le ricordo, le rimpiango.
È così facile piangere
che non riesco a farlo.
Ma la chiesa è piena
il silenzio è forte
si amplifica ogni rumore.
Io non devo piangere
la gente aspetta quello,
non devo piangere
neanche per un fratello.
Devo parlare, rispondere
non accettano un pianto.
Sono il più grande
sono quello più forte,
non devo piangere.
Non davanti alla morte!
Intanto, l'incenso brucia
e si alzano forti i canti,
bruciano anche gli occhi
e si sciolgono i pianti.
Ma io non lo posso fare
devo salutare, ringraziare.
Poi, la gente si allontana,
le pacche, i baci, i parenti...
maniglie, legno chiaro, fiori
e rimango da solo.
Un suo amico si avvicina
e mi chiama da canto,
mi dice qualcosa:
-Sai... vorrei non averlo conosciuto-
Ho pianto!
su vecchi muri e sui fiori
appassiti nei vasi del terrazzo.
Sapori e odori di sempre e questi gradini
in fila come formiche d’estate
che solleticano piedi scalzi.
… Qui, tutto è qui, uno, due...
come saltelli alla corda…
Le corse distese in cortile
come panni ad asciugare
in attesa di mani che li portino via.
Con me l’essenza di ogni cosa
e qui lascio i fumi, i respiri
nelle crepe arse dal sole,
negli spazi bui, nel silenzio
che copre ogni minuto...
… Nulla è cancellato.
E altri giorni, altri volti
e altre voci abbracceranno
la storia muta di questo luogo
dove è passata vita….
La scocca, il cielo, quella freccia dalla punta bianca
Tu profumavi come il tempo passato
nelle notti di tempesta,
arrivavi come un temporale d’agosto
con quel profumo d’estate che stava finendo.
Ti vedevo riflettere con le luci sull’asfalto bagnato,
emananti una leggera nebbia, che salendo al cielo
rapiva le mie fantasie.
Ora la mia mente conserva solo lontani ricordi
ma sempre abiti nella mia memoria.
Vivevo quei momenti come una sigaretta che si consuma
lentamente e come il fumo te ne andavi via
sparendo alla mia vista,
come un temporale d’agosto.
parole,
liquide, lucide, come olio per ingranaggi.
Gridano frasi pesanti da strette pupille,
lunghi come serpenti fuggono, sotto roventi pensieri,
discorsi mai ascoltati.
Abbandonato il suono
la mia lingua tace,
sconfitta,
deserta e arida ormai non sa più gridare,

aspetto, come un bozzolo disabitato
aspetto,
come una bambola rotta,
che torni il suono nelle mie parole
e torni il riso come l'argento a tintinnare
alto e libero in un cielo finalmente limpido.
LA REALTA' PUNGE
IL CIELO PLUMBEO RINTANA
DIETRO LE GRONDE
E'ANCORA PRESTO
PER TRADURRE
IL SUONO DEL MARE
LE SUE ONDE
CAPIRNE I CONFINI
FARSI SPINGERE
FUORI DAL PORTO
OSSERVARE LE LUCI
SPENSIERATO
COME I BAMBINI
IL TEMPO
NON TOGLIE
IL VENTO PLACA
LA LUNA BIANCA ACCECA
COME BIANCA STATUA DI DEA GRECA
NON MUOVO PASSO
NEMMENO UN SASSO
MI LASCIO AMMANTARE
ANNULLO IL GRANELLO
CHE NEL SUO RUZZOLARE
SCHIACCEREBBE UNA ROCCIA
CON LA FORZA
DEL SUO SEMBRARE
Rotolare trascinata dal vento
come salsola del deserto
la sete asciuga la gola e l’anima
quasi diabolicamente dolce
lasciarsi trascinare così
Il sudore scivola sul viso,
sento qualcosa di fresco sulla fronte
la tua mano leggera
sulle labbra le tue, acqua che disseta,
al tuo corpo mi avvolgi
rinasco, sparisce il deserto dalla mente
un’oasi lussureggiante mi accoglie
Il tuo respiro è vento giovane
rinvigorisce il mio essere donna
riaccende i sensi sperduti in ricordi obsoleti
unire i nostri corpi, atto naturalmente umano
da un amore cresciuto nel tempo,
fiore coltivato con passione
attimo per attimo
Non esisterà più paura
insieme a te, scaccerai le ipocondrie
vivremo tra sogno e realtà
una vita semplicemente normale ….
