ma chi me lo fa fà,
me rode anche er pensiero
e me tocca d'abbozzà.
Vorrei organizzare un grande concistoro
de politici, preti, mafiosi con er coro
de quelli che gestiscono questa società
affonnannoce tutti nella me…diocrità.
Che ve preoccupate a fà, nun sò Pasquino
sono solo un semplice cittadino.
E sol per questo me piace de cantare
le vostre lodi, prima de sparare!
Volevo, invero, solo far presente
che de li vostri inganni ormai la gente
ne ha piene le tasche ed i borzoni
smettetela da rompe li cojoni!
Pe corpa della congiuntura
li conti devo fare con paura.
Se a letto vojo andare con mi moje
devo contà li corpi o il fisco toje.
Poi se politica è poveretta,
me tocca da sgancià la mazzetta.
De'corrotti sono lo zimbello
e me fanno pure il segno dell'ombrello!
Al giudice puoi chiedere giustizia
pe levatte di dosso 'st'immondizia,
se solo sai preventivare
de vivere du vorte e poi morire.
Pe nun parlare dei peccati miei.
Dal clero di sicuro non andrei !
Ce lo so che il loro gran peccato
coi regazzini, nun hanno ancor smaltito.
Nun me parlate de legalità,
nun riesco proprio a dissertà.
“Cosa nostra” regna pe la via
e, quanno vole, entra a casa mia !
Droga, estorsioni, morti ammazzati,
son d'ogni dì, reati annunciati.
Questori, giudici, e la polizia
son vittime de sta grande follia.
Amici miei sapete che ve dico ?
Nun cercamo er corpevole più antico.
Cercamo de capì che farabutti
in fonno in fonno semo un poco tutti.
Poi se er monno cade
dello stupor siam prede.
Ve mannammo pe farlo migliore,
nun pe n’guaià ogni abitatore.
Si quando noi votamo,
la testa ce portamo
sarebbe un bell’inizio
pe tojerce lo sfizio
de vede sti papponi
caminare a pecoroni,
collusi e corruttori
risarcir li creditori.
Se potrebbe anche punire,
imprigionà e frustare,
chi nella sacrestia
predica pedofilia.
Togliere terra fertile
è sempre più possibile
la criminalità saprà
che mai vincere potrà.
Famo sto movimento,
cambiamo atteggiamento,
mettemoce onestà
e tutto se pò fà.
Ti calpesto senza lamento
e tu non lamentarti
la mia pianta è già dolente
sulla brulla terra
d'amaranto rivestita
di fuoco che non brucia
Le mani in tasca
riordinano i pensieri
lasciati li accartocciati
sulla mensola del focolare
stillando ad uno ad uno
riaffiorano gli amori
Tornerò, si tornerò
e li ritroverò
tutto ciò che ho lasciato
così come lasciai
una mattina di maggio
annoiata e grigia
Una storia caduta dalla penna
tra fumi di nuvole e fiati di tabacco.
mentre decanta un bicchiere di vin rouge
Impaziente l’acqua percuoteva le rive della Senna
intrappolando in languidezza silenzi di luce
e voci intonavano vecchi refrain
da sotto le falde di cappelli
che ombravano l’occhi.
Le sere coglievano di sorpresa
rosseggiando, mentre Montmartre
si accendeva di suoni e lanciavano suggerimenti
falene dalle labbra cremisi
impazienti di fortuna.
Vivace gesticolare, gambe nervose
tra baci e bisticci;
amori novelli nascevano,morivano
sotto lo sguardo di una luna insolente
che s’incuneava fra risate e lacrime.
E intanto si sfaceva la rosa vermiglia
posata accanto a Simone nella dimora del silenzio
dove il tutto è il nulla che si avvera.
ricerco le mie ore,
la mia volontà immobile
nel gelo degli spazi siderali
o del tuo sguardo invitante.
Tra gli opposti di un cosmo
che si adagia,
sordo ad ogni mia invocazione,
smisto le stelle,
una ad una,
per trovare quella dove è sbarcato il tuo sorriso.
Tra latitudine e longitudine
la follia del mio pensiero meccanico
di stella cadente,
mentre calcolo le strade
del tuo ritorno,
del tuo atteso ritorno.
fusione di dolore e amore.
