Senti come si piega
il vento, in questa sera
di cigni neri e lupi ?
le curve s’allargano
di viaggi silenziosi:
porteremo fiammiferi
in rifugi d’artico,
la nudità degli alberi
che infila il ghiaccio
Il dove-non dove
in controcielo, spostiamo
il bianco dello sfondo
ancora in bocca hai il nocciolo
della mia irrequietezza
Magica quiete, impercettibile volo di cristalli
pennellate ovattate su alberi stanchi
velluto ghiacciato su campagne e colline addormentate
dono di pace irreale di miracolo bianco
viva luce nei miei occhi arrossati
soffice candore dalle morbide forme
Copri anche i pensieri nascosti
addolcisci gli spigoli delle nostre parole
rendi silenzio ai rumorosi dolori della vita
fermiamo questo incanto
regalo di un sogno effimero
stagioni che si rincorrono
tempo inafferrabile della nostra vita.
Ti guardo ti osservo
silente e raggiante
catturi i miei occhi
fai volare i miei pensieri
ti posso sfiorare
ma non toccare
eppure questo mi basta
ti respiro ti immagino
chiara e fresca
sferzi il mio viso
fai ripensare ad anni fa
ci sei
mi chiami
non so resistere
sei candidamente pura
sempre nuova
ormai non mi stupisci più
allargo le braccia
e volo
quasi senza corpo
leggero come aquilone
bianco esteso
bianco dipinto negli occhi
bianco oltremodo
mi accorgo di te
solo quando ho bisogno
di stare solo
cinque minuti
Stanotte nel freddo,
prima di addormentarmi,
ho abbracciato stretto
uno scaldino
per riscaldarmi il cuore.
E’ stato d’effetto
perché mi sono illusa
che fosse il tuo calore
a penetrarmi tutta.
Ora anche il ricordo
di un tuo saluto,
sussurrato in pausa pranzo,
diventa una fiammella
che mi riscalda il cuore.
Chino nei ricordi
Fissati su un vecchio
album di fotografie.
La mia mano immortalata
nello sfiorare la tua
con i tratti di una sedicenne.
Immagini ingiallite che forano
Il nostro mondo nel tempo
Rivivendo emozioni.
Velocemente scorre l’età
insieme il cambiamento
mentre ascolto le note di un adagio.
Ai piedi di questo albero vorrei sostare
ritrovando la preziosa pace
inglobando la mente e l’anima
tramutando il tutto in versi scritti
per far si non svaporino
Riconoscere e ritrovare i profumi
quelli persi, le antiche memorie
reperire quelli che ancor sono ignoti
Vorrei
affidare la mia testa su una spalla
benamata, sentire il respiro impercettibile
di una carezza, lieve che sia endemica
che parte dalla pelle per arrivare al cuore
Sentir le lacrime che inondano il mio volto
in ogni goccia che scivola e va
c’è un dolore che se ne va
si, vorrei.
I piedi lasciano tante tracce
con scarpe leggere
non fanno rumore
passano davanti alla porte
senza bussare
si attardano in strada
con tutto quello che passa
per la mente
in un tempo senza fine
sentire l'eco di altri passi
vedere tante tracce
ma non le tue
in quel discreto andare.
Se mi porterai
oltre l'azzurro ed il blu
accompagnerò ogni tuo passo
seguirò il tuo respiro
muoversi come onda in cielo
abbraccerò le tue labbra
in arcobaleno che unisce
le due terre
ascolteremo la primavera avvicinarsi
sotto le foglie d'inverno
se vorrai danzare
insieme a me
basterà un passo
poi un altro ancora
ed aprire gli occhi
verso di me
questo dolce ritmo
ci incatenerà
all'incedere delle stagioni
passeremo su sentieri
leggeri come alianti
voleremo via
mano nella mano
sorseggiando nuvole
e baci di organza
se vorrai danzare
insieme a me
basterà un passo
poi un altro ancora
ed aprire gli occhi
verso di me
prendi la mia mano
ascolta le mie parole
vestiti di te
e danza insieme a me
mi trovo a specchiarmi lì dentro, ti guardo e mi vedo capovolto,
sottosopra, prigioniero inerme condannato alla sentenza
della tua barbara crocifissione.
