asciugherò le lacrime
e laverò il volto.
Chissà se questo è il mio vero volto
o solo una maschera che porto!
È una maschera, sì!
L'ho cucita su di me...
e così inganno il mondo!
Ma dentro sto morendo...
quest'anima in tormento
tra poco brucerà o diverrà pietra
se non scappo via da questo purgatorio...
Devo scegliere:
paradiso o inferno...
Sono un'anima dannata...
una maschera cucita...
Ora voglio un vero volto
per buttar via
quello che porto!
e si schianta sul fondo,
e la pioggia la uccide
e non resta più nulla...
solo la nostalgia di essa!
Ecco, forse è così la felicità:
arriva all'improvviso,
ti fa scoppiare il cuore...
È un'intensità eterna
ma di durata effimera...
e non ti resta che il ricordo!
un emozione che agita il petto,
i tuoi occhi accolgono il cielo ed esplodono
in una gioia improvvisa
che sa di mare calmo poi di tempesta,
di brezza di mare ,
poi di tramontana,
che scuote e altera le onde in frange schiumose.
Un fulmine rapido si tuffa fin dentro al cuore
come una lancia che spacca!
Poi improvvisamente ...un lungo raggio di sole spezza
e il cielo singhiozzando inghiotte
e prelude senza più nuvole il sereno!
accogliesti quel mio priego,
Tu, che fuor dal tuo solente,
risvegliasti me, alter ego,
luce d'alba d'una mente,
polo opposto a ciò che nego.
Basta, patetico Di Luccio
rientra e chiudi il pozzo
per cui nascea il tuo cruccio,
di que' sogni, e'l tuo singhiozzo,
languido,"toccante" braccio
d'amore, inganno rozzo.
Sparisci inutile metà
pervasa da tuoi affanni,
petal arso d'altrui pietà
ove t'appaghi e trovi panni
onde fu orto. Ecco verità
ch'offuscò la vista e li anni.
MUORI! MUORI insulso insetto
e codardo, eunùco e falso,
sbiadito immàgo del tuo petto,
leon che tuba, a ruggir scarso,
sai bruciare in un "bacetto".
Nudo augello d'ali falso.
Hai "amato", ed or sei franto,
ma di frattur beffarda e vota,
amor immerita'l tuo pianto
perch'è "virtù" che zero quota
che s'avvia in geniale incanto
e in terremoto poi si rota.
Oh l'amore, oh si, l'amore!
Acclamata ed osannata
nella luce e nel torpore
dei secoli e cantata
ed eterna di tremore
fonte e cercata e riamata
madre adottiva d'ogni core
voto di calcoli e di canti
e di passioni debitore.
Son solo vesti, a tanti
ha "regalato" il bel dolore
per cui ancora sono affranti
e delusi quei tuoi tratti
parenti vecchi più del mondo.
Giunge sì d'attesi fatti,
e per cui da questo fondo
il più temuto e a cor intatti
per me, va' via, la terra sondo.
Parvente maturato frutto,
credesti allor a quella polpa
e alla gol che giace in lutto
sì cedendo per tua colpa
alla promessa di quel tutto
che da tutto si discolpa.
Spirto cupo, spirto teco
ermo morituro, la cagion
che intonò quel fatal eco,
ossia l'"amore", tua ragion,
portasti alto e fiero, cieco,
sott'ora lo verbo e le stagion,
ove cadi innocuo e spento,
della lama più affilata
e disarmato. Dal vento
vien di vita abbandonata,
rivelante dell'"Io mento",
luce finora ben placata,
esta lignea gabbia aurata.
E nell'afferrar tu gramo
quell'ingrata grave grata
resistente men d'un ramo
in infame cadi ornata
scheggia d'odio d'un ricamo.
E per ciò che non esiste,
per ciò ch'è morto e che mai nacque
piangi or gemma in cui persiste
l'impuro VER che finor tacque
di vizio e gioco qui mai viste,
sensual piacer che move l'acque.
in un respiro leggero.
Attendo invano di guardare il tuo viso scolpito,
assottigliato dai lamenti
che ancora vibrano come note la mia anima
quando vorrei solo stringerti forte tanto forte
e stringo solo parole!
Ritrovo immagini perdute
tra le nuvole che oscurano il cielo
e riaffiorano i pensieri
spietati come il soffio del vento
Sento ancora freddo
e scorrono i sogni e i rimpianti
mentre il sangue scorre
su questa scomoda solitudine
Rivoglio il vento calmo
e il sonno che mi lascia un sorriso
nelle attese che non sanno di sale
e il tuo viso che illuminava le ore
ma sento ancora freddo
su questa sabbia che scotta
mentre il cuore si riempie d'angoscia
e beve il veleno del tempo
la parola trattenuta nell’assenza
o l’atto giudicato inadatto al fatto
o la deriva di vita allagata d’insipienza?
