Mostro vituperato
deriso e sputacchiato.
Fenomeno da baraccone
esposto
in una giostra di periferia.
Grossa testa e doppio mento.
Fonte di spettacolo esilarante.
Sono l'uomo elefante
e marcisco nel fango.
Indegno di ricevere amore:
non sono alto,bello ,prestante.
Il deserto è luogo congeniale:
passeggiare per chilometri e chilometri
irrorato da sole cocente.
Piedi scalzi,
torturati da miliardi di granelli.
E a sera mi sdraio sulle aride uadi.
A te, Dio rivolgo
gloria e riconoscenza.
Hai mostrato al mondo
un volto corroso dai limiti,
ma vero
e che si beffa
della boria degli ipocriti
deriso e sputacchiato.
Fenomeno da baraccone
esposto
in una giostra di periferia.
Grossa testa e doppio mento.
Fonte di spettacolo esilarante.
Sono l'uomo elefante
e marcisco nel fango.
Indegno di ricevere amore:
non sono alto,bello ,prestante.
Il deserto è luogo congeniale:
passeggiare per chilometri e chilometri
irrorato da sole cocente.
Piedi scalzi,
torturati da miliardi di granelli.
E a sera mi sdraio sulle aride uadi.
A te, Dio rivolgo
gloria e riconoscenza.
Hai mostrato al mondo
un volto corroso dai limiti,
ma vero
e che si beffa
della boria degli ipocriti
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Nasce lieto il giorno fra chiacchiericci di note
e conversazioni di esuberanti uccelli.
Ovunque odo, narrazioni d'acqua, sussurri di fonti,
mormorii di ruscelli, arpeggi di fontane
ed echi montanari che intonano canti alpini.
Mentre madre natura accorda i suoi strumenti,
vibro anch'io, in quel gaio e armonico spettegolìo di suoni.
e conversazioni di esuberanti uccelli.
Ovunque odo, narrazioni d'acqua, sussurri di fonti,
mormorii di ruscelli, arpeggi di fontane
ed echi montanari che intonano canti alpini.
Mentre madre natura accorda i suoi strumenti,
vibro anch'io, in quel gaio e armonico spettegolìo di suoni.
Incantata
dal rosso al bianco colore
degli oleandri in fiore,
in questa tersa giornata
la strada
sembra un mare colorato ed ondeggiante.
Nella canicola del sole
il silenzio è come bianco rumore.
Si sente il frusciare delle siepi
che lievemente
carezzano l'aria profumandola
nella calda giornata.
La luce abbaglia il cammino
sotto un cielo terso e cristallino
toccato qua e là
da qualche nuvola vagante
che corre in alto
verso il crinale della montagna.
Il vento caldo di questa giornata
corre a stagliare nitidamente
un cielo azzurro cobalto
affollato dai voli pindarici degli uccelli
e dal loro gioioso canto
che scendono in picchiata e risalgono su
verso l'alto in una libertà sconfinata.
Melodia il cantare,
notte d'argento
il tuo cullare,
soave riflessi
avvertire, la brezza
leggera il dormire,
altalena d'organza drappeggi
il tuo broccato vestire,
fatata notte in sogno
le stelle cadenti
inseguire, nostalgica
luna dormiente,
incalzi vitale
meta d'Oriente,
danzare beata tra
nuvole rosa,
ammantare silente
l' essenza preziosa
cuore ghiacciato,
nel limpido lago
al chiarore dell' alba
specchiato.
In questa splendente giornata di sole
è germogliato il grano all'improvviso.
In questo mare giallo oro
che fluttua dolcemente all'alito di vento
risaltano qua e là papaveri
a disegnare proficue ed intense macchie
di rosso colore che si offrono al cielo
omaggio alla natura
che s'è risvegliata a nuova vita...
mi sorge un sogno all'improvviso
portato da bagliori gioiosi di pensieri
e intanto lo sguardo si perde
in questo mare ondeggiante
che domani donerà il suo seme abbondante.
Il rosso tramonto
pare voler abbracciare
quest'onda fluttuante
con un colore acceso d'amante...
profumo di terra smossa
appena bagnata
il vento smuove in una soave folata inebriante
come dono da inalare
a me che ammirata da tanta beltà
rimiro emozionata...
Arpeggia il verde chiomato del pino
un ti amo alla mimosa e un lieve inchino
fasciano sospiri sui tetti festosi.
