mesceva naufragi
d'anime appartate
in un cappotto di sguardi
e tu,
sulla battigia lunare
dei giorni irrisolti,
anagrammavi i suoi abbracci
in petali di speranze contraffatti.
Il tempo è un fiammifero,
salina d'inchiostro stellato
sulle botteghe apocrife
dell'antiquario dei cuori:
ricama le mie lacrime stanche,
son albe d'amori stonati.
In una giornata serena d'estate
sul bagnasciuga si infrangono onde di burrasca
il bagnino issa la bandiera rossa di pericolo
dei bambini giocano a tuffarsi tra le onde alte
un nuotatore è in attesa che si plachi il mare per la sua nuotata
e pensa di voler imparare a nuotare in quelle condizioni
con la presenza di un istruttore che gli insegni.
Così in me in un periodo che dovrebbe essere di spensieratezza
si infrange un mare burrascoso di tristezza
il mio cuore mi dice di fare attenzione
provo a tuffarmi in questo mare burrascoso
mentre aspetto che passi questa burrasca
penso di voler imparare a vivere in queste condizioni
con l'aiuto di qualcuna che mi accompagni e mi insegni.
nutre, senza fare rumore,
e accarezza il mattino con il suo acqueo mantello.
Goccia a goccia raccoglie
ogni minuscolo granello, né pulisce la superficie.
Scorre la stilla che scende senza suono
nel silenzio profondo si fa voce,
voce che grida... tutto il suo dolore
offuscato da pensieri che feriscono.
Lenta e quasi impalpabile,
dura poco sugli steli ,
come leggera e fresca canzone
aspetta la luce di un raggio di sole,
per dissolversi nell'aria
con un soffio di vapore.
E di lei non resta ricordo...
E’ anche per i tuoi stanchi
occhi di madre che non devi
diffidare del domani, e seguitare
ottimista con me accanto
e con il tuo sorriso indefesso.
Vorrei tu riuscissi ancora
a meravigliarti,
come al crepuscolo, attonita
appena ieri… come me
estatico, ma così prolisso.
Quando leggo tra le rughe del tuo
viso incanutito, in una qualunque
notte, a un fascio di luna
falcata su questi abbaini
penso non ci sia posto
per le stille… potrei darti
infinite cagioni: concediti tu
sola mille altri lieti mattini!
diverrò prigioniero dei miei dubbi,
raccoglierò tutti i miei pensieri
come fa il vento con le foglie,
accatastandoli in un angolo della vita.
Passerò al setaccio tutti i giorni del passato
per scavar tra i ricordi,
cercando le logiche che mi ha lasciato il tempo.
Conterò le ore segnate dalle rughe sulla pelle,
ribaltando la clessidra quando finisce la sabbia,
disseppellendo gli attimi
dove credevo d’essermi realizzato,
volontà acquisite con l’esperienza.
Cancellerò i pretesti
che si erano consolidati tra le più certe convinzioni,
usate come ago della bilancia,
mi rassicuravano d'avere delle solide certezze.
Parlerò con la solitudine,
mi ascolterà come ha sempre fatto,
da silenziosa maestra sapiente,
m’insegnerà a liberarmi dalle infime paure,
spada o penna, sangue o inchiostro
scarlatto o nero,
l’Amletico dubbio che mi assale.
Mi ritirerò dalle circostanze, sedendomi di fronte all’infinito,
per andare oltre, senza nostalgie,
con gli occhi seguirò la mente
fin dove i sogni arrivano, tra la vita e la morte,
redimendo tutte le mie emozioni,
mi prenderò cura di te.
d'un pianoforte di viole,
conversazioni di cuore,
sartorie d'orizzonte.
Stringo un bicchier di sole,
spiccioli d'anima in affitto
fra matite d'infinito.
Acquerello di marzo
è pioggia sul mio petto:
apostrofo d'abbraccio
in questo bacio di cielo riunito.
È fantastico
sciogliere ancora i nodi delle conchiglie
sopraffino sfiorare il tuo corpo
trascinato da piccoli granelli di sabbia
splendido baciare il tuo collo
che scorrevole mi porge i tuoi seni
quando il gioco finisce
fanno da dolce riposo per me
e i miei occhi stanchi ma pieni di goduria
guardano le bianche spume del mare
cavalcate da onde di purezza.
Ho accordato i battiti e i palpiti, per ritrovare quel suono delicato.
Una melodia che ti ho dedicato, a te che il tuo amore mi hai donato.
Una musica dolce e soave, un attimo di sola dolcezza.
Noi e la melodia del cuore che ci amiamo tanto, il nostro incanto.
La musica del cuore, la melodia del nostro sentimento dove il cuore è il nostro strumento.
e il vento profumerà le strade di glicine.
C’è chi dice che per arrivare, su una strada devi camminare,
non per vincere, ma per conoscere
ed imparare a leggere cosa scrivono le persone con il cuore
dopo che hanno combattuto una guerra,
un gioco fatto di sola morte.
Un giorno il vento di primavera soffierà così forte da portare nuove idee,
ci sarà un cambiamento, andremo tutti nella stessa direzione,
è ora di conoscere la via, quella che ci allontani
da una vita fatta di dolore,
muteranno le anime con il soffiare di un nuovo vento.
