternità e ll'ore,
la gioia e 'r dolore,
de fronte a 'r mistero
o ar buio nero
me sento così cojone
che nun ciò definizzione.
Sargo a ogni stazzione,
quella de 'r giorno e de la notte,
de le carezze e de le botte,
ciò sempre le tasche vote
e na lacrima su le gote.
Drento de me se riflette l'uno e l'universale,
c'è 'r bene c'è 'r male,
c'è 'r peccato origginale,
c'è l'inizio c'è 'r finale,
er santo e 'r criminale,
er casto e 'r maniaco sessuale,
tutte le maschere c'ho indossato
de l'amante, de l'amato,
de la vittima, der condannato,
der beato, der dannato,
der giovane, der vecchio
nun te scordà nun sò 'n poeta
sò solo 'no specchio
che riflette drenta 'n verso
tutti li perché de l'universo.
Tamburellano nella mente le parole
mentre i giochi si fanno memoria
tra le carezze che alleviarono il pianto.
E poi l’arroganza, le baldorie della scuola
e il rubar gocce di cioccolato
condite dal primo bacio
al sapor di vita
e sotto la luna l'intesa della carne
che guardava volar i giorni
tra ciel sereni e attimi in tempesta.
E dall’amore fiorì
novella vita
cosi piccina tra le giganti mani
bagnata di felicità in ogni sguardo
e il dolore messo in cornice
di chi caro se ne va.
E ritrovarsi infine
vecchio e solo
nella malinconia che si avventa
girando le spalle allo specchio
sigillando il tempo nei cassetti
cercando invano di non far cader foglia
per non trovarsi chiuso in trappola
a saziarsi di gocce amare di cioccolato
prigioniero del nulla.
sa come farsi amare. Su un carretto
sotto una tettoia appartata
era lì con un ragnetto bianco
a pensarmi
le toglie i petali avvizziti una ragazza
le lascia i grossi cuori
con affetto
a pesare di notte le mie comete
in fondo al gambo.










