che ho aperto nel tuo cuore
per colmarlo
lasciandomi redimere
pentendomi
di tutto
di troppo
Guidami nell'andare cadente dei giorni
senza motivi
per riparare i guasti insensati
di parole arrabbiate
urla lanciate
Tienimi nel tuo libro
come fiore appassito
mi basterà per credere che
qualche volta lo aprirai
La luce che mi apparirà
sarà la penitenza
senza vederti.
« I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked, dragging themselves through the negro streets at dawn looking for an angry fix, Angel-headed hipsters burning for the ancient heavenly connection to the starry dynamo in the machinery of night. » Allen Ginsberg
La primavera, lì a San Francisco,
è un poeta in procinto di acrobazie,
è amore appena in stato embrionale,
è una breve scossa che decide la vita.
Ma se vi affacciaste al di là della baia,
se affrettaste l’occhio oltre l’oceano
verso i panorami della mia infanzia,
l’affanno si farebbe quiescente,
l’idea muterebbe in maturità,
e lo spirito si smarrirebbe
in un incomunicabile
stato allucinatorio.
La nostra realtà,
la suggestione,
il walzer, la poesia:
il miasma della pazzia
o la rinascita del respiro.
Squarcio genuflesso di singhiozzi alari
Pura bellezza verginea a miracolo d’intesa
In volo tra ghirlande di sorrisi a cornice di mare
Dai riflessi muti d’alchemiche danze
pose giocose d’esili onde tra ninfe in coro
Eteree salmastre promesse di bocche
Effluvi di sospiri d’eterne preghiere
Rapite nel perdono di promesse in dono
Gonfiate le vele all’essere amore e gentile
Armonia d'aurora fra pollini d’allegria
Questo il sogno in pianto dell’anima mia.
Io sono
il tuo pensiero,
la piega di un sorriso,
il rosa di un tramonto,
un prato di viole.
Arresa al vento
una spiga nei campi,
arrossata dal sole
un papavero adagiato,
nel rumore
una pioggia che rinfresca,
nel desiderio
neve soffice che non cade.
Di notte
il buio delle stelle,
un volo colorato di farfalle
un cesto raccolto di ciliegie,
e come l'ortica
un cruccio del tuo cuore.
Vola lontano il mio sguardo
vola
oltre le immagini reali
attraversando miriadi di cieli azzurri
vola oltre gli occhi
di chi mi guarda.
Eh si...
nei miei voli
vagabondo molto lontano
assente dal tempo
dove l'amore è vera poesia
dove riesco a plasmare ogni attimo
ai miei difetti, alla mia pazzia.
Qui respiro piano
tra le mille ombre solo mie
dove ogni piccola cosa
mi dà la felicità
di vivere.
Com'era com'era? Un'insegna di un posto di un lago di una fermata.
Spuntava là una vasca da bagno ghiacciata
eppure il sole era già padrone di tutti i tesori
- nelle sue cupole svogliati si riprendono i miei giorni -
o era o era semplicemente il treno
che lentamente riprendeva il viaggio.

Con la guancia
al fiato dei rossori
occhio nell’occhio
la sensazione
di essere tutt’uno col tutto,
motivo alla memoria
di tessere enigmi
Chissà come, ora: il tramonto
sembra meno caldo
dal mio lato
-e sì che questo tempo
è Svizzera in artiglio -
Più sensi mancano per essere stati;
strano è guardare minime consistenze
e di come si spogliano gli alberi
liberi da paure
Poi sotto la coperta
del tuo palmo capace, sparire
Sentire un graffio qualsiasi
risalire il ghiaccio
scoprire l’acqua
che gira il profondo
narcotizza l’addio confinato al tempo
l’inevitabile deceduto e il suo declivio
affrancando l’oscurità d’un altro segno.
Sii pietà d’essere, fraterno sfregio
silenzia il pianto, spoglia lo scenario
recidi il saluto caro all’adultero sacro
detrai l’assoluto dallo scevro ancestrale.
Per quanto mostri i polsi con coraggio
sii banale pianto sulla bara sepolta
e non chiederti mai perché lo fai
Perché tu possa scriverci ora anch’io
so che grazie all’empio conosco il peggio
al termine solitario del mio stesso cordoglio.
