fra i papaveri
come lanterna di brina
mendicata fra i campi
e come rossetto d’anima
zucchera flebili raggi
d’orizzonte stellato
in questo nudo apostrofo
di cielo chiacchierato.
Orologi d’amore
appigliano grappoli
di luce malconci
ed un respiro d’inverno
tace stemperato
in questo ricamo fiabesco
di cielo chiacchierato.
come Bibbie adagiate sugli scaffali dei secoli,
come astro nascente per campi di girasoli,
come matite colorate nelle mani di Dio.
Tra gesti studiati e lenti,
tra silenzi densi di parole,
tra sorrisi nel chiaroscuro di una ruga,
Essi vivono…
regalando ad un cielo di anime
l’indescrivibile bellezza delle stelle al tramonto.
Rosso rubino il cielo s'atteggia
nel tramonto che fa scomparire il giorno,
nello stelo di un girasole
che chiude i petali alla notte,
e nel cuore s'insinuano.
i pensieri dilaniati dalla mente
il sapore che hai gustato,
ora è il fiele che mi porto dentro.
ti ho trovata un giorno
e avrei voluto non averti mai vista
nel tuo gioco di fuoco
mai avrei voluto sentire e provare ciò che sento
ma ormai ogni spiraglio di luce
si è spento come candela al vento
e al gelo invernale.
gravita su noi che d'amore ci nutriamo
lingue di fuoco e piccole fiammelle
luci di stelle e musiche del passato.
e' stato un giro di valzer
la musica a tutto spiano
la danza sfrenata.
il tuo braccio a cingermi alla vita
e gli occhi ad attraversarmi
da parte a parte.
poi l'inchiostro versato sulle carte
ha confuso le danze
e siamo tornati assenze
nelle volute di fumo dell'incendio
spento con l'acqua del mattino.
acqua che lava via
lava l'amore ornai finito
di cenere rimasta
che come nero inchiostro
traccia e ritraccia all'infinito la via.
La spiritosa battuta
veramente d’arresto
sullo spirito dei tempi
che al tuo fa dettato
solo un attimo prima
di sognare l’incontro
secondo il mio caso
all’insaputa di cose
che molto cosciente
delle mie situazioni
mi permette da sola
l’approccio indiretto
al mondo che siamo
che non sembriamo
e a tante altre cose
così poco realistiche
dell’idea di noi due
che ti sei appena fatta
al mio suggerimento
di donarmi i tuoi versi
per riscriverci un libro
magari molto fumetto
per la geniale pazzia
di lavorarci al di sopra
distesi in fraccomodo
a figurare un bel senso
con le penne e i colori
Sono e sei ospite
Sono curioso
Avant’ ieri o d’ ora in avanti
La libertà
consapevole di non appartenermi,
tende spesso la mano e allunga il passo.
Ma venti contrari e feroci buchi neri
la spingono altrove
a volte mi raggiunge il suo profumo
e inebria i miei pensieri.
La libertà dei sogni
mi accarezza lieve,
e lascia segni dentro,
corre e non mi raggiunge,
così lontana da non udirne voce,
libertà mai chiamata mia.
Rubata svuotata stracciata e poi buttata,
purché non sia mai mia .
ma di somme asimmetrie delle tempie
e le loro rapide disconnessioni.

indolenti ti stringi
tra effluvi di fiori
e semplici sospiri.
cheta la notte
fa evaporare la pioggia caduta
e tiepido calore avvolge.
respiri di nuvole rosa
riempiono il cielo.
piccoli sbuffi su vele nel mare.
notte che vale come
piccole gemme preziose.
raro e' il respiro che lasci
e unisci cuori soli.
in un cantico che e' preludio d'amore.
vaghe stelle
illuminano e sfavillano con te
fino all'arrivo del giorno.
nell'infinito mare, dove il sole consuma i suoi raggi,
mutevole, come il vento che soffia nell'anima mia.
Cangiante di mille pagliuzze dorate
quest'acqua,
confonde i tuoi sensi,
mai navigherai i miei viaggi,
mai guarderai i miei tramonti .
La sabbia del mondo mi scorre tra le dita
e niente resterà tra le mani,
fruscio lento di te che manchi.
Consueto è il silenzio della tua voce,
lontana, confusa tra tante,
incomprensibile ormai,
persa come un relitto
e smarrito di te è il ricordo.
Mi sono ritrovato al dormiveglia
Immerso fra il trillare della sveglia
E il sogno di un romantico disperso
Fra stelle firmamenti ed anni luce
Galattiche distanze interstellari
Che ammiro nelle notti senza fari
Nel flebile cammino che conduce
A mondi imperscrutabili e lontani
Che parlano di eterno e di divino
Di come io mi sento piccolino
Con solo la mia mente e le mie mani
Che cercano e rincorrono quell’io
Che vale quasi niente se non fosse
Per l’umile preghiera che già mosse
L’inizio e la certezza del mio Dio.