Sapresti tu dirmi dove avanza l’armonia
laddove rimorso e rimpianto si fanno compagnia
laddove muore il lamento dal salvifico squarcio
laddove l’io è solo un luogo d’intralcio
lungo vene sclerotiche di malinconia?
Sapresti tu dirmi se c’è raccolto l’espediente
nel cestino dei sogni all’alba d’un cuore
dal triste giogo che trema e gorgoglia amore
quando il pensier lucido brucia parole sotto la soglia
e la libertà più vera ama chiamarsi pena?
Ecco solo allora la luce sconvolge e scioglie.
Sapresti tu dirmi al fine nella vita
dov’è il tempo schermato e persuaso di doglie
che partorite malate illusioni è risolto in veglie?
Sapresti tu dirmi come si sceglie la pelle
per il sapere e il dolore d’essere
oltre le stelle lacrime di neve?
O come finge d’esser al fine morente
ma solo sino all’attimo contingente
la risacca china a far risalire la cima fino all’anima
spianata indicibile nell’inquietudine fetida
che si diverte a insultare i muri con la domanda nota?
“Sapresti tu dirmi dov’io son morta?”
“E se la mia poesia al fine è risorta?”
Incateno il pianto alla carezza
una stella ascesa al fianco
lungo scarti smarriti d’unione
raggranellanti attimi di vetro opaco
l’onnipotenza d’essere impotente
l’Amore nel dolore d’ossessione
vivente in celle intime d’assenso
eco di ritorni alla memoria implosa
Insignificante non è solo la morte
quand’anche la vita lacera allevi
la dolcezza inferta alla ferita
lama conficcata d’infinita purezza
nel buio che si volta a luce nella vita.
impossibile non amare il cielo
senza nuvole,
impossibile non ascoltare il fiume
e il suo percorso,
impossibile ignorare l'estate
nelle rotoballe adagiate sui dolci pendii ,
impossibile non incantarsi davanti ai campi coltivati
che rivestono la collina di allegria,
impossibile non ascoltare il silenzio,
sotto una quercia antica e maestosa
dai rami intrecciati che mi
ospita e mi dona la sua ombra.
Perché questi sono i miei luoghi
e so dove cercare per stare bene.
Mi sfrutta.
Mi teme.
Mi cinge con dita tremanti,
piu bianche se vuoi delle cere.
Mi cerca al bisogno, sennò non mi guarda,
io nera memoria del lento suo dramma.
Son plastica e ferro con dentro il suo umore,
dì come potrei io lenirgli il dolore?
Non fossi una penna e con questo colore.
Non fossi d'inchiostro.
Se avessi anch'io un cuore.
né quello del mese
e tanto meno quello dell’anno
Non sarò mai il poeta da incorniciare
da acclamare o commentare
il poeta sugli scudi
di poesie paranormali
Non sarò mai poeta dei sussidiari
di poesie patinate e sorridenti
colonne di applausi
nella bacheca dei perdenti
Non sarò mai il poeta dei poeti
perché non vedo niente oltre la luna
non vedo niente oltre il cielo
e l’infinito è la mia fortuna
Non sarò mai quello che non sono
perché racconto solo
del vibrare delle vene
di quello che vedo
e quello che ogni giorno mi succede
del mio amore sparso tra le pieghe
di spine conficcate nel midollo
di pene che sguazzano nel cervello
e della gioia di afferrare quel momento
tra le stelle che brillano
mentre gli occhi miei si riempiono
di magiche lacrime che accarezzano
l’anima di un poeta che non trova pace
Giorni felici
colorate vivaci
come girasoli.
Tutto sa d'infinito.
La sveglia non pesa
tranquillità, serenità,
tutto diventa semplice.
Perfino le difficoltà non pesano.
Senza di te non ho forze
mi manca il coraggio di
affrontare tutto.
Quel girasole
è appassito
senza vita.
e non sanno darci pace
In quel risentire del silenzio
di frastuoni che si interrompono
all'infinito, precede la tempesta
prima della sabbia, che non vuol
liberare le sue fonti sbagliate
ma lasciarle immerse ad annegare
cancellando ogni cosa
sostando in piedi sul ciglio della notte
avvolta dalla tenda di lino bianca fresca e pulita,
farò silenzio per non disturbare il sonno della stanza
che pervade ininterrotto
e con gli occhi rivolti al cielo
ammirerò il crepuscolo dileguarsi in forma e colori
prima del levarsi del sole...
Ecco!!! All'improvviso
uno squarcio di rosso porporino divenire arancio
poi divenire lilla e rosa sull'argentato specchio d'acqua,
ecco aprirsi e sollevarsi
un enorme palla di fuoco,
una meraviglia nel riflesso del mare,
tra le tinte del cielo, tra il verde degli alberi,
la collina si sveglia
e ogni mio respiro è una risposta!
Immagine gentilmente concessa da Assunta Fiorentino






