Sono stufo di fare lo stufato vicino ad una stufa così ho impastato un pò di pasta per fare un buon pesto ma era troppo presto così ho preso in prestito da un tipo prestante con la prostatite,a buon prezzo,un pezzo di prosciutto di Praga prodotto in provincia di Prato.Poi ho pregato un povero prete presbiteriano di pregare per i miei pronipoti che mi prospettavano di voler produrre provoloni e prodotti a base di propoli con una pubblicità piuttosto pruriginosa.
Dopodiché mi sono anche premurato di prenotare un pranzo presso la trattoria”La primula” a base di primi piatti prelibati non precotti e con un finale prestigioso a base di profiteroles alle prugne di Procida.
A tal proposito devo precisare che, purtroppo,subito dopo,mi prese un prurito prepotente tanto che mi portarono prontamente da un praticone che mi propinò una sua preparazione particolare a base di pigne precotte del Paranà con una poltiglia pressata di proboscide di tapiro e prostaglandine pretrattate al gas propano nonché una purea di peli di procione.Prostrato da questa pesante prova,ma piuttosto ritemprato,mi ritirai nella mia proprietà ai Parioli e, finalmente,mi rilassai al suono di un pot-pourri di pezzi dei Procol Harum e dei Primitives sorseggiando un prelibato prosecco DOCG…prosit!
L’ostruzionismo semaforico pentastellato, obnubilato da una sorta di revanscismo cattedratico spiraliforme,si interseca surrettiziamente in un incunabolo
claustrofobico,privo, inequivocabilmente,di una pletora di ossimori corporativistici pregni di uno sciovinismo prebolscevico di assoluto contenuto ovalizzante gluten free!
Pertanto,la conclusione è che,se Maometto và alla montagna con le sue ciaspole insieme all’ape Maya e ad Heidi con le sue caprette,mentre una rondine non fa più primavera, è lapalissiano che,non essendoci più le mezze stagioni, è meglio un uovo oggi con la data scaduta che una gallina domani, sicuramente dopo uno sciopero selvaggio a macchia di leopardo col beneplacito della CGIL,CISL,UIL e del sindacato dei pensionati vedovi in aspettativa della reversibilità…però,sia chiaro,non fatemi altre domande perché ho deciso di avvalermi della facoltà di non rispondere,capito!
Auf wiedersehen,danke!
Stordito dal suo stesso calore, il sole cadeva in acqua accostandosi pigramente alla linea di confine tra cielo e mare. Andrea seguiva rapito l’evoluzione di quel tramonto così importante. L’animo romantico non lo abbandonava mai e non a caso aveva scelto lui il luogo di quell’incontro. Nell’attesa apprezzò la calma delle onde ma senza indagare sulla somiglianza con quella che precede la crespa.
Elena finalmente arrivò.
«Pensavo non venissi.» le disse andandole incontro.
«Ciao! Come te, amo questa spiaggia. Non c’è mai tanta gente e, per quanto isolata, un panino e una birra si rimediano sempre. Stasera poi alla pianola del bar suona mio cugino Leo.»
Compiaciuto di vederla, emozionato, Andrea la fissò per percepirne l’aria e la sentì gradevole. Così come aveva sperato, i capelli non erano stati legati alla nuca. Neri e morbidi, fluivano sulle spalle e, in parte, sulla fronte senza per questo sacrificare alla vista l’azzurro degli occhi. Pantaloni attillati e blusa di seta, vestiva di bianco e ciò gli appariva strano sapendo quanto amasse i colori. Per fortuna indossava il foulard blu, quello da lui preferito. Donna deliziosa! Si persuase ancora di più che su quei trent’anni insisteva una bellezza, fiera, possibilmente da cogliere e custodire con cura.
Per quelle che erano le sensazioni, sul posto di lavoro i primi approcci promettevano bene. Col trascorrere del tempo i loro contatti si infittivano. Si arricchivano di qualche confidenza in più e si tingevano di dolcezza per via dei primi tentativi di messa a fuoco, ancora timidi ma incoraggianti.
«Come sono andate le tue vacanze?» domandò Elena.
«Quando torno a Scilla vanno sempre bene. Tu, invece? Ti stai godendo questi ultimi giorni senza pensare al dottor Dini?» le rispose, tradendo un tono pressoché paternalistico.
