fino alle viscere,
che dalla costola ti farò rinascere.
che non mostravano svago.
ti butta nell’istante,
arrivare come un sparo,

i contorni del cielo.
Guardo a ponente,
un sole stanco
che si adagia lento
sulla culla della sera.
Si spegne il giorno,
è un canto del cigno,
vestito di mille colori.
Porta con se...
Fatiche, piaceri e dolori.
L'orizzonte sfuma,
profili ormai confusi.
S'accendono i lampioni.
Una ad una salgono
timide... le stelle.
Saluto la luna,
chiudo la finestra...
Il sogno comincia.
questo cuore abbandonato
tra le pieghe della carne,
battito nel caldo fiume del sangue
che sospinge l'emozione nel petto
e poi la fa salire in gola
poi più su fino a farsi lacrima
nel mare inquieto degli occhi
Non saprò mai se è poesia
la mano che dolce trema
indugiando sul foglio vergine
per macchiarlo di vita
potrò forse crederlo, sperarlo
soprattutto nei giorni saturi
di odio, disperazione,
per poter essere ancora sentimento
sciolto nelle sillabe da scandire,
nella verità di piccole parole,
mentre fuori il mondo assassina
la grazia e la bellezza
senza un filo di pietà
Forse,
perché le lacrime hanno infranto i sogni,
forse,
per le parole dimenticate o mai dette.
Sarai il più bello tra i ricordi,
lontano da ogni sguardo
lontano da ogni abbraccio
e i miei occhi senza più pianto
ti penseranno
lontano tra i miei più bei ricordi.
campi di grano e papaveri in fiore
unico ricordo di quel piccolo amore,
il passo allegro e il vento tra i pensieri
ormai più niente ti ricorda ieri.
Un cuore nuovo senza più dolore
Iride sorridente, roseo volto tra i petali di un fiore.
Mai più nel buio, mai più la notte,
ma miele d'ambra e forse stelle
a illuminarti il cuore.
guardar non serve la ragione,
pure il sentimento è fatto vecchio
e anche se cambi posizione
sempre quelle sono le stagioni.
L’ampio viale è ormai sentiero;
quel che avevi è tutto consumato,
finanche il certo più non sembra vero;
appenditi, scampato,
al chiodo d’un attaccapanni
e aspetta i nuovi vent’anni.

Gl'intensi profumi della zagara
mi accompagnavano dappertutto
in quelle aspre contrade,
tutto era eccessivo lì.
Il cielo d'uno splendore abbagliante,
il mare un'immensa distesa blu
che a seconda del vento
diveniva dolce o arrabbiato.
Ricordo l'isola
che nelle primavere
era un effluvio d'essenze
di zagare, gelsomini
bungaville ed oleandri.
Ma l'odore della zagara
era emergente:
amarognolo e pungente
a sottolineare una primavera
avanzata e rilucente...
Si sentiva ovunque l'olezzo
dei giardini in fiore
gli alberi erano ammantati
tra il verde delle foglie
dal bianco lucore
di grappoli di perle profumate
o di bianche stelle
che stagliavano l'aria
come candido miraggio.
Di fiori d'arancio fu il mio bouquet
da sposa.
Quei fiori nivei con il pistillo giallo
furono il corollario di un divenire
di grande felicità.
Sol gesta profuse
alla barra assale
come vento di maestrale
soffia forte nelle ossa
ma nemmeno una certezza che possa
strappare questo canto
che nasce.
fuso che scorre la lana
ti aggrappi alle braccia
e a lui come ancora
sei dolce miele ai suoi occhi
ti guarda e non proferisce
ma con nitidi fiori ti guarnisce
piccola anima lenta come vela
sta sull'acqua lambendo la riva
e finalmente il suo amore arriva
scoppia dentro come fuoco
e ogni cosa diventa un gioco.
di baci e carezze sazieranno i visi
e con tranquillo passo
troverai l'amore senza pesi e torture.
Il canto della civetta stride
nella notte umida
sorvola case e sogni
aggrappati ai cuscini
vola nel buio scomparendo agli occhi.
profumo di pioggia
nell'aria fresca
mette brividi
sul cuore assonnato
luna solo a metà
tra nuvole.
che coprono il chiarore.
vola l'anima sopra tetti e campanili
seguendo il grido
raccogli desideri e falli tuoi
sotto un cielo che è preludio d'estate.
Vasta e ridondante va ad allietare i cuori.
Un leggero batter d'ali sul petalo, sul fiore.
Cinguettii d'uccelli s'odono in ogni dove.
S'alza allegro e gaio, con lieta armonia,
il sole su nel celo, raggiante d'allegria.
