Sono i giorni della merla
ma nulla muove il vento
tutto è fermo
anche il fiume scorre lento.
E' un miscuglio di ciottoli
conteso da un passero
che guarda l'Inverno
tra gli alberi in sosta.
Un pò di pioggia
nell'attesa
dei fruscii tra gli arbusti
un pò di pioggia
che solletica vortici e mulinelli
in voci simili a parole
che parlano
ai rami protesi
smaltati di sole.

12 commenti
“Specchio, specchio delle mie brame.
Chi è la più bella del reame?”
“La farfalla! ”, mi rispose e mi sorprese.
Ella è di certo bella.
Grandi ali lei non ha,
ma l’aria quando vola taglierà.
Con una tavolozza di colori la sua anima è stata dipinta.
Anima anche una parete un po’ stinta.
Un pittore di non vederla non può far certo finta!
Ma ispirato lui sarà
e un ritratto le farà.
È una macchia di colore nel giorno in cui piove,
si posa sopra un fiore
e ti mette già di buon umore.
Elegante nella sua fragilità.
È potente,
anche se sembra valere poco più di niente.
La “Monarca”,
5.000 chilometri
ha compiuto senza che alcuno l’addestri.
La Monarca,
con Noé è entrata nell’arca.
A ella la mappa le manca.
Da nord all’estremo sud migrerà
e da lì la sua vita rincominciar potrà.
La sabbia, scende, scende,
scorre veloce…. la clessidra pian pian si svuota….
Ma la sua bellezza le è rimasta ancora devota.
Un senso di profonda pace
invade il silenzioso risveglio,
e l’aria pura, pervasa tutta
da un intenso profumo di fresco.
Nel rintocco del campanile
un nuovo suono, basso,
sul suolo un inconsueto gradevole rumore.
Sensazione strana!
Socchiusa la finestra al nuovo giorno,
spettacolo superbo,
tu, oh natura, giammai potrai più offrire!
Come in una scena teatrale
è comparsa lei, la dea bianca!
Che onore! Che incanto!
Fugace, piacevole sorpresa.
Alta donna di classe,
a passi di danza discende,
e offre al suolo i suoi fiocchi,
come petali di bianche rose.
Amata da piccoli e grandi,
ventata di gioia e gioco nuovo,
e in colui che vive profondamente la natura,
infonde la certezza di una terra
rigenerata e pura.
Trasforma il reale in fantastico e magico sogno,
e la quotidianità, in candido paesaggio incantato.
Oh! ahimè!, in tempo solo a tesser le sue lodi
ed è già scomparsa,
sciolta al tiepido sole,
e l’incantevole momento svanisce.

invade il silenzioso risveglio,
e l’aria pura, pervasa tutta
da un intenso profumo di fresco.
Nel rintocco del campanile
un nuovo suono, basso,
sul suolo un inconsueto gradevole rumore.
Sensazione strana!
Socchiusa la finestra al nuovo giorno,
spettacolo superbo,
tu, oh natura, giammai potrai più offrire!
Come in una scena teatrale
è comparsa lei, la dea bianca!
Che onore! Che incanto!
Fugace, piacevole sorpresa.
Alta donna di classe,
a passi di danza discende,
e offre al suolo i suoi fiocchi,
come petali di bianche rose.
Amata da piccoli e grandi,
ventata di gioia e gioco nuovo,
e in colui che vive profondamente la natura,
infonde la certezza di una terra
rigenerata e pura.
Trasforma il reale in fantastico e magico sogno,
e la quotidianità, in candido paesaggio incantato.
Oh! ahimè!, in tempo solo a tesser le sue lodi
ed è già scomparsa,
sciolta al tiepido sole,
e l’incantevole momento svanisce.

L'uomo non può dissacrare
l'equilibrio della natura
senza subir
conseguenza alcuna.
La strage perpetrata
sull'animale specie
porta costei
all'estinzione.
All'amata terra
la speculazione edilizia
ne sottrae linfa
metro dopo metro.
