Or che la vita appar senza una meta,
Come un enorme e silenzioso campo,
solo un pensier ancor tanto m’inquieta,
facendomi tremare come un lampo!
È il pensier del suo amore fuggitivo
Che tu, natura, un giorno mi donasti,
accanto al fluir del più dolce rivo.
Ahimé, così per poco lo lasciasti
Lì, solo avvolto nella sua bellezza!
Diffondesti tu il canto di una brezza
Che ad altro poi da sé lo ricondusse.
Cosa potrei ancora dirti
ancora amore mio
“ti amo”... lo sanno pure le fronde degli alberi
che ne fanno filastrocca nel soffio del vento
che sei la mia vita
ogni filo d'erba ne è a conoscenza
No.....
voglio raccontarti del fuoco
che mi invase
quando la porta chiudesti
alle tue spalle
lasciandomi senza parole
senza lacrime
muto persino il dolore
Eppure ti amai ancora di più
paradossale forse,
io circondata da comprensione
colpita da quel male oscuro
che ti getta nel buio
e ti toglie la voglia di vivere
Tu solo ,condannato, uomo crudele
che abbandona la donna
nel momento del bisogno
Io lessi la paura nei tuoi occhi
alle ferite piangenti
rosse lacrime sulle mie braccia,
l'impotenza di non sapermi aiutare
Ti odiai godendo
della solitudine che ti avvolse
aspettando in silenzio
sperando, urlando il tuo nome,
portato al tuo cuore
dalle nubi nel cielo
Corsero via primavere ed inverni
dall'alto qualcuno
guidò i nostri passi
si riunirono le due strade
di orme sulla sabbia....
non ti perdonai
non si perdona la paura
si comprende con l'amore
mai morto tra noi
ma fortificato maturato
rivestito a festa...
Cosa potrei dirti ancora
amore mio
“ti amo” sempre più
oltre ogni dove oltre ogni cosa.......
Muore un uomo sulla croce;
scende il silenzio infondo ai nostri cuori
ci si presenta, in quel momento, al cospetto della sofferenza.
Non s'ode nulla intorno se non piccoli frastuoni di peso di coscienza.
Gli occhi di una madre che addolorati contemplano il volto sofferente di suo figlio in croce
mani giunte che fredde di sofferenza chiedono conforto a Dio
Labbra chiuse in un silenzio struggente
piccoli passi fino ai piedi della croce.
mani pietose che depongono l'uomo della croce
che l'avvolgono in un bianco lenzuolo.
per abitarlo in un sepolcro, dove è fatta scivolare una pietra.
Poi, buio, buio e buio tutto intorno...
è il buio del mondo sofferente
è il buio delle mamme che piangono sulle croci dei figli
è il buio dei popoli in perenni conflitti
è il buio di chi vive in povertà
è il buio di chi non ha niente
è il buio della malattia
è il buio, il buio che sembra non voler lasciar spazio alla luce
Poi, d'improvviso eccola, appare da lontano
È la luce dell’uomo della croce
arriva a noi
con cenno della mano in segno di saluto
con occhi di gioia
con labbra sorridenti
con passi leggeri avanza verso noi per dirci: "Ci sono, son qui, son tornato!"
Ed è la gioia.
Don Chisciotte
Godot è arrivato,
chi lo aspettava
è morto da cent'anni.
E' venuto in silenzio,
ci ha guardato,
poi è fuggito correndo,
disperato.
Sancho si è ritirato.
Coltiva rose preziose,
ha messo arnie sulla sua collina,
cura le api, beve sempre vino,
e dice che il suo cuore non funziona;
quando l'ho visto non mi riconosceva.
Io cerco sempre i miei mulini a vento,
Ronzinante non si muove dalla stalla,
vive di biada buona, non ricorda,
non posso avvicinarmi,
quella che era baldanza ora è paura,
sgroppa, si sdraia per terra, si ribella.
Vorrei salvare mille e più donzelle,
ma ormai son rare come le avventure,
l'ultima che ho strappato da una torre,
si è messa a urlare e poi mi ha maledetto,
dice che stava bene prigioniera.
