Vi ho scorte fuggire lontano dal rossastro cielo,
o tristi e cineree nubi.
Costringete un timido sole entro il vostro ventre,
espressione bizzarra degli umori di un vento che vi conduce lontano dal mio sguardo,
eterno mistero della terra che,
il vostro incedere,
avida,
anela,
di linfa racchiusa in soffici,
impalpabili membra.
Mutate in forma,
poichè io possa con voi sognare volgendo i pensieri fin oltre i confini del vostro cielo.
Dipingetevi di mille colori,
poichè le mie emozioni ne assumano le tinte.
Dispensate pioggia o arsura,
perchè questo povero corpo e la mia pelle tutta se ne possano nutrire.
o tristi e cineree nubi.
Costringete un timido sole entro il vostro ventre,
espressione bizzarra degli umori di un vento che vi conduce lontano dal mio sguardo,
eterno mistero della terra che,
il vostro incedere,
avida,
anela,
di linfa racchiusa in soffici,
impalpabili membra.
Mutate in forma,
poichè io possa con voi sognare volgendo i pensieri fin oltre i confini del vostro cielo.
Dipingetevi di mille colori,
poichè le mie emozioni ne assumano le tinte.
Dispensate pioggia o arsura,
perchè questo povero corpo e la mia pelle tutta se ne possano nutrire.
Una farfalla aggrazia timidamente le ali,
piume di polline fra i campi,
ed i suoi pensieri son riflessi d’arcobaleno,
grumi di colori fra scampoli di dirupi e tramonti.
Nel silenzio d’un giorno appena sveglio,
arena d’aurora si tinge di grano immenso,
scheggia d’un mosaico d’altri tempi,
culla il candido tintinnio dei suoi passi di perla,
elegante pentagramma d’acrobazie fra i sassi.
Ammira stupita una goccia di rugiada,
un braccialetto d’erba il suo cuore solletica,
fugge da un oceano di colline d’ambra argentate
così, stanca, su un ramo di pesco riposa,
disegna col suo sguardo geometrie di rosa
ed il vento è guanciale d’azzurro cielo.
piume di polline fra i campi,
ed i suoi pensieri son riflessi d’arcobaleno,
grumi di colori fra scampoli di dirupi e tramonti.
Nel silenzio d’un giorno appena sveglio,
arena d’aurora si tinge di grano immenso,
scheggia d’un mosaico d’altri tempi,
culla il candido tintinnio dei suoi passi di perla,
elegante pentagramma d’acrobazie fra i sassi.
Ammira stupita una goccia di rugiada,
un braccialetto d’erba il suo cuore solletica,
fugge da un oceano di colline d’ambra argentate
così, stanca, su un ramo di pesco riposa,
disegna col suo sguardo geometrie di rosa
ed il vento è guanciale d’azzurro cielo.
La rosa,
in arte
può essere uno specchio
dal "volto" d'oro,
tra i più rari e belli,
ma nessuno sguardo
si riflette nel sole...
Può tingersi
del colore che pare
eterno,
dopo poco sfiorisce:
come un soffióne
libera i suoi ricordi di piuma.
Se il cosmo perenne, oltre il cielo
sempre in affari di bilanci,
potesse seminare questo vento di passione,
raccoglieremmo i frutti di altri mondi,
Incontrandoli.
Il profumo della libertà
è sempre oltre la necessità.
La nostra esistenza,
è breve e a volte infuocata
con un tocco di rosa.
Al tuo tronco appoggio la mia fragilità
la tua corteccia esprime sicurezza
le tue salde radici camminano
dentro la terra ove i miei passi sfiorano
tu cambi con le stagioni
vesti con colori di foglie
doni amore con frutti e fiori
sei la poesia che la terra scrive nel cielo
sotto le tue fronde respiro bellezza
fresco silenzio e vissuta saggezza
vorrei fare il mio nido tra i tuoi rami
ove posarmi dopo la vertigine del volo
sento che hai un cuore
che comprende senza parole
e quando la tua chioma è accarezzata del vento
sorride alla vita e al canto
ogni volta che su te il mio sguardo si posa
trovo la spiritualità che rende la vita più armoniosa
meraviglioso albero accogli il mio pensiero
e innalzalo dai tuoi rami fino al cielo
Come rubino d’un pistillo di vino,
fiammella d’oceano corallino,
goccia d’un cristallo d’aurora sei.
Reticolo d’una matassa d’arterie,
rigoglioso mantello d’epistassi solare,
briciola d’una stalattite di cuore sei.
Crepe brillantine di fieno lunare,
cicatrici di polline abilmente intarsiato,
sanguigno scarabocchio di lentiggini sei.
Una criniera d’un merletto di foglie,
come svolazzante tutù d’una ballerina,
corona regale d’un morso primaverile sei.
fiammella d’oceano corallino,
goccia d’un cristallo d’aurora sei.
Reticolo d’una matassa d’arterie,
rigoglioso mantello d’epistassi solare,
briciola d’una stalattite di cuore sei.
Crepe brillantine di fieno lunare,
cicatrici di polline abilmente intarsiato,
sanguigno scarabocchio di lentiggini sei.
Una criniera d’un merletto di foglie,
come svolazzante tutù d’una ballerina,
corona regale d’un morso primaverile sei.
Calici di nuvole stropicciati,
precari intrecci di carta roventi,
pozzanghere di papaveri scarabocchio,
rossetto scarmigliato d’orizzonti accesi.
Fragili giare del firmamento terrestre,
gocce profumate di campi albeggiati,
fiaccole d’aurora vermiglia accoltellate,
cascine di papaveri scarabocchio,
matassa sfibrata d’orizzonti accesi.
