la sabbia in riva al mare
e poi camminare
come un girovago,
come uno zingaro
che tanti disprezzano,
come un uomo veramente libero.
Ti sembrava di uscire
dalle tue carceri,
ti sembrava di non essere
più te stesso o forse
ti sembrava di avere scoperto
finalmente te stesso.
Camminavi girovago della vita,
delle strade, dei marciapiedi
distrutti dal tempo.
La via imboccata a caso,
per scoprire qualcosa di nuovo,
per scoprire un vecchio portone
di una vecchia casa davanti al quale
due giovani come tanti
si accingevano ad entrare.
Per scoprire una casa
dove in una serra le piante
trasudavano i resti del loro prodotto,
per scoprire un frutto
che cresceva dal cemento.
Per vedere il ponte sul canale,
l'uomo che lo attraversava
e che ti faceva una strana paura,
che tramutavi in orgoglio.
Per ritornare lento sui tuoi passi,
per ritornare nelle tue assurde prigioni,
le solite strade, che tante volte
hai calpestato.
La fuga dalla mente
non era riuscita.
all'estinto in requie?
Il cadavere non può
alzarsi dalla cassa;
inscenare una
manifestazione artistica;
recitare un'accorata
poesia;
Commovente omelia
di attempato sacerdote.
Parole recitate e ricopiate
come salmi scalcinati.
I banchi delle prime file
prenotati sin dal primo
mattino.
Il bimbo, seduto sul
grembo della madre,
gesticola e sorride
birichino.
Pompose vesti,
traboccanti di noia,
uccidono
logori abiti,
indecenti,
ma autentici.
Siedo lì
da dove posso
osservarti leggere
e a mani giunte prego
che anche gli altri bottoni
della tua camicetta seguano
quello che è uscito dall’asola.
Un rametto intanto sa danzare
col vento che mi è complice,
insieme all’acqua l’orlatura.
L’anima dolcemente
s’accompagna in uno
sguardo allo scorrere
del tempo.
Negherei alla luna i tuoi occhi
in un dettaglio di sbagli,
colorerei il silenzio
della tua pelle astrale
ed un palcoscenico d’illusioni
lacrimerà sui miei solstizi
come un nevicar di rondini
a leggermi il respiro.
Il cielo ci incrocia stupito
ad incidentarci sul petto
un soffio di primavera
e tutt’intorno è solo universo
a stringerci di nuovo
fra le dolci corolle dell’immenso:
t’amo, come poesia
ad albeggiarmi sul cuor.
Il piccolo ascolta il campanello
Oh dolce Avvocata nostra!
Madre Immacolata e Pulcherrima
del Rabbi.
Guarda con pietosa insistenza
i nostri affanni.
Dacci la grazia di essere:
moderati nel parlare;
penitenti nella colpa;
severi con noi stessi;
indulgenti con i nostri fratelli
.Intercedi
presso il tuo adorato
Figlio Unigenito,
affinché ci porti il dono
di aspirare alla cittadinanza celeste,
rimanendo forestieri su questa terra.
Aiutaci a sopprimere
il demone dell'empietà,
con la parola e l'esempio
dato dall'Agnello.
Oh Avvocata nostra!
Che sempre spii i nostri cuori.
A te chiediamo perdono
dei nostri errori,
confidando senza riserve
nella tua materna consolazione,
quando chiuderemo
la nostra parentesi terrena.
L’atelier del respiro
sbuccia questa luna d’ottobre
in seno ad un tramonto
e ti penso, fra le ciglia di un giglio,
come dolce nostalgia
e tu, ad accudir i miei dubbi,
consuma pure i miei errori
anagrammati in brividi d’autunno,
sorseggia il silenzio del mio eco,
abbraccio il battito del tuo cuore
in questa danza di cielo mai spento.
tra i morti la vivente?
La morte non esiste.
Ella vive tra noi.
Presenza in spirito,
tutto scruta e sorveglia...
Tanfo insopportabile
di cadavere non conosce.
Profumo intenso
ed irresistibile
emana il suo corpo.
Il martirio
non spezza le sue reni.
Il bastone
non le piega le gambe.
Eterna vita
in fede costante.
da cieli dispersi,
svariati sogni
in mondi perversi.
Scava remoti
pensieri distorti,
un circo rotto
consiglia i distratti.
Perde il lume
nel parapiglia,
ciocche spellate
in un battito di ciglia.
Vivo il ricordo
per sempre coperto,
spopola il cuore
in modo diverso.
Giusto, reale
betulle fluttuanti,
rapidi sguardi
sfollati in avanti.
Corte amorevole
alito caldo,
notti assonnate
col giusto ritardo.
Vecchio e moderno
opportuni pensieri,
spalancate gioie
più oggi che ieri.
La sofferenza mediocre
di un’insanabile ferita
rimarginata con diversivi umani
degni ma inadatti.
Il vuoto mio è pieno
del tuo rifiuto.
Lo senti?
Mi senti?
Lacerata di vita,
in piedi con il sangue
secco dentro al cuore
con le mani viola
e gli occhi spenti?
Mi senti,
ma non ti importa.