Aldanza, Dulcinea, amore mio,
mio dolce inganno.
Il cuore mi si spezza e non ti sogno.
Qui nel Reparto non mi manca niente,
ma non ho pace!
Vivo con un tale che non si crede matto,
scrive sul muro parole senza senso
e grida a tutti di essere un poeta.
Spero di uscire presto e di perire
nella mia prossima guerra contro il male.
Spero che vi resti nelle vene
un che di me, un che di Don Chisciotte.
Conclusa è l'epopea di un Cavaliere.
Vendo la mia anima
solo per poterti
ancora una volta
amare….
Mi ha risposto
lucifero,
da tanto ormai
aspettava
saltellando intorno
e il mio puro cuore
tentava.
Secoli or sono
lui avidamente
mi desiderava.
Una scelta la mia
ultima, disperata,
che faccio con
la mia anima
ma senza di te?
Accetto l’offerta.
Adesso sono fuori
dalla tua porta
non oso bussare
mi senti nell’aria
e felice spalanchi
con braccia protese
ti sporgi in avanti
e glorioso vuoi darmi
un bacio immenso
io, il tuo amore
che pensavi per sempre
fosse perso.
Ma invade una nuvola
nera e macabra
il nostro momento
sento l’odore
del suo spavento,
lo spavento
della tua anima
che non riconosce in me
niente…e sento il suo
grido che si perde
nel vento…
Non è lei…
lei ormai è morta è morta…
ora c’è solo un corpo
vuoto…
davanti alla tua porta.
Ho venduto la mia anima
al miglior offerente
adesso che so che non sono più
il tuo amato presente
mi porgo
una sola ultima domanda
perché per l’amore
non è Dio che comanda?
su esseri vitali
usati come schiavi
dallo squallido re uomo...
Come meschini gladiatori
li poniamo davanti l'un l'altro
a combattere per i nostri ideali,
ideali di marmo
su basi di sporcizia...
Li poniamo
al nostro inutil servigio
promettendo biscottini,
biscottini avvelenati,
rovinati da glassa di avidità...
Rispettabili creature
spezzate le finte catene
e abbaiate
i vostri diritti...
voi che sapete riunirvi
in nobile democrazia
con la natura vostra madre...
Oh mia trinacria ridente
che di nebbia lupa scompari;
Oh mio triangolo indiscreto
che da acque tiepide m'appari.
Dal tuo cratere di sinuosi gesti
che dal seno ai limpidi celesti,
ridi,piangi e di meraviglia ti vesti.
Voglio viverti e sentirti
voglio perderti e ferirti.
Son quì vicino ad ammirarti
e mi allontano per non vederti.
Brivido è il sublime
che l'incanto mi opprime
brivido è il sentimento
ma non placa il tormento.
Urla il silenzio dinanzi alla scia
finchè sguardo languido
non mi porti via;
Urla felice la mia poesia
che la Sicilia bedda
è la Sicilia Mia.

… L’apparir ‘d’ali’…
Nel vortice insostenibile
Le tenebre avvolgono
L’anelata quiete è labile
Timide lacrime attendono
Il ‘tempo’ inesorabile
Triste trascorre
Il non vivere è palpabile
Quel nulla nell’anima percorre
Stille saline premono
Assenza voluta opprime
Rivoli amari segnano
Flebile gesto reprime
Inaspettate ali sfiorano
Tenue, fioca luce delinea uscita
Non più tenebre ma, inizio lontano
Spirale del nulla spezzata periodicità
Non essere giorno, l’entrata
Senza fine e speranza il percorso
Apparir d’ali accompagnano all’uscita
Al nuovo giorno, il giusto decorso
proprio lì che si ha l’inizio...
m'incantava
stava seduto in poltrona
a sbirciare la padrona
che scriveva
visionando
i conti del di
con tipi distratti
che passavano
di sfuggita
mentre uno dava un'occhiata
alle inserzioni
di abitazioni
informandosi
vagamente
sui prezzi
lasciati
lasciandoci
alla scelta
per un progetto
meditato
nel pensiero
di un domani
Piano, giungiamo a sfiorarci
tutto è candidamente limpido.
come magia dei suoni che ci danzano dentro.
