Erano strati sbriciolati di fogliame -quello sottostante-
a contrastare abbagli e ore del mio giorno
Era la greppia dei miei gigli dannati e d'irti abbracci
a consolare il giorno e quei miei baci persi
Era disteso ed era verde, il verde
che solo dei miei anni non cavalca più la chioma
ed era e non più "fosse" che dio mi vide e mi baciò
Baciò quel lembo di pelle ombrata e tesa nel turbinio d'ombre ed ambre perse
così che il suolo restuisse il tronco
e il falco le mie membra
E voi, plotone di deserti
pronti a disertare l'istante
a racimolare giorni pesanti
restare fermi
all'impasse del passo immobile
apprestare a morire
Io condannato alla solitudine.
E voi, plotone di deserti
che non riconoscete queste case di calce
bianche immerse nel sole di luglio.
Qui, a Casalabate, vedo
plotone di deserti che bevono e cantano in compagnia
ed io
condannato alla mia solitudine
trattengo la compagnia
con storielle e sorrisi
calici di vino rosso
che Bodini ha bevuto
e che qui non riconoscono
Che abiti con me
Senza pagare l’affitto
Oggi dobbiamo parlare
Quindi
Ti dico: ascoltami bene
L’irrequietezza tranquilla che è in me
È stata mondata
È stata lavata sporcando l’anima
È stata purificata con olio e candele
Ed oggi, guarda!
Le stelle rinnovano la luce
Pur col cielo tetro
Questo si che mi piace
Mi schiarisce l’anima chiara
E mi porta nell’oscuro chiarore
Del mio incedere immobile
Tristezza felice
Sei come l’eclissi del giorno
Quel sole oscuro morente
Che resta vivo
Come la luna che in quarti
T’avvolge
Come il vino
Ogni quarto fino all’infinito litro
Per poi mentire dicendo la verità
Ora che non amo la notte.
Rovistare nei cassetti, dove
in disordine ho chiuso
i miei ricordi, mi stanca.
E perchè cercarli se li ho messi via?
L'incoerenza mi governa
e mi tiene sveglia.
Mi fa paura immaginare il giorno
che chiuderò per sempre
gli occhi al mondo.
Perchè potrei aprirli a questo
che mi vive dentro
e che aspetta di dirmi:<ecco!
Ora null'altro hai che i tuoi sogni
e nient'altro, mai, ti salverà da te>.
Quanti passi dovrò fare nel mio destino,
sul percorso della vita e quante volte dovrò percorrere la mia strada, ...
per sapere dove mi porta.
Ivi incontrerò un giorno il mio futuro,
al quale lascerò raccontare della mia sera e curiosamente gli chiederò:
"Cosa si nasconde dietro la porta degli ologrammi?"
Forse sono lì conservati tutti i miei giorni vissuti.
Solo lui ha la chiave che apre tutto il sapere e che,
minuziosamente, vi è stato vergato sulle pergamene degli antichi sapienti.
Solo dopo tanti passi e strade calpestate,
imparerò ad onorare e comprendere la via maestra del sapere,
essa non più lastricata solo di buone intenzioni,
ma costruita sulla modestia e sull'umiltà.
How many steps I have to do in my destiny,
on the path of life and how often must I go my way,
to know where it takes me. I will meet there one day my future,
which let tell my evening and curiously I ask him:
"What lies behind the door of the holograms?"
Maybe there are preserved all my days lived.
Only he has the key that opens all knowledge and that, minutely,
there was penned the scrolls of the ancient sages.
Only after all these steps and streets trampled,
I will learn to honor and understand the main way of knowing,
it no longer paved only with good intentions,
but it built on modesty and humility.
e fan sentir l’anima sporca a chi le subisce.
Un ladro di felicità che si maschera d’angelo,
... confondendosi nella vita quotidiana.
Mostro dagli invisibili artigli di una mente perversa,
stupratore di gioia, non dona mai niente all’amore.
Crudele al sol fin d’appagar un ignobile istinto,
cattivo maestro che non sarà mai di buon esempio.
Nefasto nei sogni, spacciatore di incubi,
gratti via la pelle ricoprendola di profonde cicatrici.
