Si ipocrita la vena deludente ,
L’acqua torba lacrime fasulle
Nel giglio puro , lo sbrigliato cuore si arroventa .
Voi ,si, voi , datemi la verità !
Datemi l’aria di Maggio ,le schegge d’un sole cocente ,
Le camminate sulla terra
I fiori di Marzo , che sbocciano dalla neve .
Datemi il sentiero della mia solitudine
Lì , non troverò radici , per te attraverserò i mari ,
Resterò cieco e sordo
Mentre i gabbiani danzano sul prato della vita .
Datemi i boschi e le foreste
Per cercare i vezzi vagabondi e le loro linfe ,
Le ninfe , che han lasciato i loro ormeggi
Son fuggite sui colli delle floride radure .
Ed io che non voglio nulla da nessuno
Ho deciso di offrire il mio tempo alla collera ,
Al mio romanticismo ,al pensiero cantato
Alla sinfonia ch’è s’agita nelle profondità dell’anima ,
Balza e si propone sul palco di una scena .
Ma voi intrusi , gente senza fede
Datemi la verità , l’io falso ,l’io ambiguo
L’io mio, ch’è s’apre rumoroso tra le figgenti frasi
Si delizia e sazia nella mia anima mostruosa .
Non datemi nulla ,voglio restare senza voce
Chiudermi nell’assorbita pace
Ove il mio verso tace la mia gloria ,
Esecra lacrime di giubilo
Scroscia muto , tra i languori insipidi .
a squillare è la tua voce che voglio
sentire, non quella di Beatrice
Laura o Fiammetta, ti penso come la mia musa
di carne e sangue, il mio confetto rosa
su una spiaggia assolata e felice
se sei un vampiro, io non metto l’aglio
fuori dalla porta, è questa la libertà.
Aspetto un cenno dall’oscurità, dal velo
che ci scopre quando il treno è passato
ma non ha ancora finito la corsa. Il nido
è vuoto, non c’è un profumo di mimosa
a riempirlo, il tuo vestito da sposa
è in soffitta o in cucina, sorrido
del nulla che spesso ha attraversato
i miei giorni scanditi dal gelo.
Sarà un’alba allucinata e febbrile
ad accoglierci alle porte della galassia
in costruzione, ci porteremo dietro
l’anima in fibrillazione e corpi stanchi
per questa attesa sfinita. Mi manchi
da quando eri ancora ombra nello spettro
di questa luce ultra debole. Ora intarsia
le tue gemme, niente più ci è ostile.
Tramonti sfumati e albe trasparenti?
Meglio luci soffuse e corpi bollenti
prima del caffè del mattino. Ci sta tutto
e non vale niente, è l’amore una conchiglia
che una volta dischiusa è coma foglia
in balia del vento. Più ancora è frutto
di cui assaporare la polpa nei momenti
d’estasi e da coltivare a fari spenti.
Sulla spiaggia soffia un vento di maestrale
la luna puoi prenderla al laccio stasera
è qui per noi che la seguiamo con lo sguardo
da punti distanti del meridiano. E’ successo
seguendo le rotte del caso, l’amplesso
è nei sogni di stanotte, non ancora un ricordo
sarà buio anche domani, ma l’atmosfera
è astratta con qualche sfumatura demenziale.
L’abbaglio è una possibilità, ma ogni giorno
che passa è sottratto alla noia del rituale
quotidiano. Ci sono querce e sequoie in cielo
e acque tiepide nel prato sotto casa, agosto
sta per finire, sarà ricordato da un cesto
di rose e orchidee. Più che la nebbia è un velo
sottile che ci nasconde, ho sfogliato il manuale
della pazienza, sono via, ma presto torno.
Ho fatto la lista degli errori e mi sono perso
sono di più quelli da matita rossa, ma spero
di ripeterli, in amore nulla è davvero peccato
se è il cuore a suggerirlo. Ho invertito la rotta
sono partito al momento sbagliato, la vita
era altrove, questo almeno l’avevo capito.
Questo tunnel può sembrare infinito, il semaforo
è sul bianco, non esiste, lo so, ma fa lo stesso.
il ruscello ancor disseta l’orto
e il fringuello disegna le sue zolle.
Lesto, raspando in fra i solchi irrigui,
fiducioso aspetta, come tu facevi,
e non sospende la sua lunga attesa.
E tu m’aspettavi,
ma io, a torto, ero altrove.
È sempre lì la cinta di colline
di quando mi baciavi all’alba,
e, sia pur difesa dalla messe,
temevi che qualcuno ti vedesse
e col far del giorno dileguavi;
ma nessuno passava,
né ti guardava
quel solivago schivo col bastone bianco
che fischiava ai merli.
Tuttor rivivo il peso dell’addio
di quando, allor che l’elce liberava l’ombra,
solo mi lasciavi,
segno che il sole risaliva a Dio.
È rimasto com’era il paesaggio,
ma nessuno di te ricorda nulla,
sol io e la mia mente scialba
che non volle comprendere il messaggio
di quella tenera e magica fanciulla
che germogliava e appassiva all’alba.
