frenetico
il mio passo,
flebile
zig zag
verso te
mercenaria
Nella clausura
di un bordello
tuo cuore freddo
batte
con ciniche convulsioni
attraversa la vita.
In un letto
di sentimenti posticci
erro ebbro
nei riflessi del tuo ventre
estatici colori
colgo, tingo
su tele figure
istanti di vita
in labirinti
di vernice.
Orfano d’amore a Montmatre
in mansarde di sogni
spezzata in mille dolori
rimane
mia consolazione
immaginata
in un bacio dipinto.
Sei il mio Eros dio dell'amore
amore personificato, vero, intenso
la forza che mi fa muovere
verso ogni cosa che sia tua
che mi fa muovere verso te
e te solo da sempre
Sei tu che mi spingi
verso la bellezza del cielo,
del mare dove un giorno
ci incontrammo,
due paia di impronte
sulla sabbia arroventata dal sole
che si unirono
di fronte ad una spelonca
e li creammo il nostro nido
per la vita e per la morte
L'essenza dell'amore in ogni sua forma
ci appartiene,
sensuale quando i nostri corpi
si uniscono nei brividi dell'erotismo passionale,
platonico quando il piacere lo proviamo
al solo guardarci negli occhi
alla soffusa luce della luna
Doniamo l' agape insegnato da Dio
amore misericordioso verso coloro
che meno di noi hanno
e ci sentiamo ricchi
ricchi nell'anima consapevoli
che il nostro cammino
se pur di sbagli cosparso di cui
pentiti e di capo di cenere ci cospargiamo
ripagato sarà da una vita
oltre l'eternità
tutti apparentemente….
Al di sopra di qualsiasi sospetto
uomini d’affari,donne in carriera.
Non ci pensa nessuno alla gente per bene
hanno la faccia pulita davanti.
Però dentro casa…..
nessuno sa cosa succede.
Dietro le “quinte”
si trasformano in mostri
violentatori,maniaci,padre padrone.
Donne manesche che abbandonano
i figli li lasciano soli
per andare a divertirsi, peggio
vendersi per fare carriera.
Oppure semplicemente per
divertimento per noia.
Appunto gente per bene
insospettabile.
Vorrei ritornare a Maceiò, per non parlare più,
per bere batida de coco e muovermi nel vuoto.
Vorrei dormire la siesta del tropico
e svegliarmi fra latte di olio di lino,
pigmenti di blu ceruleo e bianco di zinco,
acquaragia e trementina.
Vorrei che il sale marino si cristallizzasse
sul contorno dei miei occhi,
che il terriccio delle strade e la polvere del sole
dimorassero fra le dita di mani e piedi,
negli anni più creativi della mia propria vita.
E vorrei essere solo, lontano il più possibile
da questa mia Genova ingrata,
che come una madre che non ama
sta ignorando le mie urla di rabbia e di pena,
il mio intimismo più universale.
Quanto a te, mio unico amore, mia sola musa,
non pensare che ti possa mai abbandonare:
è proprio quando parlo al singolare
che parlo di noi, e tu non devi avere dubbi,
non farei un metro senza di te.
vagando dove l’istinto ti porta
tra il notturno silenzio e la pace
tra i viali illuminati, rivestiti da ombre spoglie
tra sagome di lampioni e deformi palazzi
L’aria filtrante, passando, pulisce
e fa strada alle lenti impronte
che inciampano in storie raccontate
nel linguaggio vomitato, passando
dalla lingua e saltando i denti assenti
come rientranze depresse
Al lezzo non ci fai caso
affascinata dalle mimiche stanche
e quegl’occhi, brizzolati e piccoli
come pagliuzze accese
che illuminano le parole in ascolto
Fragore di risate rimbombano in eco
furtivi si guardano attorno, come ragazzi ribelli
che non sentono il peso del tempo che li ha curvati
Eppure, esiste questo altro spazio
fatto di parole, silenzi e anche di proteste
inveite contro un mondo che esclude
senza sapere, senza sentire, senza capire
nell’incapacità d’ascoltare
di sostenere, di comprendere
i sussurri e le grida di chi ancora
è capace di burlarsi ed onorare il mondo.
Vedrò di condurti
nel mio silenzio
Una mano
d'oltreoceano
ti porterà
nell'oblio delle foglie
scolpite dal mio vento
ed un cammino
tuo lento, di corridoi
affollati, da chiamate
cigolando fra paure
non credendo più a nessuno
sfidando le ombre della notte
che non ti fanno riposare
un profondo riposo
che tanto avresti voluto
Bentornato sole,
e benedetto sia il tuo splendore
mentre diradi
le ultime nebbie dell'alba.
E' tanto che ha piovuto
in questa incorreggibile stagione,
ma la pioggia
per quest'isola assetata
è come l'Acqua Santa
delle Chiese.
In mezzo
allo splendore del mattino
ho visto un raggrupparsi derelitto
di volti incattiviti
da un ruggito:
son padri di famiglia
licenziati
che uccidono la luce del mattino.
Si chiama croce
e nell’umano gergo:
iella, castigo o karma;
il tutto, per ammutolire le lingue
Giustificazione composta
nel sacrario delle menti
dove tutti son contenti
tranne tu, che navighi
nella stanchezza della forma
che deforma, la vita degli stolti
in attesa dell’imbrunir
per rappacificare le apparenze
quelle, che a te stanno strette
In quell’urlo coraggioso,
squarci il velo del mistero
che fu un dissidio, croce ed un miraggio,
per riappacificarsi.
RICOSTRUZIONE
Starò lontana, da quel crescere
della pioggia, che batte sui vetri
gocciolanti, sognandoli
su una macchina allontanarsi
dopo un'occhiata esclamativa,
di un giorno sul balcone del suo cuore
falciato dalle orbite inclinate
nelle chiavi sbagliate, impuntate,
girandosi male, nella fredda foschia
autunnale, che un riccio diventa
e vorrebbe dormire, fino a domani
Dall'altra parte del colore dei fiori
c'è una traccia,
sempre quella veste aderente
disabitata.
L'uva
giallastra,
verdognola
dall'altra parte
c'è il suo sacchetto fradicio
compreso di crepuscolo e di tovagliolo
che stasera non mi pare un granché,
sembra un bombardamento quando passa
un tranvai di bucce e di petali
mezzi divorati e portati a spasso.
da percorrere
figlia mia.
Un tragitto di vita
pieno di salire,discese,
ma riuscirai a farcela
perché sei giovane,forte.
Diverrai madre un giorno
soffrirai,piangerai dolore
alla fine sarai felice
perché avrai coronato un sogno.
Figlia mia.....
Passeranno le stagioni
ed io non ci sarò più
per riempirti di consigli
magari di rimproveri,
ti ricorderai di me
guardando piena di nostalgia una foto
e verrà in mente
come quel giorno che bambina
il tuo papà ti portava sulle spalle.....










