il profumo del mare
rubato al suo brontolio.
Si dimena,
come bimbo capriccioso,
va rotolandosi in tutto il suo spazio.
Uno sbuffo spinge onde verdastre
sugli scogli e sulla rena.
…Poi urla!...
Ascolto il suo lamento,
sotto un cielo cupo e minaccioso
mentre,
fine e impalpabile pioggia
fiocca come zucchero…
Pallidissimo sole,
si spinge tra neri nuvoloni
e voli d’incolleriti gabbiani.
Solo grida nervose,
tutt’intorno,
in una statica atmosfera,
surreale,
dove tutto si muove a fatica.
E’ un uggioso,
malinconico
giorno di novembre…
del vento;
accarezzo l'onde
del mare;
m'inebrio dell'essenza
dei fiori;
m'incanto al volteggiar
degli uccelli;
m'esalto d'un rosso
tramonto;
mi respiro dell'alba
solare;
m'inzuppo nella rugiada
del mattino;
m'emoziono allorché
madre natura
continui imperitura
il suo canto.
veder l'albero
così.
Come esser vivo!
Sapessi vederlo
nella sua respirazione
attraverso le foglie
nel pulsar
della sua linfa,
che circola
come il sangue
del corpo,
nel suo crescer
nel suo morir.
Nutriresti
il sentimento
di rispetto
dovutogli.
porta via l'armonia
al piccolo laghetto
d'azzurro e di vetro
mentre in fuga
vanno i verdi germogli
le nuvole
i versi striduli
dal cielo
ora dormienti gli abeti
sfogliano le stelle
di effimeri lampi di luce
scintillano i monti
fredde e gelide le notti
sfumano d'argento le cime
scolpite e macchiate di neve.
possente e maestosa
ti ergi,
troneggi tra i campi
disegnati
dal villico artista
con vomere e zappa;
scultorea
madre natura ti fece
con sembianze umane:
corteccia la tua pelle,
tronco il tuo corpo,
rami le tue braccia,
radici le tue gambe;
chioma la tua testa,
linfa botanica
il tuo cuore pulsante,
i colori
delle quattro stagioni
il tuo abbigliamento
per la vita.
Giallo sole
il mio limone
Arancio tramonto
le mie esperidi
Nero inchiostro
le mie more
Rosso fuoco
le mie dita appena punte
e la mia pelle graffiata
da grovigli di rami e spine
Con cura infilzo sullo stelo slanciato
le mie more di rovo selvatico
Imbrunite le mie labbra
Incavo scuro le mie mani
Nero
il colore dei miei frutti perduti
Nei miei occhi
passaggi di memorie

a ricercare il granello di sabbia
sfuggito al mare
e restituito dall'onda
tutte le volte che la marea
si lascia accalappiare dalla luna.
E tra le onde virtuali
mi perdo come polvere
riflesso da quel raggio
che sembra colpire la terra
ma rimane alla ricerca
di quel naufrago granello di mare.
fertile, arida, amata Terra;
antica e sempiterna
madre e matrigna,
altruista e incompresa,
sfregiata alle radici
nel corpo e nell'anima:
la tua ribellione è giunta!
Alza la voce ora
senza colpo ferire,
vivi con l'umanità che sfami
l'armonia del Creato;
che l'uomo sia
riconoscente e degno
della tua benevolenza.
già nell'aria si sente
il vicino settembre.
La luce è più soffusa
l'aria si fa più mite.
La vigna è piena e fiera.
Le foglie sono tristi
perchè stan per morire.
Radioso invece è il bosco
che mostra i suoi colori
e offre a chi ne vuole
funghi, castagne e more.
Si affrettano a stivare
le previde formiche.
Negli alberi gli uccelli
parlano di emigrare.
Pronte sono le tane
di chi dovrà dormire.
La terra assiste placida
a queste attività
perchè sfruttata e stanca
a riposare andrà
coperto da foglie
cadute dagli alberi,
il freddo e il vento
le hanno strappate.
Si sbriciolano
sotto le scarpe,
uno strano rumore
mi insospettisce,
risalgo il sentiero.
Intravedo attraverso
gli alberi spogli
un piccolo ruscello,
ai lati l’acqua ghiacciata,
nel centro scorre velocemente.
Il letto del ruscello è coperto
da sassi bianchi luminosi,
il rumore si trasforma in suono,
dell’acqua
che scorre.
ecco che l'autunno è pronto a guardarmi inviso.
Nuvole grigie sin dal mattin s'avvicendano
e ridono, piangono, creano spettacolo tanto umano
con forme strane e bambini che ti tengono per mano.
Nell'alba tranquilla s'ode qualcuno che spara,
v'è il cacciator che il fucile imbraccia e, sorte amara,
preda cade nella buia radura nostrana.
Per le vie del paese d'una domenica pomeriggio,
sentendo l'odor di caldarroste al fuoco,
dimentico quasi d'improvviso il cielo grigio
e non penso più a quella preda, in quell'istante, da poco.
Sento che la stagione grigia dell'autunno è arrivata,
coi suoi lati oscuri e l'odor della sua beltà s'è rinata
in un paesaggio che per tre mesi, da questo momento,
farà intristire qualcuno, ma talun renderà contento
del profumo d'un autunno da assaporare,
trascorrendo liete serate davanti al focolare.
spostati di curiosità
attraente come amore
stranezza, in tanto scalpore
invadente, come superba
le braccia punte da rovi silenti
che con il loro sanguinare
rallentavano, delle gemme
l'attesa della pioggia nel cadere
C'erano fiori dalle forme d'orchidea
fiamme di cristalline sfere
come da bere
scie disegnate
quasi stelle copiate
Sotto secche foglie
il prato salvato
dal passar di elefanti
trascinar di negligenti
Lascio i rami al loro stare
tardi soppeso
questo mio calpestare
I fiori raccolti calpestando un prato
non sono la bellezza che aspettavo
un desiderio appagato
Ritorno sul sentiero con questo pensiero
la natura non fa niente per niente
non era giusto cogliere quei fiori
solo per farli vedere
ad altra gente
colori come giroscopio
caduto dal cielo
miracolo raccolto
bucando l'attenzione, con la dimensione senza rilievo
avvolto in luccicanti semi
lontano dal timore, d'istinto guidato
gettato nella frenesia sconosciuta ai simili
circospetto negli interrogativi
sguardi nascosti
alfabeto Morse di versi
nuvole più vicine
terra più lontana
freddo bagnato da fumar sui fili tesi
fiori e frutta da non avvicinare
seguendo i raggi penetranti del sole ancora alto
la paura di qualche pappagallo









