oltre i confini spazio temporali
che ci separano
annullando barriera su barriera
avvicinarsi strato dopo strato
Sentirti
come un fiume dentro
ribelle agli argini
come un fuoco che divora foreste
per arrivare alla mia pelle
assorbirti invisibile in un respiro
Tu, seme di un'assenza
che diventa fiore presente in me
io assassina di distanze...
Temete la mano brutale
che possa -nel cogliervi-
straziare il velluto vivo.
Ma, ancor più temete
che per sua indolenza
vi lasci all’erba;
umida di rugiada
al mattino o flaccida
nei meriggi, dal sole
consumata.
Viole, spargete nell’aria
col vento d’aprile il profumo
dei sogni più segreti.
Fate che stregato, venga a voi
E poi, con gli occhi
ancora chiusi
portatelo a me.
Ch’io possa sfiorarlo
sulle palpebre sognanti
e rubargli un sospiro
nel tempo di un bacio.
Oh, mio mare!
Mi riconosci?
Le tue piccole onde
strapazzate di schiuma,
mi accarezzano,
mentre calpesto
le rughe della battigia.
Grande, vecchio mare!
Sono ancora qui,
ti vivo...
ti sono dentro.
Mi bagno,
delle tue lacrime.
Nutro la pelle
del tuo sale
e con te piango,
asciugandomi al sole.
Grande, saggio mare!
Ferma quella nave
che balla sul confine,
inverti l'onda
e falla tornare.
Sabbia fine e conchiglie
tra le dita...
muovo i passi verso casa
e il faro, mi fa l'occhiolino,
mentre mi allontano.
Ritornerò!
Tu sai che tornerò da te,
dal mio grande, vecchio
e saggio mare.
Annuisce, il marinaio,
ammainando...
le vele del giorno.
nascosta in scrigno
fugace e leggera
preziosa e sagace
si mostra piano alla luce
come arcobaleno si frange
e diventa di un bianco candore
nel corpo risiede il suo calore
s'innalza e s'imbeve di parole
per poi volare.
senza lamenti di lei nulla sfugge
ma neppure nulla resta
e così come foglia che cade
incorporea immagine riflette il profilo
e clandestine emozioni
risuonano come suoni
così lei profonda ci avvolge
come onda e nel mare della vita ci guida
con fulgore brillio.
perché lui abbraccia la luna di notte
e dorme quando c’è il sole.
Non t’innamorare mai di uno
che scrive romanzi e poesie,
perché le sa usare per conquistare il cuore.
Non t’innamorare mai di un poeta,
pensando che sia una persona qualunque,
perché lui si lascia dal profumo della carta e dell’inchiostro inebriare,
per rincorrere l’infinito che tiene stretto nei suoi sogni
e regala solo a chi ha occhi pieni d’amore.
Non t’innamorare di un poeta per gioco,
perché dentro di lui arde la fiamma che brucia di passione e d’amore,
ma ti lascerà piangere quando se ne andrà via con il tuo cuore.
Non t’innamorare mai di quest’uomo
che ha l’anima che vive tra le stelle e si nutre di fantasia,
non lo potrai mai imbrigliare e legare alla materia perché,
come il vento, vorrà essere libero di volare e, se un giorno si fermerà,
tu tienilo ben stretto dentro, nel tuo cuore
e per l’eternità avrai il suo amore.
Mi manca la tua bocca
Solo nel bruno meriggio me ne torna il sapore
quando odo lo scivolar di vesti in raso
-profumi d'oriente alle ciglia
profuga di te-
Il cadere di mano in carezza
che cancella ozi di mente e spazio
Trasudo
di vertigine e migrare
della verde mia campagna
andare via,
lontano,
in una città sconosciuta.
Cominciare da zero,
faticare da mattina a sera.
Mai una parola gentile,
solo fatica.
Pian piano l'anima del fanciullo,
viene seppellita dalla durezza della vita.
Il lavoro pesante soffoca i sogni.
Non c'e'tempo per guardare le stelle.
Mangiare pane e speranza.
Solo, ma determinato.
Guardando indietro solo miseria.