Virgole di ciglia increspate t’assediano,
falci di lune spettinate son lentiggini di petrolio,
eucarestie coralline sfamano quell’esile gambo,
lenzuola di papaveri scarabocchio,
lanterne solari d’orizzonti accesi.
precari intrecci di carta roventi,
pozzanghere di papaveri scarabocchio,
rossetto scarmigliato d’orizzonti accesi.
Fragili giare del firmamento terrestre,
gocce profumate di campi albeggiati,
fiaccole d’aurora vermiglia accoltellate,
cascine di papaveri scarabocchio,
matassa sfibrata d’orizzonti accesi.
Virgole di ciglia increspate t’assediano,
falci di lune spettinate son lentiggini di petrolio,
eucarestie coralline sfamano quell’esile gambo,
lenzuola di papaveri scarabocchio,
lanterne solari d’orizzonti accesi.
Si svegliano le crepe
di voci appese
a filo d'acqua
a filo d'acqua
i ciottoli lisciati
dai ricami verdi al sole
parlano parole di cielo
le nuvole soffici e silenziose
sostano le sponde
per poi dissolversi
per poi dissolversi
nei paesaggi di mandorli in fiore.
Un profumo nuovo
veste i miei colli di vento
Un profumo nuovo
veste i miei colli di vento
a tratti ben sentierati
grappoli a mezz'aria
di campanelline viola
che ondulano il tempo.
Tra i vuoti rovesciati
Tra i vuoti rovesciati
petali gialli e fili d'erba
amano la Primavera
lei come me
conserva la rugiada
e il silenzio della sera.

La gioia di fili d'erba, esplosi di colore
cuciti su tappeti
minuti fiori azzurri
occhi da poco nati
dai distratti passi, già calpestati
Rondoni a rincorrere moscerini
per la fame dell'inverno, ancora viva
nel giocare con i propri bambini
a becco aperto, sporgenti dai nidi
lo sgranchirsi d'ali, da tempo serviva
Bocche di leone
piccoli soli, a distesa sul pianeta verde
visitate da api laboriose
in attesa delle rose
La lucertola
spunta dentro i sassi
tastando il calore
scappando al percepir di ogni tremore
Il salice piangente
piega verso l'acqua, la sua criniera
suonando come arpa
al baciar della sera
Si ritiran i bambini
dalle guance rosse
fin qui scatenati
nella giornata di primavera
si son subito addormentati.
cuciti su tappeti
minuti fiori azzurri
occhi da poco nati
dai distratti passi, già calpestati
Rondoni a rincorrere moscerini
per la fame dell'inverno, ancora viva
nel giocare con i propri bambini
a becco aperto, sporgenti dai nidi
lo sgranchirsi d'ali, da tempo serviva
Bocche di leone
piccoli soli, a distesa sul pianeta verde
visitate da api laboriose
in attesa delle rose
La lucertola
spunta dentro i sassi
tastando il calore
scappando al percepir di ogni tremore
Il salice piangente
piega verso l'acqua, la sua criniera
suonando come arpa
al baciar della sera
Si ritiran i bambini
dalle guance rosse
fin qui scatenati
nella giornata di primavera
si son subito addormentati.
Nuvole di velluto scarcerate
dal cemento in ciel son ricamate,
farfugliando tele d’arpe di sole scordate
in gocce d’un sentier di petrolio annidate.
Amache di vento son cravatte di tempesta
ed i fior, lanterne delicate d’un dì di marzo,
stramazzarono al suolo come da sagitte alluvionate
stroncando voli spensierati d’aquiloni immaginari.
Farina crepuscolare di semi e radici
fu pane furiosamente albeggiato nell’aria
e d’improvviso nacque un capriccio di bambino:
è l’alveare ghiacciato d’un tuono corteggiato.
dal cemento in ciel son ricamate,
farfugliando tele d’arpe di sole scordate
in gocce d’un sentier di petrolio annidate.
Amache di vento son cravatte di tempesta
ed i fior, lanterne delicate d’un dì di marzo,
stramazzarono al suolo come da sagitte alluvionate
stroncando voli spensierati d’aquiloni immaginari.
Farina crepuscolare di semi e radici
fu pane furiosamente albeggiato nell’aria
e d’improvviso nacque un capriccio di bambino:
è l’alveare ghiacciato d’un tuono corteggiato.
Ti alzi,
ti abbassi,
ti rovesci in avanti.
Sei un'onda
che scorri veloce,
per riemergere subito dopo.
Ti butti
dentro quel cerchio
di cemento.
Gli uccellini
si fermano
per dissetarsi.
D’estate
sei la salvezza,
d’inverno ti copri.
La tua bellezza è impressionante
un diamante
che brilla.
Resti cosi
immobile
per giorni.
Intorno,
Leggiadro scenario.
Profumo
Riemerge leggero,
Invade
Mattino nitente,
Ogn'angolo smorto.
Gioviali
In volo ne l'aria
Ornate farfalle
Rapinan
Ne l'uomo lo guardo
Offrenno n'incanto.
Decoro
Ingente, pervade.
Panchine, ancor fredde,
Ritrovan
Infatui nonnetti,
Momenti
Allegri assaporan
Vociare sì dolce.
E su li rametti
Ritornan uccelli
A darli concerto.
La strada
che attraversa i campi
ha diverse sfumature
dal verde ocre e luminoso
al giallo acceso.
Appena lungo i sentieri
spuntano viole mammole
margherite pratoline
ranuncoli e ginestrine
infiorescenze riunite
con nervature violacee e fusti bordati
di profumi e colori inconfondibili .
Che meraviglia!
Nella pienezza della luce
petali lucenti di rugiada.
Si respira aria di pace
ritorna la brezza del mare
aleggia incipiente con il vento
la Primavera.










