Nasce dalla terra e si erge verso il cielo
figlia del vento sorella del fuoco e madre dei mari.
Domina e soggiace agli elementi da cui discende
che fluttuano nel suo corpo e si mostrano nelle più svariate forme.
Attraverso il vento ti rapisce e ti conduce ad altezze vertiginose …
Nel liberal del fuoco ti incendia di passione
che la mente annienta .
In stravolgente oblio ti inonda e del voler ti priva.
Schiavo ti rende di un inconsapevole destino.
Dolce, crudele, sicura e fragile,
tante sono le sue vesti
che non riesci a tener contezza.
Compagna, amante ,figlia e madre ,
ruoli che stessa figura modella nel tempo e che nel tempo ricopre .
Creatura semplice quanto complessa
da dono incomparabile baciata:
serbar dentro di se la vita procreata.
figlia del vento sorella del fuoco e madre dei mari.
Domina e soggiace agli elementi da cui discende
che fluttuano nel suo corpo e si mostrano nelle più svariate forme.
Attraverso il vento ti rapisce e ti conduce ad altezze vertiginose …
Nel liberal del fuoco ti incendia di passione
che la mente annienta .
In stravolgente oblio ti inonda e del voler ti priva.
Schiavo ti rende di un inconsapevole destino.
Dolce, crudele, sicura e fragile,
tante sono le sue vesti
che non riesci a tener contezza.
Compagna, amante ,figlia e madre ,
ruoli che stessa figura modella nel tempo e che nel tempo ricopre .
Creatura semplice quanto complessa
da dono incomparabile baciata:
serbar dentro di se la vita procreata.
La geometria
non è sempre una scienza esatta.
Noi
da un punto comune
siam partiti
e credendo d'esser convergenti
in realtá abbiam sempre camminato
su piani paralleli
senza incontrarci mai davvero.
Il tempo poi
sordido e inclemente
sbiadisce l'inizial senso
e porta al certo dissenso...
E dato un punto
su un dato e conosciuto piano
ci ritroviamo
a camminare
a correre
diversi da come eravamo...
Ma nuovi nei desideri
verso nuove mete
sconosciute e ambite
sull'orlo incerto
di linee ormai tra lor lontane
che mai si toccano...
Ed anzi all'occhio attento
quel che sembravano
due linee parallele
che andavano
per mano all'infinito...
Con risultato algebrico
alquanto sconcertante
son risultate linee
da sempre allontananti
dato un inizial punto
da esso divergenti...
non è sempre una scienza esatta.
Noi
da un punto comune
siam partiti
e credendo d'esser convergenti
in realtá abbiam sempre camminato
su piani paralleli
senza incontrarci mai davvero.
Il tempo poi
sordido e inclemente
sbiadisce l'inizial senso
e porta al certo dissenso...
E dato un punto
su un dato e conosciuto piano
ci ritroviamo
a camminare
a correre
diversi da come eravamo...
Ma nuovi nei desideri
verso nuove mete
sconosciute e ambite
sull'orlo incerto
di linee ormai tra lor lontane
che mai si toccano...
Ed anzi all'occhio attento
quel che sembravano
due linee parallele
che andavano
per mano all'infinito...
Con risultato algebrico
alquanto sconcertante
son risultate linee
da sempre allontananti
dato un inizial punto
da esso divergenti...
Chissà quanto ha sofferto Gesù Cristo
In quel giorno di agosto ad Hiroshima
Quand’appena era iniziata la mattina
Nel vedere tutto ciò che poi ha visto,
In un attimo di panico ha rivisto
I bambini della sua Palestina
Sterminati da Erode poco prima
Di sfuggire come è stato già previsto.
Avrà detto alla sua mamma:”Ancora morte?
Altra strage di innocenti nel dolore,
Ma la Croce non aveva aperto porte
Spalancate per i palpiti del cuore?
Il Calvario non cambiava quella sorte
Che il peccato trasformava nell’amore?”
In quel giorno di agosto ad Hiroshima
Quand’appena era iniziata la mattina
Nel vedere tutto ciò che poi ha visto,
In un attimo di panico ha rivisto
I bambini della sua Palestina
Sterminati da Erode poco prima
Di sfuggire come è stato già previsto.
Avrà detto alla sua mamma:”Ancora morte?
Altra strage di innocenti nel dolore,
Ma la Croce non aveva aperto porte
Spalancate per i palpiti del cuore?
Il Calvario non cambiava quella sorte
Che il peccato trasformava nell’amore?”
Non dirmi di passare per quella strada
troppe luci spellano gli occhi.