Allora guardare avanti,
per una vita diversa.
Per non sentire più i morsi della fame.
Costruire con le proprie mani il futuro.
Tornare a casa con la brina sulle spalle,
lavorare sotto la pioggia senza riparo.
La vita cambia,
migliora.
Ma dentro c'è sempre quel bambino che non ha mai potuto correre dietro un pallone.
in baci di albe come promesse,
in cieli tersi di sogni
poi inattesi temporali
a squarciare finte certezze,
bruschi a spaccare radici d'utopia
stagioni di vento
ad agitare il cuore
con furia inaudita
e a volte estati troppo violente,
arsura di sale che divora
febbre e sete d'amore
Di sole e di neve
tra gelo e calore
suddiviso il nostro vivere
tra carezze tiepide d'affetto
e addii di ghiaccio sparati in vena,
circostanze instabili
equilibri mutevoli
capricciosi come il tempo
tempeste e poi la quiete
Di sole e di neve
le nostre mani
i nostri occhi
a sciogliersi comunque in emozione
Profilo di donna
che spicca sulla luce
ti perdi dentro al richiamo di una voce
ti senti perduta col respiro
vorresti gridare un nome
strapparlo dal cuore
ma e' solo un taglio profondo
a dividerlo in due.
muteresti la tua pelle con la sua
per poterla toccare
e quella Bocca che spicca di lato
come vorrebbe ancora il sapore di un bacio
follia di un giorno innalza l'anima
respiri sguardi dove ti abbandonavi
fragili ali ti ricoprono
nella luce diventeranno il tuo suono
non racchiudere il tuo amore in conchiglie
dallo al vento come arpa e violino
melodia in un altro cuore
si aprirà come chiave.
gorgoglio di macine
ogni istante
diventa scorza di pane
Quella polvere
sta dentro me
-spiga
chicco di giada sull'iride-
Aratro che cammina
dove andrai senza il silenzio?
Il domani sporge voce
sussulti
euforia
Lingua che tace
che si da tormento
e nel grigio parlare
occulti riflessi
La mano straccia il foglio
-flessa su te non si diradano nebbie-
Stasi idiopatica
Sei tu il mio camice
Persi i bottoni
si slacciano chiodi
di seno graffiato
in distocico battito sempre presente
Lancia nuziale di ghiaccio
Acquisto oboli senza rimpianto:
le grazie non hanno che trenta denari
fragranza che sbocci.
e il suo rebus prezioso.
la sferzata feroce sul viso
La fitta vorace che divora il cuore
il morso che dissangua
fu quello il giorno in cui morii
senza pietà nè poesia
trucidato l'ultimo battito,
sospeso il respiro gelato in aria
e le vene ghiacciate
da un inverno interno
perchè indietro non si torna
su vie frantumate
vita, cruda emettesti la sentenza
fu quello il giorno in cui morii
![766854772_2079510[1].gif](/images/utenti/Grace_D/766854772_20795101.gif)
Una vela si dispiega al vento
e va lontana nella notte buia.
Sull'onda del cuore
il vento sussurra parole d'amore
fugge la malinconia
sentendo il dolce canto della battigia.
Conto i ciottoli levigati
minuscoli frammenti di vita vissuta.
Lascio le mie orme
sperando che colui che è nel mio cuore
domani fra conchiglie ed alghe
conti i miei passi
immaginando il mio corpo
e lo splendore dell'oro dei miei capelli
baciati dal sole...
egli se ne andò dolcemente
salutando l'onda
Il poeta morì fra gli scogli
con negli occhi l'immenso
e un verso sciolto nel sale
lacrime destinate ai fondali
e parole portate dal vento
senza bisogno di fogli
e fu lì che bianche sirene
raccolsero le sue memorie
in un guizzo d'argento
e i delfini danzarono per lui
in un addio blu
accarezzando il suo ultimo pianto
in quegli occhi per un istante rimase
una storia d'amore appesa alle ciglia
prima del lungo sonno
poi un sospiro e perfino un sorriso,
soltanto dopo venne il buio
perchè la poesia non è solo scritta
e le note speziate








