per trascenderla, per oltrepassare il dove è fitto il buio,
terribile al di là di ogni possibile pensiero:
i veri viaggiatori inseguono la stella fuggitiva:
sono loro i veritieri, i vivi: i vivi per davvero: veri e vivi,
nel posto giusto e in nessun luogo:
i veri viaggiatori appartengono al fuori del tempo,
dove ogni attimo del tempo non ha fine nell'infinito
viaggio che comincia e ricomincia:
che sembra toccare la sua fine, che non finisce mai
di finirsi, di essere finito dall'infinità del tempo,
infinitamente: indefinitamente: senza mentire:
i veri viaggiatori sono fantasmi veri: ombre
della loro apparizione, spiriti in movimento,
tormentati,visibili per un istante, per l'attimo
che il compimento del viaggio ricomincia,
interminabile incessante, doloroso, grande:
con la sua intima, tenera, personale dismisura:
solco primitivo avvolto da spire in ansia
fino a giungere all’essere anima a casa
vincolo ansante di profondità indifesa
verità di verità con lo sguardo avaro
e il patteggiamento divenuto caro.
L’oltre dove il nulla è tutto e il tutto è oltre
e il lutto trama il tratto all’essere.
Sonnecchia la speranza sul filo al dubbio
tra picchi di gorgheggi e intarsi d’aghi
dissacrante gioco nell’inseguire nuvole
nidi di parole al torchio arroventate e sole
che tentano di riconoscersi sconosciute
appena appena giusto al contratto punto
solo per chiedere d’esser figlie del vissuto.
Se non sarò, cosa sarà di me l’ardimentosa poesia
vigneto d’ombre dall’ampia fantasia
lungo il senso intrapreso e già perduto.
Di te cos'è rimasto?
Il profumo di una mamma,
il letto disfatto,
un pianto confuso,
aria... nell'aria.
Avanza fermo
il finire della sera
una stella ora ha
la tua Primavera.
I fiori vestono
nuovi racconti
oltre la luce
stringerai altre mani,
parlerai ad altri occhi,
ascolterai
altre parole.
Se puoi
nei luoghi silenziosi che
attraverserai,
in un cielo sparpagliato di colori ,
nella melodia del vento,
una carezza ...
ogni tanto...
per sentirti accanto
insieme
alla mamma mia.
perché la staticità maligna dell'essere
è una zavorra insopportabile,
salpo perché queste aurore
hanno il colore oscuro della malinconia e dell'odio,
con tutto quel sapore di sangue essiccato
sull'altare di dèi informi e tenebrosi,
vestigia incoffessabili di una coscienza
che sconvolge e attraversa
tutte le galassie con la velocità
del desiderio di potenza.
Salpo, senza bussola,
guidato dal cuore e
dal gioco lieto delle correnti marine
di tutti i sorrisi dispersi di questo mondo.
« Tu, ottimo uomo, poiché sei ateniese, cittadino della Polis più grande e più famosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il più possibile, e della fama e dell'onore, e invece non ti occupi e non ti dai pensiero della saggezza, della verità, e della tua anima, perché diventi il più possibile buona? »
(Apologia di Socrate)
Eccoci qua,
ancora una volta a casa,
nel tiepido chiuso di una stretta
che quando era sciolta e slacciata
lasciava nell’aria il sapore della cicuta.
Ti volevo salvare io, se la terra tremava,
e volevo condurti a cavallo del nespolo,
per lasciarti seguire la scia del mio sogno
e sperare con me in una pesca migliore.
Ma c’era solo miseria al di là dell’onda,
e se sia stata una sorte maligna
o la salda presa dell’ostrica,
io allora non potevo
avvertirlo;
Per me
si trattava soltanto
dell’insidia del gambero:
e meno male che c’eri tu lì,
a ricordo della mia piccolezza,
perché dopo aver visto l’ignoto,
nient’altro che te potevo
realmente bramare.
« È giunto ormai il tempo di andare, o giudici, io per morire, voi per continuare a vivere. Chi di noi vada verso una sorte migliore, è oscuro a tutti, tranne che al Dio. »
(Apologia di Socrate)
in una giacca stinta da portiere di un albergo
sull'Alster, che pascola tutto il giorno i cigni nei suoi occhi.
All'altra darò in regalo invece quelle ali,
di frusoni che non vogliono andarsene
ma restare, davanti alla credenza e al pane caldo.
Muta musa di settembre
(per Edoardo Sanguineti)
...la tresca..
per la tua estate (inesistente) volevo scrivere un giardino
di parole (con tanti due punti, virgole, parentesi):
volevo (appunto) scriverlo (in lingua viva) un cantico
(con tanto d'appendice, corollario, note): e ci volevo mettere
(così com'è che è) la tresca delle nostre anime:
e l'urgenza dell'acqua sopra i fiori: e i fiori nell'acqua
dei tuoi occhi (senza metafore, senza digressioni):
per la tua estenuante estate, volevo poetare un'estasi
(con estetiche ed estese strofe) a cui volevo aggiungere
un abbraccio forte (alla disperazione) e la delicata risorsa delle lacrime:
volevo solo questo, per la tua (triste) estate (d'afa, fatiche e affanni):
***
...il desiderio...
mi espongo (qui davanti a tutti: mi spingo oltre) e te le espongo
(esposizione e impaginazione a cura dell'autore) intensamente pensandoti
le mie seghe compositive, le mie disturbazioni e macerazioni mentali:
(oggi, martedi 7, stanza 121, pausa telemetria): riassumendo,
brevemente (appunto): per dirtelo: mettere in luce: a che punto
scatta (invece) per me, il desiderio (pratica che seguo e inseguo
solo teoricamente, puntualmente, a puntino, da qualche tempo per te):
mi svergogno (qui, davanti a tutti): schiocco le mani,
richiamo l'attenzione e grido (forte): -Desidero sentire la tua voce!-
***
...la copula...
