E' cosa mia,
d'archi
ginestre
roseti in tempi arcani
Pietre ad osservare un rio
che di montagna veste teli matriarcali
nei quali, riconosco
sguardo, immagine,
peccato di chi di morte non sa morire
E' gioco d'acacia
al quale han dato nome
ma qual sia non so
voluttuoso immenso che precede il nulla
a noi che piace il disinnescare
malessere dell' ultimo anfratto
a noi che attira il diseguale
che non porta significato
a noi che sospira il malaugurio
e ne facciamo gufo.
A noi che un mucchio di cazzate
ci sparano addosso come l 'ultima testa in una fossa
in cui non manca mai sorriso per far diventare pala l 'ironia.
Terra...
tocco la tua densità
tra le mani
né divento parte
mi nutro di te
mi esalto al tuo odore
divento radici
sono sottile aggancio
e tu mi avvolgi
mi inglobi
quasi a soffocare
questo mio bisogno d'appartenenza
sollevo il petto
aspiro i tuoi frutti
fiori d'amore
sai alleggerirti con il vento
sai fonderti d'acqua
e invischiante fango diventare
il fuoco non ti morde con la sua bocca
i miei passi su di te
saranno come sassi
e tu li sosterrai
lungo il passaggio.
Terra...madre.
quelle ore che digrignano i denti quando il battacchio chiama
costellano cori i "DAN" -pizzichio d'aria al naso-
Cammina basso il vento del ciglio a neve bianca
sotto la stanza dei "SE" che intorpidisce il dolo
Ricca è la spiaggia delle comete morte
dei figli assenti
dei baci appesi agli aghi
Ricca è la morte
a separarmi dal burrone
Reclino la testa che in rimbalzo
fissa lo sguardo
a sassi e nero -piastrelle-
Nelle tasche del sogno a notturna fascia
si sfregano chiavi in mazzo -come carte-
Cade una Regina che raccolgo senza l'unghia
la corona
la veste
gli ori e il doppio sguardo
Così freddo è questo spazio
elargitomi dal tempo
Un gabbiano nel becco serra cibo del giorno
...nel chiudersi un cancello
in una morsa incontrovertibile
La discesa è oscura e costante
e io conosco la forma degli inferi
imprecisa ed al contempo perfetta
La geometria dell'abisso
un disegno oscuro dalla fitta trama
la follia ha le sue dimore
al contempo semplici e complesse
La mente ne è l'architetto,
colei che crea e insieme distrugge
puoi trovarla in un buco fondo
a scavare ulteriori ipotesi
a inventare rompicapi
Io ruoto sul suo compasso
in una giostra senza fine
il cerchio del nulla
rosa recisa,
trepidante attendidi che gli eventi profumino
che un fresco fiore germogli.
Dolce rosa i cui petali parean dal vento strappati
incanta ancora questo avvenire,
che la tua vita breve
di monito e sacrifizio possa assurger la grazia,
di sacralità e compassione
illuminare l'immenso.
quanto sia forte il dolore
e faccia male la rabbia...
quando giunge dentro il cuore.
T’inventi mille parole,
per ingannare la mente,
ripetendoti che era amore,
ma a essa rimangono solo sconsolanti
e non le vuole ascoltare.
Quindi piangi, stringi i pugni,
ma dalla vita, per vivere,
sei costretto avanti andare.
Come favole della mia età
urtandomi nell'acqua
fra un sasso e un tonfo
Salto gli spazi e il verbo teso
che l'ugola vede solo là dal colle
cirri di passato e conturbanti velli
Ancora dorme l'amaca al risveglio
nell'osservarmi viola sotto il giunco
che mai potrà ingiallire di mimosa
Steppa il frastuono delle chitarre e fiati
che il tuo s'allunga tondo
e di jazz muore
trainanti giorni
estati e dintorni
e intorno movenze ludiche
morali insolvenze
d'impasse e goduria
assillante
travi e vascelli traversarono i fiumi
e nel fumo d'incendio
dolo io scorsi
e negli occhi tuoi la gentile
attesa
parve segmento di mesi distanti
e il silenzio poi parlò
chiese chi fosse mai stato a volere quel giorno cosi
rotolando sul prato e verso il sole
lasciai una bambina conobbi una donna
in dissolvenza più mite me ne andai
tra le mani mie
emozioni raccolsi e un sorriso tuo
Fummo assolti dal sole
a settembre
strade diverse e lontane
restai coi ricordi di un attimo
nell'attesa dolce
della tua venuta
Cerca nelle mie convulsioni l'esistere di vita
il redimere al logorio d'ego
il marciapiede che ignobile fa calzare buche ai piedi
Scava nell'ignavo mio pensiero un passo andante
la cava del ritmo al tempo
le pozze allo schizzare occhi
Alza nubi di pensieri umidi
di bocche asciutte
dell'inarcisire al basso giorno
Medica piaghe che ascoltano il canto
mio -sirena senza onde-
precipitar parola nell'abisso
che vedi mille fior che poi non strappi
dimmi lo scrigno
che custodisce tutto
quello che tento
dei versi che fagocita l'oblio.
Vorrei la chiave
che infonde luce a questi muti canti
richini e dissonanti in fondo al coro.
proiezione di battitti impercettibili,
odo foglie cadere e un cuore tace.
Non più emozioni in ques'involucro esanime,
non più estatiche notti di luna,
non più ardimentosi abbracci;
La via dell'altrove già dietro l'angolo
indifferente mi attende,
dove nulla conta, nessun alito di vento muove,
dove il vagheggiar di una donna si arresta.






