fitta, buia, perigliosa selva,
ape intenta a pollinar
un fior di petalo morente.
Non osar entrare al core mio,
pulcio ignaro che tenta
e ritenta il ritrovar di via perduta,
son sentieri più insidiosi dell'Inferno.
Non osar entrare al core mio,
ridente sole in ogne azzurro,
potresti spegnerti e mai più
irradiare cieli altrui.
Non osare ché ho paura.
Omai son serrati i miei cancelli,
vi son troiane mura.
Invalicabili, indistruttibili.
Non osare ché ho paura,
paur che non ritorni,
paura che ti perdi, che non ridi
per ogni minimo mio gesto.
Ti prego, ti prego non osare,
le chiavi dei cancelli
ho inghiottito, e ora sono in me,
nel più profondo, perdute.
Non osare scavalcare il muro,
non sono come l'"uomo",
voglio esser solo col mio Nero,
nuotando solo nel mio oceano.
Non osare... E BASTA!
Prenda esempio questo seme
capace solo d'affidarsi
ad Alto e altrui consiglio.
Non osare avventurarti
tra vermigli miei, non sai che troverai,
i cieli del cor mio son solo "notte"
sordi a amore e carchi di diffido.
Non osar ché non è'l veglio.
Sono morto...
...e sono nato.
adulanti il sole
volti al passato
a ricordar tempeste
seppur dolci
aridi in sale marino
i nostri giorni infetti
ora guariscono
su gradini sporchi
di vomito
dolente il sapore
del vento
a spazzar profumi
di ricordi
viaggiando cercan
nuovi posti
per voltarsi
furiosa mente, arpa in dispeptiche contese
arrampicata a far combaciare convinzioni
confermate per ceto da ghigni consolatori
grasse madri d’inganni annuenti fandonie
prati d’ego lasciati fiorire privi di sole.
Tristi esordi senza ritorno al cuore
a sipario chiuso, farse in astinenza di platea.
Non capire non è poi così importante.
Si va avanti, non vicino all’essere, ma avanti
una pacca sulla spalla e queste parole
senza fretta di scoprire il centimetro di pelle
inventano, consolando sorrisi ebeti
propaggini false misurate all’appendice
impaurite da finestre murate nel dolore
in silenzio impazzito colmo d’io cielo
su nuvole di mare in quadri appesi
sfigurati dalla sorte, chiuse le porte
zittita la solitudine, inaugurata la morte.
Ci si innamora per questo.
… è il mondo incantato che vive dentro noi !
Un sogno a colori pieno di fantasia ,
è il desiderio dei grandi ,
di rimanere sempre bambini .
Siamo noi il cerchio magico
tra l’universo e il sole ,
con le fiabe di Biancaneve,
cappuccetto rosso e pinocchio.
La favola siamo noi !
Gli esseri arroganti che cantano poesia ,
favellano la strofa dell’amore
per scrivere l’idillio di una storia .
Siamo i reduci dei cantastorie
in ognuno di noi c’è Giulietta e Romeo ,
c’è la fata turchina,
la bella addormentata con l’immagine di cera .
Siamo i vespri siciliani che difendono la storia
l’orgoglio della patria ,
i guelfi e ghibellini
che vanno a braccetto in battaglia
e per un idealismo muoiano .
La favola siamo noi !
Siamo gli eredi degli uomini vuoti ,
gli intellettuali della borghesia ;
la marcescenza delle aridi condizioni .
Siamo il vanto ,figure senza forma
gli echi che bisbigliano nel vuoto,
i bizzarri rappresentanti di una razza in estensione ;
col gesto d’amore paralizziamo l’anima .
Siamo quel che siamo !
La natura è in noi …
cresce acerba per poi maturare ;
come un frutto nella sua stagione.
torna senza chiedere
Io sono qui, sotto questo salice al termine del limpido
ad aspettarti
Torna a sentire
a sperare insieme a me
perchè lo vuoi
Lascia quel muro affumicato ed annerito, quel male offeso
Torna meglio di prima
prima che puoi
Senza alternative, uscendo da quel brutto incubo
Senza voltarti, senza ripensarci
Perchè te lo chiedo
perchè non credo
Non farti supplicare
torna ad amare e volere
Torna e ti saluterò
ti conquisterò
ti abbraccerò
ricordano la mano colma di un Cristo solo
graffianti fragilità franate sulle rovine
cullanti malinconie innocenti di secoli
nudità d’anime in fiore sul finire del canto.
Dormiente lega, carnale dolcezza cara
oasi di tenerezza in silenziosa guerra
smarrita la pastosità delle comunioni ricolme
fili intrecciati a sollievo di fragilità urlanti.
Nudo il tempo è in lacrime, ultima dignità
al limite d'essere scheggia d'intime ossa
malato violento verbo, smembrata lingua
ingrato incontro di ritorno all’idea eterna
di una poesia morente lungo la riva.
Piove il dolore smarrito in fondo al cuore
bagna orme di solitudine d’anelito infinito.
all’intonaco
che si sbriciola sulla mia testa
a questo mondo di cartapesta
a questo cuore
che si sfalda nella tempesta.
Devo insistere
tenermi integro
non cascare nelle trappole
di sogni ruffiani
e affogare nelle pozzanghere
di strade senza itinerari.
Devo resistere
alla notte del sipario
a compiacenze e ammiccamenti
di puttane che cantano l’amore
angeli vestiti d’avvocati
e alle insidie delle litanie nel cielo.
Devo resistere
a tutto questo ed anche a me stesso
mentre mi sporgo
m’inganno e m’attempo
nel precipizio di una misteriosa sera.
mi vestirò di azzurro,
indaco blu del cielo o del mare
e un cappello bianco di seta
con un fiore rosso al centro
si farà notare quando per il centro
inizierò a passeggiare!
Mi siederò sulla panchina in piazza
ad osservare il viavai dei passanti,
ascolterò i rumori e le belle parole degli amanti,
mi sazierò dei loro baci .
Le rose e le bianche margherite,
avranno il tempo di tutte le mie giornate!
E quando sarò tanto stanca,
quando della vita ne avrò avuto abbastanza,
vestita d'azzurro indaco
blu del cielo o del mare
ti verrò a cercare!
d’esistenza!
Folgorato
dal partorir del tempo
mi ritrovai
per le vie
dell’umana esperistenza!
Demetra
che in concessione
mi dasti la via,
su un ponte
staziona il pensier mio,
unione immortale
tra gli avi
ed il batter del mio petto!
Aggravato dal tempo,
pesante appare
il carrozzone metamorfico
che l’architettura
dell’umano pensiero
trasporta!
Ma
il crepuscolo
dell’ ecumenica architettura
lascia lo spazio
alla maschera di questo tempo
che si rispecchia
avidamente in se stessa,
confondendo
accademiche e graffianti
critiche!
Avviso importante
di un percorso
sì umano ed impicciato,
ma liberato
da pangea confusione!
Non illuderti
essere umano!
Che natura
non ti brama,
ma lo sposalizio
dei tuoi avi,
nel confondersi
dei tuoi gesti,
altro non darà
che un gesto di vita!
Vivila.








