ed un largo cappello paglierino
cantando, a piedi nudi,
sull'erba fresca, danzo.
E l'aroma del vino
mescolato al profumo del candido pane,
sfornato di buon mattino,
inondano la taverna paesana.
I vecchi trepidanti narrano
storie di lontani amori
e tra una briscola ed un sublime vinello
s'acquieta la solitudine.
Li contemplo estasiata
e ascoltando con stupore infantile,
alla Vita, sorrido.
Cavalcando una moto
controvento,
nostalgica corro
verso la vastita' marina.
La limpida acqua m'incanta,
sfiora i ricordi
e placa ogni pensiero.
Intrisa di emozioni,
adagiata e rapita dai flutti,
l'acqua sussurra....
che BELLA la VITA!
Figli delle foglie morte sul selciato fangoso
di questo orizzonte macchiato di colori oscuri
il deputato che litiga con i congiuntivi
saluta col braccio teso e il senatore coreano
parla in armeno ai suoi colleghi in letargo.
Si troveranno tra poco in vacanza al largo
delle Baleari, c’è chi dice che è strano
questo incontro e chi ribatte che sono fuggitivi
e presto saranno ricercati dai crumiri
del sindacato e dagli sgherri del paradiso.
Il parlamento non è l’Accademia della Crusca
ma l’incubatrice della lingua dell’ignoranza
chi scrive sul web è creativo, persino la poetessa
che sbaglia la punteggiatura è d’accordo
con chi ha inventato nuove vocali. Ci sono premi
per chi urla di più e al primo che batte le mani
va il plauso della folla, i giganti sono nani
e gli scemi stanno sulla bocca di tutti, chi tira i remi
in barca sarà dimenticato, ma rimarrà nel ricordo
dei sopravvissuti alla questua della principessa.
Chi ha invocato la tolleranza è finito all’adunanza
dei fans del gianduiotto e della pittura etrusca.
Ci sarà la guerra dei lebbrosi? È il giornale
degli schiavisti a porre la domanda, la risposta
del blog dei pappagalli è che ci sarà guerriglia
strada per strada, casa per casa, stanza per stanza
ma la grande deflagrazione sarà evitata dal principe
della risata in pensione. Ci sono tante talpe
al lavoro per scoprire le proprietà della sostanza
allucinogena trovata nelle acque del mare di Puglia
in troppi stanno dando i numeri su quella costa
di terra. A chi tocca ora scrivere il finale?
e un cuore d'oro addosso.

perché da trentanni ogni giorno mi dico grazie,
si, e ad oggi ancora stanco non sono. Grazie
Continuerò a dir grazie anche per il resto
del tempo che ci verrà concesso restare insieme.
La freccia di cupìdo mi volea frega',
mi ci hanno messo 'na pezza, anzi due,
e resta' m'ha fatto, per te.
I tre mesi passati, mi sa che sono stati tosti.
Eppur non hai fatto una piega a tener i posti,
perché mi sa che sei tosta. Grazie.
Ma ora non t'allargare c'è ancora da lavorare
se il contratto vuoi rispettare.
Mai avrei pensato si tanta grazia,
ancora non ci credo d'esserlo stato,
così tanto fortunato. Grazie
Ma che vuoi che sia, il gratta e tanto non vinci
pura fantasia, nulla al cospetto
del premio di sua maestà: l'amore.
Ora ricordo, non ti ho detto un bel grazie,
ma non ti preoccupare, ora che il cuore è a posto
non credo mi farà fare lo struzzo. Grazie
E se a conti fatti non contasse nulla quanto conto, perchè chi conta, alla fine è uno che non conta?
Ah se solo potessi contare su qualcuno che conta: lo terrei da conto!
Ma io non devo dar conto a nessuno: in fin dei conti, a tempo debito farò i conti.
Per il momento conto su me stessa...
una luce spingeva il giorno
ancora giovane.
Era l’alba di nuova vita
quella che si abbraccia
quando la forza risale la fune
e tu non aspetti altro che
ricominciare dimenticando i tagli.
… Ho risalito la montagna
graffiando il terreno,
ho sentito il suo richiamo,
che è forte.
… Ho ricordato come si cavalca
l’onda, fatica immane,
ma l’ho fatto.
… Ho arginato acque di fango,
ho superato la solitudine di sentirsi soli.
Ho vinto l’umiliazione,
il dolore che bruciava,
quella gran voglia di scappare.
Ora son qui,
prendimi, vita, sono di nuovo
tra le tue braccia….
![viaggiando[1].jpg](/images/utenti/Grace_D/viaggiando1_ee71c.jpg)
Non è finito il mio peregrinare...
ho sempre valige da riempire
e da svuotare, ostelli da abitare.
Stanze squallide e disadorne
m'accolgono con le brezze dell'ovest
che la notte la luna non riesce a rischiarare.
I miei giorni
non hanno mai fiori d'annaffiare.
Vivo da nomade,
lontani i giorni stabili e stanziali
quasi da non percepirne il sentore,
solo un vecchio organetto
col suo suono familiare
mi riporta ogni tanto
al mio vero essere reale.
Mi chiedo quale sarà il porto
del mio perenne mare
in cui potrò finalmente
ormeggiare la mia nave?
Sento fremere un cuore
Nel freddo, un autunno
Rosso e giallo
Questa è la terra del mio cuore
Melanconia amorosa la mia
Finiremo sul suolo come foglie morte
E col freddo vento
Saremo cullati verso un fiume
Verso la terra del tuo cuore
Ho trovato l'oggetto perduto
Il suo calore è essenziale
Correrò via dal lutto, dall'abbanodno
Per cadere sul terreno umido
Un autunno inisieme a te
Alla fine l’ho ritrovato il coraggio
che avevo saputo nascondermi
di alzarmi davanti allo specchio
quando la mia immagine riflessa
come il più impietoso me stesso
che lì dentro scovava negli anni
solo per dirmi che fuori cambiavo
e senza ragioni quali non volessi
sta evaporandosi con la mia vita
ed ora mi sono in piedi al giudizio
che per essermelo posto fuggendo
aspettavo invecchiandomi presto
per dirmelo che per essermi stato
tutto quanto non mi sarei voluto
dal mio tempo ero già condannato
alla peggiore mia autoconsolazione:
sapere di averla già scontata la pena
della vetrificazione dell’anima mia
una dose inebriante,
grappoli succosi!