L’aria si solleva zefiro in tiepido afflato
tra filari di mirto e cespugli di ginestra.
Quanta delicatezza, quanta purezza una rosa
piange prima della sua fine
agli occhi del divino la sua breve promessa.
Sinuosa saluta il campanile una rondinella
adagio il volo conquista la sosta
la sua croce in cerca d’una fugace mensa.
Ha dita nodose il tempo danzante
mutevole primavera smorfiosa
volubile tramuta tocchi di lampi rosacei
in torpori gementi, rossori di memorie d’amore
sussurranti antiche storie di labbra devote.
Curva morbida la collina sul passo roccioso
e fiordalisi d’azzurro pallido
imitano il cielo spiccando il volo
in desideri addolciti e decori di trame,
opulente sintesi di fugaci bellezze
liquidi accordi allo stato puro,
devozioni romantiche.
Ha occhi pietosi l’uomo al sacro suo grembo
spirito amato figlio di ventre squarciato
dal sonno in delirio e dal suo folle gesto,
lui che ospite sul pianeta celeste
febbrile suddito cieco non riconosce
la fragilità della gloriosa,
l’amata madre umana,
la nostra terra.
A siffatte sembianze io anelo
a tarda sera, un piccolo corvetto
sul filo teso al richiamo in falsetto
soliloquio malinconico disteso
dal delizioso inno, ignaro d’umano orecchio
così lieve e terso in supplica alla natura
che estasiata risponde cara al suo appello.
All’alchemico ascolto tacito la presenza mia
custodisco la magia dell’infantil stupore
nel vivere l’istante così rigoglioso di poesia.
Al richiamo roboante di lacrime dal cielo
i tuoni si rincorrono d’eco complice
lasciando che sia cara dimora la quercia
conforto chiomato ai piccoli di mamma micia.
Com’è fresca adesso l’aria di fine primavera
scrive favole al cielo nel vento sull’altura
e disegna piccoli mulinelli di invito
al sentiero appena nato nell’ultimo tratto.
Incanta arco il volo di due rondinelle
che danzano lievi accanto al mulino
richiamo d’acque al rotear di pale
incinte d’urla indaffarate al rito docile .
E’ un moto di vita l’umano miracolo
il divino nell’animo in estasi urla sazio
di furente amore dal cuore gonfio.
Orchidee candide
screziate color porpora
s'aprono al mattino
in quell'angolo di luce
mentre fuori piove
sull'acre odore di fumo.
Concerto di note in festa
fiutano il cielo in tempesta.
Il sussulto dei grappoli a mezz'aria
con gli echi sordi
sui tetti impregnati
sui tetti impregnati
contese luci di contrasto
sui campi terrazzati.
Brusco poi sorprende
quello squarcio nel cielo
ricorda che lassù si rivolta
e si nasconde il sole.
Sui petali vellutati
nasce l'arcobaleno
ed è ardore
tra i pistilli e i boccioli striati.
Un albero sopra una collina
i suoi rami secchi
sono braccia sferzate
dal vento
si muovono si agitano
nell'infinità del tempo
mentre l'inverno
inghiotte frammneti delle sue foglie
le radici arpionano
la fragile terra
tenendo il vecchio tronco
attaccato a ciò che ancora è vivo
aspettando un'altra luce
un'altra primavera
un'altra alba
a cui attingere
ignote speranze
per non avizzire.
i suoi rami secchi
sono braccia sferzate
dal vento
si muovono si agitano
nell'infinità del tempo
mentre l'inverno
inghiotte frammneti delle sue foglie
le radici arpionano
la fragile terra
tenendo il vecchio tronco
attaccato a ciò che ancora è vivo
aspettando un'altra luce
un'altra primavera
un'altra alba
a cui attingere
ignote speranze
per non avizzire.
L’aranceto fra le valli
fu trapunta d’una nevicata di luce,
punteggiatura d’una sera di febbraio,
favo invernale d’una capigliatura solare.
Le sue foglie parevan cristalli di vetro,
socchiusi coriandoli di labbra di linfa laccati,
fermagli d’alfabeti di pioggia argentati.
Oltre il fumo dei comignoli inerpicati sui tetti
giacevano dolcemente al suolo come piume,
confetture albumate di zagare accartocciate,
corteggiamento d’incanto orizzontale di scie di cometa.
