vestiti di lilla
sfilano nei viali di sentieri
senza tempo,
profumati di ginestre,
dove l’amore corre in bicicletta.
Campi di grano
al sole d’estate, al frinire di cicale,
colorati da letti di purpurei papaveri
dove l’amore spoglia
l’innocenza e ogni pudore.
Spiagge baciate dal mare
dove l’amore si veste di salsedine
e tenerezza disteso alle carezze
e coi baci si ubriaca al sole
spettatore.
… E ancora spiagge
ai rossi tramonti, al chiaro di luna,
ai mille sguardi di stelle,
dove l’amore sussurra…all’amore.
« Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo". »
(Levitico 19:2)
Per me,
che sono figlio
dell’uomo povero
e che non ho porte
che permettano
il passaggio
verso
altri mondi,
la vita è prodigio
ineffabile e unico:
gorgo di capricci
e vendette.
Per me
che non sono
creatura celeste,
in queste strane
e lunghe notti
che seguono
l’anno zero,
non c’è
mai
alcuna
cometa
che mi chiami
a una missione,
ma solamente
emanazioni
di profezie
oscure
e di
mille
strazianti
tentazioni.
E se io cederò,
sarà solamente
al placido amore
per quella donna
che saprà rendere
un uomo normale
il padre di Dio.
« Mi piace il vostro Cristo, non mi piacciono i vostri cristiani. I vostri cristiani sono così diversi dal vostro Cristo. »
(Mohandas Karamchand Gandhi)
colorandoli di granato e rubino
hai riempito la gola
profumandola di frutti e fiori
hai reso l’amicizia
più allegra e profonda
ti sei presentato con ordine
con la vista su colline pulite
ti sei colorato mischiandoti
con il degradare verso il mare
sei stato più vicino
di quanto pensassi
rendi valore al tuo ambiente
ricambiando amore
con predilezione e sensazione
guardo il tuo crescere
e sembra quasi oltre il dono
sei così bello e forte
dammi il tuo gusto
dammi il tuo sentore
dammi il tuo territorio
mi inebrio della tua saggezza
mi inebrio della tua cultura
mi inebrio della tua bontà
respirando un bacio che sembra un addio,
l'amore mio.
Si sfuma in chiacchere quando gli parli
ti fissa negli occhi quando lo guardi,
l'amore mio.
Ti tocca furbo in confidenza e malizia
ti infatua la lingua in fragola e liquirizia,
l'amore mio.
Mi muove la terra quando son fermo
mi bacia le labbra e io non tentenno,
l'amore mio.
E se scappasse dalle mani mie
che l'hanno amato
e gli han scritto poesie
gli lascerei con queste lividi nell'animo
lo toccherei in un gracile gemito
gli ricorderei del tempo prezioso
in cui era il mio Dio,
l'amore mio.
fluttuare nell’aura sopita dell’anima mia
alla ricerca di pace,
approdo sicuro e protetto
dalle tue incertezze e dalle delusioni.
Ti sento
ingrossare come onda turbolenta
negli anfratti del mio cuore, ti ascolto
estasiato nel tuo canto d’amore,
sirena impazzita.
E sono parte di te, in te.
Poi più nulla.
Nulla che possa riportarmi
a sentimenti già vissuti.
Nulla che possa essere più devastante
della forza del tuo amore.
con le tue frasi fatte e disfatte,
con i legami tenui
delle tue congiunzioni
parallele al vuoto.
Il resto della paranoia
è solo legame tra noi,
legame di fotoni solitari
in questo oscuro dittongo,
mentre vaneggio
sul tuo sofà improvvisato
per un ultimo addio,
soffocato dai freddi congiuntivi
di fine stagione.
Prestami pure il calore
delle tue vocali d'amore,
il silenzio di una virgola,
di un momento inerme,
dei tuoi gesti delicati
quando mi accompagni
verso la porta della tua anima.
Tanto il resto è stato solo
questione d'inerzia,
di diffusi spasmi mentali,
ora vado, non mi soffermerò
sui tuoi aggettivi
che sanno di luna e fronde lontane,
sono solo di passaggio,
un fugace turista
del tuo insensato e spento idioma.
Il giudice la condanno' a morte
lei sorrise
nessuno mai le aveva parlato della morte
Aveva perso amici, parenti
chiusi nel buio della terra
ma nessuno le aveva insegnato che un giorno
la terra sarebbe stata la sua casa.
Aveva pianto
vedendo gli altri piangere
avevo riso e giocato
come fanno i bambini
ma, il suo cuore non batteva mai.
Un giorno d'inverno
tornando verso casa
vide per strada un'uomo
che dormiva tra squallidi cartoni
lo guardo' fissandolo
si accorse che non piangeva
e la sua bocca non rideva,
lo ammazzo' pensando fosse diverso
e quando butto' la pietra che ancora teneva in mano
non si giro', non conosceva il rimorso,
nessuno le aveva insegnato il pentimento.