Il viso di lei s’incupì:
«Più tempo passa, più non lo sopporto. È un Amministratore Delegato professionalmente ineccepibile ma come uomo… Fargli da segretaria mi procura fastidio e disistima!»
Cose che Andrea già sapeva. Da sei mesi copriva l’incarico di Direttore Editoriale della DI-PRESS, casa editrice in forte ascesa sul territorio nazionale.
Laureato in Lettere e Filosofia, coltivava da sempre l’arte per la scrittura ed aveva già diverse pubblicazioni alle spalle. Tutto ciò non era sufficiente, però, a farlo sentire un romanziere di successo. Scontava l’assenza di un’ispirazione illuminata per un progetto narrativo di più alto respiro. Certo, si trattava di uno di quei traguardi sempre mirati da coloro i quali vorrebbero convincere e convincersi di aver tradotto la passione dello scrivente in quella dello scrittore. In questa attesa, i suoi trentasette anni, con la crisi economica in atto, erano comunque ben protetti dal suo nuovo lavoro.
Nel rapporto auspicato con Elena, sotto altri aspetti che non fossero le proprie percezioni, l’età generava delle insidie. Avvezzo da sempre a stare tra la gente, a sentirne e leggerne le emozioni, temeva che a lungo andare la vita da single non lo realizzasse compiutamente. All’interno di questo microcosmo non ancora ben consolidato, vedeva in Elena una figura da non trascurare. Gli piaceva pensare che, via via che i due si conoscevano meglio, lei avrebbe potuto svolgere un ruolo importante.
La profonda sensibilità di Andrea, tuttavia, costituiva un pericolo per entrambi. L’innata predisposizione a esplorare reazioni e contro reazioni dell’animo umano tracciava un viatico complesso, una più che probabile sofferenza del cuore. La severità che muoveva ogni approccio all’amore verso l’altro sesso faceva da freno alla sicurezza nell’assumere iniziative convincenti per un rapporto stabile. Una vittima dei propri schemi mentali o più semplicemente un uomo confuso?
In Elena, le cose non è che andassero meglio. Pur avvertendo gradevole la frequentazione di Andrea, la fase di approfondimento dei pregi e difetti, del carattere e del passaggio a una visione intima condivisa, le incuteva timore. L’ultima delusione le aveva lasciato cicatrici ancora aperte.
Lo prese per mano e lo invitò ad accostarsi alla riva. La sua attenzione era stata catturata da un pescatore intento a districare una rete imprecando non poco.
«Ascoltami, Andrea! Se guardi bene quella rete, vedi me. Io sono troppo ingarbugliata e devo trovare il sistema per sciogliermi.»
«Lo troveremo insieme!»
«No! Riguarda solo me. Solo così potrò rigenerarmi, tornare integra, utile...»
Andrea la interruppe:
«Non so se mi sto innamorando di te. So che se fosse così è giusto dirtelo.» e, detto questo, subito s’interrogò sui tempi scelti per farlo.
«È l’incipit del tuo prossimo libro?» domandò Elena con una leggera punta d’ironia.
«No, è Andrea Serra che ti sta parlando, qui, in un tramonto di fine agosto e davanti a un mare che potrebbe essere testimone.»
«È una divagazione romantica o una vera e propria proposta?»
«Richiede comunque una tua replica.»
«Allora anch’io ho da dirti una cosa. Non sono innamorata di te. È giusto dirtelo.»
Andrea si rabbuiò:
«Sono un romantico perdente.»
Elena, cosciente di averlo scosso, colse immediatamente quel disagio emotivo e aggiunse:
«Credimi, non sono pronta per un nuova storia ma ti voglio molto bene. Se anche tu me ne vuoi, avrei un’idea meravigliosa.»
«Dimmi.»
«Tu sei un’abile penna, io ormai lo so. Questa sera, appena rientrato a casa, dai subito inizio al tuo nuovo romanzo. Scrivi la nostra storia fin qui e portala a compimento esattamente come il tuo cuore lo desidera. Vedrai, sarà come se ci fossimo amati.»
Andrea annuì controvoglia.
Lei lo abbracciò, gli sistemò il cardigan, gli passò le dita sui baffi, gli accarezzò i capelli brizzolati e gli aprì un incantevole sorriso:
«Andiamo alla pianola da Leo. Stasera offro io!»