Voglio seguire il sentiero dei mandorli in fiore
e dell’erba alta,
non cerco perle né ori
ma spighe di grano e fiori nei capelli.
Non dirmi di salite,
ho le scarpe buone e le gambe allenate
saprò curare il respiro sotto il grande sole
e la pioggia ristorerà la mia sete.
Non sogno alcove tra rossi velluti
sogno invece un giaciglio di paglia
tra le stelle.
Mi hai lasciato seccare
come la foglia dell’alloro
sotto l’ombra affaticata
del dondolo di famiglia.
E poi, con indifferenza,
mi hai visto sbriciolare,
mentre la vita scappava
dalle colline del cortese
per ritornare al mare:
dove ogni tanto
avevo ragione io,
ma quasi sempre,
però, avevi torto tu.
Finisce qui il viaggio,
al chilometro 3630,
nel punto in cui
gli elementi
convergono
per tornare
ad essere
nostalgia
d’amore.
Mi abbandonerò al tuo fianco
mentre il caldo di agosto
spoglia il corpo da ogni velo
e gli occhi ,
sognanti ,
si aprono all’amore.
Il tuo petto per cuscino,
mirando ultimi spicchi di sole,
culla le tue braccia
mentre scioglie tenerezze
quel dolce dir suadente.
Voglio sognare, respirarti
nella brezza che s’alza lieve,
ambrosia per me, tua dea,
il sentirti.
Il mio calore e la bocca tua
che m’assapora piano,
che gusta desideroso
fino all’ultimo sorso di me.
Avremo per noi brividi di carezze
l’estasi della notte
e per tetto
un cielo di stelle…
mentre il caldo di agosto
spoglia il corpo da ogni velo
e gli occhi ,
sognanti ,
si aprono all’amore.
Il tuo petto per cuscino,
mirando ultimi spicchi di sole,
culla le tue braccia
mentre scioglie tenerezze
quel dolce dir suadente.
Voglio sognare, respirarti
nella brezza che s’alza lieve,
ambrosia per me, tua dea,
il sentirti.
Il mio calore e la bocca tua
che m’assapora piano,
che gusta desideroso
fino all’ultimo sorso di me.
Avremo per noi brividi di carezze
l’estasi della notte
e per tetto
un cielo di stelle…
Dopo che ho letto questa poesia
ho messo in pace puro l’anima mia,
che l’uccelleti che io amavo tanto
nun fosser trucidati, così, de schianto.
Passeri, pettirossi e cinciallegre
nun sono affatto fiji de le streghe !
Avemo er dovere de curarli
e nun pensare affatto d’ammazzarli.
Però, leggendo sempre a poesia
me sono un po’ stranito dai, evvia.
Me viene da pensà si ‘n’ucelletto
possa provocare quell’effetto.
Perché se uno solo fa quei guai
a riparar non finiremo mai !
E questa volta saranno lor i cacciatori
dei guai nostri gran procacciatori.
Leggetela tutti attentamente
e reggeteve la panza e non la mente.
Er passero ferito
(L'uccelletto in chiesa - attribuito erroneamente a Trilussa)
L'uccelletto in chiesa
Era d'agosto ed un povero uccelletto,
ferito dalla fionda d’un maschietto
andò per riposare l’ala offesa
sulla finestra aperta di una chiesa.
Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l’animale
ma pressato dal ministero urgente,
rimase intento a confessar la gente.
Mentre in ginocchio alcuni, altri a sedere
dicevano fedeli le preghiere
una donna, notato l’uccelletto,
lo prese al caldo e se lo mise al petto.
D’un tratto un cinguettio ruppe il silenzio
e il prete a quel rumore
il ruolo abbandonò di confessore
e scuro in viso peggio della pece
si arrampicò sul pulpito e poi fece:
“Fratelli, chi ha l’uccello, per favore,
esca fuori dal tempio del signore”
I maschi, un po’ stupiti a tal parole,
lenti si accinsero ad alzar le suole
ma il prete a quell’errore madornale:
“Fermi” Gridò “Mi sono espresso male,
rientrate tutti e statemi a sentire,
solo chi ha preso l’uccello deve uscire”
A testa bassa con la corona in mano
cento donne si alzaron pian piano
ma mentre se ne andavano ecco allora
che il parroco strillò: “Sbagliate ancora,
rientrate tutte quante figlie amate
ch' io non volevo dir quel che pensate.
Ecco, quello che ho detto torno a dire,
solo chi ha preso l’uccello deve uscire
ma, mi rivolgo, non ci sia sorpresa
soltanto a chi l’uccello ha preso in chiesa”.
Finì la frase e nello stesso istante
le monache s'alzaron tutte quante
e con in volto, pieno di rossore,
lasciavano la casa del Signore.