finchè la vita renderà il mio cuore ulcera,
colerò ancora rivoli d'amore
e forse qualche goccia amara d'odio
anche sulla tua pelle così pura e chiara
poi mi pentirò forse d'averti mostrato il dolore
così' vivo e cattivo, perfino spietato talvolta
Sanguinerò ancora pure per le mie stesse colpe
senza però ammetterle mai davvero
come quando ti mordi le labbra e scopri il sale
sulla bocca e non incolpi mai l'arma dei tuoi denti
Verserò stille dense e mi comprimerò il petto
macchierò la candida veste, che si bagnerà
Non sarà la prima nè l'ultima volta
Una parola velenosa si sta già facendo piaga
Si, sanguinerò ancora nel tempo a venire
ma chiuderò la vena con dita coraggiose
e l'ardore di chi resiste al martirio
mossi dal vento
e' giunto il tempo.
spiccano sotto la pioggia
tra spighe di grano
come oro d'oriente
ondeggiano lievi
occhieggiando e irriverenti
come rossa bocca.
silenziosa arriva la sera
ed essi fan capolino
tra maree d'erba
che accarezzano con amore.
un frullo e petali leggeri si staccano
di loro vanamente rimane il ricordo.
posa lo sguardo su i rossi inodori
e del tempo estivo
arriveranno i colori.
vestita di abiti bagnati di sangue
Sono stanca di vedere la disumanità
che si trucca da essere umano
E adesso volo
dove l'aria ancora soffia
a concedere il respiro di un sogno
Voglio sciogliermi in cosmiche ali
dimenticare il piombo di cui è fatto il male
E adesso volo
se vuoi chiudi gli occhi
puoi venire con me se non ti ritrai
Abbi fiducia, possiamo ancora vivere,
inventare piume delicate sul dolore
alleggerire il peso che grava sul cuore
Guardami, io prima carezza sul tuo petto
E adesso vola!
ogni giorno
romantica e dolce a capire
leggeva e contava le mie stelle
e non lasciava ombre
il fragile tocco della mia luna chiara.
Oggi è il giorno
che mi si siede accanto
vestito di nuovo
in una costante
di orizzonti e verticali
è per me variabile
l'evento, la felicità.
Chiudo gli occhi e vedo
il suono dei cavalli
odo il volto dei passanti
tocco il profumo del sole.
è così che
il giorno, la notte
è la vita.
amando le parole che andavano a scrivere.
Si son fatti bambini
e, come loro, hanno attinto
dal mondo della fantasia.
Sapevano che l’umiltà
è il seme che fa diventare grandi,
perché le parole, che andavano a scrivere,
toccavano il cuore di chi li leggeva.
I grandi poeti sono nel cuore e sulla bocca di tutti,
sono diventati immortali.
Forse, da molti, non saranno stati capiti o apprezzati
ma, nella loro poesia,
sono sempre riusciti a cantare le lodi dell’amore,
sia vero o di fantasia.
Hanno scritto di gioia e dolore,
ma l’hanno sempre fatto,
attingendo dalle emozioni
che trasmetteva loro il proprio cuore.
Riversa nello spazio fra me e il tempo
il tempio
di me e delle mie ragioni ma
ma dimmi, dimmi qual è la chiave del tuo lucchetto
per arrivarti
per giungere al lido
allo spazio per tenderti
al sapere del dirti
Ti comprendo e riparte il vagone di storie
quelle del mio fare e dove
Ama le mie pieghe e la mia vertigine
avvinghiata d'illusione d'esserci
e ponimi di fronte all'altare
che di me fa agnello e gregge
La'
dove il cuore può cantare
così io odo
sequenza di ritmi
e silenzi senza tempo
vagano le note e portano melodie.
intrecci di suoni
e aritmiche sonanze
come battito continuo
e impercettibile.
lascia sfumature
su fogli stesi a terra
a ricavare segni.
invogliano con letizia.
tatuano la pelle e l'anima
ti assale senza lasso
rimane la musica come fondamento
nel nucleo del petto.










