io che ho bisogno del tuo calore
ora sciolgo questa neve
sono il fiato che ti appanna
per vestirsi di luce.
Nascosta come una rondine
che torna indietro dal suo viaggio
sul tuo petto aspetto
Fuori è solo una vetrina che abbaglia
questo Natale.

da dimenticare,
per me sarà un giorno
da commemorare.
Sono stata per troppo tempo ferma e zitta,
sconfinata in quella triste cantina.
E quanto mi sono sentita sconfitta!
Dal mondo fuori ero separata da una porticina.
Solo la musica e i libri mi hanno aiutata
a non rimanere una piccola bambina.
Una donna sono diventata,
e mi sono ribellata,
quel giorno mi sono vista realmente com'ero...
Del guerriero
che teneva il mio corpo prigioniero,
ben presto il sol ricordo
come stonato in un triste accordo,
se ne é andato....
I cocci della mia vita raccoglierò
per poter rincominciare....
Oh, sì! Lo farò.
Tante cose ora potrò fare:
uscire, cantare, ballare, amare, e se voglio...
in quella casa ritornare.
Quanto amo la libertà
che da oggi pienamente mi apparterrà!
son ranuncoli di lana infeltrita,
algebrico miele avuncolare
d' uno sciame di burro d' arena,
intirizzita geografia oceanica
d' un' infinitesimale confettura solare.
Sagitte di luce aranciate,
spremute di nebbia di grano imperlate,
fiocchi d' aureole d' un paesaggio australe,
lanterne d' ambra e stupite scogliere,
granella d' un tuorlo d' atmosfera delicato,
aquiloni d' aurora
son pentagramma di giorni dimenticati.
su ogni tuo petalo
hai scritto qualcosa,
hai scritto il caldo sole,
il vento e la rugiada.
In ogni tuo pastello,
hai scritto
il brutto e il bello,
tu non vuoi perire
se non per solo amore.
Tu, vuoi sentir l'odore,
sì l'odore dell'inverno,
gurdarlo nei suoi occhi
e infine salutarlo;
che un sogno
tu avevi sentire
e non morire.
di orologio
fermo
alle dieci e venticinque.
L'edizione straordinaria
mi tenne bloccato
davanti allo schermo.
Andammo
al mare comunque,
io e il figlio
del figlio dei fiori,
la mente confusa
già
a quell'ora del giorno.
Da comunista
dell'ultima ora
credevo
nella pace
e vivevo
fumando
le canne.
Ho vissuto
gli anni di piombo
sotto l'effetto
e ho perso la guerra
lontano
da ogni trincea.
Due agosto
millenovecentoottanta,
ore dieci e venticinque.
Andai al mare comunque
perchè
ero giovane
e stupido.
Bologna 2 agosto 1980 Per non dimenticare. Mai

Alma bramava e bramava l’amore,
l’amore e l’allegro
nel fratello dell’uomo che urlava per strada
e quando pativa
errava e tagliava e la folla scappava:
“Anvedi che tipo coperto d’ostile”
E l’alma bramava e bramava con gusto
e bramava con stile
e cresceva un pensiero che non era disgusto
che non era di scabro
E l’alma bramava, bramava ferma
e bramava sicura
e bramava, bramava e bramava l’amore
E bramava, bramava E bramava, bramava E bramava, bramava
E bramava, bramava E bramava, bramava
E l’alma bramava, e l’alma bramava e bramava l’amore
bramava l’allegro nel fratello che urlava per strada
e quando pativa errava e tagliava e la folla scappava: “Anvedi che tipo
coperto d’ostile” E l’alma bramava, bramava con gusto, bramava con stile
e cresceva un pensiero che errava e tagliava
e la folla scappava: “Anvedi che tipo”
E bramava, bramava E bramava, bramava E bramava, bramava
E bramava, bramava E bramava, bramava
E l’alma bramava, e l’alma bramava, bramava con stile,
bramava un pensiero nutriva nutriva, bramava l’allegro
e l’alma bramava.
quando il rancore
alberga nell'animo
e si cinge al dolore,
lo so.