«Vai, ti raggiungo dopo.» le rispose mal celando lo sconforto.
Illusioni, incertezze ed errori gli negarono accessi verso scorciatoie che agevolassero il suo tragitto verso il tempo del sollievo. La transizione di un amore creduto vicino in un amore impossibile si era nutrita di avvisaglie ingannevoli e di grezze emozioni, seppur sgorgate dalla tenerezza. Come utili appigli rimanevano la necessaria consapevolezza e l’introspezione.
Ancora in riva al mare, si specchiò in un granchio assai disorientato nel trovare la via dell’acqua. Rivisitò il proprio annoso dualismo tra l’insistente ricerca dell’amore e l’incapacità di trovarlo. La maledetta altalena sulla quale la tenacia e la fragilità dondolavano strettamente insieme, era sempre in movimento. A non fermarla si rischiava di farla tramutare in tormento.
Questa scansione dell’anima sarebbe stata la fonte ideale di quell’ispirazione tanto inseguita per trovare - almeno - quiete nel suo tanto agognato disegno narrativo?
Gli piacque, in ogni caso, l’idea di aver procurato con quell’incontro un’occasione di tregua con se stesso. Alla felicità si poteva pensare dopo.
Del groviglio di queste emozioni in chi l’amore lo aveva scandagliato, percepito, odorato e poi perduto nel lento volgere di un tramonto, il sole pareva non curarsi. Tra le tinte del cielo affondò l’ultimo settore del suo semicerchio in un mare, ora crucciato, guardiano della sera che, muta, scorreva per dare spazio a una lunga notte.
Trotterellando come una trota di torrente in trasferta nel Ticino, mi trovai su una tradotta sul tratto Torino-Tirano insieme ad un un frate trappista, una traduttrice tedesca di lingua madre tibetana e un teppistello tredicenne con uno strano turbante in testa a forma di turacciolo.
Con tutti e tre tentai di intavolare un discorso sul tema dei turbamenti dei transessuali del Tirolo di fronte ai tentativi di togliersi le tette e trasformarsi come Tarzan dopo un trimestre con un personal trainer per ottenere la tipica tartaruga da esibire come un trofeo.
Tutti e tre mi guardarono in tralice con aria truce tanto che tentai allora di metterla sul tragicomico recitando testi di Tacito in dialetto turco ma mi tacitarono subito trascinandomi nella toilette dove tentarono di torcermi il collo tirandomi tremendi calci alle tibie e ai talloni.
Tartassato come un topo in trappola, tentai di temporeggiare dicendo che ero affetto da toxoplasmosi e tetano in fase terziaria così se ne tornarono al loro posto lasciandomi pieno di tristezza e di tumefazioni.
Così attapirato, scesi dal treno e per tirarmi su, entrai nella trattoria "La trifola" ordinando un tris di tortelloni al tartufo, tinca del Trentino al tarassaco, tuberi di tulipano in salsa tartara, tortino al torrone con crema dolce di tofu e due calici di Tignanello toscano piuttosto tannico. Dopodiché presso una tabaccheria, tentai la fortuna a tombola, vincendo, con un terno, una tovaglia triangolare in terital color terracotta, tre confezioni di Tic-Tac, un biglietto per partecipare ad un torneo di tressette con in palio un toro meccanico, un tirabaffi in truciolato di tiglio della Tanzania e un ticket trimestrale a teatro per vedere la Traviata in 3D
... e questo è tutto!
Sussurrando soavi strofe di Saffo ad uno stuolo di scrofe di Slovenia,seduto su uno scranno in legno di sequoia del Sudamerica,studiando le sequenze di un Sudoku,mi sovvenne che il sabato seguente dovevo sostituire il mio socio di una scuola di surf il quale si doveva sposare. Purtroppo alla prima uscita,dopo una serie di scivolate,mi scontrai con uno squalo spaventoso che tentò di assalirmi.La buona sorte mi venne in soccorso perché in quel frangente squillò il mio cellulare che come suoneria aveva una canzone di Gigi D'Alessio.Lo squalo , appena sentì la musica, strabuzzò gli occhi e in preda al terrore se la squagliò come un siluro trascinando con sé una schiera di scorfani, sgombri,seppie e capesante di scoglio.Stremato da questa brutta avventura,per rilassarmi entrai in Sushi bar dove sorseggiai uno spritz accompagnato da salatini al salmone,sardine a scapece,una spigola con una spadellata di spinacine e una sostanziosa fetta di sbrisolona.