I veleni atmosferici
tolgono luce
al sole
respiro all'aria.
Gli oceani i mari
i laghi i fiumi
l'estese pianure
i monti urlano dolore.
S'opacizza
il prezioso tesoro
naturale e artistico
patrimonio dell'umanità.
Le genti onde sottrarsi
alla pattumiera del mondo
dovranno migrare nell'universo
poi chissà...
l'equilibrio della natura
senza subir
conseguenza alcuna.
La strage perpetrata
sull'animale specie
porta costei
all'estinzione.
All'amata terra
la speculazione edilizia
ne sottrae linfa
metro dopo metro.
I veleni atmosferici
tolgono luce
al sole
respiro all'aria.
Gli oceani i mari
i laghi i fiumi
l'estese pianure
i monti urlano dolore.
S'opacizza
il prezioso tesoro
naturale e artistico
patrimonio dell'umanità.
Le genti onde sottrarsi
alla pattumiera del mondo
dovranno migrare nell'universo
poi chissà...
Sono parole
di rosa carminio
in quell'angolo di luce
voci fiorite
mentre piove
sull'acre odore di fumo
sull'acre odore di fumo
fuori
si affaccia il cielo
ed è tempesta
sulla mia terra.
sulla mia terra.
Sorprende poi
l'arcobaleno
il sussulto delle foglie in fuga
mi ricorda che lassù
si rivolta e si nasconde
il sole.

il sole.

Lasciamo alle spalle il passato,
si riparte , si ricomincia.
Il nome di un Dio romano,
che ha con se due care frecce,
orientate tra passato e futuro,
tu Gennaio porti.
E pensa un po’, sarà il caso?
Tu pur nasci quando,
altre due frecce,
quelle che segnano
l’inesorabile scorrere del tempo,
nella notte, si toccano perfette.
Gennaio giungi a noi,
invitandoci al silenzioso e
dolce riposo, alla calma dei sensi,
stato ideale per i profondi pensieri.
Tempo di vera meditazione,
di saggia riflessione,
su di un anno appena andato
e su valenti e colti progetti,
per i nuovi giorni, se pur misteriosi,
che il futuro per noi riserverà.
La quiete circostante tutto
assopisce e riposa.
Solo il vento s’ode ansare,
tra i rami ormai spogli, freddi,
che puntano al cielo.
L’eroe passerotto, in cerca di cibo,
battendo le ali si spinge
fin su ai davanzali,
mentre il piccolo e timido scricciolo,
da una siepe innevata, fa capolino.
Altro suono non v’è,
non versi di uccelli,
ne mosche o libellule, nessun volo,
nell’aria ormai fresca e pulita.
Un cielo plumbeo, presagio
di pioggia, neve e gelo,
e la terra, coperta tutta
da un leggero e bianco tappeto,
protegge i suoi viventi semi,
attendendo, della donzella
fiorita e profumata, il suo dolce ritorno,
che col suo tepore, farà germogliare,
d’un tenerissimo verde,
le tante pianticelle.
si riparte , si ricomincia.
Il nome di un Dio romano,
che ha con se due care frecce,
orientate tra passato e futuro,
tu Gennaio porti.
E pensa un po’, sarà il caso?
Tu pur nasci quando,
altre due frecce,
quelle che segnano
l’inesorabile scorrere del tempo,
nella notte, si toccano perfette.
Gennaio giungi a noi,
invitandoci al silenzioso e
dolce riposo, alla calma dei sensi,
stato ideale per i profondi pensieri.
Tempo di vera meditazione,
di saggia riflessione,
su di un anno appena andato
e su valenti e colti progetti,
per i nuovi giorni, se pur misteriosi,
che il futuro per noi riserverà.
La quiete circostante tutto
assopisce e riposa.
Solo il vento s’ode ansare,
tra i rami ormai spogli, freddi,
che puntano al cielo.
