intese come sassi
che pesano sul cuore,
fiumi di lettere perse nella notte
che silenziosa le copre.
cupi e penetranti come spilli
bucano i pensieri
che emergono intimiditi.
verso l'alba di un nuovo giorno
dove il solstizio divampa
e acceca la mente,
si placa e può finalmente riposare
E resto muto dinanzi all’ombra nera
che nutre i miei dubbi, la sera incalza
e un’immagine riemerge, la stessa
che da bambino mi strozzava in gola
l’urlo di ribellione. E’ lì, è sola
o forse no, mi rivedo che servo messa
alle sei di mattina e ciò che mi strozza
è il vuoto che avanza nella mia sfera.
I lati del cortile, noi malati davanti all’albero
di pistacchi dietro il cancello, il gioco
del dirupo è cominciato allora, nel fuoco
che si è spento alla prima goccia di pioggia
venuta giù dal cielo grigio sulla spiaggia
delle mie fantasie. Ho visto il sacro
e i suoi schizzi di fango, il cuore simulacro
di slanci sbiaditi nell’attimo insincero.
E se ritroverò l’ombra nera nei miei passi
futuri, non la degnerò di uno sguardo
fisserò il vuoto, penserò in astratto
come se fosse un quadro che non mi riguarda
un’emozione da sfuggire o l’onda sorda
che bagna i confini di ogni anfratto
ma poi ripiega e ritorna al porto
e al cielo cui tutti siamo connessi.
a un punto
di non ritorno,
qui attorno
non c'è più nulla,
è tutto vuoto,
dove saranno finite
quelle entità
che mi accompagnavano,
che mi sorreggevano?
Con loro ero al sicuro
Sono giunto
a un punto
cruciale,
il mio animo è pervaso
da una complessa miscela
di paure,
inquietudini,
incertezze,
di scelte scomode,
e il mio pensiero
fa capolino
al passato,
ed ecco che rivedo
quegli immensi prati verdi
abbagliati da un sorridente sole estivo,
calpestati da un allegro pargoletto
coi suoi giochi,
coi propri idoli,
con ingenue convinzioni,
avvolto da immancabili protezioni
Ora quei pilastri
non ci sono più,
ne sono rimaste le macerie,
il cielo si è fatto cupo,
portando tristezza
dove all'epoca c'era spensieratezza,
sostituendo con asfalto color grigio
quei giardini rigogliosi,
e al posto delle foglie
vi sono carte di giornale,
con notizie
tutt'altro che rassicuranti
Ecco arrivare un carro nero
parato a lutto,
dentro la tomba
vi è l'Innocenza,
vittima di una sentenza
forzata,
alla quale non si può sfuggire
schiacciati dalle ingiustizie,
delusi camminiamo
sfiorando i sogni infranti.
"Fratello mio"
ignoro il tuo nome,
ma il gemito disperato
che varca ogni confine, odo.
Abbraccio la tua inquietudine
che offusca gli istanti di Vita
e sul volto tuo stanco
una carezza..
Piccolo dono d'amore
che addolcisce
il cuore tuo affranto.
"Fratello mio"
cammineremo fianco a fianco
sui sentieri della Vita.
La condivisione cambiera' la Storia!
L'ACQUA DEL MARE
ELOGIO A COSTE E PORTI
DIVENUTI ORTI
SCAVATI NEL PROFONDO
CHE NON TROVANO LA PACE
L'idea di neve s'è disfata
scaricati nelle remote
nella facile dimora.
come sta la verità

“Tu non sei nessuno e io avrei potuto essere qualcuno, ma la nostra strada è l’amore.”
(John Fante)
Stella
dopo stella,
siamo anime
che errano
ancora:
dalla
logora
panchina
a picco sul mare,
fino ai magici scorci
che non si vedono,
e che di sicuro
non possono
esistere.
Tutto
qui,
cari
amici,
e forse
poco altro.
Lei hai avuto
tutto il mio
amore,
ed
io
con lei
sono stato
come un bimbo
che giocava a volare.
Sempre sporco di terra,
e di una non volatile
piccola manciata
di cosmo
che
per voi
è polvere,
ma che per me
è la materia onirica
che ha dato luce
ai miei sogni.
