per far sapere a tutta la gente,
di quanto sei bella e intelligente,
seppur non lo sappia fare
ma ci voglio sempre provare,
a scrivere una canzone,
da poter cantar a tutta la gente
e non m’importa se non mi staranno ad ascoltar,
perché sarà la mia canzone per far saper a tutti
che tu sei bella e intelligente.
Un ritornello vado ad intonare,
da poter cantare in coro
con tutti quelli che con me lo vogliono fare,
la canzone dedicata a te che sei bella e intelligente.
Questo sto scrivendo
per raccontar il nostro amore,
di una donna bella ed intelligente,
quindi lo continuerò cantar
a gran voce il mio amore per te che sei
bella e intelligente.
E tutto va in questa canzone
ogni volta che uno vorrà cantar
con me lo potrà sempre far
sapendo che tu sei per me
la mia donna e sei la più bella e intelligente.
Lo so che mi ripeto continuamente,
ma è una canzone che dedico
per elogiar la mia donna che è bella e intelligente.
tuttavia degna delle migliori attenzioni.
Decido di gettare la forma: villano maschilismo che avvolgeva il mio volto.
La prima pagina mostra occhi di neonata, castani e splendenti come biglie in una giornata di sole.
Sono estasiato quando all’asilo, animi i bimbi che ti girano intorno. Le maestre si sorprendono,
dal magnetismo tipico di chi sa il fatto suo.
Serena e gioviale alle elementari, corri nel prato insieme ai compagni.
Noto il carisma con cui ti distingui, sorridi al padre che scatta la foto.
Adesso comincia la vera odissea, solo il pensiero mi turba.
In prima media sbocciano i seni e scopri il dolore, in un ciclo di pubertà.
Scorrono mesi che si trasformano in anni. Passi le scuole con voti mediocri, ma non bastano a toglierti il sogno di creare una vita.
Tu sei creazione, Tu sei energia che ovunque prorompe.Ti sposi e rendi tutto lucente, il fotografo benedice quell'attimo.
L’istantanea mostra il quadretto di te e tuo marito, uniti in dolcezza.
Dammene atto, anche noi vi rendiamo felici. Spezzo una lancia a nostro favore!
Ma parliamo di te, sesso gentile...
Scorro la pagina ed è ancora il tuo vecchio a immortalare un evento, frutto di quattordici ore di estenuante travaglio.
Egli ha il tuo stesso sorriso. Lo baci sulla fronte, sincronizzi il cuore col suo.
Sfiori la terza decade, ti accorgi che l’esistenza è tutta in salita.
Evade un decennio, osservo la tua posa davanti alle candele sopra una torta. Gli amici rendono onore, alla persona che sei diventata.
Altre pagine, forse quattro, testimoniano il tempo.
Mezz’età: Il traguardo più ambito. Separi le acque, tra macchie e peccati. Non è certo una favola!
Ma l’umiltà che hai acquisito allevia ogni tuo errore. Appaio sincero senza riserve, però ammetto che a volte, vi ho offeso duramente. L’ultimo capitolo mostra la famiglia a Natale, il tuo viso saluta la tonicità
eppure i nipoti a te rendono onore, in un elegante primo piano.
La mia identità resta ignota. Potrei esser tuo figlio, ma è irrilevante.
Sono l'osservatore che analizza un cammino.
Vado avanti, il libro illustrato giunge alla fine. Coltivo le parole migliori affermando:
sei il miracolo più bello del mondo.

Oggi è risorto Gesù, si è donato per noi.
Il suo amore per noi è eterno e immenso.
Impariamo ad accogliere questo importante messaggio, nei nostri cuori.
Diffondiamo solo pace e amore, diventiamo suoi discepoli di fede.
In noi portiamo la gioia di amare e pregare, per germogliare e divulgare pace e bontà.
quando lentamente inizia a scivolare via dal cuore
e il profumo della pelle cambia odore.
Vagabondi ricordi iniziano a riaffior alla mente,
posticce sensazioni tra il cielo e l’anima,
antiche carezze che scaldano come un vecchio sole.
Tutto sembra diventar patetico ed egoistico,
iniziam ad aggrapparci e usar come arma di difesa il dolore,
feticcio mostrato come trofeo da occhi pieni di lacrime.
Escludi il coraggio per ancorarti al dubbio
e le paure diventan viscerali trofei,
medaglie esibite alla morte,
cercando di scompigliare i suoi piani.
Sensazioni spostate nell’ignoto, sconosciute protesi
che come cavalli galoppano per i viottoli degli anni,
strade sconosciute agli umili viaggiatori
che si rassegnano a non guardar oltre la vita terrena
per vivere il dono dell’eternità

