Soffio nel cerchietto colorato:
ecco lo sciame di bolle
armonicamente impazzite.
Danzano. Trasparenti,
danzano, danzano
verso il nuovo residente che non ci bada.
Si allontanano all'orizzonte:
chiudo gli occhi.
Prima o poi scoppieranno:
avendo chiuso gli occhi
immagino
che vagabondino immortali
e ingiustamente senza una meta.
Seduto su un ceppo rovesciato:
purulenta, putrida la sua corteccia,
attraversata da larve, squarci,
edera, cuscuta.
Ecco l'eternità delle piante,
Ecco l'eternità delle bolle.
cigolante
come una nave nel porto
Accarezzando i contorni delimitati dal paesaggio
il mare annusa l’aria
assaggiando nuovi sapori ed acri profumi
Nel suo corpo
crespe d’onda
strade obbligate, dalla luna delineate
Chiama a raccolta anche ciò che non vorrebbe la natura
la sera lo impone ed il mare annuisce
Drastico il segnale del tempo
che vibra i momenti
Assaggia la stagione
questo nuovo mondo alla deriva
Case umide s’affacciano nel mare
striduli rumori sento arrivare
la via di casa si lascia accarezzare
ed i colori sono mille e senza contare
Il cielo sopra è come argento
ed i bambini inzuppati
corrono per divertimento
Un gatto sornione e svogliato
attraversa senza fretta
quel verde prato
L’uomo del pesce grida che è l’ora
e finalmente al davanzale
s’affaccia una signora
La rosea linea dell’orizzonte m’ avverte
che le ore scure
sono già pronte
Mentre sento questo intenso soave profumo
sulle barche nel porto, non c’è nessuno
Approfitto dell’ora e del momento, per lanciare un sogno nel firmamento
Sogno che va e sogno di festa, star qui per me
è quel che resta
"Ancor poco muove
la prima capriola estiva;
rimane sull'orlo la fragranza
di quella bianca fuga di primavera.
Di placido azzurro, là sul viale,
fresco è il dondolio
delle tue paterne carezze
- rivolte ai gabbiani,
tese in verdi
inebrianti estensioni.
Tutto l'oro,
tutti i miei mortali affanni
sacrificherei nell'onda ambrata
del tuo sussurrar di vecchio,
pur sapendo che poco t'importa
e altrettanto ascolti
di tutte le raminghe passioni
che van per il mondo.
Quanto mi sorprende
quella gioventù ribelle
che s'intreccia
lampeggia
eppur vibra
come vibrano, mortali,
le piccole gioie nostre!
- di un non so che di vita, mi paiono,
quelle fughe di fiamma
fra foglia acquamarina.
Rapide è certo,
ma quanta vita!
Niente si ama più
della luce fra i platani;
- non le cose leggere,
non le cose delle stagioni
fuggiasche,
che han fretta di vedere
degli uomini i tristi congedi
e solo per pietà si scoprono
amanti."
Siano benedetti i capelli bagnati delle ragazze.
Siano benedetti i tavolini scaraventati in città.
Siano benedette le pozzanghere
coperte dai cappotti dei gentiluomini.
Siano benedette le danze di indiani improvvisati,
i fiumiciattoli sotto il vomito delle canale,
il mio cane che apre la bocca al cielo
e il mio gatto furbo sotto la tettoia.
Sia benedetto chi finalmente si addormenta:
qualcuno ha azzeccato le note della ninnananna.
del fiume i suoi rovi e fiori colorati,
ho ascoltato il ronzio delle libellule pizzicare l'acqua,
delle farfalle le ali colorate vezzose specchiarsi,
immersa nella ginestra ne ho respirato il suo profumo,
dal basso ho ammirato gli alberi antichi e testimoni
e ne ho spinto i rami chini e adagiati nella menta selvatica e margheritine,
sono scivolata sulle pietre con risvegli di muschio,
e sorprese le lucertole al sole sparite poi nell'ombra
con il cammino vivace e contorto,
fatto di meraviglie , rivoli allegri , sorrisi e fili di voce...
Non ricordo
era un sottobosco che non vedrà nessuno
Con aureole di schiamazzi e lucciole
Non mi riprendo
il suolo coperto di felci fango e miracoli
con cadenze disastrose di cecilie rintanate
Non lo so davvero più
guarda le impronte sbiadite dei cacciatori
sono così vecchie che possiamo urlare Tutti fuori!