TI ASPETTO NEI GIORNI GRIGI VUOTI
SEDUTO SU UNA PANCHINA
INGIALLITA DAL TEMPO
VOGLIO AVERTI SEMPRE NEI MIEI PENSIERI
NEI MIEI RICORDI
VOGLIO COGLIERE L’ESSENZA
DELLA TUA INFINITA DOLCEZZA
NON ANDARE VIA
RESTA ANCORA UN ATTIMO
QUI NEL SILENZIO DELLA NOTTE
che sorge e la chitarra liquida
di David, è bella questa mattina
anche se già un po’ mi manchi. Magari
se squillasse proprio ora il telefono
sarebbe tutto perfetto, ma c’è il sonno
nelle tue palpebre e il buio nei fari
dei tuoi occhi. Quella poesia è carina,
l’altra invece è uno strazio, sono in coda
ma c’è tempo per recuperare con una fiaba.
E’ strano questo accordo di piano, complesso
quanto basta per invocare la risposta
del sassofono, la musica scava emozioni
e cancella il passato. Ciò che sono stato
in un altro tempo più non importa, ho creato
qualcosa di nuovo su questo ponte di mattoni
non è ancora arrivata la tua foto per posta
ma è solo questione di tempo, fa lo stesso.
La storia non si ripete, può sembrare che sia così
ma c’è un altro cielo stellato in questa città
straniera. Ci sono analogie e differenze, la vita
è già oltre, però, non è scandita solo dal fato.
C’è chimica ed empatia, poi nulla è dimostrato
una volta per tutte, c’è sempre una sfida, una meta
da raggiungere. La corsa non è finita, c’è l’altra metà
da ritrovare, forse l’ho già incontrata qui.
abbracciati su un letto
di petali di rosa
ci amiamo.
Tu riscaldi il mio cuore
tempestoso;
tu sei il mio faro
nel vasto mare
che è la vita.
Se tu ci sei
-c'è tutto-
occorre più fiato di ciò che mi resta.
Tra coni di luce e angoli d'ombra
nel gioco di specchi dell'amore
nella terra di mezzo in cui mi trovo
sfrondo e sfilo dal cuore i silenzi.
Per riempirti della mia assenza
ho solo i versi che non leggerai
le rose che non potrò donarti
i sorrisi che non ti raggiungeranno
quando la notte ti negherà un'altra vita
e la vita ti raggiungerà solo di notte.
Per unirti di nuovo al mio respiro
non basterà il tempo che mi rimane
dovrò chiederlo in prestito all'eco
che dalle profondità della terra
restituirà al mio fiato la forza
di amarti per come ti ho amato.
l'ardenza essenza di guizzanti labbra
le nostre
L'astro della notte ancora torna
fra lievi trasparenze e pozzanghere
ove ti specchi sorridendo
E canti nella calda innocenza
la tua intimità
nella casa la stanza
dolce poesia i corpi
il profumo ardente che sempre sa
riaccendere antiche brame di passione
e le tue bionde trecce
Nel tuo cerchio mi chiudo
nell'aspro fragore della notte
conforti nell'abbraccio che mi conforta
e m'adombra
e schiudi una promessa declinante di tepore
al mio cammino trabballante in ombra
Da bambino non pensavo
e sovente lo scambiavo
con le bambole carine
viste in mano alle bambine.
Da ragazzo saputello,
di nascosto, poco certo,
ne parlavo con l'esperto,
un amico mio più grande
dalle molte scorribande.
Più adulto, immaginai
una bionda tutta carne
con novanta di fattezze,
eccitante, da gustarne
notte e giorno le bellezze.
Poi mauturo, ragionai;
progettai la mia donna
non la statua di Canova,
ma un valore, una colonna
di talento e di saggezza
di presente e di futuro.
Mi scordai della bellezza
e scommisi sul sicuro.
Apprezzai la fermezza,
i progetti, il suo sapere,
e contai sulla carezza
che allevia le bufere.
Compresi che l'affetto
è migliore del perfetto,
delle forme e del piacere
che col tempo si disfanno
e non durano che un anno.
Seducimi con i petali dei tuoi occhi neri
sbocciami il sorriso come il fiore più bello
cullami tra le tue braccia incandescenti
che trasmettono il sentimento d'amore.
Sfama l'anelito del mio cuore con dolce canto
inebriami il respiro col tuo afflato suadente.
Nelle tue braccia protettrici mi rifugio
sentendomi toccate le corde dell'anima.
Sono brumosa terra che anela l'acqua
per essere da te irrigata e rifiorire a nuova vita.
Nei meandri della vita tu sei il mio filo magico
che si srotola dolcemente a fiorire il mio cammino
in viali alberati profusi di fiori profumati.
Mi doni l'ebbrezza del domani suadente,
in sogni onirici ti vedo la notte
rinfrancandomi il cuore
e all'alba appena sveglia,
ti ritrovo al mio fianco amore.