“O Santa Vergine” Esclamò il buon prete,
“Fatemi la grazia se potete”.
Poi “Senza fare rumore, dico, piano piano,
Poi “Senza fare rumore, dico, piano piano,
si alzi soltanto chi ha l’uccello in mano”.
Una ragazza che con il fidanzato
si era messa in un angolo appartato
sommessa mormorò con il viso smorto:
“Che ti dicevo? Hai visto, se n'è accorto!”.
Fu relativamente scioccante.
Ad un certo punto mi scuotesti la spalla,
mi proponesti di guardare quel filmino insieme.
E lo facemmo. E le immagini ci presero.
E poi la mia mano ti grattava la pancia; più giù;
verso quei primi peletti più corti e pungenti.
Te li grattavo con le mie unghie mangiate, delicatamente.
Poi un po' più giù, un po' più energicamente,
dove i peli si facevano più lunghi.
Poi, con l'indice, iniziai ad accarezzarti piano
la gommosa fessura, lì un poco inumidita.
Lo feci poi con tutta la porzione fra l'indice ed il pollice.
Respiravi corto e ritmato.
Apristi le gambe così come si aprono le pupille di un cadavere;
iniziasti a rilassare ogni singolo muscolo.
Dalla tua bocca socchiusa usciva qualche lento spiffero caldo,
le palpebre battevano velocemente.
E poi la tua mano sulla mia patta,
ci voleva un gesto più che casuale per aprirla.
Da lì in poi sul radar nessuna traccia d'amore.
A quei gridolini dolorosi aspettavo che pisciassi sangue,
per prenderne una manciata e spalmartela sulla faccia.
Per poi baciarti con violenta tenerezza, sullo sporco del pavimento.
Ti avrei detto: "L'hai voluto tu".
E avresti pianto, il piacere fa questo.
Saresti rimasta disarmata in un nauseante tremito.
Avresti fissato il vuoto, da lì in poi e per sempre.
Ad un certo punto mi scuotesti la spalla,
mi proponesti di guardare quel filmino insieme.
E lo facemmo. E le immagini ci presero.
E poi la mia mano ti grattava la pancia; più giù;
verso quei primi peletti più corti e pungenti.
Te li grattavo con le mie unghie mangiate, delicatamente.
Poi un po' più giù, un po' più energicamente,
dove i peli si facevano più lunghi.
Poi, con l'indice, iniziai ad accarezzarti piano
la gommosa fessura, lì un poco inumidita.
Lo feci poi con tutta la porzione fra l'indice ed il pollice.
Respiravi corto e ritmato.
Apristi le gambe così come si aprono le pupille di un cadavere;
iniziasti a rilassare ogni singolo muscolo.
Dalla tua bocca socchiusa usciva qualche lento spiffero caldo,
le palpebre battevano velocemente.
E poi la tua mano sulla mia patta,
ci voleva un gesto più che casuale per aprirla.
Da lì in poi sul radar nessuna traccia d'amore.
A quei gridolini dolorosi aspettavo che pisciassi sangue,
per prenderne una manciata e spalmartela sulla faccia.
Per poi baciarti con violenta tenerezza, sullo sporco del pavimento.
Ti avrei detto: "L'hai voluto tu".
E avresti pianto, il piacere fa questo.
Saresti rimasta disarmata in un nauseante tremito.
Avresti fissato il vuoto, da lì in poi e per sempre.
Tu mi chiedi di volare alto,
dove si librano gli aironi,
dove le emozioni
sono aquiloni celesti
che volteggiano sui campi
appena bagnati dalla rugiada
di un'assiomatica felicità.
Ma io sono qui,
tra il fumo e il fetore
di carogne di pensieri,
dentro un vortice cartilaginoso
che mi ricorda il lutto
dell'eterna caduta
quando, incosciente,
planai su questa sfera discorde,
trascinando l'anima acquosa
verso la dissoluzione nelle categorie degli istinti.
Sopravvivo così al mio lutto,
in questo oceano di inerzia maligna,
di voci lontane e sbiadite,
acquattato sul ramo del risentimento,
come fantasma di lemure
che sbadiglia e attende il suo giorno propizio.
Ma se tutto svanisse dalla lista degli elementi
non ne sarei per nulla sgomento,
nello sciabordio del grande oceano del vuoto informe
già è custodito il mio inutile cuore.
dove si librano gli aironi,
dove le emozioni
sono aquiloni celesti
che volteggiano sui campi
appena bagnati dalla rugiada
di un'assiomatica felicità.
