urlare il tuo nome
e tra gli immortali silenzi ...
restare ad ascoltarti.
Avrei voluto sbattere tutte le mie incertezze
contro il muro delle paure
e lasciarle volare via dalla mente.
Avrei dovuto dar retta al mio cuore
facendo divenir realtà i sogni,
e scriverli per non dimenticarli,
ricordi che ora potrei raccontarti.
Se avessi avuto il coraggio di chiamarti
e dirti rimani, ora saresti qui con me.
O chissà... Il destino t’avrebbe rubata lo stesso
dalla mia vita.

Aborrii schiavitù,
rimasi schiavo
soggiacendo all’amore,
alle gelosie
ai sotterfugi e compromessi.
Schiavo del potere
“lo esercitai,”
Del lavoro
“lo ebbi”
della miseria
“la vissi”.
Schiavo della mente
“non riuscii a contenerla”,
delle convenzioni e delle ingiustizie
eternamente schiavo.
Sognai libertà,
non mi resi conto
d’esserne schiavo.
esposto al sole
brucio di un antico fuoco
reminescenza di stelle esplose
Nelle viscere di lava dell'esistere
sono nate come fiumi in fiamme
le mie vene, le mie carni
divampo di una febbre
mai estinta nè domata
che non si risparmia
nel sudore di un perenne calore
e anche la mia fonte ribolle
di mai sopiti ardori
vendicati sulla tua pelle
Marchio scarlatto
Bacio sanguigno
Ustione sul tuo corpo
piangesti,
mentre rose di sale
ingiallivano al tempo,
spogliandosi della vita.
La grazia attese
la pioggia
che vide le foglie scivolare
dagli echi,
mentre un sudario avvolgeva
il silenzio
e le pieghe della tua fronte.
La luce cadde nel limbo,
e il tuo viso d'avorio
raggiunse il sonno.

che incalza e rimbalza combattendo
la rocciosa schiena della mia timidezza,
braccherò ardenti e sussultanti
e penetranti parole fin dentro il mio cuore
per piantarle sulla punta della mia lingua
Strapperò ciò che lega la mia lingua;
le inferiate che bloccano i miei versi d’amore;
le folte barricate che trattengono il mio canto d’amore
e mentre la tua bocca mi parla
e sorride…e mi chiama
io cadrò in un oceano di silenzio
e per slegare quei pensieri confusi e tremolanti del mio petto
cercherò di fare tutto questo:
tenterò di trattenere la tempesta che fa accelerare i battiti del mio cuore;
strapperò il tartagliamento che impasta la mia lingua.
E mentre i miei occhi ti inseguono,
- come se tu fossi un’ombra appiccicata al muro -
cercherò di dirti
- nonostante la mia voce diventerà magra, assente, pallida -
che ti amo.
Magari, - ascoltato le mie parole -
anche le dure pietre smarriranno il loro nome
per diventare cristalli di topazi;
Magari,
- smaniose di ascoltare le mie parole -
anche le acqua di tutti i mari
sgorgheranno dalla loro bocca
tutti i cristalli di sale in alto
per scrivere su tutto il cielo il mio amore…
Ma dopo tutto
dalla mie labbra che dovrnno uscire la parole:
" ma quando è difficile dirti ti amo"
Poco cuore ho ascoltato
Nel suo battito d'istinto.
Del tuo fiato ho preso respiro,
La tua pelle ho toccato
Con carezze di velluto,
Come sogno li ho vissuti,
Dentro alito di vento e profumo.
E questa anima indomita
Ti ha avvolto sotto ali di bosco,
Ti ha donato le sue stille di bene,
Togliendole goccia a goccia,
Senza avere paura.
Ora, resta la certezza di un domani
Per aver ancora tra le mani
La luce di un sorriso.
e poi mi è difficile restare sereno
mentre qui io ti cerco
fra foto che non riconosco
e date sbiadite su fiori di plastica e raso.
Qualcuno ha detto
la vita è una fiamma che trema
in balia di un vento cattivo,
ma la tua amico mio
ha avuto contro la forza di una tempesta
e io mi vergogno ad ammettere
che ho solo pensato a salvare me stesso.
Ora il posto dove alla fine
sono riuscito a trovarti
è merito di amici comuni.
Hanno voluto risparmiarti all'oblio
perchè non è solo dentro di me
che sei rimasto nel cuore.
E così possiamo dire che hai vinto,
con gratitudine tornare alla vita
allontanare memorie sfocate,
il rimorso degli anni volati.
eccome se perdiamo!
Le facce di chi se ne farà una ragione,
tanto di cartucce ne hanno fin troppe.
Piangono, ma le loro modelle
stanno li consoleranno.
La pelle ormai è statua.
Levighi il tuo pianto questa pietra,
ma sia l'unica miscela che plasma il cuore,
Adesso.
Bandiere
Applausi
Fischi
Canti
Sempre la solita, banale storia
di chi per lavoro cerca l'oro
come gli schiavi di una volta.
Quante volte si perde,
a volte anche la memoria.
Quanti ancora faranno i furbi,
peccati si dimentichino.
C'è sempre e solo un modo a persona
per volare
e non è per sempre.
Piloti automatici
ci portano in salvo
in fondo al dramma,
ignari di una scena finale
o quantomeno del fatto
che il sipario si rialzi per gli applausi.
Impreparati -magari fosse così- anche a questo
e questo farà capo ai sette minuti
dell'occhio che muore.
Agitino allora questa curiosità gli altri,
quelli che ancora son dei sogni.
Studino e cerchino nel passato qualcosa
perché -come normale sarà-
schifati ingiustamente dal loro presente.
E allora gli spalti riecheggiano
col nome di altri
in nome di altri nomi difesi col proprio
fino a dimenticare chi eravamo.
Ah, quanto sarebbe bello potersi beare della propria vita
incuranti di demoni e streghe
che macellano le notti già cariche di spettri ancestrali
se universalmente si potesse gioire di poesia
come natura stessa dice
senza mostri per l’indomani
né rimorsi per ieri
né colpe per il presente
accarezzandosi semplicemente tra pochi
nutrendoci dei frutti naturalmente ebbri
che ci ha dato il creato.
dove si uniscono cielo e nuvole,
Quasi ai confini della realtà.
Curva su curva,
strade ripide,
ma nulla mi ferma,
devo realizzare il sogno,
devo realizzare il desiderio,
devo rendere reale ciò che non sembra.
La salita sbagliata,
subito dopo la discesa,
è li che si accende la realtà,
è li che si accende il sole,
ed esplode l'emozione dell'abbraccio,
della realtà.
Gli occhi non mentono,
non hanno mai mentito.
Questa è la realtà,
quella che è sempre stata.
poesie parallele
fra lenzuola e lanterne,
rugiada d’attimi
stropiccia la quiete,
scrive d’amor un fior
canto di luce sulla pelle.
Un pomeriggio di stelle
barcolla nel silenzio
come grano di nuvola
fra i ciechi passi del tempo:
stringo fra le mani
il timido bacio del vento.

