ad illuminare il mare,
spostando la nostra luce
mentre ci lasciamo trasportare.
E ti ritrovo abbagliato
nel buio del mio cuore e i suoi abissi,
mi ritroverai veramente cambiato
se mi odi ma poi insisti.
A lungo andare,se il vento ci porti
allora la marea non fu così forte
se baci le mie guance ad occhi rossi
e mi restituisci l'ansia della notte.
Nelle vie più scure e i vicoli stretti
risiedono le emozioni che vivo
e le spiegazioni che aspetti,
ma adesso sto male
e non oso respirare,
ti metto in parole
così che tu mi possa allontanare.
E' forte la pioggia: dice no!
Non una proposta,
non un dialogo,
non una chance,
nè annuncio alcuno di nuova luce.
Non ho parole... l'esistenza non è!
Frammenti di vicinanza però:
ciao, come stai?
Bene e tu?
Ok... tutto bene.
combattendo per ciò che voglio
e ho perso l'orgoglio,l'ammetto,
ma lo rivoglio
e non nasconderò quel che ho fatto,
solo perché ti amo
e invece tu sei distratto.
E parlerò alle nuvole
quando il mio corpo sarà morto
di quello che mi sussurravi
e di quanto ci amavamo troppo,
i tuoi i graffi e ferite sulla pelle
sono i graffi e le ferite mie più belle,
e se per te non è niente di fenomenale,
un'effimera capacità saper amare
quando guardi i miei occhi
e senti il cuore palpitare,
allora alle nuvole dirò
che mi hai lasciato andare.
di vedere la luce.
Occhi pigri
piangono lacrime di tristezza.
Mascherati
da sorrisi forzati.
Occhi che raccolgono le sfide
ci credono, ci provano.
Occhi che attraversano
fiumi in piena.
Occhi che si alzano
su nel cielo.
Attraversano stelle e pianeti
per ritornare da me.
un cameriere scoccia sempre se in gioco
c'è un flusso di novità.
Come un sipario di fiori di lavanda
si aprono scorci di opinioni,
consigli spassionati sul come accettare
queste fughe, queste ulcere
combattute con gli occhi strizzati.
La cannuccia gira come uno squalo nel bicchiere
ed il ghiaccio fa la fine di etnie
assorbite dalla globalizzazione.
Mi guarda, il mio deficit dell'attenzione
mi fa cogliere il minimo essenziale;
il vento in tutto questo
è un enfants prodige.
Un topo varca la frontiera del bar,
ma in questi posti è normale.
Dei vivi invisibili passano sui nostri resti
e il silenzio ha fatto quanto poteva.
È la soddisfazione di far vedere che una persona
non aveva capito un cazzo di te.
E ti riscopre, le novità si accumulano
formando rocce metamorfiche.
Un secondo dopo la chiusura del sipario
i fiori di lavanda appassiscono.
Ma noi li pensiamo ancora splendenti.
come bacio di seta
aggrovigliato al chiaror della sera.
T’amo,
come palpito d’animo
raggomitolato scalzo nell’attesa.
T’amo,
come sole di maggio
accoltellato d’amore e di brina.
T’amo,
come petalo di cuore
rastrellato dalla grammatica del dolore.
T’amo,
come illusione.
T’amo,
come temporale d’emozione
intrappolato nel bozzolo dell’immaginazione.
T’amo,
come ramo di ciliegio
ferito dalla bellezza di un cuore reciso.
T’amo,
come pioggia di sogni
scarcerata nell’autunno dei ricordi.
T’amo,
come pagina d’orizzonte
insanguinata da timida costellazione.
T’amo come d’amore amandoti.
T’amerei amato d’amore.
Che tavole, e di quale legno,
che le ripesco stasera -
hanno memorie smunte
di sbuffi d'ibisco rosa
e scivolose bucce di pera,
e come io ricordo il canevaccio
che era per le mani,
così il letto spinto contro il bordo
del muro verde,
che era per il bacio al Gesù Bambino.
gli occhi avranno il cielo
e le onde i respiri delle sirene.
profumate d'ambra e sole
il solo ricordo sulla sabbia.