Poi,stanchissimo,rientrai a casa,mi stesi sul mio soffice sofà in pelle di serpente a sonagli,mi preparai una tisana al sambuco,seguii in TV il sequel del film Shining ed infine sprofondai in un sonno profondo,sognando una serie di scene di sesso sfrenato con delle suore assatanate strafatte di Sambuca…oh,santo cielo!
Parcheggiando la mia Panda color pistacchio con portapacchi senza i pacchi in un parcheggio nei pressi di una pasticceria pugliese di un certo Pino Silvestro, procurai una piccola botta ad una Porsche targata Polonia con un pupazzo di Popeye sul parabrezza e i paraurti a pois.Il proprietario, un piccolo personaggio prepotente e palestrato, proferì un paio di parolacce poi mi prese di petto e mi sparò due pugni, uno alle palpebre e uno alla pancia, spappolandomi quasi il piloro nonché un pezzo di pancreas.Mi portarono al pronto soccorso con la mia Panda con una prognosi di parecchi giorni,curandomi con una cura sperimentale con piramidone,pappa reale e una poltiglia di peperoni alla paprica bombardati al polonio impoverito pretrattati con pasta di pistacchi del palermitano.Per dimenticare questo periodaccio me ne andai in ferie a Positano dove conobbi un pakistano che mi propose una partecipazione ad un progetto per la produzione di particolari pantofole in peluche con pon pon in pelle di pekari del Panjab e dotate di piccoli proiettori di luce a pila per poter passeggiare di notte più sicuri sul pavimento.Proprio una bella pensata! Prostrato da queste disavventure,mi prese un potente appetito per cui mi precipitai nella pizzeria”Pappa e ciccia” dove mi rimpinzati di paccheri con pomodoro pachino,provola e purea di pere passacrassana, pollastrella ai porcini e petali di petunia senza polifosfati,un bel pezzo di pastiera napoletana e una generosa pinta di Pinot del Piave. E così,con la pancia piena e con le palpebre pesanti,ritornai nel mio piedaterre di periferia e mi piombai a pesce nel mio piumone in piume di pellicano. Mi pippai due o tre Pall Mall ed anche un pezzo di Peyote del Perù che però mi procurò delle allucinazioni particolari tanto che mi apparve sul mio I-pad ,nientepopodimeno che Padre Pio che pedalava su un pedalò al largo dell'isola di Ponza insieme a Peppa Pig che suonava un pezzo dei Pink Floyd con un piffero in policarbonato, seguita da una pletora di Puffi che protestavano per il rincaro dei pedalini in polipropilene blù…pazzesco! Alla fine mi addormentai pesantemente,con la speranza di sognare giovani e procaci pollastrelle,particolarmente esperte di preliminari...e che la pace sia con voi!
Quando
la coltre coprirà lo spazio.
vestirò di grigio il mantello
e tante goccioline sulla pelle,
sudario a coprir il volto.
Quando
il vuoto empirà
di avvizziti fantasmi gli occhi
vaganti ricordi sbiadiranno
la tela del passato,
andrò sospirando.
Quando
nella notte silenziosa,
fiammelle si spegneranno
sarò sola nella silente valle.
Quando
l’orizzonte diverrà, dipinto appeso al cielo,
luna e stelle a colmar vuoto,
e occhi avranno luce,
non avrò parole per scrivere, la
pagina resterà bianca.
Quando
sbocceranno viole nei boschi
crepuscoli a colorar il firmamento
gemme a colmar chiome d’alberi,
prati imbiancati di margherite,
papaveri ad accender fuochi,
grida di bimbi nei giardini,
conchiglie a cantar nel mare,
ed onde a sbatter su riva.
Come farò se non avrò sete e fame,
solitudine avrà invaso il cuore,
e sentimenti a tacer per sempre,
detterò l’ultime parole,
non disperate se negli occhi avrò la neve,
la primavera non avrà il colore delle rose,
ed avvolta nel silenzio della solitudine
vi guarderò e non vi riconoscerò.
Sappiate ch’io volo verso il paradiso,
e qui lascerò le ali.