L’eroe passerotto, in cerca di cibo,
battendo le ali si spinge
fin su ai davanzali,
mentre il piccolo e timido scricciolo,
da una siepe innevata, fa capolino.
Altro suono non v’è,
non versi di uccelli,
ne mosche o libellule, nessun volo,
nell’aria ormai fresca e pulita.
Un cielo plumbeo, presagio
di pioggia, neve e gelo,
e la terra, coperta tutta
da un leggero e bianco tappeto,
protegge i suoi viventi semi,
attendendo, della donzella
fiorita e profumata, il suo dolce ritorno,
che col suo tepore, farà germogliare,
d’un tenerissimo verde,
le tante pianticelle.
Percossa e tormentata,
indomita resisti alla sorte.
Recisa e' ormai la vita!
Sconfitta ti adagi nell'aria,
e mentre si odono lamenti struggenti,
desolata riposi sull'umida terra.
Tutto e' perduto!
Improvvisa, una carezza
risveglia l'ardore.
Ora osservi giuliva,
la danza sinuosa
e pioggia di "stelle multicolori"
canta il Mistero della Vita.
indomita resisti alla sorte.
Recisa e' ormai la vita!
Sconfitta ti adagi nell'aria,
e mentre si odono lamenti struggenti,
desolata riposi sull'umida terra.
Tutto e' perduto!
Improvvisa, una carezza
risveglia l'ardore.
Ora osservi giuliva,
la danza sinuosa
e pioggia di "stelle multicolori"
canta il Mistero della Vita.
Ironico mattino,
dell’anno appena nato,
regalami i tuoi colori,
dipingerò per te
la tela dei miei sogni.
Stamane ho visto
i raggi di un timido sole,
far capolino fra gli sprazzi
del tuo cielo azzurro,
confondere i miei sensi.
Sottile pioggia ho visto cadere,
giocare col gelido vento,
danzare nell’aria a passi leggeri.
Pulviscoli di gocce,
sospinte dal vento,
divenire un arco, nel cielo,
tra le due cime dei monti.
Ho visto poi il sole,
coi suoi tiepidi e lunghi raggi,
abbracciarlo, regalargli
colori caldi e brillanti,
sfumature cromatiche
eleganti e preziose.
Visione di uno scherzoso
mattino d’inizio anno
che inviti ad uscire
tra sole, pioggia, vento,
ad ammirar quell’arco
tra lo spazio azzurro.
Regalami quei colori,
e col pennello
della mia fantasia,
di te, io dipingerò.
dell’anno appena nato,
regalami i tuoi colori,
dipingerò per te
la tela dei miei sogni.
Stamane ho visto
i raggi di un timido sole,
far capolino fra gli sprazzi
del tuo cielo azzurro,
confondere i miei sensi.
Sottile pioggia ho visto cadere,
giocare col gelido vento,
danzare nell’aria a passi leggeri.
Pulviscoli di gocce,
sospinte dal vento,
divenire un arco, nel cielo,
tra le due cime dei monti.
Ho visto poi il sole,
coi suoi tiepidi e lunghi raggi,
abbracciarlo, regalargli
colori caldi e brillanti,
sfumature cromatiche
eleganti e preziose.
Visione di uno scherzoso
mattino d’inizio anno
che inviti ad uscire
tra sole, pioggia, vento,
ad ammirar quell’arco
tra lo spazio azzurro.
Regalami quei colori,
e col pennello
della mia fantasia,
di te, io dipingerò.
Rosa d'inverno
su ogni tuo petalo
hai scritto qualcosa,
hai scritto il caldo sole,
il vento e la rugiada.
In ogni tuo pastello,
hai scritto
il brutto e il bello,
su ogni tuo petalo
hai scritto qualcosa,
hai scritto il caldo sole,
il vento e la rugiada.
In ogni tuo pastello,
hai scritto
il brutto e il bello,
ultima, è ormai sola,
tu non vuoi perire
se non per solo amore.