I lampioni accesi
come un arcobaleno
si volgeranno al mare.
In solitaria la luna
parlerà alle poche stelle accese.
Apri le braccia al silenzio
di una notte senza buio.
Guardi la luna spenta
nel suo bianco accecante.
Sfiori il vuoto intorno a te
modelli la vita
per stringerla e farla volare.
La quiete dentro la notte.
Fili di noia annodati
si sciolgono in quelle mani
che toccano il cielo
per sognare ancora una volta
“L'arte ha bisogno o di solitudine, o di miseria, o di passione. È un fiore di roccia che richiede il vento aspro e il terreno rude.”
(Alexandre Dumas)
Abbiamo un solo pensiero, noi,
che in questa stagione sfavorevole
sopravvive in stato quiescente
sotto l’opprimente carico
della gramigna rossa,
dell’erba canina.
Ci sono metri
di terra e torba,
stirati, stratificati,
che impietosamente
strozzano e soffocano
ogni processo creativo
nel collo di bottiglia
di questa nostra
vecchissima
bottega
d’arte.
Ma
non mi
importa, sai,
perché il nostro
apparato radicale
ha potuto toccare
la mia vera anima,
e il vero sentire:
così, aspetta
con me
che
risbocci
primavera,
che l’amore
ritorni a farsi
dolce poesia
e che l’arte
riemerga
come
specie
aromatica
fra i pennelli
secchi e sporchi
di un coloratissimo,
di già vecchio, atelier.
“Dopo il principio, è già la fine.”
(Pablo Picasso)
in questo silenzio
brami e volgi le mani
al mio respiro
torpore sulla pelle
ghiaccio nel cuore
onda lunga di una vita
meraviglia
tu sei rumore
cicatrice sul mio petto
sulla mia schiena dentro il mio guardare
occhi
al mio respiro
occhi ad ogni tuo apsso
vitale è la cenere
che giace
sul giaciglio del camino
e in rigagnoli rossi
le tue labbra si sciolgono
e si concedono a me
un tappeto di ruggine
e venti adirati
l'alba ed il tramonto.
Lenti saranno i miei passi
nel rifugio della sera.
Attraverso i vetri
ascolterò nostalgica
tutte le cose.
Un battito d'ali
un nodo di memoria
che si scioglie
sconcerta l'imbrunire di un momento.
E' un pensiero che ritorna
quando torna la stagione
delle foglie.
Silenziosa
mi scivoli addosso
e il sussurrar mi è pena.
“Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero circa il quale io ti avevo comandato dicendo: "Non ne mangiare", il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra perché da essa fosti tratto; poiché tu sei polvere, e in polvere ritornerai».”
(Genesi 3: 17-19)
Ho bisogno
di spazi ridenti,
ariosi e tranquilli,
di un caffè nero,
di due sigarette,
di qualche libro,
di poca guerra
e tanto ozio,
di scrutare
paesaggi
che
finalmente
definiscano
dove mi trovo.
Ma non c’è aria
e non c’è respiro
in questa sofferenza
socialmente necessaria;
solo il mito adolescenziale
del carisma che, forse,
ci potrà riscattare,
e la scellerata
ricerca
di quei tre
frivoli piaceri
che sanno bene
come buttarmi
sempre
più giù.
Andiamo
avanti così,
allora, alla guida
di una motocicletta,
in corsa verso il sogno
che mi sono costruito:
lontano dai Socials
e dai Greasers,
dall’assenso,
e dal tuo
dissenso.
È che sono
artista poliedrico,
io, alienato dalla società
ai margini della trasparenza:
senza alcun percorso di vita,
solo, incapace di decidere
per il mio proprio
destino.
Meno
male
però
che
resto
uomo
libero, io,
e che mi basta
esser certo di non
dovere condurre
una vita sempre
uguale a se
stessa.
Perciò
aiutami tu,
oppure prova
ed imponimelo,
se mi vuoi schiavo,
di mettere insieme
queste due parti
distinte di vita.
« Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizioni altrui »
(da "Tom Waits, Blues")








