batton le foglie come mani protese al plaudo
e più forte si agitano a sembrar acqua scrosciante.
Profumi… d’estate calante,
tra rivoli e fossi di una campagna fiorente,
che dolcemente infrange
il cuore dormiente.
che scalda fino a divenir bollente,
nasce ad oriente al fare del mattino,
ad occidente muore…è il suo destino.
Sarà perché nascendo già ben sa
d’illuminare terra e ogni sua beltà,
pur non avendo vita lunga alcuna
sa di lasciare il posto alla luna.
Luna che s’alza con le luci accese
perché essa è una Luna calabrese.
Non è diversa e solo un po’ sorniona.
Non parla ma canti d’amor intona.
E il mar che specchia sua bellezza
danzar fa l’onda come una carezza.
Dal suo profondo nasce l’ippocampo
se tu l’ascolti poi non hai più scampo.
Spiagge dorate, rupi e rocce dure
senza scordar migliaia d’insenature,
sono cornice alla sua natura
fatta soltanto di bellezza pura.
Terra di sole, mare e poesia
per questo voglio decantar la terra mia.
Della bellezza non siatene sorpresi
sol perché a dirlo siam noi : i Calabresi.
in fondo a corridoi africani
sabbiosi
distese senza ventagli
il sole insegna
il giorno egiziano sarà per altri mesi
Le notti sono una fessura
i lapilli coprono i respiri
l'aria corrente
bizzarra come sempre
manca nel sollievo
Luglio
piramidi abitate
da corpi nudi affaticati
per alcuni, ultimi ripari
dalle tende carnevalesche
dai balconi di natura secca
senza rimedi
senza ristoro
La terra folgorata
inspira gradi da liquefarsi
segnano il catrame poche scarpe, alcune ruote
flettono esausti i muscoli
il loro direttore
lanciando occhiate ai cambi di luce sulle case
di rabdomanti improvvisati
lento come il tiepido scivolante vespro
ti sistemi appiccicandoti come un sigillo
sul cementizio piatto scranno
senza badare ove mettere piedi o testa.
Baci la superficie avidamente
con zampette francobollate sulla presa
ingannando le newtoniane forze
invertite nel sottosopra
che tu solo hai deciso.
La luce attira le prede e te
che velocissimo smorzi il ronzio petulante
di falene e zanzare ignare
nel silente agguato teso all'ombra
artificiale
d'una stasi crepuscolare.
IL tuo corpo tatuato sul grigio dell'intonaco
con lui sembra involontario sposarsi
condividendo il movimento del colore
che lento segue il silenzio della notte.
All'alba,
l'aurora veloce ti sfratta
dalla gabbia del vivere in attesa
verso una fessura nera tra le tegole
dove dormirai sognando la sera seguente
mentre mi pento della mia scelleratezza
d'averti finora schifato per apparente bruttezza.
Non la indosso mai
questa calda stagione
la guardo solamente
lì, aspetta da qualche parte
la mia voglia di camminare
d'immergermi
nell'appiccicoso labirinto
C'è il sole
ansimo per la notte
non ho il permesso d'interrogarmi
su altro
Prima di alzarsi
le mie spalle attendono
che il respirto si liberi
che l'aria rinfreschi
che i pensieri ritornino leggeri
insieme alle previsoni metereologiche
e la limpida nebbia scemante nell'accorciata lontananza
come un mantello di luce disadorno
a poco a poco ne disvela la recondita importanza
ivi il mare non urla ma sussurra
il vento tempestoso s'ammansisce poco rissoso
la roccia antica ringiovanisce truccata da marosi imbellettanti
e la vegetazione non vegeta ma ragionante lussureggia
un'intelligenza unica senza cervelli attigui
solitudine che non impazzisce e povertà ricca allo specchiarsi
c'è tutto in sè
ha bisogno d'esser ammirata
ma se non ammirata
non si nasconde per vergogna
perchè è lì
non importa se di recente emersa
o immota dalla notte dei tempi
perchè tutti siamo come lei ed il signore degli anelli
simili ed unici ma pur sempre tutti fratelli
per ora cinguettare non sa
non vuole forse...e ben altri
sono i pensieri ora più scaltri.
Si tratta di non morire e far vivere
chi su un nido canta per sopravvivere.
E' venuto qui per briciole preziose
cadute dai cornetti infime e leziose,
ha sfidato il territorio degli umani giganti
che distratti han perso mollichine poco importanti,
ha zompato sembrando danzasse leggiadro
ma il becco s'è riempito di cibo come un ladro.
Poi s'è dissolto come un'alata apparizione
e sul ramo s'è diretto senza esitazione:
"Moglie mia e figli miei eccomi qua
v'ho portato un piccolo spuntino eccolo qua,
non sono un borseggiatore ma un gran lavoratore
il poco al nulla ho sottratto ed ora ve lo dono con amore".
fra papaveri e camomilla
divertimento di giovani fringuelli
incuranti dell'oro che cola
abbracciate da piccoli rivoli
ingabbiati dai contadini
per dissetare il loro crescere
ombreggiati da acacie e robinie
verdi e stanche
al passare di podisti in cerca di sollievo
nelle ore colanti
d'umidità distinte
Si ascolta volentieri l'ondeggiare
il brontolio di un temporale futuro
senza poter vedere il limite dell'estate
indovinare
quanto potrà ancora dare
a quelle spighe
a quei fringuelli
a chi passa per caso
a quei podisti
a chi si nutre di loro
donando alimento e vita
per portarsi in quei campi
rivivendo ogni volta la gioia
di nuove vedute
nuovi racconti dai loro figli
armonie di colori,
aggraziati
battiti d' ali.
Garbati equilibri
sulle corolle,
eleganti e sinuose
sui fiori dischiusi.
Funambolici voli
nel sole di giugno,
silenziosi ricami
nel verde lucente.
Brevi momenti
intensi di vita,
pennellate fugaci
nel vento d' estate.
La spiaggia deserta
un rincorrersi d' onde
in mezzo alla ghiaia.
Brandelli di alghe
e vecchie conchiglie
frammenti che affiorano
dalla sabbia bagnata.
Qualcuna che rotola
sospinta dai gorghi
nel flusso ritmato
della stanca risacca.
Hanno lucidi corpi
di madreperla
intricati e sinuosi
con volute e spirali.
Sono piccole briciole
di vite passate
un segno tangibile
del loro passaggio.
Colorati ricordi
sugli involucri vuoti
che poco alla volta
si sciolgono in mare.
Nella luce radente
del sole che muore
un vecchio e un bambino
che vanno per mano
raccolgono insieme
quei gusci dispersi
queste tracce corrose
di lontane memorie.