7 novembre 2012
L'ostruzionismo cattocomunista gravitazionale,produce una stimolazione sottomandibolare cementizia nella pratica fisioterapica lattierocasearia,tipica della più ottusa forma di bullismo adolescenziale, edulcorata oltremodo, da una sorta di cerchiobottismo populistico, semplicemente propedeutico di una metempsicosi tardo barocca conseguenziale ad una sindrome di spina bifida, ovviamente priva del famigerato glutammato monosodico esente da tracce infinitesimali di olio di palma sui palmari di mezzo mondo.
Concludendo, tanto va la gatta al lardo che ci lascia il prisencolinensinaciusol, precludendo così la realizzazione del reddito di cittadinanza nella tribù dei Wuacca Putanga nei più remoti recessi della foresta, non più vergine, della sponda destra del Rio delle Amazzoni durante i riti sciamanici con la luna piena...
ammazzate oh!
L'agglutinamento fosfolipidico praticato nei foraggi somministrati illegalmente negli allevamenti abusivi delle mucche frisone della Bassa Sassonia,durante l'Oktoberfest,crea una sorta di metempsicosi chimico-foraggera nel contenuto lattico dei formaggi di fossa della Valle di Fassa,a seguito di una importazione clandestina vivamente contestata dalla Coldiretti,dal Codacons e dai redattori del calendario di Frate Indovino,che non ne indovinano più neanche una!
Oh,Mein Gott, Sturm und Drang,Telefunken und kartoffeln!
Comunque è lapalissiano che, mettendo del caglio in un intruglio nel mese di luglio all'ombra di un tiglio,si può prendere un abbaglio come in un film di Stanlio ed Ollio seduti su uno scoglio;ma ,se si insiste nello sbaglio, è meglio lasciar perdere l'orgoglio e mettersi su un sopracciglio un fermaglio a forma di giglio,regalo del figlio di zio Virgilio,giornalista del”Foglio, aspettando un suo consiglio di come cucinare un buon coniglio senza l'aglio…eh,che caglio!
Un bel giorno, durante l'equinozio di primavera,i vari pianeti,le nebulose e le comete si ritrovarono tutti insieme per discutere sui massimi sistemi.
Il primo ad arrivare fu Giove con i suoi figli Ganimede,Io, Europa e Callisto che li mise subito sull'avviso di non giocare con le stelle cadenti e fare attenzione di non cadere nel buco dell'ozono.Poi arrivò Saturno,il solito snob,ingioiellato con i suoi innumerevoli anelli e la Via Lattea nella nuova versione senza lattosio.Seguirono Urano e Plutone con i loro innumerevoli figli che furono affidati alla Cometa di Halley che li portò a giocare con le stelle nane.Dovevano venire anche le nebulose di Andromeda,Orione, Aquila e Granchio ma erano talmente nebulose che non riuscirono a trovarsi e si persero nelle nebbie della Val Padana.
Anche se non invitate,si intrufolarono nel gruppo anche le Pulsar e le Quasar mostrando dei pass palesemente falsi rilasciati dalla Nasa. Arrivò anche la Terra ma,quando tutti si accorsero che su di essa c'erano guerre,pandemie,discussioni infinite sul cambiamento climatico,sul reddito di cittadinanza,sul progetto del ponte sullo stretto nonché sulle teorie dei terrapiattisti,la spostarono ai confini del sistema solare,contenuta dalle fasce di Van allen e dalla stratosfera.La riunione continuò con discussioni varie relative alla spazzatura cosmica dei vecchi satelliti meteorologici abbandonati che non venivano più ritirati il giovedì perché il nuovo appalto era stato affidato alla costellazione La chioma di Berenice che,purtroppo,se ne stava sempre dal parrucchiere e saltava il turno.Poi c'era Nettuno che si lamentava perché le lune di Marte venivano a stuzzicare i suoi innumerevoli satelliti ,giocando con le code delle comete di passaggio e il buco nero di Andromeda che voleva farsi sbiancare.
Per non parlare del Toro e del Capricorno che si scornavano perché erano entrambi innamorati del Cigno che se la tirava non poco e cercava uno con i soldi e,infatti, aveva puntato tutti gli occhi sulla Lira.
Insomma,cose dell'altro mondo, anche perché,tralaltro erano tutti preoccupati per la formazione di una nuova costellazione,quella degli Zebedei!
Per aspera ad astra!