Non guardi mai negli occhi le tue vittime, li spegni d’ogni colore,
divenendo per coloro che incontri il peggior carnefice,
rendendo insostenibile la vita a chi con violenza l’hai rubata,
facendo si di desiderar d’esser mai nata.
e dita appese come gioielli al pino
È sola la stagione che non è di quattro
ma d'un tempo rigido a sgretolarsi un nuovo autunno
Erano grida il vibrar di corde alla chitarra nel narrare già vecchi dolori
quando il sole ancora sorrideva alle mie ossa
mietendo tantrici e dissonanti accordi
la consapevolezza di un nuovo anno
donandomi conforto.
Hai cancellato le ombre
Hai viziato i miei occhi
Hai riempito di maturità il mio viso
assonanze e discordanze .
Allacciando memorie
per rimanere viva
tempeste e bonaccia
Ho comodi calzari per calpestare
i cocci del mio sentire

nèschiene umide bianche
dove disegnare potrei
la linea del mio desiderio
nè medaglie al valore avrò mai
nè labbra sottili
coagulate alle mie
nè mai t'avrò compiuta
di nudo in queste sere
biancheggianti di afa
come agosto me ne potrei andare
ma resto
perchè di te avrò l'amore
di te ho il sangue imbevuto
nell'eterna primavera
in quella candida sera d'oltranza
dove l'estate si mischia all'autunno
dove felpante il tuo corpo
m'avvolse.
Nè spade avrò mai per combatterti
nè odio avrò mai per amarti
Non hanno unghie a graffiarmi ma lo scandito battito di ciglio
brucia sulle immagini all'ombra
mentre si rincorrono le bestiole feline che tingono soli e lune
A volte penso a carezze mancate quando sembrava bastassero
ed ora che mi circondano stelle e luna mi coccola il metallo dei miei quarantanove
cadono, con un rumore sordo
come metallo tintinnano echeggiando.
Ripetono all’infinito i no, e i perché,
e pozzanghere nere scorrono ai tuoi piedi
fradice di domande,
aride al tempo stesso di risposte.
Cadono gocce di tempo,
perduto e inutile piove,

e lascia solchi
il tempo
lascia solo il ricordo di te
che sola vai senza voltarti,
vuota ormai
e muta,
col tempo tra le mani, e giorni
e ore, attimi nuovi da vivere ancora
nell’alba chiara di nuovi domani.
Sciarada di stelle
tra le mani come gemme
un sol grido si muove in gola
trame fitte come rete son strappate
e da essa cola luce.
poni il viso allo specchio
dove occhi sono laghi
e nell'anima strappata non porre veli
calmo il giorno sta per finire
inchiostro blu dipinge il tempo
sopra il libro della vita
le parole stan fiorendo
hanno già sporto il capo
come timide carezze
or che stille stan cadendo
sopra la scialba luna.
Se tu sapessicome scalpita il mio cuore
vento di libeccio
nelle arterie
il sangue scorre
mentre i miei occhi
cercano i tuoi
che sfuggono il mio nome.
Al silenzio dei pensieri
le parole si sono fermate
e i gesti si sono allineati
all’immobilità delle cose.
Qui domina un’altra luce
il buio s’è inoltrato
nello sguardo.
Tra noi s’è aperto un vuoto
e il tempo si è diviso
grano a grano.
Sfumata è l’armonia
come aria fra le dita
e gli occhi
sono saturi di sale.
Ti cerco nelle pozzanghere
di qualsiasi dimensione
tra le buche dell'asfalto
e le ringhiere
T'ho vista
a scrutare il diluvio
ma spiovve
e inclinare parole più docili
mentre il cielo diventa
padrone e le nuvole
svaniscono
Ti cerco tra i mille modi di dire T'amo
io t'amo più dell'odio
Potrei ucciderti stanotte
o passare l'inferno
tra quattro mura e mille stanze
condannate a farti movenza
come fossi d'urgenza urbana,
una voglia dorsale,
statiche
che più t'angolano dal verso
lungo destrezze rapide d'ogni premura.
Sogno destarti l'intenso in ogni tuo breve,
e la voluta che salga pure a norme di fumi
più lievi del cancro, del luogo permasto
a valide rese, sconnesse le travi
per ogni alto piano; dominanze del fastidio
nei caldi segmenti nutriti di peste o catrame.
Eppure non celi che flussi al tuo lato cadente,
come disfatta, nel permeante più grave,
la strage di carne in attesa.
Ma non declino l'invito gia fatto
seppur danzando ti ho cercata
tra mille pozzanghere asciutte
poi sei arrivata di fatto
stanotte a cogliermi sveglio
sorridendo
hai detto: andiamo nel giardino del crepuscolo
dove c'è vita eterna