Che colpo basso, che gran regresso
Dove lo sguardo permette di scrutare
in lontananza
là
verso oriente
le candide cime di un monte incantato
esso con la sua imponenza
riempie i miei occhi d’aria e speranza.
Verso occidente
immerse d’azzurro
m’avvolgono in un piacevole vortice
d’amore, gioia e piacevole malinconia
sia in quiete che in tempesta
di giorno e di notte.
Queste due forze
sembrano a volte
voler disegnare il gioco della vita
poiché esse stesse sono vita e fonte di respiro.
Io che vivo nella loro culla
che mi nutro di quel respiro
che godo dell’energia delle onde
di cosa mi lamento?
Coloro che non possono nutrirsi di quell’energia
che conoscono soltanto il respiro del nulla
che nome hanno?
Loro
sono gli uomini senza neve né mare.
In umani diritti
e doveri d'autore
esponi torta della tua arte
e certo non sarà lasciata da parte
la tua pittura, la tua scultura
ci sarà cibo a giusta cottura
la tua bravura, la tua magia
vivrà d'armonia e pura allegria.
Cosa sai fare oh tu contadino?
- Da me non avrete soltanto brodino!
E tu calma e placida massaia?
- Non solo due passi in giro per l'aia!
Dai buon poeta sventagliacene una ... tua
ci sarà, farcito fantasia, prelibato piatto
e tu che lo sai fare, dai cantaci una canzone
io ne porterò un bottiglione,
loro faran vedere rara la propria pasta
e potremmo iniziare anche a danzare.
Lascia stare denari, frusta
capitali pensieri e di sicuro
ci sarà gran festa.
Perduta in un fugace sorriso
di tiepido ondeggiare
che se fosse cera
allora sarebbe un inchino
ma il Nascente e'già atteso
nel suo valicare
dal corteo lì in fondo
dove si parla
di variabili e calore
E di nuovo questo vapore
che cammina in disparte
nelle sere blu
dove si sente il frastuono
di quegli occhi sparsi
che di acqua
non vogliono voci
E di musica si innalzano inni
al nero che il verso redime
se anche un solo giaciglio
di steli e ragioni
non vuole svanire
Ed e' un francese lontano
che di gabbie e profondità
ne maneggiava il supplizio !
La nebbia di Vercelli, dopo
il sole che stamane lumeggiava
come su tela le creste nevose,
ha necrotizzato il mio buon umore
come ha fatto con quelle sommità
prima di diradarsi, allo stesso modo
che, appena un’alba fa,
con il tuo sorriso intessuto di calore.
Oggi mi sento repleto di spettri,
oggi che mi si è ammalata
l’anima al telefono.
Mi si è inondato di inezie il cuore.
La nebbia si dissolverà
per il regolare
andamento delle cose.
Ma al mio rincasare stasera
mi parrà di guardarmi allo specchio
dinanzi alla sfioritura di due rose…
Ho dato vita a un sasso
gli ho dato acqua e luce
la cura dov’erano pozze
di dissolventi ceneri.
Era aggrappato a radiche
ferite da granate
diecimila centomila un popolo di voci
che niente ha chiesto
se non di ritornare alla terra buona.
Ho dato fiato al fiore
parole in semi, uno ad uno.
Che sia la pioggia,
attese migrano
ovunque, mai sopite.

Mio Signore
sacrificasti la Tua vita per noi
in remissione dei nostri peccati.
L’uomo rimase peccatore
non comprese la Tua sofferenza,
ancor oggi non comprende,
continua a infierire sui deboli
perpetrando azioni indegne,
mentendo senza ritegno.
Eppure Tu, riesci a perdonare
non hai figli da abbandonare.
Vorrei poter comprendere
La Tua eterna saggezza ,
la forza nel perdono
di azioni abominevoli.
Ti prego, aiutami a comprendere
e donami la capacità di perdonare.