Devi slegare te stesso
da pensieri attorcigliati
che invadono la mente
che non sente,
senti il cuore.
Si perdona perché s'ama;
il perdono è fonte
di libertà interiore
che non soffoca l'amore,
sappilo.
come è fracassona la città,
coi suoi rumori rutilanti,
il camion della monnezza,
il rombo delle macchine,
il crepitare dei lavori stradali;
gente che va e viene, senza posa,
in tutti i mezzi;
vita che và,
scorre veloce,
e il tempo non dà tregua;
che bella la pace e il silenzio,
e stare per conto mio,
riflettere,
sui miei tempi,
guardare la gente,
come faceva Kerouac;
lontano da catene e giudizi.
che per sentieri erranti di gioioso tempo
Illimitato sentimento,
Come sentita voce e parole
I diamanti, non hanno luce come i tuoi occhi.
Ancor di te diletta donna,
vorrei or che gli angeli
della tua presenza.
Ho bisogno
di sapere che ci sei.
Ho bisogno
di parlare con te.
Ho bisogno
dei tuoi consigli.
Ho bisogno
di risentire la tua voce.
Davanti ai miei occhi
scorrono le visioni,
di immagini
vissute tante volte.
Il vuoto
si prende cura di me
e cresce sempre di più.
Riempie le mie giornate,
le mie notti.
In attesa
di risentire la tua voce.
Riecheggiare quell’ultima frase,
che accompagna la mia vita
in attesa di rivederti.
Una razza in estinzione
Avere un amico è una benedizione
Ma è una razza ormai in estinzione,
Lo aspetti invano quando sei nei guai
E in quei momenti non si trova mai,
Ti ronza attorno se c’è qualche festa
E non gli passa manco per la testa
Di avere una grande faccia tosta
Quando viene a cercarti apposta
Per chiedere soldi o altro favore,
Frigna e piange senza alcun pudore
E sa che lo aiuterai immantinente
Tanto a te non costa proprio niente.
Che dire!Forse sei tu tutto sbagliato
Il fesso non è lui, questo è il fatto.
tra le mura della città alta veneta
confido i miei più profondi sogni e desideri
Vorrei essere una farfalla e danzare all'alba
tra i viali del mattimo libera di ricordi
nel vento un profumo che ti abbraccia
all'orizzonte e lascia spazio a nuove emozione
e il cuore audace nell'ambrato lucente fra le scie e il biancore
dell'anima che sfreccia i cieli tanto eterna quanto è bella
ora è dispersa nella tela per dare luce e colore
dentro al mio cuore.
Emesso a favore di un qualche millennio
anziana che porta con grazia ciabattine
quali, perle argentate dei miei anni,
sparsi al suolo da un angelo senza ali.
Quando poi, le mani mie colme,
tutte le conterranno,
le offrirò in dono a colui che
saprà trarne opere perfette.
Ad un pittore che, sulla tela vuota,
diverranno secolari ulivi e gialli girasoli,
e campi a picco sul mare,
su cui, leggiadra e fluttuante,
la mia figura di donna,
tra spighe mature e rossi papaveri, poserà.
Regalerò al poeta vero,
quelle della giusta rotta
ai profondi pensieri,
e sul suo foglio,
veri inni d’alta poesia nasceranno.
Le perle, amanti della vera libertà,
porgerò allo scultore,
che dall’alto della sua torre,
un’aquila bianca,
dalle ali spianate,
scolpirà per me.
Allora mi alzerò in volo,
da quei campi estivi vissuti,
e cantando gli inni della vera libertà,
volerò sempre più in alto.
E questo è il mio paese però,
tra la vecchia chiesa,l’albero
e la stradina di sempre;
paese immutabile,
stagionato,
solite facce ingrugnate,
un po’ burine
un po’ scontate;
paese a cavallo tra vecchio e modernità,
un po’ fetente , addormentato,
un po’ selvatico e maleducato;
che mi dà qualcosa e niente,
a cui stò attaccato come
un gatto randagio,
che ama
solo i posti,
e del resto non gli frega niente;
paese,
piccolo e conosciuto,
un po’ casa mia,
un po’ buco del mondo.












