Piovono gocce di veleno
solo dal mio cielo.
Muoiono fiori ed erba
sullo spettrale prato.
Tutto si fa cupo
e nel suo freddo sa di gelo.
Chiusa nella sfera
sorvolo mondi sconosciuti.
Viaggio senza meta e senza strada.
Nel mio vagare incrocio sguardi;
non ci sono mai sorrisi...
Ci soffia via -nelle sue frette- il tempo
senza mappe a ritrovarci.
5 commenti
Donna di Palestina perché piangi?
Perché righi il tuo viso?
Il cielo è azzurro anche se quaggiù vi è ferita di filo spinato
A causa dei muri che non puoi potare né irrigare come facevi con i tuoi cedri e olivi
ormai estirpati?
Sai che la stagione delle pioggia ancora non è giunta?
E tu continui a piangere per il mare di Galilea;
luogo di lavoro dei tuoi pescatori
- li furono scelti alcuni dei suoi apostoli
ma questo è irrilevante per me e per te-
Sotto il peso del buio della notte
che un qualsiasi tuo uomo non ha zittito
il grido suo di intifada.
Per questo dettaglio che ti disperi?
Per il cielo coperto che nega il chiarore della luna che gemi?
Donna, Innegabilmente tu neghi alla tua verità
alla tua mente…
alla tua presenza
-che come granello di polvere è fastidio insopportabile per i miei occhi-
che sono io il figlio della promessa.
Perciò acquieta il tuo disprezzo.
Pianta nel tuo recito le tue parole di maledizione.
Credi di conservare in Agar il sacro seme di Abramo?
Agar fu e resterà schiava.
Tienilo bene a mente!
Perciò come una donna claudicante non ti ostinare a maledire il mio giorno
solo perché non puoi correre e guardare l’alba e il tramonto sul tuo cielo
perché distratta dai miei acri fuochi su ciò che ti appartiene.
Non lagnarti quindi come fa il tempo d’autunno.
Non fremere di rabbia come fa il cielo per il frastuono della tempesta
rumore dei cingolati
la polvere dei bulldozer.
Non ti disperare se molti tuoi vecchi vogliano affrancarsi dal silenzio con un Tasbeeh
e coprire il pianto impaurito di bambini e bambine.
Né sentirti umiliata quando elemosini un permesso per attraversare la linea…
quando tuo figlio oltrepassa il tracciato per la scuola;
ciò che divide la transumanza dalle tue vacche
-già avvenne a Betlemme tempo fa ed io non vidi-
Sappi,quindi, donna di Palestina
che io non umilio i tuoi uomini in fila,
dentro una gabbia, che nel cuore della notte attendono,
per ore, di superare i check point
per recarsi a lavorare e sentono urlare “WALA” “WALA”
e non accusare la mia bocca di maledirti
perché io,
nonostante tutto questo
in ogni momento,
sono fedele alla "Torah".
Perché righi il tuo viso?
Il cielo è azzurro anche se quaggiù vi è ferita di filo spinato
A causa dei muri che non puoi potare né irrigare come facevi con i tuoi cedri e olivi
ormai estirpati?
Sai che la stagione delle pioggia ancora non è giunta?
E tu continui a piangere per il mare di Galilea;
luogo di lavoro dei tuoi pescatori
- li furono scelti alcuni dei suoi apostoli
ma questo è irrilevante per me e per te-
Sotto il peso del buio della notte
che un qualsiasi tuo uomo non ha zittito
il grido suo di intifada.
Per questo dettaglio che ti disperi?
Per il cielo coperto che nega il chiarore della luna che gemi?
Donna, Innegabilmente tu neghi alla tua verità
alla tua mente…
alla tua presenza
-che come granello di polvere è fastidio insopportabile per i miei occhi-
che sono io il figlio della promessa.
Perciò acquieta il tuo disprezzo.
Pianta nel tuo recito le tue parole di maledizione.
Credi di conservare in Agar il sacro seme di Abramo?
Agar fu e resterà schiava.
Tienilo bene a mente!
Perciò come una donna claudicante non ti ostinare a maledire il mio giorno
solo perché non puoi correre e guardare l’alba e il tramonto sul tuo cielo
perché distratta dai miei acri fuochi su ciò che ti appartiene.
Non lagnarti quindi come fa il tempo d’autunno.
Non fremere di rabbia come fa il cielo per il frastuono della tempesta
rumore dei cingolati
la polvere dei bulldozer.
