nelle strozzature di cupe gole
e, rabbioso, ti apri la strada
tra le rocce, con rumore di vetri infranti.
Il tuo pianto copioso,
con impeto greve,
scorre nella boscaglia,
tra sassi e morge
che rendono dura la vita.
Nascosto da alture silenti
compari all’improvviso
nella brughiera ubertosa,
acquattato come un cervone.
Veloci e fresche
le tue acque
scendono agevolmente al piano
e s’infiltrano nella terra tenera,
alimentando, languidamente,
erbe e radici di piante.
Nei ristagni
rodi la terra scura
ma non ti lordi di limo.
T’allarghi solo in ultimo
in prospere piagge,
riposandoti a valle
quietamente.
Sulle tue sponde
casolari perduti
e ombre di pioppi.
Tutt’intorno
clivi coperti d’ulivi,
dolci e flessuosi,
appollaiati
nel riposo dormiente
del vago orizzonte.
per rinascere in nuovo giorno,
dopo notte di buio che silente si
lascia perforare d’occhi splendenti.
Gli umani pensieri galleggiano
scontrandosi tra superfici sottili
ove dolori, speranze e rancori,
si mescolano in caos d’emozioni.
Imponiti all’agonia del respiro tra brandelli
di luce e misteri, all’alba il rito dirompe.
E fu il principio!
La natura ha abbandonato,
ferito ramo che muore piano
al triste destino.
Non irrorato, non omaggiato
da sguardi meravigliati, silente
al muro morente.
Quasi reciso da mano abile,
il destino ha deciso…
Tenero fiore dal colore
del sole, nato a forza, solitario,
in dono all’occhio di chi assorbe
nutre del messaggio velato.
Vive qui la vita.

La natura dorme, al suono di
una dolce nenia, dalle fronde
protese, a muovere l’amaca di
dolci oblii.
Un leggero movimento,
vecchio albero secolare,
guarda sornione e balla, alla
carezza del vento intorno.
Oh, l’amato vivere m’è caro,
sotto lo sguardo d’un conforto
eterno.
come un bimbo curioso,
con il naso schiacciato
ammiro affascinato
questa sera piovosa;
a miriadi le gocce
tormentate dal vento
s’abbattono sui muri
sugli alberi e le strade
sconvolgendo nell’aria
il giorno di gennaio:
oh gocce che scendete
per raggiungere il mare
donando nel passaggio
l’inizio della vita,
bagnate i malumori
degli umani sospiri
ma non vi trasformate
in nefaste matrigne.
linee scure sul foglio bianco
i colori d'una farfalla
sparpagliati in un battito d'ali
posati sulla rugosa mano
i versi di un poeta stanco
si buttavan nella valle
e il vento delle parole
persuadeva l'inverno a ritrarsi
Avvolte di luce le spalle
l'anziano sparì in un mite sorriso
e la farfalla andò a fondersi
con l'aria della primavera.
ha resistito alle intemperie
al vento
al gelo.
Con tanta fatica cresceva
pian piano
prima verde
poi rosso.
Con tenacia
forza e volontà
ha raggiunto
i mille colori della pace.
Con l'amore
sono arrivati
i colori
dell’universo.
Ma è stato
strappato
con forza
staccato dal terreno.
Che con fatica
era nato
e cresciuto
appassirà....
Ci vorrà tempo
ma forse tornerà
ad avere i mille
colori della pace.
Prima o poi
tornerà ad avere
i colori
dell'amore.
fu sì vicina!
Prima la pioggia, la nebbia o la foschia
rendevan la splendida visual tanto restìa,
ma dopo l’intemperie passate della sera
si scorse la terra sì vicina e così vera!
Fenomeno singolar così talvolta s’avvera,
al punto che toccar la costa mi parea.
L’armonia d’atmosferiche condizion,
dicono l’esperti e i d’altri tempi ammirator,
rendon ravvicinata, della Trinacria, la costa,
proprio come se Dio l’avesse fatto apposta.
All’occhio umano appar così vicina,
domina anche lei lo Stretto e si chiama Messina,
si vede da Reggio, ma non è più sì lontana:
si scorgono l’auto, perfino, grazie all’aria sana
e a quell’effetto chiamato “Fata Morgana”.
M’incanta questo tramonto
geometricamente perfetto
disegnato da coni ombrosi
in preghiera all’ora del vespro
mentre un cerchio infuocato
scende a cercar riposo nella notte.