Clessidre di soffici nuvole cotonavano l’orizzonte,
parevan intriganti scarpate d’un fazzoletto di cielo,
l’aranceto fra le valli fu favilla d’oceano lunare,
acquitrino d’ombre magmatiche sui muri adagiate.
fu trapunta d’una nevicata di luce,
punteggiatura d’una sera di febbraio,
favo invernale d’una capigliatura solare.
Le sue foglie parevan cristalli di vetro,
socchiusi coriandoli di labbra di linfa laccati,
fermagli d’alfabeti di pioggia argentati.
Oltre il fumo dei comignoli inerpicati sui tetti
giacevano dolcemente al suolo come piume,
confetture albumate di zagare accartocciate,
corteggiamento d’incanto orizzontale di scie di cometa.
Clessidre di soffici nuvole cotonavano l’orizzonte,
parevan intriganti scarpate d’un fazzoletto di cielo,
l’aranceto fra le valli fu favilla d’oceano lunare,
acquitrino d’ombre magmatiche sui muri adagiate.
Scampolo d’un merletto di raso,
oceano di rose dolcemente soleggiato
da un frammento di capriccio di carta,
soffio d’una stanca piuma di fenicottero
affaccendata fra le spire d’un azzurro lago.
Ecco la peonia, dea del tempio fiorito!
Pioggia zuccherina d’un naviglio di fragola
son i suoi petali d’ambra caramellata,
sembran confetti talcati di quarzo australe,
porpora d’orizzonti da nebbia rosacea carezzati.
oceano di rose dolcemente soleggiato
da un frammento di capriccio di carta,
soffio d’una stanca piuma di fenicottero
affaccendata fra le spire d’un azzurro lago.
Ecco la peonia, dea del tempio fiorito!
Pioggia zuccherina d’un naviglio di fragola
son i suoi petali d’ambra caramellata,
sembran confetti talcati di quarzo australe,
porpora d’orizzonti da nebbia rosacea carezzati.
Zucchero di stalattiti trapuntate d’argento
son roseti caramellati di nuvole diamantate,
rugiada di borotalco di stella e madreperla:
ecco la pioggia che carezza la sera.
Chignon d’asfalto d’arterie son le strade
sciroppo di cunicoli d’azzurro imbiancati,
champagne di comignoli dal vento glassati,
castelli di rondine d’autunno ghiacciati.
E le foglie sanguinano zaffiri di luce,
sembran spremute d’un temporale di grano,
cocktail d’orzata di mercurio mandorlato,
fagotto di ruggine sui tetti dal buio incravattato.
La pioggia è squarcio lacrimale di pane dal cielo,
valigia d’un fragile costato d’arcobaleno,
spezia d’immago rastrelli di zolle e cobalto,
ciondola sulle finestre come ciglia di cristallo.
son roseti caramellati di nuvole diamantate,
rugiada di borotalco di stella e madreperla:
ecco la pioggia che carezza la sera.
Chignon d’asfalto d’arterie son le strade
sciroppo di cunicoli d’azzurro imbiancati,
champagne di comignoli dal vento glassati,
castelli di rondine d’autunno ghiacciati.
E le foglie sanguinano zaffiri di luce,
sembran spremute d’un temporale di grano,
cocktail d’orzata di mercurio mandorlato,
fagotto di ruggine sui tetti dal buio incravattato.
La pioggia è squarcio lacrimale di pane dal cielo,
valigia d’un fragile costato d’arcobaleno,
spezia d’immago rastrelli di zolle e cobalto,
ciondola sulle finestre come ciglia di cristallo.
Non conosco stagioni ormai
si sfalda il tempo
più ai ripari non si corre
Sventola la falsità
distesa gioiosa sull’arcobaleno
perdono voglia di chiedere
Urla il vento urla potente
disperato è il suo grido
troppo silenzio allaccia i cardini del mondo
fluide lacrime scorrono
in aridi stretti sentieri
Isolato l’uomo muore
l’orgoglio lo invade
la richiesta di conforto
oltre le serrate labbra non giunge.
si sfalda il tempo
più ai ripari non si corre
Sventola la falsità
distesa gioiosa sull’arcobaleno
perdono voglia di chiedere
Urla il vento urla potente
disperato è il suo grido
troppo silenzio allaccia i cardini del mondo
fluide lacrime scorrono
in aridi stretti sentieri
Isolato l’uomo muore
l’orgoglio lo invade
la richiesta di conforto
oltre le serrate labbra non giunge.