Non ti disperare se molti tuoi vecchi vogliano affrancarsi dal silenzio con un Tasbeeh
e coprire il pianto impaurito di bambini e bambine.
Né sentirti umiliata quando elemosini un permesso per attraversare la linea…
quando tuo figlio oltrepassa il tracciato per la scuola;
ciò che divide la transumanza dalle tue vacche
-già avvenne a Betlemme tempo fa ed io non vidi-
Sappi,quindi, donna di Palestina
che io non umilio i tuoi uomini in fila,
dentro una gabbia, che nel cuore della notte attendono,
per ore, di superare i check point
per recarsi a lavorare e sentono urlare “WALA” “WALA”
e non accusare la mia bocca di maledirti
perché io,
nonostante tutto questo
in ogni momento,
sono fedele alla "Torah".
Non so nemmeno più cosa provare,
sono diventato un maestro
nell'arte del dolore.
Le pareti nella mia mente
sono addobbate dai ricordi di giorni felici,
e da una finestra li guardo ripetersi continuamente.
Restan vuote le cornici ancora da riempire,
temo di non avere abbastanza tempo
per decidere tra vivere o morire:
le lancette di un orologio nella stanza dei desideri
corrono veloci,ed i miei occhi seguono la goniometria
in attesa di un futuro dai cieli più sereni.
Corono le mie fantasie in un letto matrimoniale
dove dormo da solo,
e la sola consapevolezza di queste parole sembra far male.
Io non sono altro che il mio riflesso allo specchio,
nulla se non guscio di polmoni ormai neri e cuore palpitante,
com'è possibile essere così giovane e sentirsi così perso?
sono diventato un maestro
nell'arte del dolore.
Le pareti nella mia mente
sono addobbate dai ricordi di giorni felici,
e da una finestra li guardo ripetersi continuamente.
Restan vuote le cornici ancora da riempire,
temo di non avere abbastanza tempo
per decidere tra vivere o morire:
le lancette di un orologio nella stanza dei desideri
corrono veloci,ed i miei occhi seguono la goniometria
in attesa di un futuro dai cieli più sereni.
Corono le mie fantasie in un letto matrimoniale
dove dormo da solo,
e la sola consapevolezza di queste parole sembra far male.
Io non sono altro che il mio riflesso allo specchio,
nulla se non guscio di polmoni ormai neri e cuore palpitante,
com'è possibile essere così giovane e sentirsi così perso?
Per Natale di Nostro Signore:
cappone ripieno
frutta secca
spumante e panettone.
A Pasqua per la sua resurrezione:
abbacchio alla romana
barbera piemontese
e uova al cioccolato.
Signori miei
non si perde l'occasione
quando si ha fame di religione!
cappone ripieno
frutta secca
spumante e panettone.
A Pasqua per la sua resurrezione:
abbacchio alla romana
barbera piemontese
e uova al cioccolato.
Signori miei
non si perde l'occasione
quando si ha fame di religione!
Giuda impiccato all'albero dei danari.
Giuda di se stesso nel giudizio
morente nel disadorno vestito.
Vestiti con mirra e sangue grondante,
vestiti degli scarti della tua anima.
Sei uomo.
Sei uomo nel granaio.
Sei uomo nel falso saio.
Sei uomo senza esserlo.
Nutro il mio odio nel catino dei dannati.
Ho mille volti nel volto.
Volto il ribrezzo nel tuo cuore,
lo strappo dal petto a morsi
e degusto il suo sapore lordando il corpo
di caldo plasma puro
e sono vivo di te morto.
Lascia che io divori le tue pulsazioni
facendo mia la tua più intima perversione.
Chiamami come vuoi.
Chiamami come non vuoi.
Chiamami se vuoi.
Io sono nel disgiunto universo,
io sono ombra nel giorno perso.
Giuda impiccato
penzoli al tuo cappio
e corvi dilaniano il sapere
senza sapere
senza volere
senza piacere.
Freddo dentro contemplo,
nascondendo fuoco maledetto.
Non fidarti di me
avrò assimilato il tuo misero orgoglio
prima della discesa
e nella contesa
banchetterò con i tuoi occhi;
perché tu non veda
perché tu non sappia.
Sono la cenere del tuo respiro
sono in ogni sospiro
sono refolo nel rigurgito dei mali
sono me stesso nel tuo stomaco malato.
Sputa pure le tue frattaglie
sul tavolo delle ingiustizie
saranno putride nel giorno del pianto
saranno merce preziosa nel trapasso
saranno vomito di vulcano,
fiele da suggere.