Tu, vuoi sentir l'odore,
sì l'odore dell'inverno,
gurdarlo nei suoi occhi
e infine salutarlo;
che un sogno
tu avevi sentire
e non morire.
tu non vuoi perire
se non per solo amore.
Tu, vuoi sentir l'odore,
sì l'odore dell'inverno,
gurdarlo nei suoi occhi
e infine salutarlo;
che un sogno
tu avevi sentire
e non morire.
Un convinto giornalista
del suo saper fare interviste,
un dì, in ardua impresa si volle avventurare.
Proprio al centro di un borgo ben curato,
tra aiuole di gerani e di violette,
stavan a disquisir, seduti a tavolino,
quattro signori dall’aspetto assai distinto.
Egli silenzioso a loro si avvicina,
ignaro il poveretto del riscontro
che le sue domande andavan a suscitare.
Gradirei, gentilissimi signori,
con voi un poco colloquiare, egli esordì,
parlar vorrei della natura,
del nostro pianeta, ahimè, così malato.
Il suo sguardo negli occhi ai quattro,
uno dopo l’altro, egli puntò
e in men che non si dica,
strano effetto, in lui, questo produsse.
Insolite sensazioni egli provò.
La terra gli mancò sotto i suoi piedi,
salì un fuoco di calore sulle sue gote,
gocce d’acqua spuntaron da ogni poro,
e un alito di aria poi il viso madido asciugò.
Terra, Fuoco, Acqua e Aria?
Voi, gentilissimi signori?
s’illuminò la mente del convinto giornalista
e fu per lui gran bella sorpresa,
al cenno di capo della vecchia saggia Terra.
Siamo noi gli elementi della natura,
parlare vorrei io allor con te che son la Terra,
essi sono amici miei e a me d’immenso aiuto.
Una domanda porgere io vorrei a te,
perché vai a caccia di notizie,
alle quali tu ben dare già sai giuste risposte?
Similmente ad un attrezzato giardiniere,
al quale vien affidato un bel giardino,
così, coi tuoi fratelli, curar dovevi il Gran Creato.
Mari, boschi, fiumi e le tante città mie,
tutto a te venne affidato.
Un dono ero stata progettata
e come si proteggon le cose care,
anch’io meritavo più cure e più rispetto.
Non fu così, e per mera negligenza
o loschi affari, tutto fu mutato.
Il mare mio ormai non è più blu
ma nero e infetto da veleni.
Stessa sorte per i fiumi e per i laghi,
ingombri in ogni dove di rifiuti.
Tanto cosa ancor più triste è,
pensare all’aria che respiri,
plumbea di fumi e di gas in essa liberati.
Col dolore in cuore di mamma,
come posso non soffrire,
nel veder poi bruciare tanto mio verde,
per mano di un incauto, vizioso di tabacco?
I tre signori qui presenti
hanno avuto un mandato ben preciso,
essi uniti stanno a me come anelli di catena
e se così per noi non fosse,
mancherebbero stagioni, albe e rossi tramonti.
Seppur con differenti ruoli,
siamo i raggi di una stessa ruota
che viaggia verso una comune meta,
la vita e l’esistenza.
I fratelli tuoi stan cercan di trasformarli,
in nemici e distruttori, anche di me stessa.
Di essi ahimè non si è saputo misurare
la vera giusta dosatura.
Ora vi chiediamo, amateci di nuovo,
come ai vecchi tempi.
Un riguardo per me, vecchia terra,
viver vorrei ancora a lungo,
rigogliosa, fertile e nutriente.
Creare, accogliere e nutrir la vita ancora,
simile a grembo di una madre,
come per incanto e per magia,
senza di me nulla sprecare,
perché so di certo che
nel ciclo della vita e delle stagioni
ad ogni estate seguir dovrà l’inverno.