Ma io sono qui,
tra il fumo e il fetore
di carogne di pensieri,
dentro un vortice cartilaginoso
che mi ricorda il lutto
dell'eterna caduta
quando, incosciente,
planai su questa sfera discorde,
trascinando l'anima acquosa
verso la dissoluzione nelle categorie degli istinti.
Sopravvivo così al mio lutto,
in questo oceano di inerzia maligna,
di voci lontane e sbiadite,
acquattato sul ramo del risentimento,
come fantasma di lemure
che sbadiglia e attende il suo giorno propizio.
Ma se tutto svanisse dalla lista degli elementi
non ne sarei per nulla sgomento,
nello sciabordio del grande oceano del vuoto informe
già è custodito il mio inutile cuore.
Gesù il tuo amore brilla nel buio
Gesù la tua saggezza forma un telaio
un telaio grandissimo che non finisce più
un telaio che arriva dove il cielo è più blu
hai una mano piccola che racchiude la dolcezza
e di quel foro che ti ho fatto tu ci dichiari una carezza
e quella corona di spine non basta mai per regnare
e tu con una luce mi dici ''non preoccuparti non mi fanno male''
una lacrima scende giù dal tuo viso
una lacrima che scompare in un sorriso
tu respirando a tratti mi dici'' vattene falla finita''
ti fermi un attimo per riprendere il respiro a fatica
''non piangere per me ma porta l'amore che si è ammalato''
ammalato di guerra,ammalato di odio che ormai si è affermato
scorre sangue su i suoi piedi incrociati
ormai abbandonati
e il sangue rosso e come un tramonto sul mare
e io inginocchiandomi ti dico ''scusami signore''.
Gesù la tua saggezza forma un telaio
un telaio grandissimo che non finisce più
un telaio che arriva dove il cielo è più blu
hai una mano piccola che racchiude la dolcezza
e di quel foro che ti ho fatto tu ci dichiari una carezza
e quella corona di spine non basta mai per regnare
e tu con una luce mi dici ''non preoccuparti non mi fanno male''
una lacrima scende giù dal tuo viso
una lacrima che scompare in un sorriso
tu respirando a tratti mi dici'' vattene falla finita''
ti fermi un attimo per riprendere il respiro a fatica
''non piangere per me ma porta l'amore che si è ammalato''
ammalato di guerra,ammalato di odio che ormai si è affermato
scorre sangue su i suoi piedi incrociati
ormai abbandonati
e il sangue rosso e come un tramonto sul mare
e io inginocchiandomi ti dico ''scusami signore''.
Ora calmo
ora in tempesta
come il mare è il mio amore
Ora sotto l'argento
della luna
ora in balia del vento
A volte sudato d'inverno
a volte infreddolito d'estate,
rinvigorito,
invecchiato
fermo e fugace.
Illuminato dal sole
sprofondato nelle tenebre.
Avvinghiato
come glicine in primavera
a cancelli di ferro.
Promana il profumo
di fresco, di buono
e se piove
quel profumo è più intenso
si sente da lontano.
Tenere al corteggiar si cercano
fino a sfiorarsi.
Morbide al tatto si offrono ,
per immaginar chi le possiede.
Palmo a palmo esse si pongono,
in una irrefrenabile voglia di conoscersi.
Dita fra dita queste si uniscono
fino a creare un incastro perfetto.
Delicate fra loro si stringono…
scrigno segreto di una promessa d’amore.
Ruvide mani dal tempo segnate…
arrancano in cerca dell’incastro perfetto.
fino a sfiorarsi.
Morbide al tatto si offrono ,
per immaginar chi le possiede.
Palmo a palmo esse si pongono,
in una irrefrenabile voglia di conoscersi.
Dita fra dita queste si uniscono
fino a creare un incastro perfetto.
Delicate fra loro si stringono…
scrigno segreto di una promessa d’amore.
Ruvide mani dal tempo segnate…
arrancano in cerca dell’incastro perfetto.
« Di andare ai cocktails con la pistola / non ne posso più, / piña colada o coca cola / non ne posso più »
(Ivano Fossati)
Che siamo iridescenti
non è mai stato un segreto,
tu come le bolle di sapone,
ed io come l’addome
del maggiolino
del bosco:
(con
sette note
d’arcobaleno
lungo la volta
delle ali).
La vita
qui,
è follia
circolare,
è fuga di idee,
è un pensiero
malinconico
in un mare
di parole
e toni:
la sola
bellezza
che si vede
anche se è buio.
Il colore non mente,
è vero amore questo:
quando noi, in società,
resistiamo immersi
in una miscela
di bile nera
e gialla,
di affetti
malinconici
e collerici.