Siamo come acqua che accarezza i nostri pensieri
siamo lontani con i corpi ci stringiamo con le menti;
Poi, tutto scorre nell'ampio raggio delle nostre menti
ci lasciamo condurre dolcemente cullati da un coro di voci bianche
ed ancora, all'orizzonte, le nostre menti s’incontrano
e danzano, e danzano, e danzano
le nostre ditta si sfiorano
i nostri sguardi s'incrociano
uniti in una complicità impetuosa come il mare
e di essa ci dissetiamo
Piano, piano siamo qui insieme.
Fragile è pensiero sparso nel vento
Difficile da riprendere
Scorre veloce come acqua in fiume in piena
Ruba spazi a loro volta, rubati
E non ammette compromessi.
Tempo in viaggio verso mette non vicine
Dove mente e corpo si scoprono lontane
Non vive
Non fresche
Non vicine
Ticchettio d’orologio che scandisce il battito del cuore
In un lungo incessante rumore dell’ansia
Che rende fragile e illogica la mente umana.
Dormi e sogna
mio dolce amore,
questa è la tua notte
ricomincia la vita.
Dormi...
Tra qualche ora
l'alba accarezzerà il tuo viso,
sfiorerà il tuo corpo
lo tratterà come un fiore
appena cresciuto
con la rugiada del mattino.
Dormi amore mio
io ci sono
sarò sempre con te.
Ti aiuterò a ricominciare,
ti farò dimenticare
le sofferenze passate
di una vita travagliata.
Dormi mia divina creatura
io ci sono
Dove vado? dove fuggo?
Laddove mi porta il cuore direbbe
il naufrago alle prime armi o
un giovane romantico dai leggeri abbagli.
Ma chi sei tu per puntarmi gli occhi al cuore
e un dito verso il vento?
Chi sarai mai
per stringermi la mano oltre questa direzione
e accompagnarmi,
tra praterie di fango e mille laghi di cemento?
È così forte il tuo istinto a smascherare il secondo volto
dell'emozione?
Della materia? Della forma o della ragione?
Ed io...
Chi sarò mai io per toccare l'orizzonte...
Fai tremare il legno di un bastone trovato a terra,
possiedi il tessuto del mio mantello
e sei nel vento che lo scuote
e porta con sé l'odore di mille favole remote...
Questo cercare oltre le nuvole è il solo modo
per fuggire una stagione secca o un abisso freddo e piovoso?
Ma un avventuriero di antico stampo
non teme la pioggia o spettri oscuri delle selve,
né gli incendi, né le voci della notte.
Egli trema quando sa di non poter mai più abbracciare
tutto il caos che lo spinse a fuggire
e a non voltarsi,
pallido sole destinato a tramontare.
Tu, mia guida di terre ignote,
conosci bene i nostri amici viaggiatori...
Eterno albero dalle chiome dorate,
lì nello spazio, senza radici che lo annodano al passato.
Su questo fusto incidesti il loro viaggio...
Da questo sentiero li vedremo cadere uno ad uno come foglie
all'autunno che per tutti viene...
I loro sogni preziosi come foglie d'oro...
Avremo fortuna se al nostro ritorno saremo cambiati anche noi
tanto da non capirlo
o nel peggio da riuscire ad accettarlo.
Io... non riuscirò a toccar questo orizzonte,
non adesso.
Ho bisogno di te che mi stringi la mano
e mi dai una direzione per fuggire questo buio,
di cui temo ancora tutto ciò che non esiste e non nasconde.
Ti seguirò per rocce scoscese, ruscelli di ghiaccio e strade proibite,
sotto cieli che discorrono nuvole come album di foto antiche,
per poter cogliere con gli ingenui invincibili occhi di un tempo,
di chi correva forte e guardava piano,
quel fiore giallo ai bordi dell'asfalto
che, ciechi, ogni giorno calpestiamo.
Dove andrò infine? Dove fuggo?
Laddove mi guida la tua mano direbbe
un viandante ferito e derubato
o il consapevole romantico che porta con sé i resti
di un sogno frantumato.