Ad occhi chiusi accanto a te distesa mi persi!
Raccoglievo e bevevo gocce di te
respiravo ancora di quell’amore, da quell’amore.
Fusione di cuori !...
Linfa ti donavo a quel contatto, ma scioglieva all’impatto
solo rivoli caldi d’amore, sicchè un lago ti cullava.
Accarezzavo la tua anima per accarezzare la mia
e lacrime sempre invisibili ci passavano dentro
e tremiti… Poi sprazzi di dolore sui muri
il vuoto intorno, ma l’anima piena, per sempre sazia.
Fusione d’amore…
mandarsi baci, segni fonetici
e dirsi tutto anche quello che
non si direbbe mai
Facce simpatiche, per niente autentiche
vagano come molecole passando
alla frontiera del tuo DNA
Eppure perdersi, non è mai stato così semplice
perchè adesso sei diventato complice
della tua… infelicità
Finte aureole, colpi di sole
e facce da chat, sono gli stessi
che poi detesti, viaggiando nei tram
Disonesti, meschini, maldestri
ladri di identità, qual è la verità
forse una faccia sorride
ma è solo un computer che scrive
…a migliaia di km da qua
Concedimi un ballo
l 'ultimo
perche io possa svanire
dentro le note di una orchestra
che suona solo per me.
Cingerai la mia vita
in passi affrettati
cadenzanti l'addio.
Svaniro' come l'ultima nota
portando con me l'amore vissuto,
in fondo al buio senza ritorno
Tace l'orchestra
senza vita gli strumenti
tu solo rimani,
in quel grande palco che e' la vita
ascolterai da solo
la tua solitudine.
Su la butte de Montmartre
la vita scivola a modo di setola
su olio all’essenza di rosmarino;
ma qui, dove l’arte è arte povera,
sul boulevard dei sogni infranti,
ci diluiamo in brezze alcoliche,
come lo spirito che evapora
dal feltro rappreso
del pennarello.
A pensarci bene, però,
ci reggiamo con colla vinilica;
tu, rivestita di lacche insolubili,
io, avvolto in ritagli di stampe.
E quando saremo avvinghiati
alla maniera del découpage,
ci mostreremo anche noi,
a la Bohème de Paris,
nel nostro abito
di polvere
d’oro.
finalmente l’ho capito
seppellirò la mia poesia
come ho seppellito mia madre
mio padre, i miei migliori amici
la vita mia.
Seppellirò i miei versi lassù sulla collina
e questo cuore dilaniato
lo scaraventerò dal burrone
che sia pasto per le iene
per sfamare finalmente la fame
quella vera.
E per finire
rinchiuderò l’anima mia in una prigione
disperderò le chiavi
così nessuno mai potrà entrare
e sarò un fantoccio
che non conoscerà più
la parola amare.
E così che questo amore
può rimanere intatto
nel ricordo eterno del suo inferno
per illuminare il cielo nelle notti di Maggio
per chi vorrà almeno per un attimo
nutrirsi di questa mia magia
rimasta nel sogno
e mai fatta mia.
Fine
delle città
con fatica sbocciano i fiori
che nessuno gradisce
di poco odoranti
che non sono da giardino
che il campo, non vuole
e la fioraia con il grembiule li tiene per sè
perchè non sono di nessuno
non hanno un loro posto in una famiglia
accolti come nobili olandesi
strani cinesi
finti o svenduti
La fioraia che fermai lungo la strada
aveva gli occhi di mia madre
la forza di mio padre
il cuore del cielo
che nutre ogni figlio
anche se diverso
ed abbandonato
quando incerta si fa la luce e sfocano
nell’onde i riverberi d’un assonnato sole,
rassicurante e tenero
a parlarmi del futuro.
Venivano in moto lento spumosi flutti a lambirci,
melodie s’alzavano dagli abissi
e noi estrani al mondo
lasciavamo lievi tracce di passi
nella cedevole rena che la marea disperdeva
sì che nell’andare fossero sempre nuovi.
Affievoliti, giungevano suoni,
voci di case invase dall’ambra della notte,
schiamazzi di bimbi nell’ultimo gioco.
Ogni tramonto mi vede di vedetta in fronte al mare
ad aspettarti.










