aspettando quel momento così atteso,
trasformandosi in un lampo vermiglio,
trapassando il glorioso giorno
per cadere nella sensuale notte
oscura e maliziosa imperatrice,
dove le carezze e i sospiri
disegnano zampilli dorati,
fondendosi nelle avide carni.
Dormi, Luna, dormi
sotto un ponte, nel buio della notte,
mentre l’ iceberg del mio cuore sta spaccando il cielo
- improbabile cameriere, astratto notturno bar -
al quale ordino due stelle in cristalli marini
per dissetare di luce la mia anima;
errante senso di colpa,
il mio lamento per il tuo silenzio;
pitagorici pensieri di spinta
eccitate l'acqua della mente.
su nel palco, via dalla quinta!
che del lascito son fervente.
rabdomante del distacco,
ubriaco dell'addio,
come il riso del dio Bacco
quando il vin diventa un rio.
non capisco chi si impunta
finché il ragno poi lo bardi,
son l'apostata dei traguardi,
la partenza venga ingiunta!
Ho pranzato con il fumo di un tè.
Ho dormito sulle vesti di cui mi spoglio.
Ho dipinto il ritratto di due occhi senza viso.
Mi sono saziato dell’odore delle stagioni.
Mi sono dissetato con l’inconsistenza delle ragioni.
Ho osservato l’inchiostro di cui il pennino è intriso.
Ho sepolto nella terra le membra dell’orgoglio.
Ho raccolto dalle fronde i frutti dei perché.
Perché, ma purché siano mancanti.
Perché, la solitudine dei rimpianti.