Sii convincente nel fare il tuo lavoro,
scrivi le mie parole in tutta verità
fai saper sul tuo giornale,
con garbo e con giudizio,
quali i tanti mali che ci affliggono,
risveglia le coscienze per la salvaguardia del creato,
lancia più che puoi tutti i messaggi
con slogan e frasi accattivanti
“ LA TERRA E’ UNA GRANDE MAMMA
ED E’ AD ESSA CHE L’UOMO APPARTIENE!”
Scrivi pure così a caratteri giganti
del suo saper fare interviste,
un dì, in ardua impresa si volle avventurare.
Proprio al centro di un borgo ben curato,
tra aiuole di gerani e di violette,
stavan a disquisir, seduti a tavolino,
quattro signori dall’aspetto assai distinto.
Egli silenzioso a loro si avvicina,
ignaro il poveretto del riscontro
che le sue domande andavan a suscitare.
Gradirei, gentilissimi signori,
con voi un poco colloquiare, egli esordì,
parlar vorrei della natura,
del nostro pianeta, ahimè, così malato.
Il suo sguardo negli occhi ai quattro,
uno dopo l’altro, egli puntò
e in men che non si dica,
strano effetto, in lui, questo produsse.
Insolite sensazioni egli provò.
La terra gli mancò sotto i suoi piedi,
salì un fuoco di calore sulle sue gote,
gocce d’acqua spuntaron da ogni poro,
e un alito di aria poi il viso madido asciugò.
Terra, Fuoco, Acqua e Aria?
Voi, gentilissimi signori?
s’illuminò la mente del convinto giornalista
e fu per lui gran bella sorpresa,
al cenno di capo della vecchia saggia Terra.
Siamo noi gli elementi della natura,
parlare vorrei io allor con te che son la Terra,
essi sono amici miei e a me d’immenso aiuto.
Una domanda porgere io vorrei a te,
perché vai a caccia di notizie,
alle quali tu ben dare già sai giuste risposte?
Similmente ad un attrezzato giardiniere,
al quale vien affidato un bel giardino,
così, coi tuoi fratelli, curar dovevi il Gran Creato.
Mari, boschi, fiumi e le tante città mie,
tutto a te venne affidato.
Un dono ero stata progettata
e come si proteggon le cose care,
anch’io meritavo più cure e più rispetto.
Non fu così, e per mera negligenza
o loschi affari, tutto fu mutato.
Il mare mio ormai non è più blu
ma nero e infetto da veleni.
Stessa sorte per i fiumi e per i laghi,
ingombri in ogni dove di rifiuti.
Tanto cosa ancor più triste è,
pensare all’aria che respiri,
plumbea di fumi e di gas in essa liberati.
Col dolore in cuore di mamma,
come posso non soffrire,
nel veder poi bruciare tanto mio verde,
per mano di un incauto, vizioso di tabacco?
I tre signori qui presenti
hanno avuto un mandato ben preciso,
essi uniti stanno a me come anelli di catena
e se così per noi non fosse,
mancherebbero stagioni, albe e rossi tramonti.
Seppur con differenti ruoli,
siamo i raggi di una stessa ruota
che viaggia verso una comune meta,
la vita e l’esistenza.
I fratelli tuoi stan cercan di trasformarli,
in nemici e distruttori, anche di me stessa.
Di essi ahimè non si è saputo misurare
la vera giusta dosatura.
Ora vi chiediamo, amateci di nuovo,
come ai vecchi tempi.
Un riguardo per me, vecchia terra,
viver vorrei ancora a lungo,
rigogliosa, fertile e nutriente.
Creare, accogliere e nutrir la vita ancora,
simile a grembo di una madre,
come per incanto e per magia,
senza di me nulla sprecare,
perché so di certo che
nel ciclo della vita e delle stagioni
ad ogni estate seguir dovrà l’inverno.
Sii convincente nel fare il tuo lavoro,
scrivi le mie parole in tutta verità
fai saper sul tuo giornale,
con garbo e con giudizio,
quali i tanti mali che ci affliggono,
risveglia le coscienze per la salvaguardia del creato,
lancia più che puoi tutti i messaggi
con slogan e frasi accattivanti
“ LA TERRA E’ UNA GRANDE MAMMA
ED E’ AD ESSA CHE L’UOMO APPARTIENE!”