Io non ricordo
una coperta verde un po' smagliata
ci passava il sole a svegliarci troppo presto
Io non mi riprendo
dai cinghiali che balzano via per la paura
da cercatori distratti che non vedono
funghi come rughe su una faccia che ha ormai pianto
Io non mi vedo
anche il lupo stanco se ne va a letto
delle urla la sua luna se n'è fregata
Adesso ti sento
sei un fruscio che striscia
un cinguettare bestemmie sull'aurora
una gamba liscia rovinata in un prunaio
e forse ricorderò un posto dimentic
mi riempie le mani
sono impaziente
aspettando domani
Corre la pioggia come lacrime sincere
mentre nel buio passano le sere
Tutt’intorno pioggia impetuosa
come una voce pungente
e fastidiosa
E’ la pioggia di stagione
non voluta ma, da previsione
La pioggia è battente
allaga la vista
si fa insistente
Lascia il cielo la pioggia fredda e sola
per trovare sulla terra
chi con belle parole, la consola
concerti di fronde
impazzano
alle orecchie!
Ponente
maestro d’orchestra
alterna sonori silenzi
a folate di note.
Come musici
i ruvoli intonano le ghiande,
suonano
i noci cavi mutili rami
in sottofondi di ruscelli
dalle incerte acque!
Agita
il maestro la sua bacchetta
che tutto il teatro
in piè si desta.
Come discoli pargoli
gli uccelli
da una vetta all’altra
sfidano le note,
di mitiche creature
che l’orbe terracqueo
i natali diede.
Ha impronte secolari
di canti e di risate,
di contadini questo mio ponte!
E oggi deserto da qui osservo
le soffici nuvole bianche
incastonate nel cielo azzurro
sulle casette appiccicate!
Nell'ombra degli ippocastani
balzano le cinciallegre e i fringuelli,
il sole fiancheggia i sentieri
di arbusti e rovi
punteggiano le gialle ginestre i campi assolati e
ripide sono le discese verso
le libellule sul fiume,
dove si abbeverano le volpi,
dove aggrappate stanno
le lucertole ai muri ammuffiti,
dove il verde è cangiante,
con un turbinio d'ali,
di farfalle, di gruccioni, di falchi,
nel percorso limpido
di pietre
di ciottoli
e di vita!

" Ponte e ciucciu " di Montepaone
Notte d’estate
è finito Maggio,
orchestra di chicchirichì!
Un lieto sbadiglio
al profumo di caffè
il mio volo m’aspetta!
Nel liquido cielo m’affrettai ad infiltrarmi
è la magia,
volere di Poseidon
che le membra mi mutava.
D’un tratto
come pesce in vacanza mi trovai!
Meraviglioso paesaggio,
il granchio dall’alto della rocca
le chele risuonava
e la timida spugna
di fascinoso colore m’ubriacava!
È questo il mondo mio,
lontano dall’umano impiccio e l’inganno,
intrigo malsano
che qui si scioglieva
come nettare al cuore
mio nutrimento dava!
O Mare padre d’insonnia,
compagno di un tempo
che le ossa rompeva!
Ti guardo con la criniera bianca,
stanca,
sguardo di Maggio,
di un timido selvaggio!
il cielo azzurro
con qualche forma strana di nuvole.
La primavera sta arrivando
ho pensato di fare due passi,
mi incammino osservando la natura cosi bella.
Con tanto dispiacere
noto che il sole si nasconde
dietro le sempre più numerose nuvole.
Improvvisamente cambiano colore
diventano nere,
inizia a soffiare il vento.
Strana la natura.
Freddo pungente,
gli alberi si piegano,
il vento strappa via le foglie appena nate.
Meglio rientrare
a casa
prima che si metta a piovere.
di nebbia e sole folta la foresta
si odono fragori di cascata
che danno sensazioni d'una festa
Mi sporgo dalla rupe incuriosita
e l'occhio spazia in orrido di menta
profonda forra un vortice alimenta
che inghiotte acqua come piperita
Frescura imminente procurata
dalla mente quasi inebetita
a tale scenario suggestionata
Ritorno al cammino sulla cresta
che l'infimo torrentello rasenta
con nuovo brio e sete che non resta
Eterno carme del poeta
che dei suoi versi, mi onora.
Il mio profumo, ogni cuor allieta
e di serenità l’aurora colora.
Sono una rosa
souvenir e viaggio di bisbigli
viavai di vita religiosa
avvolta, a volte, d’artigli.
Sono una rosa
incantatrice degli occhi
frutto della terra
emblema e regina dell’amore.









