e tu, in anticipo, eri pronta a partire.
L’afa, il gelo,
un malessere di donna o, a volte,
la vita che dentro te cresceva,
non potevano trattenerti.
Non c’era tempo per indugiare,
il dovere era più forte del dolore,
dell’ansia e della paura.
Raccoglievi i tuoi capelli,
rinfrescavi il viso,
svuotavi il vaso della notte,
le direttive alla figlia maggiore
e via…
La campagna ti aspettava, andavi,
i tuoi piedi scalzi ma dalla pianta dura,
lasciavano le orme sul terreno,
a volte freddo, a volte arido o scivoloso
e sovente, di tutto, sassi taglienti o pungenti spine,
rallentavano il tuo incedere.
Conoscevi ogni erba dei campi,
tu seminavi, piantavi, innaffiavi, raccoglievi.
Fasciavi la legna
e pronto il carico sulla nuca,
riprendevi la strada del ritorno.
Il tuo cammino era distratto dal fuso che,
tra le mani, filava la lana.
Andavi immersa nei tuoi profondi pensieri…
Il pane, l’acqua alla fontana, i panni al fiume,
gli animali, la casa e poi…
il dolce appuntamento con gli anziani
e il rispettoso ossequio per loro.
Essi ti aspettavano, apprezzavano
la tua presenza, la tua compagnia,
il tuo aiuto, le quattro parole da scambiare.
Ciò rigenerava in loro, il cuore e lo spirito e
ricchi di saggezza elargivano, in cambio, consigli
e proferivano detti proverbiali.
Tu li amavi e li curavi al punto da non negargli
il calore del loro nido,
fino all’ultimo alito di vita.
Donna, tutto questo eri,
fin quando durava il giorno.
Poi si chiudevano gli usci;
uno sguardo fugace all’uomo
e il terrore d’incontrare l’ira nei suoi occhi,
presagio di un imminente sfogo su di te,
regalandoti segni evidenti per giorni;
un segno di croce,
si smorzava la debole luce del lume
e si auspicava l’arrivo del nuovo giorno.
beltà, in lacrimato sospiro;
e immagini si mostrano
nel petto a ogni respiro.
Questa vita ingrata d’amore
in lunghi sentieri di nulla vissuta,
com’io in tutto questo sentir
come una nebbia m’avvolge
in quest’ultimo sogno d’Autunno.
stravaccato sur sofà
a sentì le cose belle
che dispongono le stelle.
Nun che me ne importi gnente
resterò indifferente,
si er destino cagnerà
qui di certo passerà.
Nun perchè so fatalista,
solo un poco realista,
come possa er moto stellare,
il mio fato influenzare.
Che, per essere sincero,
a ‘ste cose nun ce credo.
me compiaccio solo se
dice bene solo a me.
E comunque ‘sta vitaccia,
che mi piaccia o non mi piaccia
ho da viverla e perciò
me la tengo e riderò,
anche se se dimostrasse
la più brutta che ce fosse !
E perciò ringrazio Chi
me la diede un certo dì,
e se è brutta…beh, pazienza,
nun me metto in sofferenza !
Vorrà dir che reagirò
e miglior la renderò.
Voi vedè che ce riesco
se il suo senso ne conosco ?
Ecco allor che guarderò
dentro me e alfin saprò.
Stordisci la mia mente fin quando riuscirò a vedere del bello nella tua voce flebile e fiaccata dagli anni,nella tua pelle raggrinzita,nel tuo mal di vivere.
Donami tutto ciò di cui ho bisogno con un abbraccio e portami oltre l'orizzonte con un bacio.
Il capitolo della nostra vita è stato scritto con inchiostro indelebile sulle pagine dell'universo, il nostro amore è un fuoco inestinguibile che divampa nei secoli senza mai perdere d'intensità.
Il tuo amore mi inebria e dona colore all'oblio di questa vita monotona, riuscendo ad infondere un senso alla ritualità delle cose.
Sconvolgimi, straziami, dilaniami.
Se tutto questo è pura illusione continua a nutrirmi con questi inganni finché ti sarà possibile;non smetterò mai di cibarmi di fantasie
Parlare o tacere?
Parlare o tacere?
Quante volte mi trovo
davanti a questa scelta!
Ragionare e attendere,
nel frattempo sperare
e credere nei miracoli,
come quando ero bambina.
portare pazienza e attendere.
Dopo aver fremente atteso
e riflettuto fino allo spasmo,
decido che non serve tacere
e con tatto e maestria parlo,
certo, compiutamente parlo.
hanno il fiato dell'inverno
Due passi scalzi nella stanza

Il taccuino infedele
Comente naraiant sos antigos
Cobertos e gloriados dai su zelu
De tantos miliardos de inimigos
Puite non lu dana unu signale
A nois poveritos de sa terra
In custas manzanadas de Nadale
Inue sa padrona est cudda gherra
Dai sempre bocchidora e movimentos
De amore de allegria ed amistade
Chi atterrat sos pius bellos sentimentos
Chi faghent de sa vida calidade.
Si sunt umpare in chelu preziados
Dai Deus dai Allah ch’est su matessi
Dai Abramu totos duos cominzados
Si fettant sos abbrazos asunessi
E lessent in sa paghe sas zenias,
Sas mamas cun s’issoro criaduras,
Sos fizos in dulchissimas corrias
De amore delicadas e friscura.
Si sunt in d’unu chelu sovrumanu
Siat Cristos su divinu salvadore
Umpare a Maometto musulmanu
Nos dient isperanzias de amore.
Se entrambi
Se sono entrambi in cielo
Come dicevano gli antichi
Coperti e gloriosi nello zelo
Di tanti miliardi di nemici
Perché non danno un segnale
A noi poveretti della terra
In queste mattinate di Natale
Dove la padrona è quella guerra
Da sempre uccisora di movimenti
Di amore di allegria ed amicizia
Che sovrasta i più belli sentimenti
Che fanno della vita la qualità.
Se sono insieme in cielo onorati
Da Dio da Allah che poi è lo stesso
Da Abramo tutti e due iniziati
Che si abbraccino almeno
E lascino in pace le generazioni,
Le mamme con le loro creature,
I figli in dolcissime cinture
Di amore delicati e di freschezza.
Se sono in un cielo sovrumano
Sia Cristo il divino salvatore
Insieme a Maometto Musulmano
Che ci diano speranze di amore.
Oltre l'apparenza,
oltre la ragionevolezza,
nei sobborghi inesplorati volerò,
e placando l'incertezza,
accoglierò la tua identità,
oltre ogni giudizio,
oltre ogni umana fragilità.
Nelle notti tempestose,
saro' pensiero che incute coraggio,
e sull'abisso udirai il mio canto d'amore!
iniziavo a sentire il mal d'Africa.
Per il luogo libero che rappresentavi,
la luce propria, la decisa ossessione.
Rimbalzavo così da uno specchio all'altro,
alla rincorsa della tua immagine,
nutrendo la pazza idea di raccontarti l'Oltre
anche a costo di farmi male.
Per vederti per una volta
sorpresa anche all'esterno,
per avere un sorriso da spartire con nessuno.
Vedevo improvvisamente sciogliersi
le abitudini degli uomini, in effetti
così era da sempre e non ci facevo caso.
E d'improvviso sentii quella fitta alla gola
che non mi avrebbe più fatto sedere.
Ti avrei ricercata in ognuna
di quelle nazioni che ti hanno così plasmata.