Scrivi pure così a caratteri giganti
Nuvole di lana
son coralli accigliati dal sole,
scampoli d' irrequiete altalene,
maglioni di bianche stagioni,
corolle abbigliate dal gelo,
collane accartocciate dal pensiero,
cortecce ovattate di cielo,
ala d' angelica panchina,
nebulosa vernice del vento,
confettura eterea del meriggio
e nevischio d' uno specchio temporalesco.
son coralli accigliati dal sole,
scampoli d' irrequiete altalene,
maglioni di bianche stagioni,
corolle abbigliate dal gelo,
collane accartocciate dal pensiero,
cortecce ovattate di cielo,
ala d' angelica panchina,
nebulosa vernice del vento,
confettura eterea del meriggio
e nevischio d' uno specchio temporalesco.
Sentieri innevati di miele stellare
son le arterie geometriche dell' arancia,
raggio equatoriale d' inverno
tra capigliature d' aureo giaciglio
e ragnatele di foglie intrecciate:
frizzante è il tuo carapace dorato
tra la nebbia d' un mattino dimenticato.
Fagotto incipriato d' intrecci solari
ad una vecchia finestra ti specchi
e come cuore naufragato d' amore
colpito dal canto d' un temporale,
così una dolce spada di luce acceca
un tuo coriandolo d' ombra imbiondito.
Pianeta ingioiellato dal gelo,
dal ciuffo spettinato d' un ramo proteso
precipiti sospesa come goccia di brina
e d' un piccolo pettirosso indispettito
sei divertente altalena d' elegante allegria.
son le arterie geometriche dell' arancia,
raggio equatoriale d' inverno
tra capigliature d' aureo giaciglio
e ragnatele di foglie intrecciate:
frizzante è il tuo carapace dorato
tra la nebbia d' un mattino dimenticato.
Fagotto incipriato d' intrecci solari
ad una vecchia finestra ti specchi
e come cuore naufragato d' amore
colpito dal canto d' un temporale,
così una dolce spada di luce acceca
un tuo coriandolo d' ombra imbiondito.
Pianeta ingioiellato dal gelo,
dal ciuffo spettinato d' un ramo proteso
precipiti sospesa come goccia di brina
e d' un piccolo pettirosso indispettito
sei divertente altalena d' elegante allegria.
Mezzaluna curva sul selciato,
dipinta d' atmosfere d' estate,
abbottoni il tuo cappotto infuocato
raggomitolando raggi di sole pettinati
tra costellazioni acciottolate di colori.
Prodigiosa ballerina silenziosa
solletichi le zolle impallidite
di cortecce del grano autografate
e sul tuo volto di mascara accigliato
fermagli di polline e corolle
son foulard di cipria e giravolte.
Cattedrali di sassi e radici
del ciel ti sembran acrobatiche arnie
e di letteratura d' inchiostro e catrame
son le tue zampette abbigliate:
una vecchia pigna arruffata d' agonia
è il tuo ammobiliato casolare regale
all' ombra sconfinata d' un frutteto,
grondaia astronomica del creato.
dipinta d' atmosfere d' estate,
abbottoni il tuo cappotto infuocato
raggomitolando raggi di sole pettinati
tra costellazioni acciottolate di colori.
Prodigiosa ballerina silenziosa
solletichi le zolle impallidite
di cortecce del grano autografate
e sul tuo volto di mascara accigliato
fermagli di polline e corolle
son foulard di cipria e giravolte.
Cattedrali di sassi e radici
del ciel ti sembran acrobatiche arnie
e di letteratura d' inchiostro e catrame
son le tue zampette abbigliate:
una vecchia pigna arruffata d' agonia
è il tuo ammobiliato casolare regale
all' ombra sconfinata d' un frutteto,
grondaia astronomica del creato.