Rubo la luce che si plasma nella tua iride nera
quasi fossi un ladro di diamanti, per poi accorgermi,
accorgermi che è fuoco, vento e lampi di tempesta e, nella mente,
è una sottile feritoia da dove mi costringo a passare
lacerando i miei pensieri nel profondo.
Eppure era così dolce la tua bocca!
Sì dolce la tua bocca!
Ne suggevo stille come fossero calici di vino rosso, profumato e ammaliatore.
I tuoi bisbigli alle mie orecchie e i tuoi abbracci profondi come lo spazio siderale...
E le tue mani, siringhe velenose che mi accompagnano alle sponde della morte
col silenzio forte delle grandi cose e la confusione che moltiplica se stessa
come una cellula impazzita.
E i sorrisi e gli occhi della gente, sempre poco attenti ai cambiamenti
delle mie espressioni, sembravano ferirsi come mani che si posano
sui cardi senza guanti alle mie parole.
Ed io, in silenzio, ripensavo ai tuoi capelli che sferzavano il mio petto
nelle tensioni dell’amore e a quanto male mi son fatto nell’insistenza
di voler provare un così forte sentimento per te.
Eppure era così dolce la tua bocca!
Sì dolce la tua bocca!
E tu riesci a svanire come fa la nebbia della sera
quando viene inghiottita e assimilata dal nero vivo della notte.
E, al mattino, hai la bellezza dell’austera montagna che sa,
per quanto sia ammirata, di non appartenere mai a nessuno, mai a nessuno!
Ed io resto, meditativo e acchiappanuvole,
un lupo vagabondo tra le mille asperità,
tra alberi resinosi e profumo di funghi,
nel cielo d’ottobre.
E sembra il mio percorrere le rughe della terra
un passo lieve che non lascia impronte mai.
Un respiro di foglie tra solchi di vento
nel cielo d’ottobre.
La forma che ha
la mia montagna
è un disegno mentale,
schizzo selvatico
quando la parola non era nata
La mia montagna è una gran dama
che riempie la carrozza
e s’adagia ai cavalli
Un giorno lei è scesa
ha detto, o pensato
-qui è il mio posto
s’è alzata la gonna
e piegato le gambe
La mia signora ha
una torre per cappello
il sorriso di roccia
un didietro oversize
la mia montagna
che profuma di mare
e regge il cielo
a fatica cerco di fare capolino sulla vita
ma tu sei sempre,ancora lì.
Ogni volta che ritorni,
dico alla mia mente di combatterti,
di lasciarti andare
per la strada che tu stesso hai scelto,
di rifiutare le tue parole
che risultano poi vane.
Ma la disperazione ancora
vince in me
ed eccomi di nuovo sola.
di legno stinto tornito e marmo bianco
con piccoli sgabelli tutt'intorno,
avvolti da muri stropicciati di
discorsi un pò bizzarri e da bestemmie
un'aria evanescente e vera,d'altri tempi
densa di fumo a cirri
schizzi di sbuffi che disegnano speranze
e di un profumo intenso di mosto già maturo
che in quel bicchiere trasparente fà sognare
Gente che si perde, tra un sorso e l'altro
in storie già vissute e un pò inventate
o in sfoghi d'amore di politica e governo ladro
per ritrovarsi nell'ultimo bicchiere
colmo fino all'orlo di fervida morale
Un'angolo è un pò buio
c'è il mosto rosso ancora intatto
l’uomo è solo , a capo chino gira e lo rigira
aspetta una risposta
lui amico per davvero ascolta silenzioso e non risponde
Amo l'aria d'osteria
dove tra un bicchiere e l'altro
ti servono poesia