Putti e cherubini con una penna dorata,
scrivono inni e lodi per la nuova giornata!
Si accendono gli sguardi, all'alzar del sole.
Ciarliere e principianti, nascono le parole...
a lasciarmi incuriosire
dall' ebrezza del mare
e non mi sono mai accorto
che mi cadevano i capelli
e lacrimavano gli occhi
fin quando non ho perso tutto.
E ci si sente come a muovere le braccia a respiro sconnesso,
non trovar più le parole alle canzoni ancora da scrivere,
e uscire,alle volte,per cambiare casa o per fumare.
Odio il tempo e i soldi
perché voglio tempo e soldi,
ma non serve l'udito agli uomini sordi
e io che non sento
se non le mille voci dentro di me;
e ci ho pensato ad esaudire i loro desideri,rendermi piuma in un mondo di scogli,
ma non ne è mai valsa la pena di perder me stesso al costo di ritrovare chiunque altro.
Ho dormito mille pomeriggi e diecimila sabato sera,
a volte penso di essermi svegliato solo per recuperare le sigarette perse,
altre,cento,perché la vita è bella.
E ci provo a far vedere che questa merda non mi tocca,
ma mi tocca,
e a volte,milioni,la merda sono io.
E se potessi essere un uccello
proprio come lo voleva mio zio,
forse volerei via
ma forse mi schianterei;
non puoi mai sapere cosa ha in serbo per te il cielo,
che a tratti è azzurro e poi viola e poi arancione e poi blu e poi rosa e poi vuoto. Mi ritrovo.
E gli altri cosa vedono in me?
Che so ridere.
Per loro va bene cosi,è che se riesci a nasconderlo un po' ti fai del male pensando il contrario,
che a volte,un miliardo,ti credi più forte di tutto e di tutti e non per superbia o esaltazione,ma pietà di te stesso,
e non sai affrontarti davanti ad uno specchio perché quello specchio sei tu e hai paura,
paura degli altri,che possano vederti proprio in quello stesso modo.
Per questo vorrei essere due persone,o avere un paio in più di pupille da poter utilizzare:
per Sorvegliarmi.
E magari un giorno non sarà nemmeno difficile come credevo sarebbe stato (vivere),
ma per ora non riesco più a seguire le metriche delle mie stesse poesie,
figuriamoci dell'eterno.
E ho paura,anche,
che possa perdere ciò che più amo
(chi più amo),
a fare lo stronzo.
Mi servirebbe il più grande dei fari ad illuminare questa rotta,
al momento non ho destinazione.
Mi servirebbe un cuore nuovo e nuove mani,
la pelle di un bambino e la saggezza di un vecchio,
o la mia,di saggezza,può rimanere.
Non mi serve piangere
ma non so smettere.
Non mi serve pensare
ma non so smettere.
Tutto ciò che vorrei smettere,
non riesco.
E intanto gli altri mi superano e vanno veloce veloce veloce veloce veloce veloce,
e io ancora non so correre.
dove tace la tua voce.
Libera l'anima al cospetto del sole,
che attende al suo sorgere
gli occhi tuoi
umidi,
in un sorriso di vita.
Mentre qualcosa
mi ferisce
tra queste mura...
forse quel sorriso di un tempo
e quel profumo
che svanisce
pian piano
nel ricordo della mia mente,
della tua pelle chiara
e quelle carezze
appena sfiorate...
sorridi ...
per non morire nel silenzio.
Schiuso il bel balcone
ai tuoi vent’anni.
Il tuo respiro soffia primavera,
devia il vento
e nera la tempesta azzurra.
Lo sguardo imburra i tuoi vent’anni,
incollano occhi succulenti,
spogliano segreti riassunti.
Specchiano sguardi incantati,
rubano argenti e luce.
Oro acceso il tuo sguardo,
sei lava bollente.
Catturo ormai il tuo insieme
con gravoso respiro,
rimiro il tuo balcone e chiudo.
Io m’appresso al finire
tu continui a fiorire.
l’appello al campanile domenicale.
L’angelo sulla fontana si china
ha il sorriso innocente del bimbo
balsamo sfiorato a lenire il labbro
che sospira bacio il bocciolo schiuso
caldo incontro, verginea luce ricolma di volo
nell’esplorazione che trasuda fonte.
Nutre l’anima il cuore vivo alla calma
a lungo accoccolato con occhi fissi al mondo.
Non ha più memoria del tempo il sospeso
sorge ad inseguire l’ora muta della sera
dove accogliere il sogno
che giunge a morire giorno .