Spalma pure le tue impronte
d'esse rimarrà solo anonima traccia.
Traccia le righe e ingurgita i tuoi vermi amati...
Amati e trucidati
nel sesto giorno della creazione.
Giuda del mondo sommerso,
Giuda di te stesso
impiccati ancora una volta
concedendoti un'idiosincrasiatica sopportanza.
Escrementi scivolano dai tigli in fiore,
dalle gocce di rugiada
dal giardino delle orchidee nere,
dagli apogei dell'assurdo
dall'esegesi del nulla
dalla silloge dei peccati
e sono re del mondo che non esiste
e rido non esistendo
e rido dal mio trono d'inferno,
fresco come rosa
mentre lentamente su di te
il mio schifoso sputo si posa.
Giuda di se stesso nel giudizio
morente nel disadorno vestito.
Vestiti con mirra e sangue grondante,
vestiti degli scarti della tua anima.
Sei uomo.
Sei uomo nel granaio.
Sei uomo nel falso saio.
Sei uomo senza esserlo.
Nutro il mio odio nel catino dei dannati.
Ho mille volti nel volto.
Volto il ribrezzo nel tuo cuore,
lo strappo dal petto a morsi
e degusto il suo sapore lordando il corpo
di caldo plasma puro
e sono vivo di te morto.
Lascia che io divori le tue pulsazioni
facendo mia la tua più intima perversione.
Chiamami come vuoi.
Chiamami come non vuoi.
Chiamami se vuoi.
Io sono nel disgiunto universo,
io sono ombra nel giorno perso.
Giuda impiccato
penzoli al tuo cappio
e corvi dilaniano il sapere
senza sapere
senza volere
senza piacere.
Freddo dentro contemplo,
nascondendo fuoco maledetto.
Non fidarti di me
avrò assimilato il tuo misero orgoglio
prima della discesa
e nella contesa
banchetterò con i tuoi occhi;
perché tu non veda
perché tu non sappia.
Sono la cenere del tuo respiro
sono in ogni sospiro
sono refolo nel rigurgito dei mali
sono me stesso nel tuo stomaco malato.
Sputa pure le tue frattaglie
sul tavolo delle ingiustizie
saranno putride nel giorno del pianto
saranno merce preziosa nel trapasso
saranno vomito di vulcano,
fiele da suggere.
Spalma pure le tue impronte
d'esse rimarrà solo anonima traccia.
Traccia le righe e ingurgita i tuoi vermi amati...
Amati e trucidati
nel sesto giorno della creazione.
Giuda del mondo sommerso,
Giuda di te stesso
impiccati ancora una volta
concedendoti un'idiosincrasiatica sopportanza.
Escrementi scivolano dai tigli in fiore,
dalle gocce di rugiada
dal giardino delle orchidee nere,
dagli apogei dell'assurdo
dall'esegesi del nulla
dalla silloge dei peccati
e sono re del mondo che non esiste
e rido non esistendo
e rido dal mio trono d'inferno,
fresco come rosa
mentre lentamente su di te
il mio schifoso sputo si posa.
Morse di freddo
di giorni poco gentili.
Sonobrividi
Che assottigliano la pelle
-ogni fibra di ciuglia.
Sono iridi
De okntro sguardi assottogliati -
pensierosi
pensierosi
per ogni incanto durato così poco.
L’estasi del battito ridotta al nocciolo
e dannatissime scaglie
senza fortuna
una per una!
Tra disadorne consuetudini
senza fortuna
una per una!
Tra disadorne consuetudini
Tra scivolamenti e crepe
rimane
’assottigliato sogno del reale
rimane
’assottigliato sogno del reale
Nel quieto pensiero
che un tempo la certezza
all'ambita meta conduceva,
irrompe un subbuglio improvviso.
Offuscato e smarrito l'animo è
ma trafitto da un sublime incanto
segue la scia dell'intricata"folle" vita avvincente.
Mormora l'ombra del passato,
ma placar non puo'
le inesauribili intense emozioni
che fluendo infrangono
sentieri gia' percorsi.
Una nuova speranza
sfiora il corpo denudato
che varcando il presente
anela a rigogliosi sentieri,
ove ogni dettaglio
e' un dono da gustare,
ove l'animo rapito
svela il suo splendore.
che un tempo la certezza
all'ambita meta conduceva,
irrompe un subbuglio improvviso.