Immagini che accompagnano
il mio vagar silente
che pensieroso stringo nel passato
del giorno ormai andato
e nell’aspettare che il buio mi rapisca
anch’io mi poso nel pregare.
Pregherò leggendo le parole
scritte nelle pagine dei velati poggi
che lievi si sfogliano al mio pensare
e…
pregherò per aver avuto amore
da te che… con amore hai offerto la vita.
D'estate
il cielo nasconde le chiazze
la via profuma di fiori
riecheggiano di vita le piazze
... l'animo triste piano... va fuori
il sole si spacca e d'argento
vivo, colora la pietra
ed il contadino muto d'inverno
ora ringrazia... Demetra
le gocce di un vecchio catino
cadendo spostan le foglie
e fanno un gioco al mattino
le ombre, fra lenzuola e tovaglie
io miro, il cielo si distende
e al mezzo dì, poi esplode
le nuvole sembran garze e bende
ora il sole è bocca che morde
arrivano da lontano
è il vento che scuote gli alberi.
Voglio stare al caldo
sotto le coperte
e' presto fuori è buio.
L’amico inverno sta per arrivare
imbiancherà di nuovo
i tetti delle case, le montagne.
Diventerà difficile anche
camminare
per le strade.
Amo l’inverno
mi trasmette pace
tranquillità.
L’inverno la stagione che adoro
è diventato il mio
migliore amico.
Finalmente sono sola
nella mia pace interiore
e dell’anima.
Fra poco l’amico inverno
strapperà tutte le foglie degli alberi
resteranno spogli.
Non si sentirà più
il fruscio delle foglie
l’amico inverno è tornato.
stormi di rondini e gridi lontani,
e là in un giardino spenti gerani
in silenzio stanno ad appassire.
Ascolti le cicale serenare
ad un cielo di fumo dipinto,
e con lo sguardo al velo stinto
osservi bianche colombe spirare.
Del nero corvo, di morte il messaggio,
famelici si muovono gli occhi,
e tu sospeso ascolti gli schiocchi
di ali scomposte il veloce viaggio.
Ed ecco la pioggia, salata scende,
su piccola guancia e tenera foglia,
e rapito sei da quella voglia
di alto gridare che ti prende.
Ma non puoi, e lì immoto resti,
ad ascoltar del grande mondo il pianto;
lassù il privilegio d'esser santo,
tu nel diluvio con poveri vesti.
S'affaccia timida la prima stella
lì dietro il sipario del cielo,
gettando il suo occhio d'argento
sul mondo già pronto a dormire.
Si odono lontani fra i monti
sbadigli di tiepide brezze,
e sogni che migrano e vanno
in cerca di bimbi e poeti.
Son braccia d'avorio là in alto
a stringersi sull'ultima porta,
seduce la palpebra stanca
del mondo il primo degli astri:
sposa d'ignare esistenze
e vergine d'audaci passioni,
cali in silenzio il tuo bacio,
oh luna dalle candide vesti.
Negli allucinati colori di un orizzonte tumefatto
s'insinua tra le fronde l'affannato sospiro
del vento malato del primo mattino.
Osa solo uno scampanio lontano
mendicare nel fiato livido del giorno,
- timido ricordo di andate stagioni,
e il cielo, lapidato in immobil attesa,
come tristo generale cade poi sconfitto.
Gridi di rondini saettano attorno
o dardi che sfrecciano sul campo vissuto,
dove eroici non son che ullivi rimasti,
fieri condottieri dal nostalgico canto.
C'è poi un picchiettar sinistro,
passi di lontani crociati battuti,
e unghie di vento a stridere graffi
sui vetri e alle porte come anime mute.
S'alza il fiato dell'ansante soldato
che ha tenuto coraggio allo sfogo del mondo,
e crolla infine, con luce abbagliante,
e pesante tonfo sul ghigno del cielo.
Ancheggia la dama del mare
sinuosa e fresca corrente,
parole d'amore bisbiglia
su guance di pesca chiazzate:
"Qui giacciono cuori di sale
e sguardi pieni di luna,
là dove il sole non osa
varcare l'intima soglia
- sussurri di baci scoccati
che salgono simili a bolle.
Si avvolge l'eterno perlaceo
sfiorando la tenera brezza.
E' forse salsedine questa
che rotola sulla tua pelle?
Restarsene a riva è morire
per dell'oceano l'amante fedele.
Incontriamoci dove le spiagge
han tutte lo stesso colore;
d'alba o tramonto è un dettaglio
che i gabbiani ci mormoreranno."







