a te che sei così lontano,
eppure così vicino...
A te, che con il tuo sorriso,
e la tua gioia di vivere,
quasi m'illudi,
di quanto bello sia
questo mondo.
D'un tratto però, l'illusione svanì.
Vidi l'umano fallimento,
ch'ogni giorno mi rimembra
la nostra triste condizione,
di perenne smarrimento,
schiavi di noi stessi.
Ma lui mi scosse, come per svegliarmi,
e ancora sorrise, imperterrito,
e come le onde del mare sulla dura roccia
la sua allegria fece breccia nei miei pensieri.
Mi riportò a quel magico mondo felice
alla quale stavolta cedetti, e m'illusi.
Allora capii, tutto fu chiaro,
e fui felice, e fui libero.
Perciò è a te, Amico mio,
ch'io ringrazio.

Si sciolgono come cera
un fuoco di passione
- ci pensa la neve alle fioriture dei narcisi ma i veli pietosi saranno gelo -
C'è chi leva le tende
e chi le monta
per godersi lo spettacolo
inatteso... vibrante
in questa vallata, distesa
vestita di bianco come la sposa
Noi siamo qui, senza nascondere le mani…
e nessun sasso che ci zavorri…
e siamo giovani e belli
privi di rughe o solchi lacrimosi, vogliosi
di qualcosa che non sia la solita solfa
e allora cantiamo a squarciagola, spavaldi
nei cuori, i nostri, dove l'ipocrisia non attecchisce
Quel monte a picco sul mare lo vedevo ogni giorno dalla finestra
la voglia di scalarlo mi prendeva sempre di più
un giorno presi coraggio e mi misi in cammino
con molta fatica metro dopo metro ancora oggi lo sto affrontando
scivolando e rialzandomi centinaia di volte
ancora non sono riuscito ad arrivare in cima
ma so che dall'alto la vista sarà bellissima
andrà da Civitanova a Camerano ad Ancona
e forse riuscirò a vedere la Croazia.
La mia vita è una continua scalata fino alla cima della maturità
mi guarderò indietro e avanti
pensando quanto di bello ho fatto e farò
fregandomene della fatica fatta
sapendo che poi mi aspetterà una discesa dolce
come il mar Adriatico che luccica sotto questo monte.
Noi ci conosciamo,
ci siamo studiati.
Io ti ho studiato.
Tu hai provato a capirmi
e io forse
non ci sono riuscito.
So che ti devo un grazie,
che c’eri… e di questo
non me ne vergogno.
Che le hai riaperto gli occhi
rispedendola indietro,
che le hai restituito un sogno.
Non so per quale strano
motivo, ma non è la prima volta
che noi due abbiamo a che fare.
Forse ti sto simpatico o più
probabilmente ti faccio una gran
pena… non so che pensare.
Non so se ti credo
e non so
cosa io e lei faremo…
Ma ti credo… senza
logica, senza niente; noi ci
conosciamo… ci conosceremo.
cerchi si dilatano,
voli di libellule sono libertà.
Nell'insieme perfetto
ombre si diffondono.
Nucleo di vita,
nel quieto meriggio,
irrompe nello spirito evanescente.
Nulla è peso, è tormento,
s'intravede lavorio lontano nei campi.
Strappa lacrime e urli di dolore, sotto il fragore di bombe e esplosioni.
Ci sono bambine che vengono violentate, picchiate altre ferite e altre abbandonate.
Portano cicatrici indelebili nel corpo e nell'anima, non hanno la libertà di vivere la loro spensieratezza la loro fanciullezza.
Le loro lacrime sono pezzi di serenità violata, di infanzia negata.
È un orrore terribile che mi fa sanguinare il cuore ai bambini va dato solo amore.
Carezze e baci, coccole e tanta gioia, non è questo il modo di trattarli hanno bisogno solo di felicità, non di malvagità.
Non mi resta che pregare per queste anime innocenti, per queste creature plagiate e vittime di torture.
Questa umanità per loro non ha pietà, da loro solo sofferenza al posto di pace e protezione questa è la mia opinione.
Il sole abbottona
uno spartito di marzo,
arancia spicchi di periferia,
anagramma del cuor il laccio
ed il pescator di stelle
consuma un rebus d’amore,
incendia le sue reti
d’un nudo d’anima e pensieri.
Tramonti al discount
scissi in steli di cielo
parcheggiano la luna
sulla battigia del dolore,
piange in silenzio
crine di gemma che nasce.
Mi capita di pensare a quanto
Artù avesse creduto
alla Tavola Rotonda.
Ti offrivo uno stupido romantico
con il suo cavallo bianco.
Non far che il suono della ghironda
giaccia con la palanca di quella
che una volta era Camelhott,
tra le sue rovine…
Non avrebbe per nulla accettato
Artù di sacrificare neppure
una qualunque delle sue frine.
guarda sfilare il mondo
il grazioso andirivieni dei giorni
increspati da onde senza sale
lenti nel divenire
sapidi invece nell’approssimarsi
al compiuto destino.
Ricopre a mo’ di coltre
gli illusi amori e il resto
obliterando solo le certezze
del fiume che mai sarà lo stesso
se non confinato nel ricordo.
Avevamo vent’anni quella sera
ce ne scoprimmo cento il giorno dopo.
La carta il burro lo ripara nell'argento
ai ciottoli
ancora anello intorno ai colli di piumette
a gradazioni al blu,
per intuizioni di giumelle
giadasmeraldo, il fiume sbuca.
Perfino le tue sillabe d’erba
si allungano invisibili -non smetto di ascoltare
ebbra al meato sporto a primavera.
Ma noi: non siamo
avidi filamenti nel verde di fanghiglie?
Un ansito, il frinire d’acqua
sulle acacie, siamo?