“La notte verrà, e con essa i dolci oli delle mie marine, versati su di me da chi ho abbandonato per inseguire i sogni della mia gioventù.”
(John Fante)
Vai per la tua strada
non ti voltare
senza legami
senza pesi sull'anima
guarda i visi che incontri
cerca in loro il profondo
ma non ti deve scalfire
passa oltre.
vivi respirando sole e vento
lavati con la pioggia le malinconie
apri le braccia e racchiudi dentro te
l'immenso e il tempo che scorre.
riflettiti nell'acqua del mare
pensa con gioia,
sei parte di un respiro di cielo
In volo nella torre chioma bionda al vento
e il vento trasparente che avvolge il corpo
le gambe non servono nel cielo dell’alba
è Carnevale a Venezia e il drappo rosso
che fascia i fianchi, donna, è sensualità.
I due lati della medaglia, l’etereo
e il carnale nello stesso universo poetico
il nudo e la maternità con l’angelo amico
a mani giunte a pregare il suo dio
poi donna vestita d’oro nella dualità
perenne tra i versanti del paradosso
donna farfalla in cerca di fiaba
e che trova l’amore come in un lampo
d’eternità nel clown dal volto spento.
E’ la fantasia che tutto capovolge
il mare come cielo e il tempo mischiato
passato e presente nella stessa tela
e il futuro a indicare la via sicura
l’immaginazione al potere e la mente
che tutto collega e l’anima che l’ispira.
Le carte sul tavolo e quelle sul pavimento
i cavalli sullo sfondo, non c’è tormento
è tutto ricombinato dalla sfera
amica, in una irrealtà avvolgente.
Marionette guidate da mani senza paura
la donna contesa giudice che consola
lo sconfitto, qualcosa ci sarà stato
ma è già finito l’amore che tutto travolge.

Le curve del fondoschiena
che ti sbando anche ad occhio
quando accorre lo sguardo
mi derubano a mente
o mi seviziano a pelle
ogni volta che penso
di poterle rifare
se con mano pulsante
ti accarezzo le valli
e ci scivolo dentro
a disperdere i sensi
mentre poi le risalgo
per doverci tornare
porto fuoco alla febbre
e mi consegno al delirio
cammino da solo su strade deserte,
non c’è sole nelle piazze, la mente
distratta, alzo la testa e saluto qualcuno.
Riposo la mente in questi momenti,
mi affaccio al balcone per vedere
il mio amore, saluto il giorno che viene
catturo lo spazio che mi circonda.
Forse è te che dovevo cercare, correvo
felice su strade asfaltate e dai balconi
cadevano fiori, la gente batteva le mani.
Ora sono indifferenti e scalciano i sogni,
camminano indifferenti e si mescolano
i sogni, sbiaditi risvegli in ampolle consunte
cammina la gente e non si ricorda.
slega la mente tepore dai gelidi pensieri,
nell’aria distendo il cuore
porgendoti la mano.
Non ho parole, il respiro mi tradisce,
devasta la malinconia,
tu sei lontana, indimenticabile sorella,
e io, più non sono.
Salgo veloce le scale, avanza di te il silenzio
innalzo lo sguardo, sorridi e mi parli
“Cerca la Pace, abito nella Luce,
dove tutto è gioia, e Grazia senza fine”.
![occhio-anima[1].jpg](/images/utenti/Grace_D/occhio-anima1_2a854.jpg)
Il mio cuore è pieno di te!
Ti vidi in un giorno di primavera
ed i miei occhi s'incontrarono con i tuoi,
mi prese uno strano languore
e per incanto mi si schiuse il cuore
come petalo turgido di rugiada:
gli stami divennero i miei sogni.
Nelle mie notti rischiarate dagli astri
che irradiano la stanza di luce argentea,
guardando lo stesso cielo
sentirai il mio desiderio accarezzarti,
sentirai i miei respiri e sospiri
ch'emanano il richiamo
del mio cuore che arde d'amore...
quando l'odore dei gelsomini
nelle sere d'estate i sensi trasporta,
sentirai la mia anima fluire
che si lascia sinuosa danzare,
tu, la vedrai
in una soffice nuvola arrivare.












