Tutto è stato scritto
in questo fiume
di inutili parole
m'allontano dal bosco
il lupo l'ho mangiato
e la bella addormentata
si è svegliata da sola.
Riso pianto amaro
malinconicamente vero
questo cinico mestiere
di volersi sdraiare nudi
all'ombra di punti e virgole
pensando di esser letto
da cuori tagliati di netto
ma troppo spesso succede
di esser stuprati
da occhi superficiali
pazientemente addestrati.
Non senza condanna
mi do l'assoluzione
impugno la penna
in una guerra finita
m'arrendo alle grida
sventolo una pagina bianca.

Da lontano abbagliata
d'illusione ammaliata
fumo negli occhi.
Ingannata
alla terra strappata
del piacere,
schiava,
La luce fioca dei lampioni
illumina il viso
ma il trucco non cela
il moccio che cola dal naso.
Nell'indifferenza,
senza pudore
han perso il profumo
i fiori d'arancio.
che spacca la lacrima
Come un fiore
che annega nell’acqua
Come una parola
che uccide l’atmosfera
Come i miei occhi
che piangono il paesaggio
Come uno sguardo
che non ha altri sguardi
Come l’illusione
che non condivide l’amore
Come la morte
che fa respirare gli innocenti
Come nient’altro da dire
in questo lato
visto dal lato opposto.
Una bambola di pezza
vestita a quadri
ed il sorriso cucito
sul viso
gli occhi in uno sguardo immoto
Senza emozioni apparenti
osserva il mondo
seduta nella vetrina
di un vecchio giocattolaio
Ma dentro un cuore ha,
Dio lo ha posato in lei
in una notte d'agosto
fredda e tempestosa,
e soffre quel cuore
stilla lacrime
che dagli occhi di pezza
non possono fluire
Soffre nel sentire le emozioni
di chi la osserva in vetrina
e vede solo una bambola,
soffre impotente
le gambe, le braccia
perennemente immobili
assenti dal correre sui verdi prati
dal poter donare un abbraccio,
le sue labbra mai offriranno un bacio
e quel sorriso cucito
e freddo come nella morte
versa lacrime
La osservo anch'io
così colorata e grigia
mi vedo riflessa
in uno specchio maledetto
Sabato 10/03/2012
Come quando Picasso,
dipingendo il ritratto di Gertrude Stein
da una paletta di quasi solo terra bruciata,
tracciò tutto fuorché il volto,
e poi, in un gesto di frustrazione,
la fissò e disse:
“Non ti vedo più mentre ti guardo”.
Così mia madre, quella sera,
mentre mi vedeva partire,
fissava un volto che nessun pittore
avrebbe mai potuto riprodurre
e dal suo sguardo io capii che lei
già sapeva, nel bene e nel male,
che cosa sarei diventato.
Gertrude lasciò Parigi, e lui ritornò al lavoro,
per dipingerle un viso strano, quasi una maschera.
E quando gli amici lamentarono che il ritratto
non le assomigliasse per nulla, o meglio,
che lei non assomigliasse per nulla al ritratto,
Picasso semplicemente rispose:
“Non ancora”.
tra le sterpaglie moventi,
si placa,
con le ciminiere in mano...
Cenci di fumo
inabissano beati,
plumbeo il bacino,
riflesso opaco...
Al di là,
quattro barcocce
disseminate sulla riva,
tossiscono in silenzio
la tossina che arriva...
Un uomo,
che all'apparenza
non vede,
annusa aria malsana
e osserva
quel gusto di degrado...
Avremo altre notti
ovunque
all'interno in un limbo
se la diafana ha bisogno di essere notata
si scolora
e poi ri-colora
dove gli occhi acuti consapevoli di beatitudine
conducano
in fine inarcato verso il basso
dove i sogni del tutto improbabili della vita
vanno gomito a gomito
lo-so
che nelle tue parole vere
abita la radice
di una verità inestimabile
come,
senza esitazioni,
sussurri
eppure ho sentito,
ma si
avremo altre notti.
nell’infinito demolito dal nulla,
lontano, da battiti di farfalle
di sorrisi, di parole, tumide d’acqua
chiuse, nell’indolente sole
che, non dà luce al cupo anfratto
arido di carezze,
di sogni colmi di solitudine
e vecchi consumati mobili
da buttare via,
eppure, solo cosi vive
il mio cuore, malato d’amore.
da questi santi pensieri
da questa preghiera,
da questa ormai vecchia signora.
Mani conserte, parole sbriciolate
che insegnano l’altruismo.
Musicanti ambiziosi
liberatemi dai vostri suoni,
angeli del buon sentimento
liberatemi dalla raccolta
differenziata di buone azioni.
Mani consorte
per fuggire dalla maledizione
odore di incenso per credere
all’illusione.
Lasciate il profumo
di un prato profumato
lasciate le lancette del tempo
dove la ferita a sanguinato.
Predicatori scalzi
barbe imbiancate
tutto è passato
ma al vostro altare preferisco
il mio giullare.
Liberatemi dal vostro sacrificio
da me mai invocato
liberatemi da un’altra carezza
giusto il tempo per distruggere
un’altra vostra certezza.
Mani conserte
la messa è finita
e che per una volta DIO
mi maledica.