Guardo' negli occhi il giudice
le chiese se aveva qualcosa da dire a sua discolpa;
nel silenzio dell'aula
senti' improvvisamente battere il cuore
le sue mani ora tremavano
negli occhi del giudice
nel loro profondo, la risposta ;
e lei guardandolo chino' il capo e disse:
si, sono nata senza anima.
« Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne. »
(Tiziano Terzani)
Io
che sono
un elegante
vecchio albero
aghiforme,
agisco
di mia
propria
volontà
soltanto
da quando
la corteccia
mi si è fatta
rossastro
scura.
Ma
non
lo so
se tu
la vedi già
la mia chioma
espansa a globo,
e questi rari germogli
che fra trentasei mesi
matureranno
in una manciata
di strobili legnosi
e di pinoli biancastri.
Sono di specie longeva,
eliofilo e ornamentale:
genere dal frutto
indeiscente
ed antico,
che
se non
lo stropicci tu
con il tuo sguardo
e con le mani nude,
mai si aprirà al mondo
e mai potrà incontrare
il favore dell’amore,
col suo mortaio
e con il suo
pestello.
Fra poco
anche
io
sarò
pronto
a morire,
e a regalare
i miei dolci semi
a te che sei speciale,
e il mio legno duro
e quasi pregiato
a chi,
ahimè,
ha sempre
davvero tanto,
troppo, freddo.
“E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell'aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.”
(Tiziano Terzani)
saltellando sulle righe
di un mondo fatto a strisce
guardando dritto dritto
dentro nell’arcobaleno
lacrime trasformate in gocce colorite
passo dopo passo
sopra il mio passato
posso ancora fare
posso ancora dire
e così dentro il mio cuore
c’è ancora spazio
per tutto il tuo amore
mano nella mano
fino in fondo capirai
quale è il nostro destino
passo dopo passo
sopra il mio passato
posso ancora fare
posso ancora dire
se ti accorgerai di me
di come sono accanto a te
applaudirai al sogno
fuori dal nero
dentro il blu
e poi un tuffo verso noi
passo dopo passo
sopra il mio passato
posso ancora fare
posso ancora dire
Plurale. Singolare. Schemi. Ordini. Tassonomie.
Imbrogli della filologia romanza.
Quello che intendeva Jakobson.
Quello che non intendeva Jakobson.
La brama colpisce a vuoto.
Sinonimi irreversibili.
Richiami onomatopeici nel contesto sbagliato.
Incoerenza.
Altrimenti avremmo le mani legate.
Senza timidezza, con saliva odiosa fammi del'cieco.
Anche se non avrò più vista,
Tu, la gioia del tuo scopo vivrai;
Soprattutto quando la tua missione progressiva*
Il picco di estasi chimica raggiungerà.
La tua rabbia è ben accettabile da me
Se il tuo desiderio non è anacronistica arretrato,
Sotto le frizioni ridicole della mediocrità
Al di là del fango senza motivo.
Così il giorno dopo non sarò un ostacolo,
Neanche il tuo brutto pensiero che dà cattiva immagine.
La tua saliva sul mio viso nero
Scatenerà metafore umane per l'umanità,
Ma non guardare energia spontanea della materia
Che verrà dalla reazione chimica in primo luogo;
Dal veleno che guadagniamo dagli effetti di saliva
O l'omicidio della mia coscienza per sempre.
Inutile meravigliarti quando vedrai il risultato finale
Di un omicidio che non avevi premeditato.
Sale marea allo spengersi del sole.
Lentamente sommerge ogni cosa,
buchi, anfratti e tutto quel che trova.
Protegge quello che Luna gli chiede,
stende il suo manto e allunga onde piene.
Avrei voluto che onda di marea
entrasse dentro la mia mente
e, lieve, rinfrescasse dolcemente,
sentimenti, emozioni e il desio di te,
che urla dentro me costantemente.
Non v’è marea che non possa coprire
alcuna cosa prima di morire.
Spero soltanto che prima di andare,
lenisca l’anima che vuole gridare.
Vuole gridare l’amor suo per te,
donna speciale, come non ce n’è.
Vieni marea, vieni che stasera
accoglierai questa mia preghiera,
accogliendomi sotto mille goccioline
sentirò le stelle molto più vicine.
Sono una rondine felice
tra gli uliveti e le mie colline in fiore
abbraccio nostalgica le case
come biche allineate e
arrampicate al sole.
Non ascolto il vento
che palpita e mi scuote
i miei vuoti d'anima
sono papaveri odorosi di cielo
effimeri e intensi
ardono e inceneriscono la sera.
Fausta pizzico i rivoli
tra rampicanti e radici
scuoto le ali nei viali stretti e antichi
assaporo il sacro campanile
che m'imprigiona a Dio.
Mi consola, mi comprende e mi cattura.
Ogni tanto piove...
Orsù spavalda
mastico fango e paglia impastata
e alle grondaie affido le mie certezze
senza sapore e senza rumore
ma felice nel cuore.









