Questa spugna incapsulata
ogni giorno viene riempita di impulsi.
All'interno è come il mercato del pesce
con litigate tra pescatori e clienti che rimbombano
e rendono la capsula piena e sofferente.
Così io, sono pronto ad esplodere
come la bomba di Hiroshima,
causando morte e distruzione.
a combattere una guerra di pace.
Sono ottuso, lo so, ma non capisco
come si possa impunemente agire
sostituendo il pane coi fucili
l‘innocenza col denaro
i libri con le bombe
la vita con la morte.
Spiegami come si fa
a imparare ad uccidere
senza sentire odor di marcio
dalla tua coscienza che muore
insieme a quelli che restano distesi.
Io sono ottuso, lo so, ma non capisco.
Nuvole e ginestre,
scalpelli senz’anima
di errori e silenzi
gettati fra i nostri baci
come ombrelli di cristallo
a rammendar dolore
d’abbracci senza nome.
Amore,
senza scarpe né vento,
amore,
senza sole né matite,
la sera incendia il nostro cuore,
siam comete perdute in giornate sole.
Cos’è questa Babilonia tra i rami? A presidio c’è uno che sa tutto
su ritrovi di faccendieri e vecchi guardoni.
Dio... anche di una gazza malpensante bisognerà fidarsi
e di quello che saprà dirci di Mefistofele e tenebre sull’orto.
Ma passerà e anche l’inverno troverà la via di profumare le giornate di biancospini
ripopolare i rami di comparse primaverili
tutte casa, sesso forte
E Carpe Diem sui tronchi vergini
Va bene.
Ad avvitare terra, mare e quadri storici ci penserà Houdinì
Col trucco del “so liberarmi dalle catene in qualunque tempo mi metti”
-Ma i sogni sfornano balle di fumo che nessun Apache è in grado di decifrare,
(gli Apache) sono tutti ad un Sabbah che replica ad oltranza la Caduta degli dei:
in uno stagno ne trovarono uno a testa in giù senza onore
senza rispetto per le appendici in paglia
che generarono pollini divini
da sovrumani silenzi.
A trovarne di penne le metteremo agli asini per ragliare fino ad ottobre
Poi si vedrà se ci sarà un Lenin gonfiabile
o un Commodo a pieno titolo per governare
il fine giochi mai.
Oh, quei carri armati con un giro di filo spinato tra i capelli
non si erano persi per strada
o nelle caverne ad ostruire arterie di sorti magnifiche e progressive!
I metrò sono pieni di scheletri,
saldati alle loro mani i soli che appartennero al grano
e nei campi
la carne liquida dei ragazzi in prima fila
non germoglia che stracci prataioli senza colore.
A sfilare il gomitolo di angoscia troveremo qualcun altro:
è sotto Pasqua come di rito
che attanaglia gli agnelli.
Carlo la sera gioca a carte
Carlo che bleffa in mano,
per un’altra donna che parte
un’altra notte di sigarette sul divano.
Carlo stasera non giocherà la sua partita,
Carlo e un full guarda caso di donne.
Dietro le sbarre la vita sembra finita,
il tempo ristagna sulle sue gambe brenne.
Carlo e quel de’jà vu nel volto di un baro
Carlo fante di quadri,
epitetato così giocando solo per danaro.
…ricadono sui figli le colpe dei padri…
Un lustro è scivolato tra le dita,
Carlo e il suo poker d’assi.
Questa sera giocherà un’altra partita
Carlo, ma come sono lassi i suoi passi…
ti svegli al mattino
con le ombre dei sogni assopite dentro gli occhi;
ti chiedi se,
l’alba con la nascita del sole,
le farà morire,
ma nel frattempo percepisci che,
esse si son già fatte spazio dentro il cuore.
Sensazioni che
non vuoi lasciare andare
e con la mente fai di tutto per trattenerle
e posarle sul letto dell’amore,
dove hai dormito con un fiore,
qualcosa che,
in un momento più non c’è.
Una fotografia posata sul comodino,
mille lettere chiuse in un ricordo,
un profumo pregna l’aria
di una notte che è finita,
e i sogni diventan vita.
come pazzi lo cercammo, quell’ago.
Corremmo, viaggiammo, scavammo.
Niente, non c’è, il nostro ago è perduto.
Così, pieni di lacrime in volto
pregammo, combattemmo, morimmo.
Ci dicemmo: non c’è,
chi l’ha rubato?
E così indagammo, esplorammo mari,
monti, laghi e fiumi
costruimmo navi, aerei, macchine, shuttle.
Per secoli cercammo.
Ogni atomo della terra fu controllato,
eppure,
l’ago non c’era.
Rabbia! Distruzione, morte, sterminio, terrorismo, guerra, odio
e infine, desolazione…
Uno solo di noi rimase, morente,
piegato su se stesso e in lacrime pensò:
“dov’è il mio ago?”
Chiuse gli occhi, e là,
ove nessun uomo avrebbe mai cercato,
giaceva l’ago.
panieri vuoti senza pane,
e del profumo costante del mirto in fiore,
rimane, la leggera assonanza.
Poche cose si raccolgono
tra le pieghe di una foglia,
qualche lacrima d'acqua e nulla più.
Sopportano il vento costante
le nuvole in viaggio,
e il sottile frastuono d'uccelli,
ora è canto d'amore.
Piccoli si diventa, davanti la vastità del mare,
che riecheggia di onde iodate.
E nostalgia rimembra,
spruzzi e risate.
Sopportare ancora, lo scorrere
del tempo e bearsi del presente,
per sentirsi dentro... viva.
al nascere del sole
si spoglia del suo velo,
ed il mio sguardo cadendo
nel suo corpo riflesso,
guarda quello specchio
che ne nasconde l'abisso
rivelare invece la sua natura
in perfette simmetrie...
Ed è la dolce melodia
del fiume
che permea l'universo,
e trascina Tutto nella medesima
direzione,
dove infinitamente grande
e infinitamente piccolo
nascono gemelli,
noi nasciamo stelle e muoriamo uomini.
Inaspettatamente lei si voltò verso di lui e disse:
- Ti va? di smetterla di fare domande e passare al dunque;
invece di stare lì a tavolino e dialogare con un foglio di carta???
Ti va? d’innamorarti per davvero
e non del senso scritto
o del suono dato al verso
che di traverso prende l’atto
come fosse un avance di troppo?
Ti va? di metterti gli occhiali
e vedere che sto qua da giorni
ad illudermi che anche una talpa
la finisca d’improvvisarsi poeta?
Ti va? se per stasera offrissi io
e magari dopo la birretta
ce ne andassimo al vecchio molo
a contare quante onde ha il mare
che mai si stanca di lisciare l’acqua?
Ti va? se per almeno qualche secondo
mi abbracciassi, dimenticando di fare domande
che senza di me non avrebbero risposte?
Mia moglie era un’immagine di bella donna,
incorniciata e fermata nel tempo.
Sempre diversa… una donna che ricorda, una
donna che non si dimentica; senza tempo.
Donna di carne e di sangue, con cui si
convive e, se hai fortuna, anche si invecchia.
Si mette in posa fra due cieli, fra due luci.
Quegli occhi in cui inevitabilmente ci si specchia.
Di mille emozioni… mia moglie va fotografata,
come sono fotografati nella mente i ricordi.
Iniquamente non spetterà a me guardarla dormire
e accompagnarla negli anni, come da accordi
che Dio non ha voluto sottoscrivere: chiedevo
di accarezzarle i capelli fino a che fossero bianchi.
Mia moglie va solo amata… chiedevo di starle vicino
fino a che i nostri passi non fossero stanchi.