Offuscato e smarrito l'animo è
ma trafitto da un sublime incanto
segue la scia dell'intricata"folle" vita avvincente.
Mormora l'ombra del passato,
ma placar non puo'
le inesauribili intense emozioni
che fluendo infrangono
sentieri gia' percorsi.
Una nuova speranza
sfiora il corpo denudato
che varcando il presente
anela a rigogliosi sentieri,
ove ogni dettaglio
e' un dono da gustare,
ove l'animo rapito
svela il suo splendore.

Che rabbia, che offesa,
vederti bruciar sola e indifesa!
Mia adorata montagna,
la tua presenza è pura arte e poesia,
da sempre fonte di ispirazione e fantasia;
fino a ieri eri verde e solare
mentre adesso ti vedo bruciare.
Chi ha osato deturpar la tua bellezza?
Chi ha osato mortificar la tua grandezza?
Che rabbia, che tristezza
vederti ardere in lontananza,
sulle alture dove il cielo si adagia a riposare,
tu che eri maestosa e ospitale,
oggi sei invasa dal fuoco infernale.
Chi ha osato bruciar la tua flora?
Chi ha osato uccidere la tua fauna?
Solo una benedizione divina
può sottrarti dal vile gesto
di un piromane disonesto...
Solo una pioggia improvvisa
può sopir l'ira del fuoco funesto
che arde l'anima di Giano Vetusto.

Nel cielo vedo tanti palloncini colorati, formano un cuore il simbolo dell' amore.
Ad ogni palloncino affido un desiderio, un pensiero vero e sincero.
Li vedo lì , li osservo li ammiro sono proprio belli, nel cielo non vedo solo quelli.
Nel cielo terso e azzurro, c' è anche un raggio di sole che brilla a cui affido parole nuove.
Quelle parole, spesso pronunciate dalle persone che si sono amate, di un nuovo sentimento.
Una nuova emozione io sento, il mio cuore ora e' contento, un nuovo amore trovera'.
Di nuovo palpitera', di nuovo amore si riempira'.
Son le quattro del mattino
e non mi riesce di dormire,
il rumore della notte batte troppo forte dentro il cuore.
Vorrei fuggire da questa solitudine,
ma non riesco a liberarmi delle catene,
con cui il passato mi trattiene,
dolorose cicatrici.
Non so chieder scusa,
questi muri son troppo intrisi dei nostri litigi.
Vorrei aprire la porta
di questa casa morta
per fuggire da questa prigione.
In questo momento non so dove andare,
ma ho solo tanta voglia di fuggire,
seppur un posto non abbia,
di sicuro da qui me ne andrò.
Vorrei piangere ma non lo so più fare,
le mie lacrime eran diventate troppo amare.
Ora ho solo voglia di partire,
aprire la porta di questa prigione
e rompere le sue catene
che mi legano a un maledetto orgoglio
che ancora mi appartiene.
e non mi riesce di dormire,
il rumore della notte batte troppo forte dentro il cuore.
Vorrei fuggire da questa solitudine,
ma non riesco a liberarmi delle catene,
con cui il passato mi trattiene,
dolorose cicatrici.
Non so chieder scusa,
questi muri son troppo intrisi dei nostri litigi.
Vorrei aprire la porta
di questa casa morta
per fuggire da questa prigione.
In questo momento non so dove andare,
ma ho solo tanta voglia di fuggire,
seppur un posto non abbia,
di sicuro da qui me ne andrò.
Vorrei piangere ma non lo so più fare,
le mie lacrime eran diventate troppo amare.
Ora ho solo voglia di partire,
aprire la porta di questa prigione
e rompere le sue catene
che mi legano a un maledetto orgoglio
che ancora mi appartiene.
Stupenda!
Giù le mani dalla neve, l’abitino di cigno è in rotazione su una lastra
un cristallo d’acqua svende versi a basso costo
c’è un agnello che rincorre i poeti e li fa sentire a casa
così racconta un fake tg, più o meno quello che mi piacerebbe
l’altro, quello vero è il cane congelato, i cristi dei cartoni che non vorrei
Poi, si scongela
ed è un perdere pesce, sughi dell’altro anno,
carne di mammut
avete idea di cosa sia un frigo rotto?
Pompa e legami idrogeno e poi ci sono le connessioni,
il micromondo che raccomanda il freddo
i fermenti- anime del purgatorio in un barattolo-l’attesa di salvezza
cosa sono i vini, le nuvole di vapore, la frenesia di yogurt?