e abbasso lo sguardo
lasciando che tocchi le ortiche
Sembra un contagio non lo è
c’è sempre stata una voglia di sporcarsi le mani
anche qui
qualcosa d’inumano insidia le vie
si fa uomo corrompe
il poco divino che resta nei fiati
ed io sento -che piaccia o no- il rintocco dei denti
la coda arpionare la coscienza sui niente
Riposi in pace l’anima rivoluzionaria!
Non ho retorica con me
però ho intuito per la vita che infiora l’asfalto
dimestichezza con le lave che zampillano colombe
alcune diventano ghiande
altre protendono bicchieri bianchi
Io leggo sorrido persino
ma il fumo racconta la notte di freddo
il violino in un ramo di leccio
Piazza Umberto tremante di notte
e il sacco a pelo diventare pancia di lupo
Sì
interi continenti scorrono l’uno contro l’altro
non vedo angeli né scarpe ai piedi dei colombi
solo agenti di banca che vanno e vengono sui cellulari
-decidendo, sparando, suicidando, ignorando….-
Poi...non era scritto ma oltre gli scaffali appari tu
Non leggo molto ultimamente non ho voglia di violare i sogni
perdinci però questo è un bel sorriso quasi non ti riconoscevo
si torna indietro dalla devastazione-questo si che è bello scoprire-
e la carne accende desideri di gatto che in volo…
di giorno invece solo cortesie all’uscita della Feltrinelli
signore c’è uno sconto per lei
signore un cent non è segno di bontà
soltanto cattiveria in un lampo di ignavia
Pazienza…
non avrò i miei tramonti per la vecchiaia
un sogno ormai tracimare in un gabbiano
proverò a risalire sul pullman per il Park & Ride
pagherò 600 euro per due rate di auto ci rivedremo a giugno
tu sarai più grassa e più bella forse incinta
abiterai in un’altra dimensione
La mia s’ è persa lanciando pomici e lapilli
in uno scontro di placche tettoniche
le stesse che sbattono asfalto qui e là
e lasciano che scorra avarizia nei tacchi a spillo
risalga –dico- le vene e si fermi nel cuore