ti sono (mi sei) accanto, tanto (con la dialettica della mia mente:
con i miei elaborati erotici): senza sottintesi: senza:
ci siamo accanto ( in copula poetica: tra asindeti e aferesi)
tu con il tuo silenzio, io con qualche dubbio:
ti sono: in modo molto semantico e romantico
(tra il dialogico e il non logico): ti sono (molto: troppo, forse)
nell'involucro di un testo metafisico (nel mio ridicolo fisico,
praticamente evanescente, etereo: tra il presente e l'assente):
ti sono accanto, con le mie parole, con il mio pianto
(tu di lato, io di fianco: in un prato, in un cespuglio
a letto, su un tappeto: e lì ti sciolgo un fiocco, con due dita:
***
...la colpa...
la mia colpa è la sincerità: la mia tacca, la mia pecca,
il mio peccato: non ammettere che fingere è la salvezza:
devo dimessamente (e incoscientemente) ammettere
(un po' per convenienza) che la colpa in questione mi accusa
e mi incolpa: (la cosa è molto chiara: così come è chiaro
che mi prendo anche la colpa): e che il medesimo stesso errore,
mio, di me medesimo stesso, è un errore di distrazione
non di giudizio: un errore di vecchiaia (che già mi fu
di gioventù, probabilmente):
la mia colpa sono le mie bugie:
e rimani ombreggiato
da tanti e troppi venti
che sferzano i tuoi petali
sole che stai dentro
e rimani gelato
dai tanti e troppi tuoni
che legano i tuoi raggi
è difficile proteggersi
è difficile rimanere
ancorati alla propria terra
è difficile non scivolare
via
sono state ore
sono state stagioni
che hanno girato velocemente
quelle pagine
ed ora voltarsi indietro
cercare di mantenere
ancora lo sguardo
fino a quell’orizzonte
è difficile proteggersi
è difficile rimanere
ancorati al propria terra
è difficile non scivolare
via
sature di buio e crepe
le parole rimbalzano sui muri
flagellando il cuore
come saette taglienti
e polvere diventeranno
cordoni ridotti
in fili sottili
pronte a spezzarsi
E la luna
resta a guardare
accarezza quel sorriso spezzato
e lega una stella accesa
per ogni lacrima
caduta
La mente è in viaggio
un lungo viaggio
verso la vita
così lontano dal buio
e sposta pianeti e mondi
sotto i passi
da percorrere
... respirerò
nel silenzio pietroso del taciuto volo
Note di valzer vibrano dal violino gitano
hanno nelle pieghe il vagito del mondo
l’agonia recisa del mattino nell’assolo lontano.
Farfalle rincorrono il riannodato verso
ne intarsiano il cielo dall’altrove incendiato
si disputano il cuore deposto nel fosso
l’esploso diniego dal perdono sventrato .
Piantona l’elemosina nel diluire il fosco
l’andatura dolente col dentro avvolto
occhio riverso di sublime risorto .
Sfregiano la bellezza con labbra gonfie di vele
travolgendo l’oltre sulla diga della resa
memore d’inneggiante bandiera bianca
bruciata la speranza nell’oblio che arranca.
L’eternità ha il cuore trasceso nel lutto
un tempo gelato nel candore d’ultimo furto .
L’anima decora i fianchi ascesi all’ansa
con prati di colori sull’onde del cielo
e ancora e ancora e ancora
prega l’anima all’infantile memoria
cullando la storia dall’intima fuga
come madre pietosa febbricitante
tra sonno e ragione.
In vita unica e vera ferita è la cecità
lo sconforto in balia del male
l’irrisolto corso.
Al poeta non chieder mai d’esser cera
ma fuoco o raggio d’amore disciolto nel vuoto.
Sarà che la pioggia
non ha colore
e che una nuvola
s'asciuga al sole.
Saranno ragazzi
di oggi e di ieri
resistono al vento
se soffia impetuoso.
Le stelle nel cielo
son sempre le stesse
puoi contarle e dormire
tranquillamente.
Sarà che le storie
quelle più belle
son dure a morire
e se c'è tempo
diventano eterne.
Saranno i ragazzi
a scrivere i muri
non ci sarà pioggia
che potrà cancellare.
Le stelle,la notte,
poi c'è l'amore,
puoi solo viverlo
ma senza inventarlo
e poi c'è il cuore
che è senza frontiere
da un pò son cadute
le distese barriere.
Saranno ragazzi
di oggi e di ieri
a parlare nel sole
raccontando l'amore...
entri nella mia casa
sul mio divano ti sdrai
atteggiata a gran diva
Sei bella, eterea
di bianco vestita,
danzi leggera sulle note
di una musica dolce e triste
emanando delicato profumo di rose
Nulla ti offro da bere,
già ti disseti delle lacrime
che scivolano dalle mie ciglia,
ti nutri dell'essenza del mio cuore
Mi sorridi dolce posando
una leggera carezza sul mio viso
dietro quel sorriso leggo
la tua vittoria di cui orgogliosa sei …
Si per un momento
ti sei impadronita di me,
un momento lungo giorni e notti,
ingenua Signora Solitudine
tenuto conto non hai dell'amore
che batte nell'anima mia,
in ogni fibra della mia pelle
Seppur stanco il corpo
seppur sofferente la mente,
mai sarai mia padrona per sempre,
un sorriso mi sgorga dal cuore
raggio luminoso illumina il buio
a te intorno e ti dissolvi
nel vento sconfitta
dalla speranza, dalla fede
dalla forza trasfusa in me
per la voglia di vivere
che mai mi abbandona ….