Verranno tolte le croci da sotto la sabbia del deserto,
pregheremo con parole dettate dall’amore,
inginocchiati davanti ad un Salvatore,
ascolteremo tutti insieme le sue parole, cambieranno molte cose.
Ammireremo le labbra di una donna
regaleranno un sorriso, facendo ridestare la speranza,
illuminando il mondo con la luce del sole.
Non combatteremo più nessuna guerra,
portano soltanto odio e rancore,
mentre l’uomo ha bisogno di gioia e amore.
Così non moriranno più padri né figli
e il vento profumerà le strade dell’odore dei gigli.
Gli uomini vivranno in una famiglia universale,
imparando che ci sarà un dì che vivremo di pace.
Sei bella, fiabesca… quando vorrei
starti accanto, confortarti
e asciugare io le lacrime sul tuo viso.
Quando ti senti insicura e ansiosa,
qualora ti deprimi; allorquando
ti sorprendi del tuo stesso sorriso.
Sei incantevole… per quello che sei,
e per ciò che hai: sensibilità,
dolcezza, la caparbietà di un fiume.
Il lume della ragione, dubbi leciti
e false paure… con la tua
fobia del peso, la più bella delle piume.
Quanto sia vera
questa colonna alta
luce vuota di immagini.
Quanto non sia, vorremmo, mentre
la gola stringe dove si strappa il sogno
e non fa più primavera
vedere i fiori rossi nel bruciare
da civiltà in preghiera
dove si affaccia un astro
poi va a svanire dietro fantasmi lievi
-volano in vesti di bambini-
e ninnoli che allietavano il sonno
lasciano a terra briciole
incandescenti. Quelle,
non spegnetele mai.
Osserva...
prova per la prima volta a guardare veramente...
l’orizzonte lontano è dopo ogni cosa, prima ci sei tu e il resto a seguire.
Osserva…
I tuoi comportamenti, le tue reazioni, i tuoi dubbi o mille pensieri…
sei sicuro di essere davvero tu?
oppure ciò che osservi con occhi veri per la prima volta
non sono altro che compagini fittizie che scherniscono e velano chi realmente sei?
Ciò che pensi di essere è ben lungi dall’essere...
pensaci bene (ma non troppo) ti inviterei più a sentire, ma se ti impegni ambe due le cose andranno bene.
L'uomo è un uomo solo quando è se stesso, ma per capire se è se stesso occorre un arduo processo
un discernimento effettivo dei vari strati che lo compongono, o almeno si comincia con quelli superficiali….
sei davvero ciò che pensi di essere?...
beh!!! Dal momento che ci pensi già la risposta è ovvia
ciò che è come può pensare che non è ahahah ( un piccolo tranello)
tuttavia fallo lo stesso, cerca davvero di capire se sei il tuo nome, la tua professione
la parte politica o idealistica presa, un marito, un dotto ( o indotto) laureato, avvocato o bordelliere che sia
se davvero credi nella religione che segui e il perché ci credi davvero
se senti che le "tue" emozioni arrivano dal tuo cuore o dal tuo status sociale...
è di vitale importanza che tu risponda a queste domande, difficile è farlo andando oltre
Il tribunale mentale autoproclamatosi giudice e giuria
perché il suo forte e becero istinto di autopreservazione non cederà il posto tanto facilmente…
il candidato chiamato in causa è il cuore, ma non l’organo o meglio anche quello centra
ma il vero condottiero e vettore della storia è ritrovare quella parte d’essere che siamo realmente
e ciò che fa vivere le cose il FOHAT ( poi chiamalo come ti pare) o principio vitale che è in ogni dove
e non si fa mentalstrumentalizzare dal primo calamaro saccente di turno.
FRATELLA MIO ( è un mix tra fratello e sorella )
probabilmente ti ho scompensato se hai letto attentamente ciò che è su scritto
ma è davvero importante che tu prenda coscienza di queste cose
altrimenti sarai sempre un burattino affidato al polpo del momento
che coi suoi avidi tentacoli coperti di brillanti ti porterà nel luogo peggiore di questo mondo…
OLTRE TE STESSO.
Per comprendere chi sei inizia col capire ciò che non sei…
Buon lavoro.
Non sprecarlo con le persone sbagliate, vivilo con chi ti apprezza.
Una carezza, un brivido un abbraccio e non chiederti perché lo faccio.
Un sorriso, un bacio dedica il tuo tempo a chi ti ama.
È questo il tempo migliore, quello che doni con il cuore.

In competizione verso
poetica meta,
con pacata voce drappeggia
su frangenti onde
pregiata seta,
sontuoso frastuono echeggia
assonante preludio
come frecce
nell’animo impigliate,
verseggiando
in silente quiete dal fatidico
sogno premonitore cullate,
ricama d’incanto
un possente albore,
divina risale melodia
l’estremo momento all’oblio,
con fiato sospeso infiora d’argento
l'unica gemma dischiude
ogni magico istante in desio.