A conoscere il re dei virus gli citerèi Leopardi,
nozioni di nulla che esplode in una birra
Tutto per un po’ di neve
un numero che va da sé sugli alberi, le strade, i tetti
un amore d’incantesimo che addolcisce poi fa male
dov’è il peccato del malcapitato a non trovare incanto?
Sospetto truffa, cineserie insomma, da non crederci:
parole di adulatore, freddo di tradimento nelle spalle
Giù le mani dalla neve, l’abitino di cigno è in rotazione su una lastra
un cristallo d’acqua svende versi a basso costo
c’è un agnello che rincorre i poeti e li fa sentire a casa
così racconta un fake tg, più o meno quello che mi piacerebbe
l’altro, quello vero è il cane congelato, i cristi dei cartoni che non vorrei
Poi, si scongela
ed è un perdere pesce, sughi dell’altro anno,
carne di mammut
avete idea di cosa sia un frigo rotto?
Pompa e legami idrogeno e poi ci sono le connessioni,
il micromondo che raccomanda il freddo
i fermenti- anime del purgatorio in un barattolo-l’attesa di salvezza
cosa sono i vini, le nuvole di vapore, la frenesia di yogurt?
A conoscere il re dei virus gli citerèi Leopardi,
nozioni di nulla che esplode in una birra
Tutto per un po’ di neve
un numero che va da sé sugli alberi, le strade, i tetti
un amore d’incantesimo che addolcisce poi fa male
dov’è il peccato del malcapitato a non trovare incanto?
Sospetto truffa, cineserie insomma, da non crederci:
parole di adulatore, freddo di tradimento nelle spalle
In prossimità dello zero, la pioggia
gelata e la neve sui tetti delle case,
l’inverno – lo vedi- negli alberi spogli. Gli scogli
del mare solo ricordo, non quelli dell’esistenza,
presenza e sostanza dell’esperienza:
di uomini al suolo e del volo delle mogli
verso acque battute dallo scirocco, base
di una roccia, goccia unica in una scheggia.
E se ti concedi un po’ di libertà, un viaggio
più in là dell’ombelico del quotidiano,
mano nella mano con l’aquilone azzurro,
col calore di un abbraccio, la densità di un bacio
sul versante nord del paradiso, ogni laccio
allentato prima della partenza: senti il sussurro
di una carezza sul volto e l’eco di un piano
che suona una ballata d’omaggio al coraggio.
Senza ruggini nel cuore, solo vocaboli vergini
di significato, un canto incantato, un parlato
di respiri ritmati ai margini del sonno.
E l’anima che esiste: ne ha viste di cotte e di crude,
ora che si sente amata può volare sopra la palude
e salutare con la mano ogni affanno.
Nelle stelle sopra l’orizzonte non c’è il fato
se le cerchi con gli occhi, puoi scoprirne le origini.
Doccia emozionale
si posa un'ora di neve sulle palpebre
Riverberi di ruote su strade sconnesse
È galaverna sul mio corpo
ma fa fin troppo rumore
per essere un obitorio di incoerenze
Nevica ancora sui giardini inglesi
dobloni vengono gettati ai piedi delle statue
con disprezzo
Cadute di potenziali sulle resistenze
ma alla fine, per legge, niente è stato perduto
In un black monday di gennaio
proprio perché qualcosa era riniziato
tutto sembrava finito
Eppure non vi sono più panchine al freddo
da grattare come gatti addormentati
mentre mi stuprano dolcemente i pensieri
Ma ore ed ore di attesa della svolta
Ma se qualcuno osa dire che il vento non sia musica
è perché non ha mai visto un cipresso ballare
si posa un'ora di neve sulle palpebre
Riverberi di ruote su strade sconnesse
È galaverna sul mio corpo
ma fa fin troppo rumore
per essere un obitorio di incoerenze
Nevica ancora sui giardini inglesi
dobloni vengono gettati ai piedi delle statue
con disprezzo
Cadute di potenziali sulle resistenze
ma alla fine, per legge, niente è stato perduto
In un black monday di gennaio
proprio perché qualcosa era riniziato
tutto sembrava finito
Eppure non vi sono più panchine al freddo
da grattare come gatti addormentati
mentre mi stuprano dolcemente i pensieri
Ma ore ed ore di attesa della svolta
Ma se qualcuno osa dire che il vento non sia musica
è perché non ha mai visto un cipresso ballare












