ai miei piedi, ancora una volta
la luna si spacca, in un lampo bianco
il mio cuore pure, in un lampo rosso
Quando il sole affoga la sera,
dentro le sue dorate bugie di luce
il buio trionfa, re di un momento mortale,
imperatore del silenzio sulle labbra
perciò non pronuncio nemmeno più il tuo nome
comunque inciso sui muri di questa casa
Quanti addii ancora mi saranno riservati
come amari saluti e cupe sorprese?
E questa malinconia furba che conosce
il giusto tempo in cui arrivare
adesso che la speranza del giorno sembra
così vana e remota, ormai insensata,
conoscerà mai anche l'ora buona per andarsene?
Eppure devo averla invitata io in qualche modo
anche solo con l'oscurità dei miei occhi
o per avere rinnegato inconsciamente
ogni alba a venire...Ecco, ho questo dubbio...
perchè la notte sa come restarti dentro
anche finito il suo giro di clessidra
e se, come me tu ami le sue ambiguità
fino a perdertici, sai quanto queste parole
siano colme di splendido, autentico dolore
In questa stanza fredda e buia,
dove l’inverno congela i pensieri,
non c’è più legna che arde nel camino.
Le ultime braci si stanno spegnendo
rilasciando un impercettibile tepore,
che lentamente affievolisce sempre più.
Nulla riscalda, nemmeno i ricordi del sole d’estate,
ora essi sono lontani e non danno più luce e calore.
Il freddo sta diventando il padrone di questa stanza
dove, sulla tavola spoglia, rimane acceso
l’ultimo mozzicone di candela.
Ormai del tutto consumata,
emana luce tremolante e fioca,
che induce a delirare la mente.
Tra le ombre vede perdersi e morire
pensieri di lucida follia che,
nel gelo della stanza, diventano poesia.
Non un disteso bianco e nero
Scrivo oltre
frugo tutto l’azzurro del cielo
e mi trucco gli occhi...
Trucco la nostalgia!
Oggi indosso labbra rosse
accese d'amore
m'intona la vita.

per il mio viaggio di non ritorno,
ma ora non trovo le parole,
che d’improvviso sono sparite dentro di me
e non fluiscono più, anche se molti pensieri affollano la mia mente.
Pensieri pesanti come macigni,
che non trovano corpo e dimensione.
Vorrei che, nel momento in cui mi vedrai partire,
tu mi salutassi con un sorriso, sul tuo viso.
Ti lascerò, dandoti un forte abbraccio,
perché tu, sempre, mi possa ricordare.
Parto, perché questo è un evento
che accade nella nostra vita
e noi non possiamo fermare.
Io seguirò il corso degli eventi,
che in questo momento mi chiamano altrove.
Non mi girerò indietro a guardar i miei ricordi,
per non portare con me nostalgie o passioni sopite,
perché ogni cosa ha un inizio e una fine.
Se riuscirò, di te, vorrei portar, come ricordo nel mio viaggio,
una tua lacrima, che terrò stretta nella mano .
Ne farò un brillante, che illumini il cammino
e, quando una notte, alzando gli occhi al cielo,
vedrai una nuova stella che brillerà più di tutte le altre,
capirai qual era il mio destino.
cuori non plasmabili dall'amore
L'assassino in questa vita
forse troverà nell'oltre
la morbidezza assente ora
nel suo spirito di pietra
la roccia e la goccia
prima o poi la prima
viene levigata dal bacio
lieve e costante dell'acqua,
dalla lacrima che punge
il suo corpo freddo e solido
con immane pazienza (anni o secoli)
Anche il nostro spirito è un sasso
in attesa della carezza del fiume calmo
Ci bagnerà stilla per stilla
una fonte divina
sgretolerà finalmente
il nostro ego granitico,
rivelerà friabili sentimenti
anche dentro algidi occhi
La tenerezza vive perfino
nel nucleo della più forte montagna
Dentro la corazza il guerriero
più impavido resta sempre
e soltanto un uomo
Dentro un uomo c'è sempre un bimbo
Sappi che il mio amore
per te nacque allora
dalla tua dolce,
lenta, ostinata pioggia
Credi ora al potere
di una goccia sulla roccia?
vado di ricordi
vado di vento.
Mi sposto quando mi scontro
con l'aria gelida
che spira e solleva foglie secche
e muta a seconda delle stagioni .
Amo gli alisei
costanti , intensi
che spirano sempre
nella medesima direzione.
dalla fronte alla luna
ove s'allarga la morsa del vento
Dentro le cime del giglio -a sera-
quando la foglia di Adamo oscilla
nell'abbandono del fiore, del figlio
Leggi la trama del mio risveglio
sul turbinio d'onda che cade al guanciale
La morte è al sicuro come i tuoi palmi
-custodia l'arsura del mio quinto mese-
se è stato infausto, il destino.
Non me la prenderò con i miei piedi,
se mi doleranno in certi momenti nel cammino.
Non mi fermerò ad ascoltare il mio passato,
continuerò andare avanti guardando il sole
che nasce ogni mattino,
lasciando le ombre che mi seguono,
al loro destino.
Passano le curve dei propri anni e non rammentano giorni caldi
che guardavano notti dileguarsi a lunghi addii
Non piangono a mattina quando si attutiscono rumori e luci della sera
dove un gatto -solo- chiede tempo all'amore
Siamo gatte, feline,
chiediamo amore al tempo ma è lui che comanda e non è la strada
non ci fa paura quella
ma sono i fossi a farci cadere -noi, su membra fragili
che si accartocciano al tempo d'una sigaretta-
Vedi, le luci creano ombre e viceversa
ma è quando il raggio si fa buio che nasce la distanza
e le notti piangono
come le donne.
Foschia evapora umida
chiarore del mattino nasce
sotto nuovi languori
leggeri sbuffi si confondono
battaglie irruente di pensieri
nella mente si scontrano come bestie feroci
vago lo sguardo non da presagio di guerra
e poi..
poi incerto il passo
sospeso vaga piano
nel mare di gente che circonda
e tu fantasma senza nome
passi indenne
ectoplasma invisibile
odi frammenti di vita d'ognuno
t'imbevi di loro
un sorriso amaro nasce
per un attimo la luce fa intravedere il viso
l'acceca come fatuo foco
poi ritorni nell'oscura invisibilità.
quel chiaro scuro tra i campi
non un suono, non un passo.
Mi chiedo
dove vanno a finire
tutti quei canti che al mattino
piroettano il cielo
quei pizzichi tra le foglie
che ronzano i rami
gli orpelli del vento
sulla mia collina
ora sono ombre distratte !
Ah se potessi ...mi farei nuvola
con il tremolio di una dolce pioggerellina
avvolgerei questo tempo
che più non guarda il cielo
e non mantiene le promesse.


La luce diversa del cielo
scioglieva l'ultima neve di primavera,
l'acqua scendeva per i crinali della montagna
oscurando quel bianco lucore
sciogliendolo in fluido vagante
andando a far crescere rii e fiumi
che scorrevano immergendosi
nell'azzurro mare.
Un'altra stagione s'appressava
con il caldo tepore di giornate gentili
fra le dita del tiepido vento
a percorrere miraggi di mare
ad ammirare giardini in fiore
a sbocciare rose d'ogni colore.
Tu sei andato via in quel frangente:
sei apparso e sparito,
folgore improvvisa in un cielo indaco
che all'improvviso s'è incupito
e di grossi nembi s'è riempito.
Dopo d'allora la mia anima affranta
è rimasta sommersa in un eterno temporale...
ma io mi chiedo ancora.
riuscirò a navigare nuovamente
nel tuo caldo mare?