Anch’io oso vederlo e cedere all’istante
l’eco dissolto nella verità pretendente voce
e le sue tracce lasciate a eredità di croce
Anch’io lo intendo che credi ma è Tutto vano
Solo morto capisci solo morto il per sempre
rinnovato vuoto percorso dall’immanente
Mostra all’anima l’uscita dalla mente
a carezza verginale di chi pur strappa l’ala
con la grazia nuda e s’ostina a ricucir il giunto
rassegnato mondo che irradia il dio eterno
Il suo amore, il mio, il tuo, il nostro
inizio e fine omaggio di questo vespro.
Quando mi chiese "Conosci l'estate?", io per un giorno per un momento, corsi a vedere il colore del vento.
(Fabrizio De André)
Papà, ma anche figlio,
un destino pigro e indolente
come lo sciogliersi di un atto creativo:
e voi, il presente, che esistete e persistete
per scovar le mie tracce fra l’umido del bosco,
e per seguirle, ancora, con affetto e con fiducia.
Se c’è aria di Tropico fra i suoi vestiti vecchi,
la gomma sciolta, la salsedine, la sabbia,
è una storia che fu leggiadra, quella,
ma che oggi è sonnolenta,
fiacca, quasi svogliata.
I miei bambini
non lo capiscono
quell’odore stantio,
sono la diversità loro,
l’unicità e il molteplice,
sono un cammino obliato:
ma eccolo qui il tempo perso,
gli attimi che ho pensato andati,
e che ora, grazie a loro, si ripetono.
sono sussurrate
nell'attesa del sole.
Sembrano farfalle
con un tremolio affollato
agli angoli di un fiore.
Tra i cespugli del cuore
una musica nuova,
un nuovo rumore.
Oggi il cielo
ruba i miei pensieri
e li dona
ad un foglio bianco.
E scrive: Buon Compleanno...
E che sia d'azzurro
ogni pensiero
ogni profumo,
ogni canto
per te.
Cerco un pianeta azzurro,
dove sbocciano fiori
al fiorir del giorno.
Dove cantano limpide acque,
dove il vento insegue candide nubi
che conduce a rossi tramonti.
Cerco un pianeta di pace,
dove l’odio è straniero
e gli dei sono amorevoli.
Va la nave di pietra e di mare
per l’infinite strade,
stelle, sole e la nivea luna
le sono ignare compagne.
che squarciano il mondo,
a quegli sguardi dolci
che fan tremare le stelle,
a tutte quelle che non hanno
più aggettivi per scrivere
la bellezza e l'armonia
nei loro diari e intimi segreti,
perché oggi non sia solo un giorno
dedicato ma una dedica
impressa nel cuore più profondo
di ogni creato.
a tutte le donne del mondo,
alle piccole alle grandi
alle povere alle ricche
alle schiave moderne
di terre nascoste,
a quelle che donano amore
in cambio di vile dolore,
a tutte, perché il Paradiso
si specchia negli occhi
del vostro accettarci,
nel dolce momento di un bacio
nel bene profondo
che date alla vita.
Grazie e auguri.
DONNA DONNE
Nei pensieri della notte Ad ogni angolo di strada,sei il profumo dolce vanigliato qualche lampione
di un'assenza che fiorisce ad illuminare
e che armonizza. i pochi vestiti indossati.
Nella pelle mordida Obbligate a prostituirsi,
Sei un brivido che minacciate,
accompagna le lenzuola picchiate,
tra i meandri dell'anima sfruttate.
e stupisce. Donne
Sei il sapore che soffrono in silenzio,
di tutte le stagioni, e sorridono
l'estasi di tutte le carezze, alla vita.
sei la madre Donne alla deriva,
di tutti gli abbracci. che vivono, esistono sempre,
Donna! lacrime invisibili
Armonia, rigano il viso.
malinconia,
nostalgia,
senza di te non c'è magia,
il tepore non ha passione, MONTARELLO SILVANA.
l'alba non ha fascino,
tu sei il passato e il presente,
l'antica storia che
coincide con l'origine,
meravigliosamente
Sei... Donna.
CATERINA MORABITO.









